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Crisi diplomatica: ingenuità o calcolo cinico? Meloni: "Incomprensioni". Il ruolo del Quirinale

Sergio Mattarella è l’unico che può ricomporre la frattura tra Roma e Parigi. Nella conferenza stampa la premier tiene il punto: “L’Italia non può essere l’unico porto di arrivo dall’Africa. Non è giusto e il mandato dei nostri elettori ci chiede altro”. Il ministro Fitto all’opera con Bruxelles. Che cerca di non chiudere

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni (foto Ansa)
Giorgia Meloni (foto Ansa)

E’ che certe cose si fanno ma non si dicono. E’ una regola d’ingaggio non scritta, che ha deciso tante pagine di storia e di cronaca. Perché se invece si dice, peggio ancora, si rivendica tutto quello si fa, succedono gli incidenti diplomatici. E la Storia rischia di prendere strade opposte. Dopo tre giorni di alta tensione tra Roma e Parigi, le cose non migliorano ma possiamo dire che non peggiorano. Una “buona notizia” per chi s’intende di diplomazia perché vuol dire, appunto, che “le diplomazie sono al lavoro per recuperare e ricucire”. Nel nostro caso s’intende soprattutto il Quirinale, l’unico in grado di farlo perché garante di quel Trattato bilaterale per una cooperazione rafforzata Italia Francia firmato al Quirinale il 21 novembre 2021. E perché da sempre, fin dall’altra crisi quando Di Maio e Di Battista andarono a stringere la mano ai gilet gialli, Sergio Mattarella, una volta uscito di scena Draghi, è l’unico punto di riferimento per Emmanuel Macron. Quindi alla fine dietro l’invito di Parigi ad “isolare l’Italia” definita “disumana” perché non fa sbarcare i profughi-migranti,  e con un comportamento “inaccettabile” e “irresponsabile”,  ci potrebbe essere stato, da parte dell’Italia, un misto di ingenuità nella gestione dei rapporti diplomatici e di gestione poco attenta della comunicazione istituzionale. La stessa premier ha parlato di «incomprensioni».

Un po’ di cronologia

In pratica martedì pomeriggio quando la nave ong Ocean Viking - 234 persone a bordo, 19 giorni di navigazione - ha lasciato le acque italiane dove ha trovato i poti chiusi puntando a quelle francesi per attraccare tra Marsiglia e/o Tolone (notizia data dall’agenzia Ansa alle 16.30 di martedì su info di una fonte del ministero dell’Interno francese”), invece di scrivere sui social (Salvini per primo “bene così, l’aria è cambiata”) e firmare una nota ufficiale di ringraziamento di palazzo Chigi (Giorgia Meloni nella serata tardi di martedì), la premier e il suo staff diplomatico avrebbe dovuto contattare l’Eliseo o il governo e capire cosa stava succedendo. Aver gioito e cantato vittoria per questo ha messo in seria difficoltà Macron che ha i suoi guai interni con Marine Le Pen e non può certo mostrarsi “debole” rispetto all’elettorato.

"Il mio era un gesto distensivo"

E’ Giorgia Meloni in persona ad ammettere, senza definirla, la grave ingenuità quando ieri mattina con modo abbastanza candido in conferenza stampa ha detto: «La Francia aveva dichiarato a voi (i giornalisti, ndr) e voi avete scritto che il ministero degli interni francese avrebbe accolto l'Ocean Viking. Addirittura dichiarava che non avrebbero fatto una selezione come invece accadeva in Italia. La notizia non è stata smentita per circa otto ore e dopo otto ore ho ringraziato per il gesto di solidarietà. Il mio voleva essere un gesto distensivo». E invece, senza averla concordata, la nota ufficiale di palazzo Chigi è stata presa come una provocazione. Ed è arrivato lo strappo. Peggio: la quasi richiesta di isolare l’Italia e rompere quel patto di assistenza seppur volontaria (e con scarsi risultati) sottoscritto da tredici paesi europei. Tra ingenuità e scelta politica, difficile dire quale sia la peggiore. Comunque, ancora ieri qualche voce di maggioranza, sempre più isolata sosteneva che invece “Meloni ha scelto di rompere per creare il caso e metterlo sul tavolo delle istituzioni europee”. In pratica avrebbe deciso di giocare cinicamente con la pelle e la vita delle persone. Anche questo è difficile da sostenere per una che, come fa la premier, ogni giorno o quasi ricorda un santo o una santa e ringrazia il Papa e il Vaticano.

