[La storia] Dalla periferia degradata a star del Mondiale: la favola di Mbappé, figlio del mondo aperto

Mamma algerina, papà camerunese, Mbappé non è solo simbolo di riscatto per chi si sente condannato al nulla e può riuscire ad avere tutto, anche in una banlieu parigina che non è diversa dalle nostre tante periferie degradate; è anche il segno più riuscito di quella straordinaria opportunità che è la mescolanza etnica, la fusione delle provenienze e delle culture

Kylian Mbappé, 19 anni, la nuova stella dei Mondiali di Russia
Kylian Mbappé, 19 anni, la nuova stella dei Mondiali di Russia

L’ultima volta che la Francia ha vinto i mondiali di calcio non era ancora nato. Eppure era solo luglio del 1998. E’ venuto al mondo qualche mese dopo. Nel teatro peggiore: una banlieu di Parigi. Pelle nera, sobborghi, famiglie numerose un po’ disgregate, poco lavoro, molti problemi: una vita più per strada che in casa o a scuola. Gli ingredienti per portarlo alla deriva c’erano tutti. Ma la sfida che la vita lancia alle persone è sempre alta e beffarda. Così il figlio nero della periferia maledetta, oggi, potrebbe portare la sua nazionale di calcio sul tetto del mondo. 

Nuova stella 

Parliamo di Kylian Mbappé, 19 anni, la nuova stella dei Mondiali di Russia: uscito Messi, salutato Cristiano Ronaldo, eliminata anche la Spagna, la kermesse cerca un nuovo protagonista, e potrebbe essere proprio lui, il numero dieci della nazionale transalpina. Ha già contribuito a eliminare l’Argentina, con due gol, e in patria è tutt’altro che una sorpresa, visto che è il secondo calciatore più pagato, dopo Neymar, con ben 150 milioni di euro spesi dal Paris Saint Germain per averlo tra le sue fila. 

Figlio della banlieu 

Ma come ha fatto questo figlio della banlieu a conquistare il calcio francese e poi forse quello mondiale. Tribolando e soffrendo, come lui stesso non manca mai di ricordare. “Vivere lì mi ha trasmesso dei valori – ricorda il calciatore in una intervista a Le Parisien, rilanciata dall’agenzia Agi -, a cominciare dall’educazione. Alle volte si vivono dei momenti difficili, ma questo ci rafforza, ci indurisce, ci porta a rispettare le persone e capire il valore delle cose”. 

Famiglia unita 

Una famiglia umile ma unita e retta. La mamma di nome Fayza, origine algerina; il papà, di nome Wilfred, allenatore camerunese. Due genitori che ai ragazzi di casa non hanno negato un pallone. E i risultati sono arrivati: oltre a Kylian, giocano a calcio il fratellino, Ethan, e quello adottivo, Jirès Kembo-Ekoko, nato in Africa, naturalizzato in Francia, oggi attaccante in Turchia. È il mondo aperto, le frontiere cancellate, la libertà di movimento. È l’uomo che mette radici e fa la fortuna sua e del luogo. 

Mescolanza etnica 

Mamma algerina, papà camerunese, Mbappé non è solo simbolo di riscatto per chi si sente condannato al nulla e può riuscire ad avere tutto, anche in una banlieu parigina che non è diversa dalle nostre tante periferie degradate; è anche il segno più riuscito di quella straordinaria opportunità che è la mescolanza etnica, la fusione delle provenienze e delle culture. Mbappé è un francese a tutti gli effetti, e indossa quella maglia, canta quell’inno, con il diritto totale di chi è nato in quel Paese e si sente un suo rappresentante. Ma quanta fatica, oggi, per accogliere, integrare, mischiare, unire. Quanta difficoltà a far comprendere che l’umanità evolve se si apre, e non se si chiude. Se mescola le lingue, le culture, perfino i colori. 

La staffetta italiana 

Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot

E com’è bella, infatti, passando da uno sport all’altro, la staffetta italiana 4x400 femminile che ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del mediterraneo. Una squadra coi colori azzurri, un team che fa onore alla bandiera e alla sua maglia, ma con un piccolo particolare. Basta legge i nomi delle atlete. Eccoli: Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot. Quattro ragazze di colore che a guardare la foto c’è da incantarsi. Quanta poesia nel cancellare i confini, nell’aprire le porte, nel chiamare francese, o italiano, quelli che hanno voluto ostinatamente esserlo, venendo a farci ricchi delle loro culture, oltre che della loro forza. Quanta bellezza, quanta intelligenza. Quante cose ci perderemmo se vincesse il mondo chiuso?