Il paradosso della Lega: no al decreto che riapre l’Italia. Draghi tira dritto e punta sul Pnrr

Nel primo vero Consiglio dei ministri della Fase 2, c’è lo strappo di Giorgetti & C. “Discriminatoria la norma per gli studenti non vaccinati”. Ma il governo va avanti e promette “una tabella di marcia di aperture”. A che punto siamo con il Pnrr 

Mario Draghi (Ansa)
Mario Draghi (Ansa)

Vogliamo un’Italia sempre più aperta” dice Mario Draghi inaugurando la seduta del Consiglio dei ministri. Ma la Lega dice no e non vota il decreto che nei fatti sancisce la fine della pandemia. Per chi è vaccinato, però. Gli altri restano nel labirinto di regole e restrizioni. “Nel loro interesse, sia ben chiaro - spiega un ministro di maggioranza - per tutelare la loro salute visto che hanno deciso di non beneficiare dello scudo che lo Stato ha voluto offrire a tutti”. Non c’è nulla di logico nella decisione della Lega se non l’ovvia e scontata ripicca per come non sono andate le cose nella settimana del Quirinale e per lo “sfascio” che caratterizza la vita di tutti i partiti e delle coalizioni.

Se il duello rusticano tra Conte e Di Maio per la leadership del Movimento 5 Stelle sembra mandare all’aria i piani di un centrosinistra dove Conte è l’altro pilastro al fianco di Letta, nel centrodestra l’odio tra i leader , e specialmente Salvini e Meloni ,ha raggiunto vette da cui difficilmente si torna indietro. Quello di ieri, della Lega, è stato un “piccolo strappo” che, spiegano fonti leghiste “dovevamo fare per lasciare agli atti la nostra contrarietà”. Nella scelta del verbo c’è un doppio obbligo: di contenuto e di posizionamento politico.  Il decreto è “discriminatorio” rispetto a quel 70 per cento di studenti che non sono vaccinati. “E non sarà certo l’obbligo a convincere i genitori a farli vaccinare: ecco perchè discriminatorio” spiega una finta leghista. Poi c’è quello che potremo chiamare “un obbligo di contenuto”:  ieri, dopo il Consiglio federale della Lega che ha confermato e blindato Salvini (ma non poteva essere diversamente) e mentre i primi sondaggi premiano la “coerenza” (facile) di Meloni arrivata oltre il 20% e puniscono le Lega di governo scesa al 17%, doveva essere dato un segnale. Molto contraddittorio ma sempre un segnale.   

Consiglio dei ministri numero 59, inizio della Fase 2 

Il Consiglio dei ministri n°59 del 2 febbraio 2022 è un appuntamento zeppo di significati: un anno fa, oggi, il presidente Mattarella dava l’incarico a Mario Draghi di formare “il governo di tutti e dei migliori” senza colore politico nel nome della responsabilità. Ieri è stato nei fatti il primo tempo della Fase 2 del governo Draghi visto che la riunione di lunedì era stato soprattutto un guardarsi di nuovo in faccia dopo gli agguati, le trappole e i fallimenti del romanzo Quirinale durato un mese e mezzo. Sgomberato il campo dal dilemma chi va al Colle e chi resta a Palazzo Chigi, chiarito chi deve fare cosa, il governo intende ripartire con una tabella di marcia serrata.  Al netto dei siluri che arriveranno un giorno sì e l’altro pure da quegli stessi partiti che hanno voluto la continuità salvo poi sparargli addosso per motivi di posizionamento politico e campagna elettorale.

“I provvedimenti di oggi vanno nella direzione di una ancora maggiore riapertura del Paese” ha esordito il presidente Draghi aprendo i lavori del Consiglio dei ministri. Nel decreto ci sono le misure verificate in questi giorni con il Comitato tecnico-scientifico e il ministro Speranza e spiegate alla maggioranza nella Cabina di regia che ha preceduto il Cdm. “Oggi ci occupiamo della scuola in presenza, che è da sempre la priorità di questo governo” ha continuato il premier.  “Veniamo incontro alle esigenze delle famiglie, che trovano il regime attuale delle quarantene troppo complicato e restrittivo. Vogliamo limitare di molto l’uso della didattica a distanza, per permettere a un numero sempre maggiore dei nostri bambini e ragazzi di andare in classe”. Più libertà anche oltre la scuola: sono eliminate le restrizioni, anche in zona rossa, per chi è vaccinato; la validità del green pass per chi ha tre dosi – oppure due dosi ed ha già avuto il Covid – diverrà indefinita.

Il decreto

Le nuove misure danno il senso di una fase nuova dell’epidemia che volge alla fine e comunque alla stabilizzazione. Almeno fino a ottobre. “I dati ci dicono che siamo arrivati a un plateau - ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza bella conferenza stampa post cdm insieme col ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi - e che marciamo, anche se con cautela, verso una situazione di normalità”.

