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[Il caso] il precedente che rende problematico il nome per il gruppo dei costruttori

Rossi e Causin entrano nel gruppo. La vendetta degli ex alfaniani. Benassi sottosegretario più veloce della storia. La presidente di Palazzo Madama Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato la giunta per il regolamento

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
L'ex ambasciatore Piero Benassi (Foto Ansa)
L'ex ambasciatore Piero Benassi (Foto Ansa)

 C’è la crisi dei retroscena, delle agenzie di stampa che si rincorrono con le dichiarazioni muscolari, c’è la crisi narrata dai social, c’è la crisi con le consultazioni e il ruolo ufficiale del Quirinale e c’è la crisi vista dal Parlamento. Che, negli ultimi tempi, è completamente esautorato, ma durante la crisi di governo – in cui è possibile solo l’attività relativa a scadenze costituzionali, ad esempio l’esame dei decreti legge (uno relativo all’emergenza sanitaria per il Covid sarà al Senato stamattina), e relative a vicende interne alle Camere, gli interna corporis – è ancora minore.

Ma sono proprio vicende parlamentari e in particolare la formazione del gruppo di Centro democratico al Senato, che sarebbe il “contenitore” richiesto per dare ordine di “costruttori”, a far tremare ulteriormente Conte. Perché c’è un precedente che lo inchioda: quello della mancata concessione del nome e del simbolo al Senato ad Alternativa Popolare, il partito erede di Angelino Alfano, alla senatrice ex pentastellata Tiziana Drago, che pure ne aveva diritto per analogia con quanto successo alla Camera e che lo chiedeva da mesi.

Ma andiamo per ordine, nel racconto di questa giornata parlamentare, con la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica come una Fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari.  A Montecitorio, in mattinata, Mara Carfagna annulla le risposte a interrogazioni e a un’interpellanza proprio “in pendenza” di crisi di governo, seppur a dimissioni non ancora formalizzate. E le uniche notizie sono fondamentalmente le lettere del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte lette in aula in questi giorni. La prima è l’annuncio della nomina di un sottosegretario con delega ai Servizi, proprio uno degli argomenti che hanno portato alla crisi, che rischia di avere il mandato più breve della storia della Repubblica Italiana.

Scandisce la presidenza: “Comunico che, in data 22 gennaio 2021, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera: “Gentile Presidente, informo la Signoria Vostra che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, sentito il Consiglio dei Ministri, ha nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l'ambasciatore Pietro Benassi. Con viva cordialità, firmato: Giuseppe Conte”.

Il problema per Benassi è che, a poche ore dall’annuncio di quella lettera, il presidente della Camera Roberto Fico ne legge un’altra, sempre di Conte, dal titolo “Annunzio delle dimissioni del Governo”. Legge Fico: “Comunico che, in data odierna, il Presidente del Consiglio dei Ministri mi ha inviato la seguente lettera:” Onorevole Presidente, La informo che in data odierna ho rassegnato al Capo dello Stato le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti. Con viva cordialità, Firmato: Giuseppe Conte”.

Ed è quasi un’ironia della sorte, a leggere la stessa lettera scandita da Fico, al Senato è la vicepresidente penta stellata Paola Taverna, come se fosse un destino che l’annuncio della fine di Conte, o almeno del Conte giallorosso, spettasse solo ad esponenti del Movimento. Ma è Popolo Protagonista-Alternativa Popolare, cioè il partito degli eredi parlamentari di Angelino Alfano, ad essere protagonista assoluto della giornata in Parlamento.

Alla Camera, infatti, la componente del Misto – che ha diritto a una sua autonomia proprio perché Alternativa Popolare era presente sulle schede elettorali, all’interno del simbolo di Civica Popolare dell’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin - viene sciolta perché i componenti scendono sotto i tre minimi previsti. Saluta la compagnia infatti l’urbanista brasiliano Fausto Longo, italiano eletto all’estero ed esponente del Partito socialista italiano che resta nel Misto, ma aderisce al MAIE, il Movimento Associativo Italiani all'Estero, insieme a un altro eletto in Sudamerica e a due ex grillini. E quindi Longo passa in maggioranza, anche se alla Camera il problema dei numeri non c’era e la maggioranza assoluta era già acquisita.

Il punto è che, con l’addio di Longo, è stata sciolta la componente del Misto di Montecitorio “Popolo Protagonista-Alternativa Popolare-Partito Socialista Italiano”, perché rimanevano solo due ex pentastellati - Gianluca Rospi e Fabiola Bologna – che hanno votato contro la fiducia. Mentre se ne erano andati prima, per un breve transito al Misto gli altri due ex del Movimento Cinque Stelle che avevano aderito alla componente neo alfaniana: Antonio Zennaro, nel frattempo passato alla Lega, e  Michele Nitti direttore d’orchestra eletto a Lecce, che invece ha preso la direzione diametralmente opposta, quella del Pd.

