[Il caso] Con Letta torna in auge lo Ius soli: tre proposte di legge in attesa, ma senza numeri. Chi le ha firmate

Giacciono in commissione Affari costituzionali della Camera e prevedono l'acquisto della cittadinanza sulla base della nascita e della formazione scolastica. Salvini prepara le barricate ma c'è poca convinzione anche nel centrosinistra. L'Italia è seconda in Ue per la concessione del beneficio

[Il caso] Con Letta torna in auge lo Ius soli: tre proposte di legge in attesa, ma senza numeri. Chi le ha firmate
Bagarre in Senato sullo Ius soli nel 2017 (Foto d'archivio Ansa)

L'inserimento da parte di Enrico Letta sullo Ius soli tra i principali obiettivi del Pd ha scatenato una prevedibile girandola di reazioni contrapposte. A fianco di chi plaude al coraggio del neo segretario per l'affermazione del ritorno ai temi "identitari" del disastrato Partito Democratico, si aggiunge chi dichiara guerra e si dice pronto alla lotta per mantenere lo status quo, ovvero il principio della trasmissione della cittadinanza per nascita da genitori italiani (Ius sanguinis). Il più crudo è "l'alleato" di governo Matteo Salvini che nel respingere ogni ipotesi in merito si lascia andare a una minaccia neanche tanto velata. "Evidentemente vogliono far cadere il governo", dice il leghista senza mezzi termini, forte del fatto che anche Fdi e Forza Italia - anche se in questo caso meno nettamente per via delle diverse sensibilità presenti al suo interno - sono contrarie. Le proposte già incardinate in commissione Affari Costituzionali sono tre e Letta parte proprio da qui, passando la palla al Parlamento.

L'invocazione di una normativa in questo senso l'aveva fatta anche il segretario della Cgil Landini durante le consultazioni di Draghi, ma sono almeno 17 anni che si discute dell'argomento senza giungere mai a nulla. Su quali forze politiche può contare allora il Pd? Sicuramente sull'appoggio di Leu, la disponibilità al confronto del M5Stelle e la posizione favorevole (ma senza urgenza) di Italia viva. Numeri forse non sufficienti, anche se qualche voto potrebbe arrivare anche dalle anime di Forza Italia più sensibili al tema, se si tiene conto che una delle tre proproste ha come prima firmataria Renata Polverini, espulsa da Fi dopo la fiducia a Conte.

I numeri delle naturalizzazioni in Italia

La premessa che va fatta è che ad oggi l'Italia è il secondo Paese in Europa per numero di naturalizzazioni, dopo la Germania, secondo i dati diffusi da Eurostat per il 2019. La considerazione che segue è che nonostante i governi di centrodestra e l'avversione per l'inclusione attraverso la cittadinanza di chi è nato o cresciuto nel nostro Paese il numero di chi ottiene il beneficio è il secondo in Europa, ovvero 127 mila concessioni di cittadinanza corrispondenti al 18%, il dopo il 19 per cento della Germania (seguono Francia con il 16, Spagna con il 14 e Svezia con il 9%). Ma se facciamo un riferimento al tasso di naturalizzazione, ovvero il rapporto tra i benefici concessi rispetto al numero di immigrati presenti nel Paese, l'Italia scivola al 2,57%, comunque sopra la media Ue che è del 2%. In quest'ultima classifica, svetta la Svezia con un tasso del 7%, seguita da Romania (4,7), Portogallo (4,4), Finlandia (3,8), Paesi Bassi (3,2), Belgio (2,9) e l'Italia. 

Gli atti in Parlamento

Le tre proposte di legge depositate in commissione Affari costituzionali della Camera giacciono in attesa di riprendere l'iter, interrotto dalla pandemia al livello delle prime audizioni. Una ripresa dell'analisi si è registrata lo scorso agosto,  ma l'attività non ha visto l'accelerata immaginata dal Pd, per via del diverso timing imposto dagli alleti di governo, il M5Stelle in particolare, e Italia Viva, che evidentemente individuano altre priorità. L'ascesa al soglio che fu di Zingaretti di Letta potrebbe dare nuovo impulso alle proposte. Che, come detto sono tre: una a firma di Laura Boldrini, una seconda di Matteo Orfini e la terza presentata da Polverini.

Nati in Italia da genitori residenti: la proposta Boldrini 

Attualmente la cittadinanza italiana si acquisisce se si è figli di almeno un genitore italiano, per matrimonio con un cittadino o nei casi previsti dalla legge. Tra questi ultimi c'è per esempio il caso dello straniero nato in Italia che vi abbia risieduto ininterrottamente fino al compimento del 18esimo anno d'età e voglia eleggere la cittadinanza italiana entro il raggiungimento del 19esimo. La proposta di legge di Boldrini rivoluziona questo principio prevedendo che "chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui uno è regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, al momento della nascita del figlio" può richiederla, così come "chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è nato in Italia". La richiesta viene effettuata da parte del genitore residente. Contro la scelta dei genitori, entro un anno dal compimento della maggiore età si può rinunciare, ma solo se si abbia una seconda nazionalità. Se nessun genitore abbia fatto richiesta, il soggetto può effettuarla entro un anno dal compimento dei 18 anni.

Inoltre la proposta Boldrini introduce il cosiddetto ius culturae per il quale se si "ha frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria di primo grado ovvero secondaria di secondo grado presso istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione", si può otteneere la cittadinanza. Così come è consentito richiederla allo straniero residente in Italia per almeno 5 anni, con determinati requisiti reddituali. Al rifugiato sono riconosciuti termini inferiori: tre anni.

Orfini e lo ius soli "moderato"

La proposta di legge firmata da Matteo Orfini viaggia sul solco di uno ius soli rivisitato che estende i casi di acquisizione della cittadinanza per nascita nella circostanza che uno dei genitori sia residente in Italia da almeno cinque anni o sia in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo. Ma la cittadinanza può acquisirsi anche se non si è nati in Italia e si sia arrivati qui entro il 12esimo anno d'età, nel caso in cui si sia completato un percorso di studi primario o secondario presso scuole accreditate per la formazione nel territorio nazionale. Ma è valido anche un percorso di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idoneo al conseguimento di una qualifica professionale. In ogni caso sarà necessario concludere positivamente il corso di studi. Può chiedere la cittadinanza anche chi sia arrivato in Italia prima del compimento del 18esimo anno d'età, vi risieda legalmente da almeno sei anni e abbia seguiro e portato a termine con esito positivo un ciclo scolastico.

Polverini punta sullo ius culturae

"Lo straniero, nato in Italia e che abbia completato il corso di istruzione primaria secondo la disciplina vigente risiedendovi legalmente fino a tale data, diviene cittadino mediante dichiarazione resa in qualunque momento": è questo il sunto della proposta di Renata Poverini che si focalizza, come si vede, sul principio dello ius culturae. La richiesta va fatta dal genitore o dal tutore legale perché si parla di minore. Lo straniero nato in Italia acquista la cittadinanza italiana a condizione che alla data di presentazione dell'istanza risieda legalmente da almeno tre anni nel territorio della Repubblica: in questo caso si dovrà sottoporre a un esame di conoscenza della lingua e della cultura italiana oltreché dei principi e delle norme fondamentali dell'ordinamento giuridico.