Una donna per Palazzo Chigi: ecco le specialiste a cui guarda Mattarella. Ma i numeri non ci sono

Il "governo neutrale e a tempo" per traghettare la legislatura fino a dicembre, poi il voto. Belloni e Cartabia le più quotate che potrebbero prendere voti anche dal M5S e da destra

Carbabia e Belloni nel combo
di An. L.

Mission Impossible sarebbe il titolo ovvio della narrazione cinematografica degli ultimi mesi politici italiani. Mattarella vuole che "il voto del 4 marzo non vada sprecato" e, seguendo le indicazioni dei maggiori giuristi e analisti politici, che esortano le forze a trovare il compromesso e allearsi per formare un governo - come nello spirito del proporzionale -, chiede la fiducia per un esecutivo che traghetti il Paese fino alla fine dell'anno. Nel quadro d'incertezza sulla fiducia a un "governo neutrale e a tempo", come lo ha chiamato il capo dello Stato, si fa strada l'ipotesi che il Colle stia puntando a una personalità di alto profilo, una donna, gradita a destra come ai Cinquestelle, che possa occuparsi della legge elettorale e delle questioni economico finanziarie a scadenza imminente per evitare la gestione provvisoria e l'aumento dell'Iva. L'incarico potrebbe venire conferito già mercoledì. 

Un nome su tutti, riportato da molti organi di stampa: Elisabetta Belloni, romana, 60 anni, prima donna segretaria generale della Farnesina. Al ministero degli Esteri è stata nominata dal premier uscente Gentiloni ma vanta buoni rapporti con il M5S per la sua attività apresso la Luiss quale docente di Coperazione allo sviluppo. Il suo fu uno dei profili indicati  prima che Di Maio facesse i nomi dei candidati ministri di un suo eventuale governo. 

Apprezzamento bipartisan

Non solo M5S. Elisabetta Belloni riscuote apprezzamenti bipartisan. Direttrice generale della cooperazione allo sviluppo del ministero Affari Esteri dal 2008 al 2013, in un arco temporale che va dal governo Berlusconi al governo Monti. E poi direttrice generale per le risorse e l'innovazione con i governi Letta e Renzi. Nel 2015 viene promossa a capa di gabinetto della Farnesina dall'allora ministro Paolo Gentiloni. Quando quest'ultimo diventa poi premier, Belloni viene nominata direttrice generale degli ministero degli Esteri. E' la prima donna a ricoprire questo incarico. 

A fianco alla studiosa romana, un altro nome considerato papabile (e votabile), più tagliato su un profilo giuridico costituzionale, è quello di Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, nominata da Napolitano, il cui nome va di pari passo con quello di Sabino Cassese che però è in età avanzata. Cartabia è allieva di Pasquale Onida, di formazione cattolica, e apprezzata giurista il cui nome circolò nel 2015 come possibile succeditrice di Giorgio Napolitano al Colle. Poi il Parlamento si arenò optando per un secondo mandato al presidente uscente. Anch'essa sarebbe gradita da destra a sinistra. 

Le altre donne quotate

Ma altri nomi di donne di alto profilo. Tra queste Lucrezia Reichlin, docente alla London School ed ex Dg alla ricerca della Bce, e figlia di Luciana Castellina. Si è fatto il nome anche Anna Maria Tarantola, ex dirigente della Banca d'Italia ed ex Dg della Rai di provata fede montiana. E' tornato spesso anche il nome di Paola Severino, ex ministra della Giustizia, e gradita al Centrodestra. Tanti nomi che danno corpo a una convinzione: quella per cui una donna, un inedito assoluto per Palazzo Chigi, possa sollevare ancora di più il prestigio di un governo indotto dal Quirinale per superare un'empasse politica che, evidentemente, l'Italia non può permettersi. 

Il nodo dei numeri

La mossa di Mattarella appare però, nonostante gli sforzi, come un azzardo in virtù del fatto che Lega e M5S si sono già espressi per il voto subito. E la conta dei seggi nei due rami del parlamento gli dà ragione: a conti fatti alla Camera si dispone di 245 voti (Dem, +Europa, Forza Italia, Leu, Autonomie, Civica popolare, Maie) tenendo conto che la maggioranza è 316, mentre al Senato non si va oltre 131, ben lontani dal quorum che è di 158 voti.