[l’intervista] “Sul lockdown ha deciso la politica. E ha fatto la cosa giusta. Non usiamo i pareri scientifici in base alla convenienza”.

L’ex ministro della salute Beatrice Lorenzin (Pd) sui verbali desecratati del Comitato tecnico scientifico. “Se Salvini è così rispettoso del parere dei tecnici, perché non usa la mascherina?”. Appello per il Mes: “Dobbiamo prendere subito quei soldi. Ecco per fare cosa”. Una “buona mediazione” l’accordo sullo sblocco dei licenziamenti raggiunto dal governo. Oggi il Consiglio di ministri con il decreto Agosto da 25 miliardi

[l’intervista] “Sul lockdown ha deciso la politica. E ha fatto la cosa giusta. Non usiamo i pareri scientifici in base alla convenienza”.

E’ il caso del giorno: grazie alla Fondazione Einaudi il governo ha dovuto desecretare i verbali del Comitato tecnico scientifico durante l’emergenza. Il 9 marzo i tecnici suggerivano di procedere con le “chiusure differenziate” a seconda degli indici di contagio e non con il lockdown. Lo sapeva? Cosa ne pensa?

“Credo che il governo abbia fatto la cosa giusta: ha assunto una decisione politica sulla base di conoscenze tecniche. In quel momento, a marzo scorso, nessuno poteva garantire che non ci sarebbero stati nuovi focolai e di quale portata. E comunque il documento suggerisce che con una chiusura generalizzata l’obbiettivo di contenere il virus sarebbe stato raggiunto più efficacemente. Con il lockdown siamo riusciti dove altri paesi hanno fallito. Basta vedere cosa sta succedendo oggi”.  

Perchè non rendere subito pubbliche quelle indicazioni? Perché aspettare che fosse la Fondazione Einaudi a pretenderle?

“Non credo che ci fosse un tema di segretezza quanto piuttosto di comunicazione. Ci sono state decine di ore di dibattiti tv su come comunicare la pandemia.

Il Cts è un organo consultivo dove, come è giusto, esperti si confrontano liberamente. Poi è il decisore politico che deve fare una sintesi e prendere la decisione ispirata come in questo caso al principio di precauzione nell’interesse nazionale.È certo però che un comitato consultivo ha un dibattito al suo interno e se contestualizziamo, in quel momento, non c’era bisogno di altra carne al fuoco, quanto piuttosto di un messaggio chiaro al paese. Queste carte raccontano un dibattito con posizioni differenziate e suggerimenti su diversi livelli d’intervento. Poi alla fine ha deciso la politica. E con il senno del poi ha fatto bene: coniugando le ragioni della scienza con fattori non sanitari come la sicurezza” .

Lega e Fratelli d’Italia sono già passati all’attacco. Chiedono le dimissioni di Conte, lo accusano di averci chiuso senza motivo. Poi c’è la storia dello stato di emergenza…

“Ribadisco che la relazione specifica che dove le misure erano più stringenti si raggiungeva il ridimensionamento del focolaio in modo più efficace.A Lega e Fratelli d’Italia dico che il Cts non va a giorni alterni, non è un oracolo quando fa comodo e una voce da disprezzare quando non fa quello che auspichiamo noi. Il Cts si raccomanda anche di portare le mascherine: non mi pare che Salvini obbedisca. In ogni caso non ci si può far fare la predica da chi porta un bambino sul palco e si fa dire che non gli piace la mascherina. Che farò ora la Lega col vaccino? E con la app Immuni?”

Ieri mattina davanti alla Camera i lavoratori privati della Sanità chiedevano con rulli di tamburo e squilli di trombe l’accesso al Mes. Su cui il governo non decide. Dov’è l’errore?

