Cosa è e a cosa serve: parla Gozi l’uomo che ha inventato il Recovery Fund

Questa è la storia dell'ideatore, teorico e anche onomastico, del fondo stanziato per reagire alla crisi

Sandro Gozi
Sandro Gozi

E’ italiano, si chiama Sandro Gozi, è stato sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari Europei nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, poi è stato consigliere del premier francese Philippe e oggi è eurodeputato eletto nelle liste macroniane di “Renaissance”, italiano ma francese. O, se si preferisce, francese ma italiano. In una parola, europeo. Gozi è nato a Sogliano al Rubicone, sopra Cesena, e su questa sua appartenenza ha giocato molta della sua campagna elettorale in Francia: “Ripetevo in continuazione che dobbiamo varcare il Rubicone…”. E proprio il racconto della sua esperienza da eurodeputato italiano, che fa riferimento a Italia Viva, ma fortemente francese, di Renaissance, è al centro di questa intervista di Gozi, che arrota le erre quasi da brividi, più francese di un francese, con una pronuncia straordinaria e addirittura le nasali parigine: “En Marche!”, “Emmanuel Macron”, “Renaissance”, “Liberation”, “Matignon”. Insomma, una perfetta crasi fra nascita italiana ed elezione francese, l’Unione Europea fatta uomo. E sentiamo dalla sua viva voce come ci siamo arrivati: “Sono diventato un caso mondiale, perché è la prima volta che un ex membro del governo di un Paese viene eletto in un altro Paese”.

Per alcuni è una sorta di alto tradimento e lo è stato quando lei è diventato consigliere del primo ministro francese Philippe
“Sì sì, ricordo la sorella d’Italia Giorgia Meloni, con cui peraltro fino a quel momento avevo un buon rapporto; ricordo Luigi di Maio che andava con Di Battista ad incontrare personaggi di estrema destra francesi vestiti con i gilet gialli e i leghisti… Una bella compagnia di persone che addirittura chiesero di togliermi la nazionalità. Ricordo che Matteo Salvini mi rimproverò l’amicizia con Emmanuel Macron, che rivendico ed è fortissima, non so se è forte come la sua con Vladimir Putin…”.

Però, Gozi, uno che passa da un governo di uno Stato a quello di un altro Stato, non è proprio così normale. Quelli che parlavano di “tradimento” qualche motivo magari ce l’avevano. Non trova? 
“Certo che non trovo, se questi signori avessero studiato il ruolo di un sottosegretario o di un ministro agli Affari Europei avrebbero saputo che non si occupa di segreti di Stato o di dossier militari riservati, ma anzi lavora proprio per la coesione europea e io ho lavorato sempre e con ottimi risultati per il bene dell’Italia”.

Poi, però, si è candidato ed è stato eletto in Francia, subentrando a febbraio 2020 agli eurodeputati inglesi che lasciarono Strasburgo e Bruxelles dopo la Brexit. Sicuro che è tutto normale? 
“Sono diventato un caso mondiale…”.

Appunto
“…ma erano molti i precedenti di eurodeputati eletti in un Paese diverso da quello della loro nazionalità, tutti esempi virtuosi. E immediatamente mi è venuto da pensare a Marco Pannella e alla sua battaglia transpartitica e soprattutto transnazionale. L’ho sempre seguito, fin da quando ero ragazzo e lo vedevo a Tribuna politica in televisione, a metà fra un guru e un visionario. Tanto è vero che ho aderito al partito radicale transnazionale. E quindi ho accolto e promosso con gioia il progetto di Renaissance voluto da Emmanuel Macron, con candidati di sette nazionalità e molti provenienti dalla società civile, 73 francesi più noi sei di altri Paesi d’Europa. E’ stata la più bella esperienza che abbia mai vissuto da quando faccio politica. E la dedico a Marco Pannella”.

E adesso?
“Questo è un punto di partenza, non di arrivo. Mi è piaciuta molto una definizione di me che ha dato Bloomberg in un articolo che mi ha dedicato: “E’ il politico del domani”.

Cosa ci riserva questo domani? 
“Il caso del Covid ci ha dimostrato l’assoluta inadeguatezza del ragionare in termini statuali e non in termini di Europa e credo che anche le vecchie famiglie europee, a partire dal PPE, siano certamente superate rispetto alle nuove esigenze. Fondamentalmente, i vecchi gruppi dell’Europarlamento sono federazioni di partiti di singoli Stati che però spesso non hanno nulla a che spartire realmente. Ed è proprio per questo che noi di “Renaissance” su imput di Emmanuel Macron, personaggio chiave di questo futuro, abbiamo promosso la formazione di Renow Europe, nuovo gruppo davvero europeo ed europeista, che coinvolge 98 eurodeputati di 24 Paesi, la terza forza dell’Europarlamento già alla sua fondazione”.

Avete votato Ursula von der Leyen e David Sassoli….
“La presidente della commissione è stata fortemente voluta da Macron e siamo lietissimi. Sassoli, pur provenendo da uno dei due principali eurogruppi, quello socialdemocratico del PSE, ha iniziato molto bene il suo mandato, comprendendo in pieno le istanze europeiste”.Ma se eurodeputati leghisti, pentastellati o di Fratelli d’Italia le proponessero qualcosa di buono, lo voterebbe?“Per l’Europa federale mi alleerei anche con il diavolo, e quindi sì”.

Cosa significa “Europa federale”?
“Sì ricorda la CECA, Comunità Europea Carbone e Acciaio? Ecco io credo che clima e digitale siano il carbone e l’acciaio del ventunesimo secolo. Sono molto ottimista”.

A cosa è dovuto questo ottimismo?
“Per esempio all’accordo sul Recovery Fund, che in qualche modo è una mia invenzione, lo ritengo davvero un mio successo, oltre che ovviamente di Emmanuel Macron, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile. Un passo decisivo verso l’Europa federale e che è il riassunto della mia storia personale iniziata in Europa con Prodi e Barroso, continuata in Italia con Prodi, Renzi e Gentiloni e poi in Francia con Philippe e Macron. La mia presenza a Strasburgo e Bruxelles non è altro che una storia che continua: che fossi alla Commissione Europea, a Palazzo Chigi o a Matignon, le idee di Sandro Gozi sono rimaste sempre le stesse. E ci tengo anche a precisare che quando sono diventato un consulente del governo francese ero ormai un libero cittadino senza più incarichi elettivi da mesi in Italia”.

Ma è sicuro che il “Recovery Gozi fund” sia davvero così un trionfo? Cosa glielo fa pensare?
“Credo che sia davvero l’inizio di una nuova Europa Federale. E sa cosa mi dà la certezza? Vedere gli eurotiepidi festeggiare oggi e sentire Giorgia Meloni e i Cinque Stelle dire che è un passo avanti dovuto ai loro interventi. Ecco, questo è quello che mi fa sorridere, ma mi dà anche la certezza che – facendo il contrario di quello che dicevano loro – abbiamo fatto il meglio”.