[L’intervista] “Il taglio dei fondi per le periferie è il tradimento di Lega e 5 Stelle. Un grave errore che ricadrà su cittadini, lavoratori, imprese e città”

Parla Roberto Morassut, il deputato Pd che nella passata legislatura ha coordinato i lavori della Commissione parlamentare sulle periferie da cui sono nati progetti e interventi per 3 miliardi e 800 mila euro concessi in modo trasversale alle amministrazioni di ogni colore politico. “Tutto questo è figlio della ricerca dissennata di soldi da parte di una maggioranza che deve soddisfare le promesse elettorali”. La rivolta dei sindaci

[L’intervista] “Il taglio dei fondi per le periferie è il tradimento di Lega e 5 Stelle. Un grave errore che ricadrà su cittadini, lavoratori, imprese e città”

Roma, città metropolitana, perde 40 milioni, Milano 18, a Torino vanno in fumo 235 progetti per un valore di 18 milioni, a Napoli altri 40 che dovevano servire a riqualificare Scampia, Salerno e Avellino. In Sardegna dovrebbero essere salvi Cagliari e Oristano, mentre Nuoro, Carbonia, Sassari e Tempio perderanno i fondi.
Insorgono i sindaci di 120 città. Nicola Sanna, primo cittadino a Sassari, è in prima fila e ha scritto una nota alla presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta di strade, giardini pubblici, cavalcavia, aree socialità di quartieri abbandonati dove crescono e dilagano bande criminali e quindi insicurezza, edifici pubblici che se recuperati possono ridare decoro e quindi sicurezza ai cittadini. L’emendamento 13.2 approvato al Senato nella legge Milleproroghe è uno tsunami per i centri urbani: centinaia di progetti già appaltati rischiano di non vedere la conclusione. Generando ulteriore degrado in aree urbane che, invece, erano state individuate per generare una nuova ripartenza. Una nuova speranza. Che l’integrazione sociale e la sicurezza passino dal decoro delle nostre città è ormai una certezza acquisita anche da parte degli amministratori più miopi. Anni e anni di studi di urbanisti dicono questo. La cronaca ci insegna quanto i ghetti delle banlieu parigine abbiano potuto generare odio sociale ed emarginazione e quindi odio e violenza.
Investire nelle periferie e nei centri urbani è stato uno dei fari dei governi Renzi e Gentiloni. Il governo giallo-verde cancella tutto con un tratto di penna. “Per cercare soldi da destinare alle promesse fatte in campagna elettorale, dalla flat tax al reddito di cittadinanza – denuncia Roberto Morassut, deputato Pd che nella passata legislatura è stato vicepresidente della Commissione parlamentare sulle periferie – il governo Lega-5Stelle sta facendo operazioni scoordinate e insensate sulla pelle dei cittadini. Tutti, a prescindere dal colore politico che in ogni caso, quando si parla di sociale, non dovrebbe essere un criterio di scelta”.

Il Pd si è reso conto che la maggioranza stava bloccando i progetti sulle periferie di mezza Italia introducendo l’emendamento 13.2 al decreto Milleproroghe?
"“Il Milleproroghe è un provvedimento omnibus, con dentro di tutto. Questo emendamento folle e assurdo è stato inserito al Senato (Morassut, che probabilmente avrebbe avuto gli strumenti per capire la trappola, sta alla Camera, ndr) mentre era già scoppiata la polemica sui vaccini. Noi del Pd eravamo tutti concentrati su quel fronte e la formulazione contorta dell’emendamento ha tratto in inganno anche noi, evidentemente. Adesso abbiamo imparato che con questo governo di pasticcioni bisogna stare attenti anche alla forma dei testi".

La legge e i fondi per la riqualificazione delle periferie erano nel mirino?
"Non lo so, se così fosse sarebbe assurdo. Nella passata legislatura quello è stato un provvedimento condiviso da tutte le forze politiche, anche dai 5 Stelle. Nessuno si aspettava questo blitz. Aggiungo anche che quando abbiamo fatto la relazione finale della Commissione periferie, di cui io sono stato il relatore, la vicepresidente Laura Castelli, ora viceministro al Mef, votò a favore della relazione e dei progetti ad essa collegati. Chi poteva immaginare che oggi, pur di rastrellare soldi, sarebbero andati a prenderli anche da lì?. Anzi, a toglierli da lì...".