“Che i lavoratori privati nella Sanità chiedano l’accesso al Mes ci dice che queste risorse ci servono per metterci in sicurezza dal Covid e sono l’occasione di sciogliere nodi irrisolti del nostro Sistema sanitario nazionale come la necessità di riorganizzare il personale sanitario secondo i fabbisogni inevasi e resi ancora più stringenti dalle nuove necessità del post covid. Dobbiamo assumere e formare il personale pubblico e privato. Il Covid ha evidenziato tutte le nostre criticità: l’assenza di rianimatori e anestesisti, di medici di medicina generale, infermieri e operatori, la medicina del territorio e il sistema di allerta e prevenzione sul territorio. Il Covid ha evidenziato il nervo scoperto della prevenzione ( non solo in Italia) , dobbiamo riorganizzare con nuovi modelli sia il sistema di controllo che di prevenzione dal territorio all’ospedale. Dobbiamo metterci in sicurezza non solo per una eventuale nuova ondata che non ci auguriamo, ma anche per il prossimo virus che prima o poi si presenterà. E poiché non possiamo sapere quando sarà la prossima volta, il territorio deve essere sempre pronto ad intercettare i segnali di allarme e gestirlo tempestivamente. Per fare questo occorre personale formato, governance e tecnologie, In una parola servono i soldi del Mes”.

Che però non possono essere usati per fare assunzioni?

“Obiezione tipica di chi immagina il bilancio della Salute come se fossero tanti silos scollegati uno dall’altro. Con i danari del Mes possiamo fare quelle operazioni che permettono di liberare il soldi del fondo sanitario nazionale. Mi spiego meglio: se usiamo i soldi del Mes per la prevenzione, i vaccini, la telemedicina, i pazienti cronici , per acquistare macchinari, Tac, Pet, strumenti per le cura a casa e la deospedalizzazione,solo per citarne alcuni è chiaro che li svincoliamo da una parte per metterli da un’altra. Il mondo della salute pubblica è collegato e interconnesso , non a caso il MES parla di effetti diretti e indiretti del Covid”.

Possiamo usarli anche per riconvertire fabbriche e riportare in Italia le filiere chimico-farmaceutiche che sono eccellenze ma le abbiano cedute ai mercati dell’est asiatico?

“Quei soldi possono essere utilizzati e investiti nella ricerca biomedica e nelle scienze della vita. Quindi, per essere più chiari, non solo nella medicina ma anche nell’innovazione che oggi è connessa ai nuovi processi terapeutici: medicina predittiva, genomica, medicina personalizzata. Basti pensare che una linea di terapia per il Covid in fase sperimentale è sugli anticorpi monoclonali ad oggi utilizzati per il cancro”.

 Facciamo un esempio

“Pensiamo a cosa accadrebbe potenziando i fondi per gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) come lo Spallanzani di Roma creandone di nuovi al sud dove sono pochi ma fanno la differenza. Il Pascale a Napoli è stato protagonista di una terapia sperimentale contro il Covid che ha dato buoni risultati. Aumentando i fondi della ricerca potrebbe diventare ancora più attrattivo e potenziare la sua attività con grande beneficio per i suoi pazienti e per il sistema italiano. Da quella ricerca abbiamo due tipi di benefici: i pazienti di quel centro possono avere accesso a terapie innovative; gli studi statistici americani ci dicono che ogni dollaro investito in ricerca porta fino a 146 dollari di leva finanziaria. Cioè ogni dollaro investito in questo ne sviluppa 146. Non so se è chiaro cosa questo può comportare: l’Italia che già è uno dei paesi top per la ricerca e la sperimentazione clinica potrebbe migliorare ancora l’accesso a terapie innovative e creare indotto, industria e posti di lavoro”.

Turismo sanitario. Nella bella Italia. Idea interessante. Ci può dire esattamente quali sono le condizioni di spesa per il Mes?

“Costi diretti e indiretti del Covid. Quelli diretti sono ad esempio i macchinari per la terapia intensiva, le mascherine e i Dpi, i tamponi, i test sierologici, i nuovi reparti, le strutture Covid, le migliaia di persone tra medici, infermieri e operatori reclutati nell’urgenza, le terapie, il vaccino. Gli indiretti sono legati alla riorganizzazione di tutto il sistema per fronteggiare gli effetti o prevenire il Covid, mettere in sicurezza le strutture per anziani, le Rsa, la medicina scolastica, la telemedicina per i pazienti cronici e fragili, la necessità di mettere in campo misure e strumenti per curare chi ha dovuto rinviare visite o operazioni programmate . Oggi le nostre strutture stanno vivendo un’altra epidemia quella del sovraccarico di liste d’attesa per pazienti con tumori, diabete, deficienze cardiache.

A differenza del Recovery fund dove i piani di investimento devono essere molto dettagliati, nel Mes l’unica condizione è che vengano spesi nella sanità. Dove tutto è interconnesso”.

