[l'intervista] La dissidente del Pd: "Stanno privatizzando la politica"

La filosofa Michela Marzano a tiscali.it: "Giusta l’idea del M5s di far votare il contratto siglato con la Lega, sbagliato chiedere un parere alla Casaleggio&Associati. L’Europa ci guarda con sospetto”

In Italia non c'è solo il caso delle tv di Berlusconi, il conflitto di interessi riguarda anche tutte le società che gestiscono dati e informazioni. E la Casaleggio Associati è una di queste. Il M5S sembra di fatto controllato da una società privata che avrebbe imposto ai suoi parlamentari un contratto che contrasta con l'articolo 67 della Costituzione sul vincolo di mandato. Inoltre, il sistema di gestione della piattaforma Rousseau - che i Cinque Stelle stanno in queste ore utilizzando per la ratifica del contratto di governo con la Lega - solleva dubbi sul metodo e trasparenza dell'esercizio democratico. In tutto questo si può ravvisare un conflitto di interessi? Tiscali.it lo ha domandato a Michela Marzano, professore ordinario di filosofia morale all’Università Paris Descartes ed ex deputata (ora dissidente) del Partito Democratico.

Dottoressa Marzano, le novità introdotte dal M5s devono preoccupare gli italiani?
"No, anzi, penso sia importante informare i propri elettori dei cambiamenti che si vogliono apportare su un programma che in milioni hanno votato. Io avevo rotto con il Pd proprio per questo: nel 2013 non abbiamo avuto la forza di rispettare il patto con cui eravamo andati a governare. C’era stato uno scarto rispetto al programma iniziale, si sarebbe dovuto evitare. La nostra è una democrazia rappresentativa, gli eletti sono chiamati ad assumersi la responsabilità delle loro azioni. D’altro canto però, ci vuole un minimo di coerenza rispetto a quello che si dice in campagna elettorale e quello che poi si è disposti a fare quando si va al potere. Appunto per questo, penso che non sia negativa (o da scartare) l’idea di chiedere agli elettori 5 Stelle un parere rispetto a una alleanza che non prevista nei programmi”.

E' successo anche in Germania
“In Germania, il sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) quando si è trattato di rinnovare la Große Koalition con il partito della Merkel ha fatto votare gli iscritti. Ciò detto, un conto è il rispetto del programma presentato agli elettori, un altro è sospendere la Costituzione per dare voce alla Casaleggio Associati a scapito del presidente della Repubblica e del Parlamento: mi sembra che così si stia andando verso una privatizzazione della politica, a un “vediamo cosa dicono quei due o tre che gestiscono il ‘Movimento’”.  

Anche Berlusconi ha un partito 'privato' 
“Vero, però Berlusconi ha sempre rispettato le regole costituzionali. Le forme non sono un aspetto secondario della democrazia. Il rispetto istituzionale è anche l’immagine che si dà al popolo di come si intende portare avanti il dialogo istituzionale nel corso della legislatura. Che con lui ci siano stati o ci sono ancora conflitti di interesse è vero, tant’è che uno degli argomenti della campagna elettorale del M5s è stata proprio la famosa legge dei tre conflitti di interesse; ma chi vuol lottare contro i conflitti di interesse e poi si ritrova in un conflitto simile, vuol dire A) che i 5 Stelle sono come tutti gli altri (quindi non c’è un elemento di novità) e B) Facendo finta di consultare i propri elettori rispetto a uno scarto di programma, di fatto non fanno altro che riproporre le vecchie logiche politiche”.  

Lei insegna all’Università Paris Descartes, come giudicano in quei contesti la situazione italiana?
“Non la capiscono e la ritengono complicata: l’Italia sta dando al mondo l’immagine di un Paese allo sbaraglio. Si stanno chiedendo: cosa stanno facendo? Come si stanno organizzando? Gli eletti sono affidabili? C’è sconcerto, tutti aspettano che succeda qualcosa e questo qualcosa, almeno per il momento, non succede. C’è anche un po’ di preoccupazione per dove stiamo andando (non lo sappiamo noi, immaginarsi gli stranieri)”.  

Un po’ come gli italiani per Macron, insomma
“Penso di sì, del resto molti francesi lo hanno scelto pensando di votare per un partito di sinistra, ma da subito è subito apparso evidente che le cose non stanno così. Macron è l’ennesima espressione dell’alta finanza: è un uomo di destra e sta portando avanti riforme ultraliberiste. I francesi se ne sono accorti e ora stanno cominciando a mostrare una qualche insofferenza: gli scioperi nell’università e nei trasporti ne sono l’eclatante esempio. La gente sta scendendo in strada contro di lui, eppure tutto questo poteva essere previsto, Macron è un altro figlio della grande finanza: non l’ha capito solo chi non l’ha voluto capire”.

Macron e Grillo hanno stravinto, ma la sinistra dov’è?
“Se lo stanno chiedendo in tanti, non solo gli elettori di sinistra del nostro Paese. Guardi, io stesso mi sono posta questa domanda: come mai in questa crisi sistemica dell’ultra liberalismo la sinistra non è stata capace di farsi portavoce di un messaggio di speranza e di cambiamento? La riposta è semplice: la sinistra ha dimenticato le politiche di uguaglianza e solidarietà che dovrebbero essere invece insite nel suo Dna. Bisogna abbandonare la politica della élite se si vuole tornare a parlare alle masse”.