“La barca (del governo) va”. Conte prova a sfangare i tanti problemi aperti. Stati generali senza infamia e senza lode

Il premier chiude gli Stati generali e tira un sospiro di sollievo. Sono durati una settimana in cui hanno prodotto pochi fatti, ma nessun guaio sostanziale. Le turbolenze della maggioranza restano quelle sul Mes. Il vero ‘capolavoro’ sarebbe ricucire con le opposizioni

Il premier Conte (Ansa)
Il premier Conte (Ansa)

Una cosa va detta. Gli ‘Stati Generali sull’Economia’ voluti – testardamente e isolatamente, rispetto allo scetticismo dei partiti che compongono la sua maggioranza (dal Pd al M5s, da Iv a LeU, o erano arrivate critiche feroci o silenzi imbarazzati anche solo sull’idea di tenerli) si sono chiusi molto meglio di come si sono aperti. Non che la ‘passerella’ inscenata dal premier, Giuseppe Conte, nella splendida cornice di villa Doria-Pamphilj abbia prodotto risultati particolarmente concreti e rivoluzionari, ma va detto che non sono neppure accadute gaffes roboanti, interne o esterne. I sindacati hanno, sostanzialmente, detto ‘sì al premier, Confindustria ha criticato il ‘vuoto’ delle proposte del governo, ma senza picchiare duro più di tanto.

Le opposizioni hanno protestato sì, ma blandamente. Pure i pochi contestatori esterni (immigrati, cantanti…) sono stati, con grande bonomia, ricevuti e ascoltati dal premier. Nessun avviso di garanzia per la ‘zona rossa’ è caduto, come una tegola rovinosa, sul capo di Conte, da parte della procura di Bergamo (può sempre arrivare, si capisce, ma non è arrivato, quantomeno, durante questa settimana). Persino l’audizione del premier davanti alla commissione Regeni in merito all’imbarazzante vendita di due fregate militari all’Egitto, senza ottenere in cambio alcun passo avanti sul contesto e le responsabilità del regime egiziano sulla morte del nostro povero Giulio, è passata via liscia. Infine, e soprattutto, il Consiglio europeo ‘informale’ dei 27 capi di Stato e di governo della Ue si è chiuso con un – assai fumoso e tutto da decifrare – compromesso che ha ‘spostato in avanti’, cioè al prossimo Consiglio Ue (quello del 9-10 luglio, il quale, però, stavolta sarà ‘formale’: dovrà cioè pur decidere qualcosa di concreto) senza risolvere in nulla il grande tema dei Recovery Fund che la Ue dovrebbe (presto?) adottare, con ristoro per il nostro Paese. Ma neppure, il piano della presidente Von der Layen, fortemente sponsorizzato dal nostro governo – oltre che, si capisce, da Francia e Germania – è stato sonoramente bocciato dai ‘Paesi frugali’ o quelli del patto di Visegrad. Senza dire del fatto che, in Parlamento, Conte ha tenuto l’ennesima ‘informativa’, priva di relativo voto, potendo quindi evitare la ‘conta’ dei favorevoli e dei contrari, pur consapevole che, prima o poi, un voto sull’uso dei fondi del Mes – a luglio? A settembre? Si vedrà – dovrà arrivare e che sarà lì che si ‘parrà la nobilitade’ della maggioranza. Si vedrà, cioè, se i numeri delle forze che appoggiano il governo basteranno da sole oppure se, causa i voti mancanti di una pattuglia di grillini dissidenti, arriveranno, in soccorso, ma non certo ‘a gratis’, i voti di Forza Italia.

Infine, ciliegina sulla torta, il Parlamento ha approvato, seppur con una vera e propria pochade all’italiana andata in onda al Senato della Repubblica, il dl elettorale che fissa, al 20 settembre, l’election day, cioè l’abbinamento di sette elezioni regionali, mille elezioni comunali e un referendum costituzionale, che è sul taglio del numero dei parlamentari, per la gioia simmetrica del Pd (per la data delle regionali), dei 5Stelle (per il referendum) e la non ostilità sostanziale dei governatori che avevano minacciato fuoco e fiamme. Insomma, ‘tutto va bene, madama la Marchesa’, si potrebbe anche dire, volendo, in merito alla sempre perigliosa e spesso infruttuosa navigazione di governo e maggioranza.

