“C’è lavoro ma non ci sono i lavoratori. In parte abbiamo esagerato con l’assistenzialismo”.

Intervista con Martina Nardi, deputata Pd, presidente della X Commissione della Camera. “Urgente usare i soldi che il Pnrr destina alla formazione”. Mancano 150 mila tra baristi, ristoratori, ma anche ingegneri ed esperti digitali. “Il Reddito di cittadinanza va modificato”. Entro fine agosto un milione e 300 posti di lavoro in più

“C’è lavoro ma non ci sono i lavoratori. In parte abbiamo esagerato con l’assistenzialismo”.

Unioncamere ci ha consegnato una fotografia inquietante. Anzi, il paradosso dei paradossi: c’è lavoro ma non si trovano i lavoratori. Tutto questo mentre l’allarme sociale cresce per il rischio licenziamenti visto che il 30 giugno decade il blocco figlio del Covid. La ricerca spiega che  è complicato reperire il 30,7% delle figure professionali richieste dal mercato del lavoro. Due anni fa, prima della pandemia, il dato era al 25,7%, sempre alto. Ora è persino peggiorato. Un paradosso, però, non solo italiano.  Tiscalinews ne parla con Martina Nardi, deputato del Pd e presidente della X Commissione, Attività produttive, commercio e turismo, un punto di osservazione speciale sulle dinamiche del mondo del lavoro alle prese con la pandemia.

Presidente Nardi, aveva intercettato questo dato? E come se lo spiega?

“Lo abbiamo visto chiaramente con il Superbonus per l’edilizia: il risultato è che non si trova un muratore, un idraulico e un elettricista neanche a pagarlo oro. Purtroppo è un dato storico e strutturale: il nostro sistema scolastico secondario non forma per il mondo del lavoro. Temo che anche i nuovi Its (Istituto tecnico scientifico) che si rivolgono  a giovani già diplomati, non coprano questo nostro deficit. Ci vorrebbero i licei di formazione tecnico-scientifica, scuole che formano muratori, falegnami, idraulici e poi li mettono in contatto, fin dalla formazione con il mondo del lavoro locale. Le faccio questa domanda: oggi chi insegna ad un ragazzo a fare il muratore? Nessuno, l’apprendistato in un cantiere. Questo è chiaramente un problema”.

Sono anni che sentiamo questa analisi e questa proposta. “Finchè  lasciamo gestire la partita della formazione professionale a livello regionale, non facciamo passi avanti. Occorre una modifica nel sistema scolatico nazionale. Le faccio questa domanda: oggi chi insegna ad un ragazzo a fare il muratore? Nessuno, solo l’apprendistato in un cantiere. Questo, moltiplicandolo per svariati ruoli e mansioni, è il  problema”.

Altri numeri: sempre Unioncamere stabilisce che entro fine giugno ci saranno 560 mila nuovi contratti. A fine agosto si arriverà ad un milione 300 mila. Condivide questi numeri?

“Questi numeri sono la prova che le azioni anti-cicliche messe in atto dal governo, questo e quelli precedenti, stanno dando i risultati sperati. Il Superbonus per l’edilizia non è solo questione di green e ambiente ma è un volano per il lavoro. E’ stato calcolato che l’80% delle aziende italiane ruotano intorno al “sistema casa” che si porta dietro tante filiere: non solo l’edilizia ma il tessile, l’elettronica da casa, il comparto arredamento e quello della ceramica. Dunque sì, ci aspettavamo questi numeri. Non arrivano per caso”.  

Un milione e trecentomila posti di lavoro in più entro fine agosto. Più o meno quelli persi nei sedici mesi di pandemia. Possiamo dire che a fine giugno avremo fatto “pari” tra il prima e il dopo?

“Sì, ma il risultato non sarà Zero e anche se il saldo sarà uguale avremo nuovi disoccupati e nuovi occupati. Mi spiego meglio: un milione e 300 mila posti di lavoro in più sono nuove professionalità e mansioni diverse da quelle perse un anno e mezzo fa. Questo significa che troveranno lavoro nuove figure professionali, soprattutto legate al digitale o al green, mentre quelle di “prima” resteranno senza impiego. E’ un gap che dobbiamo conoscere e saper gestire. Il problema è che tutto accade molto in fretta mentre i cambiamenti di mentalità hanno processi lunghi”.

Soluzioni?

“Ne vedo solo una: un sistema di formazione continua. I corsi di formazione oggi non funzionano. Invece dobbiamo sapere che se perdo il lavoro, la settimana dopo inizio un corso di formazione per le nuove professionalità di cui c’è bisogno in quel momento. E in quel territorio. Un sistema a ciclo continuo”. 

Diciamo che i corsi di formazione oggi sono soprattutto delle truffe.

“Io dico che non funzionano perchè gestiti a livello locale. Devono essere centralizzati. Serve un unico contenitore nazionale declinato poi in base alle necessità dei vari territori in quel momento”. 

A questo punto, vista la domanda in arrivo, siamo sicuri che lo sblocco dei licenziamenti lascerà senza lavoro circa mezzo milione di lavoratori come dicono le stime?

“In alcuni settori ci sarà crisi. E noi dovremo essere presenti. In altri ci sarà una forte crescita. Il governo, il Parlamento, le associazioni di categoria dovranno intercettare questo andamento e i cambiamenti che si porta dietro. Non è e non sarà facile”. 

E una volta intercettato?

Servono gli strumenti per dare le risposte che servono: formazione professionale per i settori in crisi che dovranno impiegare in modo diverso la propria forza lavoro; e formazione professionale per i settori che tirano e cercano manodopera. Il settore del commercio, ad esempio, avrà modiche profonde. E così quello del turismo. Entrambi vengono tra l’altro da lunghe fasi di crescita incontrollata. Noi, le associazioni di categoria, stiamo monitorando il fenomeno ma dobbiamo subito costruire risposte e tarare di volta in volta le misure”.

