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[Il retroscena] Il candidato di colore della Lega, la fuga dal partito di Grasso e la Boschi spedita in Trentino. Mentre Antonio Razzi perde la poltrona

Toni Iwobi. Nato in Nigeria, è arrivato in Italia con un visto da studente nel 1976, oggi guida un’azienda informatica ed è consigliere comunale a Spirano. Sostiene che gli stranieri vanno “aiutati a casa loro”, e serve anche a smentire che i padani siano “razzisti”. A cinque giorni dalla presentazione delle liste si registrano fortissime tensioni in tutti i partiti Il centrodestra trova la quadra con Parisi (che però vuole 5 collegi). Tensione tra i forzisti perché Berlusconi ha ceduto molti spazi ai “piccoli”. Deputati e senatori accettano le candidature ma Antonio Razzi non c’è. Il leader di Energie per l’Italia pronto a correre come governatore del Lazio, ma la Lega non vorrebbe cedere il suo candidato in Friuli. Tensioni anche nel Pd: Boschi e Delrio spediti in Trentino Alto Adige

Maria Elena Boschi, Toni Iwobi, Antonio Razzi
Maria Elena Boschi, Toni Iwobi, Antonio Razzi

Il telefono della villa di Arcore, un numero fisso che funge da centralino per chi vuol parlare con Silvio Berlusconi, poteva fondersi da quanto ha squillato. In questi ultimi giorni di composizione delle liste è pressoché impossibile accontentare tutti. A furia di “cedere” spazi alla Quarta Gamba che minacciava di correre da sola, di essere generosi con la Lega che chiede di eleggere una ventina di parlamentari dal Lazio (dove avrà otto candidati) in giù (due in Campania), sono stati penalizzati i “fedelissimi”, gente che, come Michela Brambilla o Gianfranco Rotondi, non se n’è mai andata.

“Sotto il simbolo “Berlusconi Presidente” non c’è solo Forza Italia, hanno sottolineato i due in una nota.  Così, appena rientrato da Bruxelles, il Cavaliere ha convocato un vertice per le candidature insieme ai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, Niccolò Ghedini, Licia Ronzulli, Gianni Letta, Sestino Giacomoni e Gregorio Fontana: il gioco di incastri è stato complicatissimo e la partita si è intrecciata con un altro dossier caldissimo per il centrodestra, che è quello del candidato governatore della Regione Lazio. Nel giro di poche ore si è trovata la quadra e in serata, dopo le 18, i primi aspiranti deputati e senatori azzurri hanno potuto presentarsi alla sede nazionale del partito, a piazza San Lorenzo in Lucina, per firmare l’accettazione delle candidature. A sbloccare la situazione è stato Ignazio La Russa che, dopo giorni di stallo, ha proposto che il centrodestra candidi al ruolo di governatore del Lazio Stefano Parisi.

L’ex candidato sindaco a Milano, che è romano di origine, era rimasto fuori dal giro degli “apparentamenti” e quindi era pronto a correre da solo alle Politiche e in coalizione - col centrodestra - in Lombardia e nel Lazio appunto. “Saremo la vera novità di queste elezioni!”, ha replicato, senza sbilanciarsi troppo, l’ex direttore generale di Confindustria. In cambio i forzisti avrebbero offerto due o tre seggi al manager che il Cavaliere voleva “commissario” azzurro, ma col quale poi, col tempo, si sono raffreddati i rapporti. Tra i “fedelissimi” che gli azzurri potrebbero ospitare ci sono l’ex ministro Maurizio Sacconi e l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, ma il leader di Energie per l’Italia avrbebe chiesto “almeno cinque seggi sicuri”. Se Parisi dovesse essere il candidato governatore potrebbe anche riempire di suoi uomini (e donne) il listino previsto dal sistema elettorale in uso per le elezioni Regionali. Per la cronaca è rimasto fuori dalle liste Antonio Razzi, senatore più noto per le imitazioni che per la sua attività in Parlamento. “Non mi hanno chiamato”, ha detto.

