[Intervista] “Certi politici italiani non vogliono pagare le foto che pubblicano sui social”

Tiscali News ha sentito Carlo Carino, fondatore dell’agenzia fotografica Imagoeconomica, impegnato da tempo in una battaglia per la tutela del diritto d’autore che purtroppo non tutti i protagonisti della politica italiana rispettano

“Vi spiego perché certi politici italiani non vogliono pagare le foto che pubblicano sui social”
Foto Ansa

Sono pochi ormai i politici italiani che resistono alla tentazione di apparire sui social network. Di rivolgersi direttamente ai loro elettori pubblicando non solo testi ma anche tante fotografie. Perché si sa che sui social una immagine può essere più efficace di 1000 parole. Ma c’è un piccolo problema: i social network non sono un far west senza regole (come qualcuno ancora oggi pensa) e per pubblicare una foto bisogna avere il diritto di farlo. Regola semplice che non tutti però rispettano. Ne sa qualcosa per esempio Carlo Carino, fondatore dell’agenzia fotografica Imagoeconomica, che sistematicamente subisce sottrazioni di foto proprio da parte dei politici che, violando le leggi sul diritto d’autore, le pubblicano sui profili personali dei social network senza pagare un centesimo. Tiscali News ha deciso di sentirlo per fare chiarezza su una vicenda che ancora una volta mette in cattiva luce la classe politica italiana.

Iniziamo inquadrando il fenomeno da un punto di vista economico. Una singola foto che forchetta di prezzo può avere?
"Un tempo, prima dell’avvento di internet, si poteva andare da un minimo di 30/40 euro fino a 500/600 euro. Oggi si parte da un minimo di 4/5 euro fino a 200/250 euro. E’ importante però dire anche un’altra cosa: rispetto al passato il numero di utilizzatori delle foto è cresciuto tantissimo. Si è centuplicato e forse anche di più”.

Avete denunciato più volte di aver subito delle sottrazioni di foto da parte di politici italiani. Il fenomeno è trasversale a tutti gli schieramenti o riguarda solo una parte?
"E’ trasversale  anche se ci sono differenze tra i vari schieramenti”.

Vi siete limitati a denunciare il fenomeno solo a parole o vi siete rivolti anche all’autorità giudiziaria?
“Ci siamo rivolti anche alla magistratura denunciando diversi politici ma non è facile far rispettare il diritto d’autore”

Perché non è facile?
“Per due motivi. Il primo è che la normativa è antiquata e inadatta al mondo digitale di oggi. L’unica norma italiana che fa riferimento a questa materia risale addirittura al 1941. L’Unione Europea due anni fa ha varato una riforma generale della tutela del diritto d’autore sul web ma al momento è stata recepita solo da un ramo del Parlamento italiano”.

Il secondo motivo?
“Che è molto difficile notificare un atto giudiziario a un senatore o a un deputato”.

I politici sottraggono le immagini per ignoranza (ovvero perché non conoscono le leggi sul copyright) o semplicemente perché non vogliono pagare?
"Innanzitutto è giusto dire che non sono tutti i politici a non voler pagare le foto. Diversi gruppi parlamentari sono abbonati a Imagoeconomica e dunque usano legittimamente le immagini. Tra quelli non abbonati bisogna poi distinguere due casistiche. Quelli che pagano quanto dovuto in seguito alle nostre segnalazioni e quelli invece (purtroppo una buona fetta) che al contrario non solo si rifiutano di farlo ma non rispondono neanche alle nostre lettere”.

Perché si comportano in questo modo?
"Per supponenza ovvero arroganza. Da tanti anni per motivi  professionali frequento il mondo della politica romana e purtroppo devo dire che è un atteggiamento molto diffuso”.

Prima ha detto che il fenomeno della violazione del copyright è trasversale ma ci sono differenze tra i vari schieramenti politici. A cosa si riferiva? 
“Mi riferivo proprio a questo atteggiamento di supponenza che è più diffuso tra gli esponenti del centrodestra. Con quelli del centrosinistra è più semplice arrivare a un accordo in seguito a una nostra segnalazione di violazione del diritto d’autore”.