Eppure Conte non decide

“Vorrei che sul Mes ci fosse un confronto franco, carte alla mano, favorevoli e contrari alla pari, per mandare in soffitta una volta per tutte incertezze, timori, dubbi”.

Lei è membro della Commissione Bilancio della Camera. Ha appena nominato il Recovery fund e il piano di riforme e progetti da cui dipende l’erogazione dei 209 miliardi. Non se ne sa più nulla. E il tempo passa. Il Parlamento sarà coinvolto e come?

“Il Parlamento sarà decisivo. Ieri c’è stata l’ultima riunione della Commissione Bilancio e anche la prima con il nuovo presidente Melilli. Dalla fine di agosto con i colleghi del Senato, abbiano già programmato un fitto calendario di audizioni, soggetti del mondo industriale in rappresentanza delle nostre filiere più importanti. Sentiremo anche il mondo finanziario. E infine i vari ministeri che devono presentare progetti e piani di investimenti. So che il Ciae (Comitato interministeriale affari europei, ndr) ha distribuito tramite i ministri i moduli con i questionari che devono essere restituiti entro Ferragosto. Lavoreremo giorno e notte. Abbiamo chiesto che siano coinvolte anche le altre Commissioni, dalla Sanità ai Trasporti”.

Ok, molte audizioni. E poi? Che margini di manovra avrà il Parlamento se non sarà d’accordo con le proposte del governo?

“Il Parlamento è pienamente coinvolto, non potrebbe essere altrimenti, questo piano impegna e riprogramma le linee di sviluppo dell’Italia per le prossime generazioni”.

Si è appena chiuso a palazzo Chigi un lungo vertice di maggioranza sul decreto Agosto, un ulteriore indebitamento per 25 miliardi. Soldi per lavoro, cassa integrazione, i settori del turismo e dell’auto che sono rimasti indietro e più in sofferenza di altri. Condivide questo modo di fare debito e di distribuire soldi?

“Condivido e non sono stupita perchè turismo e auto erano rimasti fuori dal decreto Rilancio, le risorse non bastavano.In fase di discussione di quel decreto ci accorgemmo che sarebbe stata necessaria una terza manovra. Ed eccoci qua”.

Alla terza manovra in quattro mesi per un totale di cento miliardi di indebitamento. Da cui però manca totalmente un piano, una strategia completa per rifondare la nostra economia dopo il virus. Chi si sta occupando di questo? Dove sta la capacità di visione? Al momento sembra che tutto risponda soprattutto ai principi dell’assistenzialismo e dello statalismo.

“Le misure assunte fino ad ora servono e sono servite a garantire le necessità urgenti, dall’emergenza sanitaria a sostenere il reddito per 16 milioni di persone a tenere in vita filiere che altrimenti sarebbero morte. Non c’era altro modo e se mi guardo indietro penso a cosa sarebbe successo se non fossimo riusciti a sostenere lo scostamento. Altre misure messe in campo però sono già di rilancio: penso alle infrastrutture anche tecnologiche, all’edilizia e all’efficientamento energetico che stanno sostenendo un intero comparto. E poi, per quello che lei chiama il progetto di rilancio del paese che presuppone una visione di sistema, ci saranno le risorse del Recovery Fund che finanziano progetti con una visione di sviluppo a medio lungo termine. Su questo non possiamo perdere il treno, il Pd sosterrà progetti di respiro per l’economia e la società”.

Non crede che il nostro quotidiano sia destinato a cambiare per sempre? Crede che faremo ancora le code ammassati al Colosseo? O allo stadio? Interi settori sono stati spenti e chiusi e forse vanno ripensati

“Sono ottimista: faremo tutto di nuovo, magari con la mascherina. Ma soprattutto avremo il vaccino e altre terapie. Ci faremo trovare pronti”.

E’ stato raggiunto l’accordo sul blocco dei licenziamenti: lo sblocco sarà graduale da metà novembre fino a fine anno a seconda dell’ammortizzatore e degli incentivi fiscali usati. Hanno vinto i sindacati o Confindustria?

“E’ stata raggiunta una buona mediazione che tiene conto della necessità di proteggere il mondo del lavoro e di trovare meccanismi di incentivazione per andare avanti e sbloccare alcune situazioni. Siamo sulla buona strada. Magari servirebbe, a tutti, un po’ più di fiducia, abbiamo le capacità per superare anche questa crisi nelle opportunità offerte da questa crisi devastante”.