Ma il bicchiere lo si può vedere anche ‘mezzo vuoto’…

Naturalmente, però, a voler vedere, invece, il bicchiere ‘mezzo vuoto’, e non ‘mezzo pieno’, i problemi ci sono. I 5Stelle si sono avvitati in una crisi interna squassante, con lo scontro tra l’asse Grillo-Di Maio e quello Casaleggio-Di Battista che potrebbe anche finire con una mega-scissione. Nel Pd si mette in dubbio la leadership di Zingaretti (ieri, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha di fatto lanciato quella, alternativa, del governatore Stefano Bonaccini), i dossier aperti e mai risolti più scottanti sono tutti sul tavolo (Alitalia, Ilva, Autostrade, etc.) e, soprattutto, sulla revisione dei ‘decreti sicurezza’ dell’allora ministro Salvini si preannuncia uno scontro al fulmicotone tra il Pd, che li vuole rivoltare come un calzino, e l’M5s, che li difende, pronto ad accettare solo i ‘rilievi’ mossi dal Quirinale. Infine, il voto sul Mes, quando sarà, si preannuncia una prova ‘decisiva’ per la tenuta della maggioranza di governo.

I “progetti concreti” promessi dal premier. La road map e l’annunciata novità: è in arrivo il ‘dl Semplificazioni’

Ecco perché il premier ci prova, nel giorno di chiusura degli Stati generali, a lanciare una road map precisa con “progetti concreti”, partendo dalla sburocratizzazione del Paese, per trovare un recupero in termini di produttività e di prodotto interno lordo dopo il Covid-19.

Transizione energetica ed ecologica, digitalizzazione dei servizi, infrastrutture, misure puntuali come incentivi per le assunzioni e sgravi sugli affitti, ma soprattutto: attenzione ai territori, per consentire una crescita sociale di tutto il Paese. Conte mette in fila le azioni da compiere per “creare ora le premesse per un recupero di produttività e Pil”.

Il governo giallorosso, inoltre, fa sapere di essere ‘concentrato’ sulla stesura del Piano di Rilancio (che va presentato alla Ue) e sulle contrattazioni politiche sulla linea Roma-Bruxelles per avere le risorse del Recovery Plan, con almeno 150 miliardi in arrivo, ma solo a partire dal gennaio 2021. Ecco allora che dagli Stati generali Conte lancia la volata estiva, che si concluderà a settembre, con un pacchetto di investimenti e riforme che verranno finanziati con fondi europei. La chiave di volta, secondo palazzo Chigi, sarà il decreto Semplificazioni, considerato di “grande importanza”. “Stiamo continuando a lavorare anche in questi giorni, per cui confido che saremo pronti già la settimana prossima”, spiega da Villa Doria Pamphilj il premier, per varare un “provvedimento mirato per intervenire su alcuni snodi, per quanto sappiamo che un solo provvedimento normativo non possa risolvere il problema atavico di una ‘incrostazione’ burocratica”. Sul testo, molto complesso da scrivere, sono al lavoro i ministri Roberto Gualtieri, Stefano Patuanelli e Fabiana Dadone, con la ministra della Pa pronta a varare un piano per la banda larga con norme per accelerare i lavori e l’estensione della possibilità di utilizzare le cosiddette micro-trincee per posare i cavi delle nuove fibre ottiche.

Ovviamente, nel Dl semplificazioni ci saranno anche norme per edilizia e lavori pubblici, ma sul tema il governo preferisce tenere la carte coperte. Conte, invece, vuole sbottonarsi sul Recovery Plan, dopo il mezzo passo avanti registrato nel Consiglio Ue di venerdì scorso. Il negoziato è ancora in salita – il 9 luglio, appunto, ci sarà il nuovo summit - ma lascia trapelare tutto il suo ottimismo: “Lo presenteremo a settembre. Il fatto che l'Italia, anziché come spesso accaduto in passato, sia stato il primo Paese in Ue a predisporsi a questo rilancio è un valore aggiunto”.

Conte si gioca tutto sul Recovery Fund. Di Maio pure

Il premier terrà, la prossima settimana, nuovi incontri bilaterali con i leader europei, ma l'idea resta quella di “predisporre sostegni economici in forma di grants and loans per quei Paesi che, per fisionomia e struttura, capacità di spesa negli anni, hanno minore reazione, minore resilienza. Noi siamo tra quelli”. E, dalla maggioranza, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio rilancia: “L'Europa si gioca tanto. La strada è una, quella del Recovery fund, con le risorse già discusse da ottenere con tempi certi e celeri”.

Il premier loda e imbroda i vertici delle partecipate

Ieri, il capo del governo, ha scelto di riunire a Roma anche i vertici delle società partecipate: “Siete la spina dorsale del Paese: molti di voi hanno assetti di governance che rispondono a logiche di mercato e quindi dovete perseguire le finalità che una società tale deve avere”, li loda e imbroda, rivolgendosi ai rappresentanti di Cdp, Terna, Snam, Fincantieri, Leonardo, Enel, Eni, Invitalia, Poste Italiane e Ferrovie dello Stato. Un gesto di attenzione a realtà che non hanno mollato durante tutto il lockdown.