Eppure, questa mossa, che non aggiunge nulla alla maggioranza, ma fa male a Popolo protagonista-Alternativa Popolare, rischia di essere la pietra tombale sulle possibilità di formare un Conte-ter, o quantomeno il gruppo dei costruttori al Senato sotto le insegne di Bruno Tabacci e di Centro Democratico. Gruppo che, al momento, non solo non è ancora costituito, ma almeno fino ad oggi non può contare nemmeno sui due ex azzurri espulsi ieri da Anna Maria Bernini: “La Presidente del Gruppo parlamentare Forza Italia Berlusconi Presidente - UDC ha comunicato che i senatori Mariarosaria Rossi e Andrea Causin cessano di far parte del Gruppo medesimo. Non essendo pervenuta richiesta di adesione ad altro Gruppo parlamentare, i predetti senatori entrano a far parte del Gruppo Misto”. 

Oggi, Rossi e Causin dovrebbero entrare nel gruppo dei costruttori. E qui arriva la seconda parte della nostra storia che parte dalla notizia che il senatore ex penta stellato del gruppo Misto, Gregorio De Falco, ha fatto richiesta ufficiale alla presidenza del Senato di aderire alla componente di Centro Democratico che fa capo a Bruno Tabacci, componente presente attualmente alla Camera, ma non al Senato. De Falco, l’uomo del “Salga a bordo cazzo” la notte della Concordia, era approdato da poche settimane alla componente di +Europa e Azione di Carlo Calenda - che al Senato conta su Emma Bonino e Matteo Richetti - dopo essere stato nel Misto e aver iniziato la legislatura nel MoVimento Cinque Stelle. Ma la sua svolta centrista e europeista è durata poco.

Per esaminare la richiesta di costituire il gruppo dei tabaccian-defalchiani, la presidente di Palazzo Madama Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato la giunta per il regolamento per oggi alle 12. Ma la giunta si troverà di fronte il precedente pesantissimo di Tiziana Carmela Rosaria Drago, insegnante di Trecastagni, in provincia di Catania, eletta nel collegio uninominale di Acireale, che lasciò il Movimento Cinque Stelle il 27 ottobre, spiegando che non sarebbe entrata nella Lega, contro tutte le previsioni.

Tiziana Drago, molto legata ai temi della famiglia, che ha ricordato anche nel dibattito sulla fiducia e a cui Giuseppe Conte si è rivolto direttamente durante la replica, scelse invece i neoalfaniani di Alternativa Popolare-Popolo Protagonista e ieri ha chiesto la parola proprio per ricordare il suo precedente che dovrebbe impedire la costituzione del gruppo di Centro Democratico in Senato: “Signor Presidente, vorrei informare l'Assemblea - ma immagino sia già stato appreso attraverso gli organi di stampa - che il senatore De Falco ha fatto richiesta espressa di poter realizzare una componente chiamata Centro Democratico. Ebbene, vorrei rendere edotta l'Assemblea che, già dal 27 ottobre scorso - o il giorno dopo - dal momento in cui lasciai il Gruppo MoVimento 5 Stelle, feci richiesta di poter creare una componente in Senato con lo strumento giuridico di base di Alternativa Popolare che ha espresso parlamentari eletti gareggiando - uso questo termine non a caso - alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 sia per la Camera che per il Senato. Estendo nuovamente la mia richiesta; sono certa che quest'Assemblea, così come il Parlamento tutto e la nostra Repubblica, ha sicuramente la finalità di salvaguardare la democrazia, quindi attendo risposta di eventuali conduzioni non proprio eque”.

E quella richiesta, fatta addirittura in ottobre, era stata reiterata sempre ufficialmente in aula nella seduta del 26 novembre, in un momento in cui l’aula era presieduta da Elisabetta Casellati, sempre dalla senatrice Drago: “Signor Presidente, intervengo solo per sollecitare risposta a una email che ho inviato ai colleghi della Giunta per il Regolamento e a lei, signor Presidente, in cui chiedevo di mettere all'ordine del giorno la possibilità di assumere il simbolo di Popolo Protagonista-Alternativa Popolare (AP), già presente alla Camera, e di creare tale componente in Senato. Il mio intervento è volto a questo: sostanzialmente attendo una risposta, in quanto non l'ho ricevuta da nessuno dei componenti della Giunta né da lei, signor Presidente”. Ecco, oggi sarebbe difficile dire di sì a meno di ventiquattr’ore dalla richiesta di De Falco al gruppo di Centro Democratico. Almeno con questa denominazione.

 

 

 

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