Può spiegare come funziona la legge e come sono stati distribuiti i soldi?
"La legge sulla riqualificazione delle periferie e dei centri urbani, ha visto due bandi, uno nel 2016 e uno nel 2017, il primo durante governo Renzi e il secondo durante il governo Gentiloni, per un valore totale di tre miliardi e 600 milioni. Nel primo bando ha prevalso, in fase di assegnazione dei soldi, il criterio dello stato di avanzamento dei lavori. Un miliardo e 800 mila euro sono stati assegnati a quei centri che avevano opere pubbliche iniziate che non potevano essere portate a termine per mancanza di fondi. E’ chiaro che un’opera pubblica incompiuta genera degrado e insicurezza. E che, al contrario, un centro urbano e un quartiere periferico ordinato e pulito favoriscono integrazione e sicurezza".

E la seconda tranche?
"Nel secondo bando il criterio è stato ampliato, cioè sono rientrati i progetti di recupero urbano e di edilizia dei comuni che non avevano soldi per realizzare le opere. Ripeto: sono stati dati soldi a tutti le amministrazioni, anche 5 Stelle. Una su tutti: Roma".

E i criteri di assegnazione?
"Era stata creata una cabina di regia a palazzo Chigi che valutava i progetti e poi procedeva con le convenzioni. Tutti i progetti infatti sono co-finanziati: una parte, la maggioranza, dal governo centrale; una parte dall’amministrazione locale; una parte, in certi casi, anche dai privati. Una volta deciso il progetto, si procedeva con successivi passaggi, all’erogazione e poi alla convenzione".

Lo stop del Milleproroghe quindi a che punto arriva?
"I bandi sono tutti completati. Stanno procedendo con l’ erogazioni dei soldi. Posso immaginare il caos che si sta creando nei piccoli e nei grandi comuni. Ancora una volta faccio l’esempio di Roma".

Perché immagina il caos?
"Se non c’è più la certezza dei fondi nazionali, molti cantieri già partiti si fermeranno perché senza soldi. L’interruzione ingrasserà una vecchia malattia del nostro Paese: quella delle opere incompiute. Se anche ripartissero tra due anni, rischiano di essere vecchie e nel frattempo hanno prodotto ulteriore degrado. L’opposto di ciò per cui erano state pensate".

La Commissione ha lavorato quattro anni. Può in sintesi raccontare il senso della Relazione finale?
"Abbiamo fatto un lavoro di cui suggerisco la lettura a tutti gli amministratori. E non solo. Gli atti sono pubblici. L’urbanistica è ormai una parte importante delle politiche sulla sicurezza e sull’integrazione. Il degrado urbano diventa in fretta insicurezza ed emarginazione tanto nelle periferie che nei centri storici. Inoltre, in Italia dobbiamo fare i conti con il consumo del territorio: non possiamo più costruire ma rigenerare ciò che è abbandonato. I dati Ocse ci dicono che la popolazione nelle grandi aree urbane del mondo è destinata ad aumentare di circa 200 milioni entro il 2025".

Lei ha capito la logica di tutto questo?
"Lega e 5 Stelle hanno disperatamente bisogno di soldi per soddisfare almeno in parte le promesse fatte in campagna elettorale, dalla flat tax al reddito di cittadinanza. Vanno a cercare soldi ovunque ne possono trovare un po’. Solo così si può spiegare un’operazione così scoordinata, un percorso così arlecchinesco. Anche la genesi della manovra economica si preannuncia confusa e scoordinata. Ognuno si muove per suo conto nel Governo e senza un indirizzo. Il ruolo del Premier sembra assente. Questa vicenda forse è anche frutto di questo stato di cose paradossale. Attenzione però, tutto questo è un tradimento per l’elettorato di Lega e 5 Stelle che in campagna elettorale è stato illuso proprio dalla retorica populista sulle periferie. Per non dire poi dei posti di lavoro congelati e/o cancellati da questo provvedimento".

Il provvedimento può essere cancellato quando il Mille proroghe tornerà alla Camera a settembre. Vuol fare un appello al governo?
"Alle forze di governo dico che ‘cambiare per cambiare’ non è mai un criterio giusto: se il governo di un altro colore politico ha fatto una cosa giusta, si conserva e, anzi, si rafforza. Faccio un appello al premier Conte ma anche ai presidenti di Camera e Senato: questo è un grave errore politico che ricadrà sui cittadini, sui lavoratori, sulle imprese e sulle nostre città che in Europa sono fanalino di coda per quello che riguarda gli investimenti e il decoro urbano".