A frenare l’ufficializzazione di Parisi è stata la Lega che, non contraria all’operazione, teme però che, avendo rinunciato alla candidatura del “suo” Fabio Rampelli, ora Fdi chieda il candidato governatore in Friuli dove invece il Carroccio vuole mandare in campo Massimiliano Fedriga. Giorgia Meloni e i suoi avrebbero “pronto” Luca Ciriani. Sempre in tema di liste, Matteo Salvini ha presentato il suo ticket di economisti composto da Claudio Borghi Aquilini e Alberto Bagnai. Il primo, docente della Cattolica da tempo consigliere economico del segretario della Lega, sarà candidato nel collegio di Siena “per sfidare Pier Carlo Padoan”, il secondo, invece in diverse regioni tra cui Abruzzo e Lazio. “Il suo libro “Il tramonto dell'euro” mi ha aperto un mondo. E' un docente universitario conosciuto a livello nazionale e internazionale ed è stato il primo a dire che l'euro è un esperimento sbagliato”, ha detto il leader del Carroccio.

Chi non è stato ancora presentato ufficialmente, ma sarà in lista (quota proporzionale, nel Bergamasco) ed è destinato a diventare uno dei volti più noti del leghismo del 2018 è Toni Iwobi. Nato in Nigeria, è arrivato in Italia con un visto da studente nel 1976, oggi guida un’azienda informatica ed è consigliere comunale a Spirano. Responsabile del dipartimento Immigrazione della Lega, sostiene che gli stranieri vanno “aiutati a casa loro”, e serve anche a smentire che i padani siano “razzisti”. A cinque giorni dalla presentazione delle liste, che dovranno essere consegnate dalle ore 8 di domenica 28 fino alle 20 di lunedì 29 presso la Cancelleria della Corte d’Appello o del tribunale di ogni singola circoscrizione elettorale, si registrano fortissime tensioni in tutti i partiti. Dentro Liberi e Uguali, per esempio, si registrano tentativi di fuga. Dal momento che i sondaggi segnalano un partito stabile, che si avvia a non conquistare nemmeno un seggio uninominale, alcuni aderenti sembrano spaventati.

Tanto che qualcuno degli esponenti più a sinistra del partito di Pietro Grasso si sarebbe interessato a “Potere al popolo”, forza politica nata a novembre sulle ceneri del movimento del Teatro Brancaccio, che si presenta alle elezioni da outsider e vede tra i suoi promotori alcuni personaggi noti dell’ultrasinistra come l’ex segretario Fiom Giorgio Cremaschi, l’ex rifondarolo Maurizio Acerbo, ma anche Heidi Giuliani, madre di Carlo. Il puzzle più complicato resta quello delle candidature dem. Dopo che Paolo Gentiloni ha scelto di correre all’uninominale di Roma 1, la ministra Marianna Madia ha seguito il buon esempio e si è “buttata” su Roma 2, che poi è un collegio molto più complicato. Se Marco Minniti si candiderà veramente a Pesaro, c’è la fila di deputati e senatori uscenti che hanno prenotato un posto in Toscana, dove ci sono i soli - pochi - seggi sicuri per il Pd. E’ lì che hanno chiesto di candidarsi il ministro Valeria Fedeli (che correrà solo al proporzionale) e gli “ospitati” come Riccardo Nencini e il sottosegretario uscente ex Udc Gabriele Toccafondi. Il caso più chiacchierato dentro al partito di Matteo Renzi resta però quello della sottosegretaria Maria Elena Boschi.

L’ex ministro sarà candidata nella lista del Pd per la Camera nel collegio Bolzano-Bassa Atesina. Lì, grazie all’accordo tra Pd e Svp, ha la vittoria garantita. Sempre in Trentino Alto Adige potrebbe essere capolista anche il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che correrà però anche nel suo collegio naturale, a Reggio Emilia.

 

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare   
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