La mediazione della Ue

In questo bel pasticcio - cercato o capitato per ingenuità - ieri è stata la giornata in cui la Ue ha tentato una mediazione per risolvere la crisi Italia-Francia, che rischia di far saltare la già fragile impalcatura sui migranti. La vice presidente della Commissione Margaritis Schinas ha annunciato che sta lavorando ad “un piano d’emergenza” ed ha chiesto una riunione straordinaria dei ministri degli Interni, prima del Consiglio di dicembre. Lo scatto di Bruxelles è arrivato al termine di una nuova giornata di scontro tra Roma e Parigi sul caso Ocean Viking. Da una parte Giorgia Meloni ha tenuto il punto (sempre nella conferenza stampa di ieri mattina), ricordando che “solo quest'anno l'Italia ha accolto 90mila profughi, forse invece che isolare l’Italia (la richiesta francese di sospendere l’intesa europea sui ricollocamenti, ndr) sarebbe giunto il momento di isolare gli scafisti”. Dall'altra la ministra francese per gli Affari europei Laurence Bonne, ha parlato di un “rapporto di fiducia” tra i due Paesi ormai “rotto”. Non è un caso che 500 gendarmi siano già stati schierati lungo il confine di Ventimiglia per blindare i confini con l’Italia.

"Isoliamo gli scafisti"

La premier ha parlato per la prima volta ieri mattina nella conferenza stampa convocata per spiegare i contenuti del decreto Aiuti quater. Ha difeso la decisione di Roma di non far attraccare la nave Ocean Viking della ong francese Sos Méditerranée. “Sono molto colpita dalla reazione aggressiva, ingiustificabile e incomprensibile” dei francesi. Poi ha messo in evidenza “due numeri”: i “230 migranti” sulla Ocean Viking, “la prima nave” di una ong “che abbia mai attraccato in Francia” ed i “quasi 90mila che l'Italia ha fatto entrare” solo quest’anno. Va detto che analizzando i dati generali di profughi/richiedenti asilo nei vari paesi europei, Germania e Francia sono molto più “ospitali” di noi. Quanto ai ricollocamenti, ce ne sono stati soltanto 117 sugli 8mila concordati, appena 38 in Francia: “Qualcosa non va” ha stigmatizzato la premier.

L’Italia non può essere unico porto sicuro

Alla radice del problema migratorio, secondo Meloni, c’è sempre la mancata solidarietà all'interno dell'Ue. “Non è scritto in nessun accordo che l'Italia debba essere l'unico porto di sbarco”, bisogna adottare una “soluzione comune” che preveda “la difesa dei confini esterni dell'Ue, bloccare le partenze, aprire hotspot”. Che poi era anche il piano dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. Fare, in sostanza, in Libia ciò che già l’Europa fa in Turchia. L’alternativa alla soluzione comune sarebbe “litigare ogni volta con Francia, Germania, Grecia”. Isolare l’Italia, come ha chiesto la Francia, “non sarebbe intelligente” e quindi “spero che non accada. Si isolino invece gli scafisti”. L’Italia - ha aggiunto - è “pronta a dialogare” ma sia chiaro   “noi non siamo più in grado di occuparcene e, soprattutto, abbiano avuto un mandato dai nostri elettori per occuparcene in modo diverso da come è stato fatto finora”. Il governo infatti ha in mente anche altre misure per arginare i flussi, come la confisca delle navi delle ong. La ministra del Turismo Daniela Santanchè, giovedì sera ospite a “Dritto e rovescio” ha detto che “sarà nuovamente schierato l’esercito nelle strade per dare sicurezza ai cittadini".

