[Il caso] Il giallo dei paesi europei “immuni” dal virus. Italia KO, il governo tenta la retromarcia e c’è l’ipotesi del governissimo

Giorgetti ci crede, Salvini fa timide aperture e anche Renzi ne parla. Il problema è la grave crisi economica che si sta rovesciando sul paese per la “chiusura per virus”. Il governo tenta una marcia indietro dal grande allarme. Il mistero di Francia e Germania: i primi morti a metà febbraio ma senza diffusione

[Il caso] Il giallo dei paesi europei “immuni” dal virus. Italia KO, il governo tenta la retromarcia e c’è l’ipotesi del governissimo

Pillole di realtà che squarciano la psicosi collettiva chiamata coronavirus. “Le Mauritius che rimandano indietro i turisti italiani perché possibili untori e i napoletani che cacciano via quelli del nord è il paradigma del contrappasso” dice l’onorevole Bruno Tabacci sorseggiando il caffè alla buvette della Camera all’ora di pranzo. In che senso onorevole? “Abbiamo per anni e con ribrezzo respinto gli africani e ora gli africani respingono noi perché ospiti indesiderati. Riguardo i napoletani… beh, la signora che parla nel video è molto esplicita”. C’è “contrappasso” (essere puniti con il proprio “peccato”) anche nel fatto che ad ora almeno, i danni più gravi li sta subendo il grande nord leghista. E che il virus è arrivato con l’areo e non con i barconi come avrebbe forse preferito la retorica sovranista.

L’interesse nazionale

Primo pomeriggio, conferenza stampa al Senato di Matteo Salvini, ormai ne fa una al giorno visto che i comizi politici in giro per l’Italia sono vietati. Domanda: “Francia e Germania che pure hanno avuto in casa i primi decessi europei di persone contagiate dal coronavirus non hanno raggiunto le percentuali raggiunte in Italia in pochi giorni? Il primo decesso in Francia risale al 15 febbraio (un turista cinese di 80 anni) e il primo focolaio europeo è stato in Alta Savoia dove undici inglesi sono risultati positivi dopo aver avuto contatti con un connazionale tornato da Singapore. La Germania è stata, fino al 21 febbraio, il paese più colpito con 16 casi concentrati in Baviera. Stessa storia per Gran Bretagna, Spagna. Eppure nessuno di questi paesi è entrato in una sorta di black list degli “indesiderabili”. Non ci sono dati. Nessuno ne parla. La Cina d’Europa siamo noi. Perché? Matteo Salvini ha la faccia del gatto col sorcio in bocca: “Ho fatto la stessa domanda ad un amico inglese che mi ha risposto che noi non sappiamo difendere gli interessi nazionali”. Che significa? Forse che gli altri paesi truccano i dati? Anche loro devono seguire le istruzioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, tampone, segnalazioni, isolamento, igiene personale. “Significa – sorride Salvini - che gli altri paesi non hanno un Presidente del consiglio che ogni giorno fa il giro di tutte le trasmissioni tv per fare la conta dei morti e dei contagiati. La trasparenza è un obbligo. L’allarmismo un errore”.

Sgarbi show e la mascherina di Fontana

Non una pillola di realtà ma uno squarcio nella balbuzie collettiva - seppure un po’ sopra le righe - è stato l’intervento in aula di Vittorio Sgarbi in serata prima che l’aula votasse il decreto per l’emergenza sanitaria. “Qui stiamo votando un procurato allarme, avete come sempre inseguito Salvini che ve lo ha messo in quel posto” ha detto l’onorevole rivolto ai banchi della maggioranza. Fiano (Pd) ha difeso l’operato del governo e chiesto di moderare i toni “visto che stiamo piangendo 12 morti”. Ieri sera è comparso sul web un video del governatore Fontana. E’ seduto nel suo ufficio, inizia parlando e finisce con la sua facia dietro una mascherina messa storta e forse anche dalla parte sbagliata. Succede che la sua segretaria è risultata positiva. Lui no. Ma ha voluto avvisare tutti via social e spiegare che lui seguirà una sorte di autoisolamento. Il virus al Pirellone: non una bella notizia. E non è rassicurante l’immagine di Fontana con la mascherina storta, sotto i neon dell’ufficio, che in pochi minuti ha fatto il giro del mondo.

