[L’intervista] “Salvini? E’ un alleato. Ma del mio futuro decido da sola. E in politica, in genere, non mi aspetto riconoscenza”

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, a tutto campo alla vigilia della sentenza nel processo alla sindaca raggi.  “I litigi nella maggioranza di governo aumenteranno, Lega e 5 Stelle sono ontologicamente diversi ma andranno avanti almeno fino alle Europee. A meno che sulla cena politica italiana non compaia una vera alternativa politica. A giorni l’incontro con Salvini. Intanto ha aderito in Europa all’asse dei Riformisti e conservatori e ne ripropone lo schema anche a livello nazionale. 

[L’intervista] “Salvini? E’ un alleato. Ma del mio futuro decido da sola. E in politica, in genere, non mi aspetto riconoscenza”

Il suo nome è molto evocato. Salvini la vorrebbe in corsa per il Campidoglio. Altri immaginano il suo ingresso al governo. Giorgia Meloni è forse l'unica leader politica donna in Italia. Giovanissima al governo - Berlusconi volle per lei le Politiche giovanili - ha ripreso in mano la destra quando sembrava distrutta da scissioni e scandali e l'ha riportata saldamente in Parlamento con più di cinquanta parlamentari. Ora è pronta ad un'altra ripartenza, in Europa e in Italia, con un nuovo soggetto politico. Finita una missione, ne inizia subito un’altra. Talvolta le capita di rimpiangere di essere stata “troppo seria” in campagna elettorale, di aver tenuto i toni “bassi per dire però cose vere”.  È mercoledì sera. Meloni è appena uscita da un convegno su Almirante dove è stata relatrice nonché ospite d’onore. Sta guidando, si ferma, parcheggia, mette le frecce di posizione e accetta di rispondere alla domanda di Tiscalinews. A casa l’aspetta la piccola Ginevra, due anni, e almeno un’altra ora di lavoro tra chat da sbrigare, profili social e altre corrispondenze.  

 Il decreto sicurezza è passato ieri al Senato con 163 voti, 6 in meno di quelli avuti per la fiducia cinque mesi fa, appena due sopra il quorum assoluto. Come sta, secondo lei, il governo del cambiamento?

"Stanno venendo al pettine nodi grossi su questioni fondamentali come sicurezza, giustizia, economia, immigrazione. Si stanno sfidando su tutto. Del resto, come ho sempre detto anche a Salvini, il Movimento 5 Stelle viene da sinistra, guarda a sinistra, crede nell'assistenzialismo mentre la Lega viene da tutt'altra parte. È inevitabile che tutto questo esploda oggi e sempre di più accadrà nel futuro. Finora si sono distribuiti competenze in cambio di una sorta di cessione di potere sui vari temi, a Salvini sicurezza e immigrazione, ai 5 Stelle i dossier economici e sociali. Ma non si può governare a compartimenti stagni e i contenuti della manovra faranno esplodere, inevitabilmente, tutte le contraddizioni". 

Quella più clamorosa?

“Ne dico una che mi sembra la più efficace: le regole per l'erogazione del reddito di cittadinanza prevedono sarà  vincolato a tre proposte di lavoro. Ma allora, dico io, se lo Stato è in grado di farmi tre offerte di lavoro, perché non me me le fa direttamente? Semplice, perché il lavoro in Italia non c’è. E con questa manovra c ne sarà ancora meno. Quindi, quando Di Maio dice che ha abolito la povertà, oltre a dire una cosa molto irrispettosa di chi davvero vive quella condizione, dice anche una palese bugia. Altro che crescita….”. 

Fratelli d'Italia avrebbe votato il decreto sicurezza se non ci fosse stata la fiducia?

"Si perché nel programma del centrodestra ci sono diversi temi affrontati nel decreto Salvini. Anche noi avevano in programma l’abolizione del permesso umanitario. Secondo noi però la mediazione con il Movimento 5 Stelle lo ha reso poco efficace. Abbiamo presentato i nostri emendamenti per migliorarlo  - sgombero dei campi rom, inasprimento delle pene per chi aggredisce le forze dell'ordine, lotta alle mafie nigeriane e il reato di integralismo islamico - ma sono stati tutti respinti. Nonostante questo atteggiamento incomprensibile  della maggioranza, lo avremmo votato. Alla Camera comunque riproporremo i nostri emendamenti che al Senato sono la metà di quelli firmati dai 5 Stelle. Anche questo vorrà dire qualcosa o no?". 

Una sfida dietro l'altra tra i due contraenti del contratto del cambiamento. Ora anche sulla giustizia. Cosa ne pensa della prescrizione bloccata dopo il primo grado di giudizio?

"Scelta sbagliata perché in questo modo la politica, lo Stato, scarica ancora una volta sui cittadini la sua incapacità di riformare il sistema. Solo una volta che ci sono tempi certi sui processi si può mettere mano alla prescrizione. In questo Salvini ha ragione, altrimenti il fine-pena-mai per i delinquenti diventa fine-processo-mai per i cittadini, magari innocenti. Allora, io dico che il ministro Bonafede dovrebbe prima riformare il sistema giustizia che non funziona e poi occuparsi della prescrizione. Questo sarebbe un modo di procedere serio, concreto, sicuramente - lo capisco - più complicato". 

 Lei come definisce Salvini: socio, alleato, traditore?

"Alleato, lo siamo stati alle politiche, alle amministrative, lo saremo anche alle prossime. Sì, Salvini è un alleato che ha fatto una scelta che io non condivido e non avrei mai fatto. Dopodiché Fratelli d'Italia e Lega sono due partiti diversi che competono ma sono ancor capaci di camminare insieme".