L’Europa si muove. Il ruolo di Fitto 

Chiarite le posizioni e messi al sicuro i migranti, ora è il tempo della democrazia. In attesa della riunione straordinaria dei ministri dell'Interno, il titolare della Farnesina Antonio Tajani sarà il primo ad affrontare la crisi migranti al Consiglio Esteri atteso lunedì a Bruxelles, dove l'Italia ha chiesto che venga inserita all'ordine del giorno.  Mercoledì sempre il ministro Tajani incontrerà a Roma il collega greco. Di “soluzione europea” e “regole chiare” ha parlato anche il ministro agli Affari Ue Raffaele Fitto, fedelissimo di Meloni e colui al quale è affidata la vera operazione di ricucitura (a riprova che la crisi diplomatica è stata una grave ingenuità e non una scelta). Fitto ha assicurato che l'Italia “non ha intenzione di mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche”. Purtroppo dalla sua omologa francese sono arrivati nuovi segnali di gelo. “Il governo italiano attuale non ha rispettato il meccanismo di solidarietà per il quale si era impegnato e si è rotta la fiducia” ha puntato il dito Laurence Boone. Circa i 234 profughi della Ocean Vicking,  la Germania ha fatto sapere che ne accoglierà 80 e ha promesso che manterrà fede all'impegno di accogliere i 3.500 migranti nell'ambito del meccanismo di solidarietà europea. Un altro tassello che dimostra che le diplomazie stanno lavorando. Certo, la Germania ha chiarito che tale sostegno continuerà “fino a quando l'Italia terrà fede alla sua responsabilità per l'accoglienza dei migranti salvati in mare”. Su questo punto va detto mentre le navi delle ong venivano tenute al largo, le motovedette italiane, le navi militari o i pescherecci hanno tratto in salvo più di 600 persone. Tutte regolarmente sbarcate. Nel mirino dunque sono le navi delle ong che raccolgono in mare spesso su chiamata diretta e battono bandiera di altri paesi europei. Sulla stessa linea di Berlino anche Lussemburgo e Olanda: l'appello francese a isolare l'Italia per il momento non sembra aver trovato sponde. Le diplomazie sono al lavoro per far sì che il G20 di bali possa ospitare bilaterali distensivi tra Roma e Parigi. Come ci sono già stati. Per l’appunto anche il giorno prima che scoppiasse questo pasticcio.

Il Quirinale al lavoro

Intanto la diplomazia del Quirinale è già al lavoro. E quale sarà la linea - un mix di pazienza e solidarietà - è stato chiaro nel profondo intervento a Maastricht per celebrare la firma del Trattato fondamentale dell’Unione. “Fiducia reciproca”, “scelte condivise” e tanta “pazienza” sono le parole e i concetti chiave per uscire “anche più forti” dalle crisi  che sin dalle origini si creano ciclicamente all'interno dell'Unione europea. Una di questa è certamente quella attuale tra Francia e Italia. Il presidente della Repubblica sceglie quindi di non intervenire direttamente (almeno per ora) ma non rinuncia ad esercitare la tradizionale moral suasion che possa far ritrovare razionalità nelle parole e nei comportamenti. Al momento non sarebbe prevista una telefonata con Macron. Ma si lavora per questo. Sono sentieri minati. E lo scontro tra Roma e Parigi può degenerare per sempre. L’Italia non può fare da sola e non può isolarsi. Sarebbe la nostra fine schiacciati come siamo tra un debito mostruoso e un Pnrr che non ammette ritardi.  Dunque Mattarella lavora a ricomporre, sdrammatizzare e  creare il terreno per un superamento di quello che in fondo la stessa premier ha definito una “incomprensione”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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