In classe le quarantene si accorciano a 5 giorni e finisce la dad per i ragazzi vaccinati o guariti. La  durata del green pass dopo la terza dose diventa illimitata e, per gli immunizzati, si interrompono le limitazioni, anche in zona rossa.

Serviranno 5 casi positivi in una classe di nido o materna per attivare la quarantena di 5 giorni. Anche alla primaria, i ragazzi non vaccinati andranno in dad solo con 5 casi positivi tra i compagni, mentre quelli dotati di green pass rafforzato seguiranno le lezioni a scuola, in regime di 'autosorveglianza', indossando mascherine ffp2.Per quanto riguarda la scuola secondaria, andranno in dad solo i non vaccinati, per 5 giorni, a partire dal secondo caso di contagio.Sul fronte green pass, la durata del certificato diventa illimitata dopo la somministrazione della dose booster e, anche nelle regioni in zona di rischio rossa, le limitazioni varranno solo per i non immunizzati.Per quanto riguarda i turisti, a chi arriva in Italia verrà riconosciuto lo status vaccinale del Paese di origine e, solo qualora le norme non siano identiche alle nostre, sarà chiesto un tampone supplementare. “Questo consentirà la risoluzione di alcuni problemi - chiarisce Speranza - e il rilancio del turismo”.

Draghi ha parlato di una direzione di marcia ormai a senso unico: il Paese riapre. “Nelle prossime settimane  - ha spiegato il premier - andremo avanti su percorso di riapertura. Sulla base dell’evidenza scientifica annunceremo un calendario di superamento delle norme vigenti”.  

Il paradosso della Lega

Ma la partita del Colle, come si diceva, lascia strascichi: la Lega non vota le norme sulla scuola del nuovo decreto Covid. E’ il primo strappo. Giorgetti, che in mattinata aveva visto Salvini, aveva avvisato il premier: “Non possiamo votarlo, è discriminatorio in quella parte lì…” Giorgetti non s’è presentato alla cabina di regia e neppure dopo al Cdm ma solo perchè impegnato in trattative delicate al tavolo Intel. Vita vera.  Al tavolo della riunione di governo si sono presentati i ministri Garavaglia e Stefani. Ma non hanno votato il decreto. Draghi ne ha preso atto, ha anche detto di comprendere “le perplessità” ma poi ha tagliato corto e ha difeso la scelta condivisa con gli altri ministri  dicendo che “la scuola è il primo bene che dobbiamo proteggere e mettere in sicurezza”. Ed è dalla scuola che è giusto ripartire e riaprire.

Giorgetti, che prima del Consiglio ha incontra Matteo Salvini e anche Luigi Di Maio, ha firma con i colleghi Massimo Garavaglia ed Erika Stefani una nota per dire “sì alle aperture, no alle regole per gli studenti”. Il non voto, hanno minimizzano i leghisti, è un no specifico su una norma precisa: nessuna avvisaglia di uscita dal governo (o di dimissioni di Giorgetti), assicurano.

La presa di posizione dei leghisti non ha suscitato particolare clamore. Sempre che non diventi una prassi. “Si spera sia solo un incidente ma rischia di aumentare l’instabilità” del governo, mentre la maggioranza dovrebbe “compattarsi al fianco di Draghi” commentavano ieri sera fonti Pd.

Il governo vuole correre

Archiviato il decreto aperture, la riunione di governo ha affrontato il capitolo Pnrr e gli obiettivi del primo semestre 2022. Draghi vuole correre, non c’è tempo da perdere. Chi non ci vuole stare, se ne assumerà la responsabilità davanti al Paese. Anche quando si andrà a votare per le politiche.  

Se c’è un dossier per cui è obbligatorio correre, questo è proprio il Pnrr. Dei 45 in programma ne sono stati finora portati a termine 3. In ballo ci sono 24,13 miliardi nel primo semestre e 21,83 miliardi per i 55 obiettivi del secondo semestre. Un impegno monstre, per agevolare il quale potrebbe essere adottato a breve un nuovo decreto con norme di semplificazione. Sono le lentezze burocratiche a emergere con più forza tra le preoccupazioni dei ministri (più d'uno cita i tempi di risposta della Corta dei Conti) nel giro di tavolo che Draghi fa per ascoltare gli impegni e le esigenze di ciascuno. Quanto alla tabella di marcia dei dicasteri, il giudizio è positivo. Al 31 gennaio 2022, fanno notare, sono stati emanati 113 bandi e avvisi per 27,86 miliardi. Ma nell'agenda, che include target precisi e il rispetto di standard come quello di inclusione su cui vigilerà il ministro Stefani, ci sono questioni che potrebbero far fibrillare ancora la larga maggioranza: dalla riforma della sanità territoriale, alle regole sui rifiuti, dalle nuove carriere degli insegnanti, fino alla spending review da realizzare tra il 2023 e il 2025 anche per trarre fondi da destinare al taglio delle tasse.