 Vi siete sentiti negli ultimi giorni?

“Si, e ci dovremmo anche vedere. Questa settimana. Al massimo la prossima. Abbiamo entrambi due agende complicate”

 Sabato è attesa la sentenza Raggi. Cosa succede se la sindaca dovesse essere condannata?

“Io credo che si faccia molto parlare di un tema che non esiste. Escludo che la sindaca Raggi scappi da Roma, escludo che il Movimento faccia questa figura irrecuperabile di mollare tutto dopo una condanna per falso in atto pubblico.  Troveranno il modo per tenerla al suo posto”. 

Salvini ha lanciato il suo nome come sindaca di Roma. Una trappola per metterla fuori gioco come leader nazionale? O l'ammissione di non avere classe dirigente affidabile al centro sud? Al netto di alcune eccezioni.

“Dovete chiederlo a Salvini. Per il resto lo ringrazio ma è un tema che ora non si pone. E quando deciderò io del mio futuro. Non c'è dubbio, me lo ricordo bene, che il vicepremier due anni fa fu un alleato corretto nella mia corsa al Campidoglio”. 

E sì, fu Berlusconi a cambiare candidato. Però poi vi siete chiariti. È in programma un incontro anche con il Cavaliere? L’alleanza è a tre…

"E infatti occorre vedersi, tutti e tre, definire le candidature regionali, fare un giro di tavolo. Io la vedo così: il centrodestra è un sentimento maggioritario tra i cittadini. È chiaro che vanno reinterpreti modello, regole, contenuti". 

A cui lei e Fratelli d'Italia state già lavorando. Due giorni fa ha ufficializzato l'adesione di  Fratelli d'Italia all'asse con i Conservatori e riformisti europei (ECR). Ne fa parte anche Salvini? Glielo chiedo perché si ha l'impressione che lei voglia rubargli il tempo, almeno sulla scena europea, visto che lui è impegnato a fare altro

"Vorrei uscire dallo schema per cui ogni mossa viene letta in funzione o meno di Salvini. Io mi sto occupando di Fratelli d'Italia visto che si va verso una campagna elettorale per le europee che potrebbe cambiare la storia degli ultimi settant'anni. Dunque sto cecando di costruire alleanze con i Conservatori europei il cui modello di Europa è Visegrad e non Bruxelles". 

Che significa che il modello è Visegrad? Si parla di nazionalismi, chiusure, dazi, muri. È il contrario del concetto di Europa.

"Non è vero. Quello che io, noi, abbiamo in mente è una confederazione di stati liberi e sovrani che abbia, ad esempio, frontiere europee sicure e garantite e che possa superare il paradosso per cui oggi Bruxelles decide la lunghezza delle zucchine e il diametro  delle vongole ma non ha una politica estera, una politica di difesa comune, seri problemi di mercato interno, un minimo di capacita di affrontare emergenze drammatiche come quella demografica. L'obiettivo è costruire un fronte maggioritario con questi obiettivi e allargarlo il più possibile. Credo che Salvini condivida questi obiettivi anche se Fratelli d’Italia non decide sulla base di quello che fa Salvini”. 

In questo fronte largo dei Conservatori e Riformisti  europei immagina anche Marine Le Pen e Orban?

“Immagino un fronte condiviso da chiunque abbia questi obiettivi. Se riusciamo, può essere un fronte maggioritario in Europa”. 

I sondaggi al momento danno le tre grandi famiglie europee, Pse, Ppe, liberali e verdi in largo vantaggio. Come la mettiamo però con Orban che in queste ore parteciperà ad Helsinki al congresso del Ppe che dovrà decidere il candidato?

“Il terzo gruppo europeo in ordine di grandezza non sono i Verdi o i liberali ma, per l’appunto,  i Conservatori. Quindi con un Ppe che speriamo a guida Orban e un gruppo di Conservatori che si conferma terza forza, siamo già a bon punto per avere una maggioranza e cambiare questa modello europeo. Vogliamo un'Europa più forte rispetto a Stati Uniti, Russia e Cina”. 

Lei ha proposto lo stesso asse conservatore- nazionalista anche a livello nazionale. Ancora una volta,  qual è la dialettica con la Lega di Salvini?

“Noi immaginiamo la costruzione di un grande movimento Conservatore e sovranista che sia alleato della Lega. E poiché siamo il partito che oggi ha il maggior margine di crescita nel centrodestra, solo sostenendo FdI si ha la garanzia che il centrodestra avrà i numeri per tornare al governo liberando l’Italia dai Cinquestelle”. 

Torniamo al governo del cambiamento. Può arrivare intatto fino alle Europee?

"Non faccio la cartomante e non leggo i tarocchi sui tempi di vita del governo. Da italiana, spero faccia bene. Credo che nulla accada fino alle elezioni europee. Poi, dipenderà dai risultati. E, soprattutto, se si creerà nel frattempo un'alternativa credibile". 

Talvolta nella coalizione di centrodestra si è sentita "usata"? Penso alle elezioni in Sicilia, un anno fa; alla corsa per il campidoglio due anni fa;  anche a come è nata questa maggioranza

"Se lei mi chiede se ho trovato persone riconoscenti in politica, direi di no. Usata, però, no davvero. Sa, esco ora da un convegno su Almirante e Romualdi che dicevano 'se devi scegliere tra una cosa giusta e una utile, scegli quella utile'. Ho fatto quelle che ritenevo giusto. La lealtà, quella è un'altra storia"