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"Bene le nuove autonomie in Veneto e Lombardia, ma l'attuazione è lontana"

Il costituzionalista Valerio Onida commenta l'esito delle consultazioni referendarie in Veneto e Lombardia. Ed invita alla prudenza sulle strumentalizzazioni politiche: "Il quesito chiede la piena attuazione dell'articolo 116, non la revisione del 119"

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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"La sfida dell' affluenza ai referendum è stata vinta in modi diversi: molto significativa in Veneto, sopra al 50% , in Lombardia meno del 40%. L' ampia maggioranza di Si non comporta nient'altro che un via libera politico alle due regioni perchè avviino il procedimento previsto dall'articolo 116 terzo comma della Costituzione, ovvero la norma che prevede la possibilità di intese con lo Stato per l'attribuzione a singole regioni a statuto ordinario di nuove forme o condizioni di autonomia in determinate materie. Ma questo processo è lungo e complesso, e difficilmente si concluderà in questa legislatura". A parlare è il professor Valerio Onida, costituzionalista e già presidente della Consulta, che commenta così l'esito delle consultazioni sull'autonomia in Lombardia e Veneto, il cui quesito si riferiva all'attuazione di un procedimento già previsto nel 2001 dalla riforma del Titolo V  che consente, per l'appunto l'attribuzione alle regioni ordinarie di ulteriori materie prevalentemente relative alla legislazione concorrente, o altre particolari come la tutela ambientale. In realtà poi nel calderone del dibattito sull'autonomia è finito dentro un pò di tutto, compresa la formula ambigua del "coordinamento del sistema tributario" che per Maroni "significa poter ridurre le tasse", come spiegava non più tardi di ieri il governatore della Regione Lombardia in un'intervista al Corriere.

Professore, l'obiettivo vero, per il Nord, è il federalismo fiscale. 
"Il federalismo fiscale però non c'entra nulla con il tema del referendum. Federalismo Fiscale significa un assetto del sistema fiscale che riconosca alle regioni un'autonomia anche sul lato delle entrate, ossia la capacità di governare le proprie entrate tributarie, per dotarsi di risorse necessarie all'esplicazione delle proprie funzioni. Invece il referendum si riferiva soltanto al 116 3° comma, cioè alla capacità di riconoscere nuove attribuzioni in conformità, quindi nel rispetto dei limiti posti dall'art. 119, che è quello sulla finanza".  

Attenzione dunque a separare il contenuto del referendum da suo uso politico: "Sono stati immessi dei temi che non hanno niente a che vedere con le nuove forme di autonomia del 116. Ad esempio il discorso sul residuo fiscale, che rappresenta la differenza fra entrate riscosse nel territorio di una regione e l'insieme della spesa pubblica erogata in quella stessa regione, dai diversi livelli statale, regionale, locale. Su questo tema l'attuaz dell'articolo 116 non ha nessuna incidenza. Le "risorse" che accompagnano le "nuove forme di autonomia" di cui si parla nei quesiti referendari sono quelle già spese per quelle funzioni nella rispettiva regione. Il residuo fiscale invece rappresenta quel differenziale che riscosso nelle regioni più ricche và ad alimentare in misura proporzionale vuoi le funzioni centrali dello Stato non ripartibili nei territori regionali (come la difesa, o gli interessi del debito pubblico) vuoi la spesa pubblica per servizi nelle regioni meno favorite: è il tema della solidarietà nazionale".
"E' falso quindi dire che coi due referendum in Lombardia e Veneto si sia messo all'ordine del giorno il tema del residuo fiscale e della sua riduzione, qui si parla del passaggio di alcune spese -che già si effettuano nel territorio- dalla gestione statale a quella regionale". 

Più in generale il tema politico che si pone è anche l'inversione  di tendenza rispetto alla  linea  che il centro-sinistra voleva far passare col Referendum Costituzionale del 4 dicembre.

"Fino al referendum del 4 dicembre la maggioranza aveva sposato una linea fortemente antiautonomistica. Le modifiche al Titolo V previste da quella proposta erano fortemente restrittive delle autonomie regionali, e miravano a dare più potere al centro. Oggi si riparla di un aumento dell'autonomia. Addirittura qualcuno vorrebbe estendere questo meccanismo a tutte le regioni,tradendo così il significato stesso del 116 che si riferisce solo a singole regioni- quelle che hanno i presupposti non solo di equilibrio finanziario ma anche di capacità amministrativa e gestionale per esercitare nuove funzioni".
"L'apertura di una fase nuova può essere  positiva ma certo bisogna anche notare le stesse regioni che oggi chiedono la piena attuazione dell'articolo 116  sono rimaste inerti per anni: la possibilità c'era sin dal 2001. Si riapre il ragionamento sulle autonomie? benissimo, purchè sia un discorso serio, approfondito. Quel che io vedo è che dietro il referendum non c'è per adesso nessun progetto per dare attuazione concreta a questo processo"

 

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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