Siedono a Villa Madama, i vertici delle società partecipate. Con Conte e i ministri, da Gualtieri a Boccia, Patuanelli, Provenzano, si discute di temi come le reti, il sostegno alla transizione energetica ovunque, l'accelerazione per il superamento del carbone, la Cyber security e investimenti come quello di Leonardo sui 400 Leonardo labs, Poste con la digitalizzazione dei servizi. Investire sui territori è la parola d'ordine: “in un quadro di grande incertezza i gap - dice e sottolinea Conte - siano colmati, non aumentino”.

Insomma, ‘non solo’ i fondi europei: anche alle società partecipate dallo Stato viene chiesto di fare la loro parte, a sostegno soprattutto delle aree più svantaggiate del Paese. Serve il contributo “concreto” di tutti, è il messaggio che, alle battute finali degli stati generali dell'economia, il premier porta ad amministratori delegati, comuni cittadini e ai giovani di Fridays for future. L’ambiente, è la promessa, sarà uno dei cardini del piano di rilancio, insieme a modernizzazione e inclusione social, anche se l’ossatura ‘concreta’ del piano si conoscerà la prossima settimana.

Il vero ‘capolavoro’ sarebbe ricucire con le opposizioni

Prima Conte vuole ricucire lo strappo e riportare al tavolo di Palazzo Chigi l’opposizione di centrodestra. Per lui, sarebbe un capolavoro e, insieme, una forte legittimazione. L'invito non è ancora partito, ma l'incontro potrebbe avvenire la prossima settimana. Giorgia Meloni è già scesa sul piede di guerra, pronta ad andare per “svelare il bluff”.

Da Forza Italia fanno sapere che si deciderà “tutti insieme”, ma il Cavaliere, concavo e convesso, e ormai tornato al ruolo di ‘statista’, oltre che di ‘moderato’, non si sottrarrà. Anche dalla Lega, dopo un'iniziale chiusura, aprono a un confronto purché il confronto sia a Chigi o in Parlamento. In conferenza stampa, stasera, il presidente del Consiglio presenterà le prime proposte ‘concrete’ per il rilancio e rinnoverà l'appello a Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi a sedersi al tavolo per il bene del Paese e ha già promesso che il piano sarà presentato in Parlamento

Le opposizioni non si fidano, ma sono pronte al dialogo

Il Recovery plan per l'utilizzo dei fondi europei sarà pronto a settembre, ma anche per avere più forza al tavolo della Ue, il premier vorrebbe presentare entro l'inizio di luglio un primo programma condiviso anche con l'opposizione. Dal centrodestra viene, però, la richiesta di non ridurre l'occasione a mero ascolto, ma di accogliere sul serio le proposte. “Non abbiamo bisogno di ville o sfilate”, dicono i salviniani aprendo alla possibilità di sedersi a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, pur assai critica, dice un mezzo sì. Chi spinge da tempo per stare al tavolo è Silvio Berlusconi, ma anche lui avverte: “Non basta l'ascolto puramente ‘formale’, senza tener conto delle nostre indicazioni, è un comportamento del tutto inadeguato”.

Le turbolenze della maggioranza restano quelle sul Mes

La maggioranza attraversa un nuovo periodo di turbolenze, anche per il riaccendersi del dibattito interno a M5s e Pd, come si diceva, però, e questo resta il grande interrogativo. In Senato i numeri sono precari e, come dimostra il caso del decreto elezioni, l'incidente è sempre dietro l'angolo. Non tutti i nodi del decreto semplificazioni, atteso la prossima settimana in Cdm, sono sciolti. Al tavolo della modifica dei decreti sicurezza si consuma un braccio di ferro che difficilmente si chiuderà prima di luglio. Sulle missioni, la Libia in particolare, si annunciano problemi. Senza considerare l'atteso snodo cruciale del voto sul Mes.

Lo spettro del Mes agita i 5Stelle ma il Mes potrebbe avere il via libera, tra qualche mese, da parte di Pd e Italia Viva. Si vedrà se anche con l’apporto di tutto o un pezzo di M5s. Ma alla fine degli Stati generali, il premier si mostra convinto che il metodo di “progettare insieme” il piano di rilancio pagherà: “Siamo i primi in Europa a farlo”, dice. Presto si vedrà se le sue resteranno pie speranze o realtà.