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Parla il grande conoscitore dell’Europarlamento: “Qatargate? Bisognava rifiutare anche i viaggi"

Intervista a Marco Campomenosi, eurodeputato della Lega. “Avrei potuto fare viaggi da sogno ma io ho sempre rifiutato”

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Parla il grande conoscitore dell’Europarlamento: “Qatargate? Bisognava rifiutare anche i viaggi'
Eva Kaili, l'ex vicepresidente dell'Eurocamera (Ansa)

Fra tutti gli italiani a Strasburgo e Bruxelles, Marco Campomenosi è probabilmente quello che conosce meglio ogni meandro dell’Europarlamento. Perché l’attuale capodelegazione della Lega al Parlamento Europeo, il partito nazionale più votato di tutta Europa nel 2019, prima era responsabile dell’ufficio legislativo del Carroccio.

Campomenosi, quindi, è un “secchione” dei procedimenti, uno dei pochissimi italiani che passa più giornate a lavorare seriamente che a cercare preferenze per le elezioni 2024 o a fare sparate demagogiche nei salottini televisivi, dove si segnalano anche molti suoi compagni di gruppo, ma è una tendenza trasversale. Quindi, in un’intervista a “Tiro incrociato” di Telenord e approfondendo ulteriormente gli argomenti con Tiscalinews, è venuto naturale sentirlo su Qatargate e dintorni.

Onorevole Campomenosi, lei li conosceva bene. Eva Kaili, Francesco Giorgi, Marc Tarabella, Antonio Panzeri, Andrea Cozzolino…Alcuni davano l’impressione di essere anche molto preparati.

“Iniziamo col dire subito una cosa. Per nessuno di loro ci sono sentenze di colpevolezza, per ora nemmeno parziali, quindi non precipitiamo il giudizio”.

Giustissimo. Ma basiamoci su ciò che abbiamo letto sui media e sulle confessioni di Panzeri che avrebbe spiegato che i contanti che gli arrivavano dai rappresentanti quatarioti erano talmente tanti che li buttava nell’immondizia perché non sapeva più dove metterli. A lei non hanno mai promesso così tanti soldi?

“No, francamente no. Però posso dire tranquillamente che mi sono stati offerti viaggi in determinati Paesi o soggiorni extralusso per vedere Gran Premi di Formula 1. Insomma, se le dicessi che non mi sono girati attorno, mentirei”.

Un viaggio per verificare come si vive in un Paese non parrebbe un reato, anzi. Lei che ha fatto?

“Ho immediatamente declinato, perché pensavo che accettare regali di lusso da un Paese o dall’altro, anche qualora non avesse costituito un reato, potesse in qualche modo limitare la mia libertà di giudizio. E’ la mia linea e da lì non mi sono mai mosso”.

Quindi non le hanno offerto soldi?

“Credo proprio che i miei no così secchi a viaggi e dintorni abbiano allontanato completamente alcuni mediatori o lobbisti da me”.

Provo a fare l’avvocato del diavolo. Ma non è che questa sua rigidità in qualche modo influisce anche sulla completezza del suo lavoro? Cerco di spiegarmi meglio: se lei non conosce le condizioni di vita in un Paese, come può esprimersi nel migliore dei modi sui provvedimenti relativi a quel Paese?

“E’ vero, in alcuni casi i viaggi sono utili. E infatti la mia scelta è di partecipare solo a missioni ufficiali del Parlamento Europeo. Sono da poco tornato, ad esempio, dall’Iraq dove abbiamo avuto modo di sincerarci delle condizioni di vita di quella popolazione e in particolare di giovani donne che lottano per la libertà”.

A proposito di giovani donne coraggiose che lottano per la libertà, lei è componente della delegazione per i Rapporti con l’Iran. Non le pare che l’Europa sia un po’ assente su questa partita importantissima? Forse pensate troppo al Qatar e troppo poco all’Iran?

“Concordo sul fatto che l’Europa potrebbe fare di più. Inserire il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica tra le organizzazioni terroristiche è un passo in avanti, sebbene simbolico, nella giusta direzione. Ma dall’Unione Europea ci aspettiamo un impegno più forte, concreto e deciso contro il regime di Teheran”.

Torniamo al Qatargate. Questo lo dico io e non lei: trovo vergognoso che Eva Kaili sia in carcere da 106 giorni, lontano dalla sua bambina che non ha ancora compiuto i due anni. Per me è barbarie pura. Chiusa parentesi. Le faccio quella che, a mio parere, è “la domanda delle domande”: ma se un eurodeputato è convinto in buona fede delle ragioni del Qatar o del Marocco o di un’altra nazione, adesso deve avere paura ad esprimere il suo parere?

“Questo punto è assolutamente centrato. Un conto è prendere soldi, un conto è avere una propria opinione libera, giusta o sbagliata che sia”.

E allora come si capisce il confine fra le due cose?

“Oggettivamente, possono insospettire dei cambiamenti repentini di alcune posizioni o la foga con cui vengono difese alcune battaglie completamente ignorate fino a poco prima. Ma anche qui, sempre, c’è il confine fra posizioni magari sbagliate, ma assolutamente legittime, e comportamenti asserviti e “venduti””.

Però questo Parlamento europeo un po’ malato lo è davvero?

“Beh, basti pensare a votazioni come quelle sull’efficientamento energetico delle abitazioni, che per l’Italia significa una sorta di patrimoniale. O il bando, poi saltato, a tutte le auto non elettriche dal 2035. Ecco, battersi contro queste cose credo che sia il vero dovere degli eurodeputati italiani e dovrebbe esserlo a prescindere dal loro colore politico. Purtroppo, non sempre è così”.

Lei è un paladino della battaglia anche contro la farina di grilli?

“Certo, d'ora in avanti, sugli scaffali dei supermercati ce ne saranno quattro tipi: farina di grillo, locusta migratoria, verme della farina e larva gialla. Penso che chi vuole consumare la farina di insetti possa farlo, ma contemporaneamente vorrei ricordare che l'Unione Europea sta mettendo sotto attacco il mondo degli alcolici, soprattutto quello del vino e anche quello degli allevamenti. A Bruxelles si discute la dimensione delle stalle, il numero di bovini, per poi considerarle inquinanti come le industrie. Insomma, mettono a rischio la nostra tradizione alimentare. E credo che, anche sulle farine derivanti dagli insetti, l’etichettatura debba essere trasparente, molto più di quanto prescritto ora”.

Lei sta parlando di battaglie portate avanti anche dalla maggioranza di governo in Italia. Ma siete in tre famiglie politiche europee diverse: voi leghisti in Identità e Democrazia; Fratelli d’Italia negli euroconservatori di ECR, Forza Italia e Noi Moderati nel PPE. Come è possibile che andiate d’accordo in Italia se siete divisi in Europa?

“Non è l’unico Paese dove avviene questo, innanzitutto. E poi Identità e Democrazia e ECR spero che nella prossima legislatura possano costituire una casa comune, il vero problema è il PPE spaccato in tante posizioni diverse. Ma…”.

Ma?

“Ma spero che continui la tendenza che si sta manifestando in molti Paesi europei di mandare a casa governi di sinistra per sostituirli con altre maggioranze di colore opposto. Ecco, credo che con una diversa composizione dell’Europarlamento, nel 2024 possiamo iniziare a scrivere un’altra storia dell’Europa, completamente diversa”.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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