Urge una svolta

Al quinto giorno di emergenza totale, con il paese economicamente in ginocchio, inspiegabilmente chiuso per virus, al nord ma anche altrove, turisticamente vietato dalle varie ambasciate e l’etichetta dell’Untore, in pratica una zona rossa grande come l’Italia visto che i paesi europei ci stanno mettendo uno dopo l’altro alla porta, urge un cambio di passo. Lo fa il governo che inizia a ridimensionare l’allarme Covid-19. “I casi di contagio sono 190 quelli accertati e non i 400 di cui si parla metà dei quali ancora in attesa di certificazione finale da parte dell’Istituto superiore di Sanità” ha specificato Walter Ricciardi, membro del Consiglio esecutivo dell’Oms e ora al fianco del ministro Speranza come consulente per fronteggiare la diffusione del virus. Occorre, ha aggiunto, “ridimensionare questo grande allarme” ribadendo che “il 95% dei malati guarisce e che tutti i morti avevano già condizioni gravi di salute”. Due precisazioni che, se fatte una settimana fa, avrebbero evitato un sacco di fraintendimenti. E forse ci sarebbe stata meno fretta nell’approvare misure che nulla hanno a che fare con la “gradualità” di cui parla il premier. Prova a ridimensionare anche palazzo Chigi dove, su richiesta di governatori e sindaci del nord, si comincia a cercare una via d’uscita coerente e dignitosa ad una situazione di panico e angoscia. Molti amministratori locali già stanno facendo pervenire richieste più o meno esplicite di retrocedere dalle direttive delle varie ordinanze.

Il danno

Tra i settori più colpiti ci sono turismo, cultura, agricoltura, la piccola e media industria che è la colonna vertebrale del nord Italia nonché la titolare di circa il 30 per cento del pil italiano (pari a circa a 1725 miliardi): una ricchezza che potrebbe in parte andare in fumo come effetto collaterale dell’Italia chiusa per virus. Il sindaco di Milano è stato costretto a rinviare di due mesi il Salone del mobile. Gli alberghi, da Palermo al Trentino, stanno ricevendo disdette (fino all’80%)fino a Pasqua compresa terrorizzati dall’idea di finire in quarantena. Musei e cinema vuoti anche se fuori e lontani dalla zona rossa. Mai successo nulla di simile, neanche dopo l’11 settembre o dopo la lista di attentati jihadisti che hanno colpito l’Europa. L’Italia fornisce da giorni 24 h di bollettini di guerra di cui non si ha traccia negli altri paesi europei contagiati ancora prima di noi. Delle due l’una: o esageriamo noi o gli altri truccano i dati. Una terza ipotesi non c’è. E qualcuno ora deve intervenire e correggere.

Emergenza economica

In ogni modo il danno è già stato fatto e l’impatto economico su un paese già in stagnazione potrebbero essere fatali. All’economia. Ma anche al governo. Non è un caso se ieri tra capannelli, dichiarazioni a margine, conferenze stampa e enews è riemersa l’ipotesi del governissimo. Questa volta non in nome del cambio del premier ma in nome di un’urgenza economica, occupazionale. Le associazioni di categoria hanno stimato che l’impatto sul Pil potrebbe essere nell’ordine di di 3-4 decimi di punto (5-7 miliardi), che la perdita nei consumi potrebbe arrivare a 3,9 miliardi e portare alla chiusura di 15 mila piccole imprese nei vari settori e mettere a rischio 60 mila posti di lavoro. Salvini ha fatto conto pari: “Stimiamo un danno di circa 10 miliardi”. Il leader della Lega sembra già assaporare il gusto di una rivincita. Ha messo in piedi una sorta di governo ombra e ogni giorno schiera i suo i ministri proponendo soluzioni e interventi. Lo ha chiamato “pacchetto Italia”. L’altro giorno hanno parlato gli economici, da Borghi a Bagnai passando per Siri, Bitonci e Garavaglia. Ieri Gian Marco Centinaio per Turismo e agroalimentare e Lucia Borgonzoni per il settore cultura, dai musei ai cinema. Le proposte finiscono subito dopo a palazzo Chigi. “Siamo propositivi – spiega - non vorremmo che dopo aver sottovalutato l’emergenza sanitaria si sottovalutasse anche quella economica”. L’idea di un governo di unità nazionale non lo ha mai fatto impazzire. Ma ieri c’è stata una tiepida apertura. “Io credo – ha detto – che questo governo non sia in grado di traghettare il paese fuori dalla crisi. Quindi – ha aggiunto – se c’è da prenderlo per mano per portarlo alla linea di galleggiamento e una data certa per il voto, ok ci possiamo anche stare”.