Può fare un esempio?

“Lo shopping on line resisterà anche nel futuro? Se si, è chiaro che ci saranno meno negozi. Ma meno negozi possono anche essere un problema di decoro e di ordine pubblico nelle città. Quindi, se succede, che facciamo? Credo che dovremo incentivare il commercio fisso, dal vivo , con sistemi di tassazione più vantaggiosi.  Insomma, la politica dovrà essere flessibile e umile per seguire questi processi senza arroccamenti ideologici che non servono a nessuno”.

Allude a qualcuno?

“Assolutamente. E’ una fase nuova per tutti”. 

Il Pnrr destina 50 miliardi per due mission chiave: istruzione e ricerca; inclusione e coesione. Draghi ha chiaro cosa fare con questi soldi?

“Il Pnrr ci regala grandi aspettative. Ora dovrà trasformarsi in progettualità concreta. Non possiamo sbagliare nè sprecare l’occasione. Non ci saranno più tempi supplementari”.

Lo stesso studio di Unioncamere  denuncia che mancano 150 mila figure nel settore del commercio e della ristorazione tra posizioni fisse e stagionali. Non si trovano camerieri, cuochi, pizzaioli. Ma neppure  ingeneri ed esperti informatici, digitali. Di chi la colpa?

“Un mix di tante cose: scuola, formazione, stipendi bassi, alcuni mestieri snobbati per anni e appaltati a stranieri, scarsità di politiche attive per cui non esiste un posto dove andare perchè sai che lì trovi tutte le offerte di lavoro possibili in quell’area geografica. Tutti aspetti su cui dobbiamo intervenire presto”.

Molti “disoccupati” rifiutano magari il contratto a tempo per non perdere il diritto alla Cig Covid, alla Naspi o altri ammortizzatori reddito di cittadinanza e reddito di emergenza. A che punto siete con la riforma del sistema ammortizzatori?

“I colleghi se ne stanno occupando. Il ministro Orlando ha fatto capire che prima dell’estate sarà presentato il nuovo sistema. Di sicuro serve la riforma strutturale degli ammortizzatori ma anche delle politiche attive per il lavoro. Su questi punti abbiamo veramente sprecato anni. Io non sono tra chi sputa sul Reddito di cittadinanza, la povertà purtroppo c’è e una misura di sostegno per i più poveri è necessaria. Però va rivisto e corretto. Far tornare in capo ai comuni e ai sindaci la gestione dei sussidi, può evitare abbagli ed errori visti in questi tre anni quando noti mafiosi hanno potuto beneficiare del Reddito di cittadinanza”.

Se le cose stanno così adesso, cosa succederà tra pochi mesi quando il Pnrr richiederà mano d’opera e professionisti qualificati?

“Dobbiamo farci trovare pronti. Intanto stanno per essere assunte più di ventimila persone nella pubblica assicurazione. Tutte con concorso e in base alla richiesta di nuove professionalità. Credo non succeda dagli anni sessanta. E poi dobbiamo accelerare, come già detto, sui corsi di formazione e inventarci occasioni per far tornare gli studenti formati in Italia, a spese dello Stato, e poi emigrati all’estero. Dove vengono pagati di più. Queste sono questioni che non possono più essere rinviate”.

Sblocco dei licenziamenti: saranno possibili a partire dal primo luglio. Il decreto Sostegni 2 introduce incentivi per chi non licenzia. Ma leva il blocco tranne che per i settori ancora in crisi. Partiti e sindacati sono contrari. Quale la sua posizione?

“Credo che la proposta di Draghi sia una saggia via di mezzo. Può essere la strada giusta. O forse tra un paio di mesi ci accorgeremo che non è così. Quello che voglio dire è che tutti noi abbiamo chiaro l’obiettivo: la gente deve lavorare. Poi ci sono più modi per raggiungerlo. E occorre nel caso provarli tutti cambiando anche in corso d’opera. Per il resto sappiamo che ci sono settori che non si sono mai fermati, hanno sempre lavorato e rispetto ai quali è dannoso e sbagliato tenere il blocco dei licenziamenti”. 

Crede che la pandemia abbia creato un eccesso di assistenzialismo?

"In parte sì. Ci sono state due fasi. Nella prima, marzo-giugno 2020, c’è stato bisogno di un sostegno vero e anche umano. E siamo stati capaci di darlo con i primi due decreti, Liquidità e Rilancio. Nella seconda fase abbiamo esagerato e alla fine abbiamo scontentato tutti. Troppi ristori e troppo poco nella ricostruzione delle politiche attive”.

Troppo debito cattivo e troppo poco debito buono?

“Direi di sì. Nella seconda fase abbiamo perso il controllo, dato molto, costruito poco quando quello era invece il momento, ad esempio,  di investire subito nella formazione. Oggi il paradosso è che abbiamo speso tanto, circa 200 miliardi e tutti si lamentano, tutti ancora chiedono. Il decreto Sostegni bis ha già migliaia di emendamenti. C’è qualcosa che non torna”.        

Tutto questo è stato un freno alla creazione di posti di lavoro e per la formazione dei profili professionali?

“…che sono quelli che ora le aziende cercano ma non trovano. Ora dobbiamo concentrarci su poche cose ma farle bene. Senza perdersi in mille rivoli. Il Pnrr è pensato per produrre buona economia. Abbiamo poco tempo e quel poco deve essere destinato a fare riforme strutturali per semplificare burocrazia e pubblica amministrazione e creare nuovi posti di lavoro”.  .