Governissimo

La politica, anche ai tempi del virus, è un gioco di sliding door e di tattiche. Quindi non è forse casuale che pochi minuti prima di Salvini, il numero 2 della Lega Giancarlo Giorgetti si sia fatto “trovare” alla buvette della Camera e che, lui che sa bene come fare se non vuole incontrare i giornalisti, si sia anche concesso qualche battuta. “Ma vi rendete conto? Imprenditori di Piacenza oggi sono arrivati a Napoli e sono stati mandati in ospedale per controlli... Qui tra poco ci sarà la reazione veemente dei ceti produttivi. La settimana prossima chi ha una fabbrica potrebbe anche non rispettare le ordinanze. Qui non si ha la percezione di quello che sta arrivando...”. Un governo di emergenza nazionale avrebbe di sicuro il merito di togliere di mezzo almeno per un po’ le polemiche e di focalizzare l’azione di governo su riforme e misure per la ripresa. “Io con l'inverno vado in letargo ma l'emergenza c’era prima e ci sarà anche dopo il Coronavirus”. Giorgetti lavora almeno da novembre ad un tavolo sulle riforme che metta insieme tutte le forze politiche. Se ora sul quel tavolo ci vanno anche le misure per rilanciare l’economia, ben vengano.

Anche Italia Viva

Anche il premier Conte, sempre impegnato in varie interviste, ieri è tornato a chiedere “l’unità nazionale”. Ma non quella di cui parlano Salvini e Giorgetti che ha come precondizione l’arrivo di un nuovo premier. E neppure quella di cui è tornato ieri a parlare Matteo Renzi. Il leader di Italia viva aveva chiuso ogni dossier proprio per rispetto all’emergenza sanitaria. Sotto traccia ieri tra i suoi parlamentari è spuntata qualche critica alla gestione della crisi. L’ex premier ha scelto di parlare con la enews. Negli stessi minuti in cui parlavano, uno alla Camera e l’altro al Senato, Salvini e Giorgetti. “Gli errori di comunicazione hanno prodotto un danno enorme all'estero, oltre che in Italia” ha premesso Renzi. Ma ora “zero polemiche tra rappresentanti delle Istituzioni. Assurdo litigare in momenti del genere”. Resta il fatto che superata l'attuale fase di tensione per virus “resterà una situazione grave per l'economia. Se ci mettiamo tutti insieme, senza distinguo assurdi, possiamo farcela”. A proposito delle liti Stato Regioni sulla gestione della sanità, i renziani ieri hanno lancoiato una campagna social: “Bastava un Sì e adesso il premier in carica non avrebbe avuto questi problemi”. Come, ad esempio, vedere il governatore Pd delle Marche che fa a pezzi l’ordinanza scritta dal suo partito al governo.

L’avviso della Meloni

Forza Italia sotto sotto ci sta pensando. Fratelli d’Italia sarebbe l’ostacolo più difficile: ha sempre respinto ogni ipotesi del genere e la coerenza è stata ripagata nelle urne (Fdi è al 13%). Ma di fronte all’emergenza sanitaria ed economica “noi siamo responsabili” ha detto ieri in aula Giorgia Meloni spiegando perchè avrebbe votato sì al decreto. “Fratelli d’Italia ha presentato una serie infinita di proposte sul piano economico e le mettiamo a disposizione del governo, senza diritto d’autore” ha detto Meloni. “Queste sono le cose per le quali noi siamo a disposizione e continueremo a lavorare - ha aggiunto - Chiediamo al Governo la stessa responsabilità: l’unica cosa che non accetteremo è di valutare un domani, a fronte della nostra responsabilità, che qualcuno ha usato il coronavirus per fare qualche passerella personale”.
Quella del governo di unità nazionale sembra una suggestione improponibile alla luce dei rapporti tra i partiti e i rispettivi leader. Ma a vedere, ai piedi della scalinata di marmo della Camera, il capannello operoso e dialogante tra Giorgetti, il capogruppo della Lega Molinari e il presidente di Italia Viva Ettore Rosato, anche le suggestioni prendono forma.

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