[L’intervista] De Falco, il comandante dei Cinque Stelle: “Salvini si rassegni: i naufraghi in mare vanno salvati”

Parla l’ufficiale di Marina Gregorio De Falco che la notte del 13 gennaio 2012 ordinò al capitano Schettino della Cosa Concordia di “tornare subito a bordo”. Il senatore 5 Stelle ricorda al ministro dell’Interno che il governo è “un organo collegiale”. Ma riconosce al segretario della Lega di aver ragione su Malta: “Non può continuare a sottrarsi”. Da sue ricerche la nave della Ong Lifeline è olandese. Insensato parlare di “blocco navale”. E assurdo ipotizzare di arretrare le navi rispetto alla zona dei salvataggi. “Le Capitanerie non lo faranno…

Gregorio De Falco
Gregorio De Falco

Fosse ancora al comando di una capitaneria di porto, ripeterebbe ogni giorno lo stesso urlo, via radio: “Sono naufraghi, vanno salvati, andateli a prendere cazzo…”. E’ diventato senatore, è “salito a bordo della politica” come disse quando accettò la candidatura del Movimento 5 Stelle, e oggi si morde la lingua perché vede le leggi del mare, prioritarie sulle leggi nazionali, talvolta pericolosamente fraintese. Gregorio De Falco è l’ufficiale di Marina che la notte del 13 gennaio 2012, quando la Costa Concordia stava sprofondando nelle acque dell’isola del Giglio, coordinava i soccorsi dalla Capitaneria di Livorno e urlò al capitano Schettino che era già sui gommoni di emergenza “torni a bordo Capitano, cazzo…”. Schettino non tornò a bordo, quella notte morirono 32 persone e decine e decine di feriti per non parlare di milioni di danni e oggi sconta una condanna a 16 anni per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, abbandono delle nave.

Comandante De Falco… anzi comandante o senatore?
“Ora sono senatore…”

Bene, c’è una nave con 300 persone a bordo, naufraghi e migranti, che gira per il Mediterraneo. Chi la deve soccorrere?
“Recito più o meno a memoria la norma: ‘Chiunque si trovi in condizioni di poterlo fare senza procurare con ciò un pericolo grave per sé e la propria nave, deve portare soccorso a chi è in pericolo attuale e imminente’”.

Quali norme?
“Si tratta di obblighi di diritto internazionale pubblico e consuetudinario poi ripresi più volte in vari trattati e convenzioni, la Solas (salvaguardia delle persone in mare), Amburgo e Montego Bay”.

Chi non rispetta quella norma cosa rischia?
“Le sanzioni previste da ciascun Stato che ha aderito alle convenzioni. In Italia è una specifica omissione di soccorso punita in moto molto serio. Non è difficile da capire: qualunque unità navale, dal barchino alla nave mercantile, si trovi in condizioni di dare soccorso a qualcuno in mare lo deve fare. Punto. Non ci sono variabili o subordinate. Credo anche non esista un modo più chiaro per dirlo”.

In base alle notizie disponibili, lei ritiene che Lifeline abbia violato il codice di condotta delle ong?
“Forse si imputa al comandante della nave Lifeline di aver disobbedito agli ordini della marina libica. Difficile dirlo. E’ necessario però distinguere due diverse responsabilità: tattica ed operativa. Dal punto di vista tattico, come ho spiegato prima, quel comandate era obbligato a fare il soccorso se la sua imbarcazione era la più vicina. E credo che lo fosse. Poi, per effetto dei Trattati - e andiamo all’aspetto operativo - c’è un coordinatore unico di queste operazioni che è la Guardia Costiera italiana che opera dall’Italia. E’ pacifico che il coordinamento operativo, in caso di emergenza, si deve servire della risorsa tattica di soccorso che è in zona. Da quello che sappiamo, la Lifeline ha dichiarato esserci le condizioni di attualità, urgenza ed emergenza”.

Dunque la ong ha operato secondo legge?
“Sì, se era la nave più vicina ai naufraghi. Perché si deve capire che 239 persone su un gommone nel canale di Sicilia sono naufraghi prima ancora che migranti”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha seguito le operazioni dice che la ong ha operato nelle acque libiche e non poteva farlo.
“Non so se sia vero. Ribadisco però che l’obbligo di soccorso riguarda ogni mare. Quando c’è emergenza non ci sono confini: si va, si opera e si mettono in salvo le persone. Punto. Il resto viene dopo”:

I ministri Salvini e Toninelli (Infrastrutture e quindi porti e capitanerie) hanno detto che se la nave Lifeline attraccherà in un porto italiano sarà sequestrata perché “fantasma” e l’equipaggio indagato per immigrazione clandestina. Ci può spiegare meglio questi passaggi?
“Non credo che l’equipaggio possa essere indagato per alcunchè. Mi risulta anche che il ministro Toninelli abbia comunque messo il senso di umanità al centro di tutto. Veniamo alla nazionalità della nave. Ho consultato il Gisis, uno dei più forniti database della marina di tutto il mondo, e non risulta che Lifeline sia esattamente una nave fantasma. Lifeline, nave di circa 30 metri, ha un numero Imo, che è il codice che accompagna la nave dalla nascita alla sua distruzione. Lifeline ha anche il codice MMSI che è l’identificativo nazionale: è il 244 che identifica l’Olanda. L’Italia, ad esempio, ha il 247. Insomma, si tratta di due codici che attestano in modo inequivoco che la nave è stata iscritta. Ora, non so perché l’Olanda abbia detto di non riconoscerla, può essere un errore ma anche una circostanza specifica, le dimensioni, le funzioni tali da non essere iscritta nei registri mercantili”.

Dunque non si può dire che Lifeline sia una nave fantasma?
“Non si può fare questa affermazione. Serve un’inchiesta di bandiera”.

I 600 naufraghi dell’Aquarius furono salvati da imbarcazioni coordinate dalla Capitaneria di porto italiana. Perché quella nave non è arrivata in un porto italiano?
“Su questo punto specifico il ministro Salvini ha ragione. Aquarius era passata nelle acque Sar (search and rescue, ndr) di Malta che doveva quindi garantire l’approdo sicuro e non l’ha fatto. Chiariamo un altro punto: anche se c’è uno scoglio, quello è un posto sicuro rispetto al mare. Malta dovrebbe adeguarsi a queste situazioni e a queste emergenze ma non l’ha fatto. Nè adesso nè mai”.

Subito dopo Malta, il porto sicuro era l’Italia. Invece Aquarius ha navigato otto giorni ed è arrivata a Valencia. Siamo passibili di sanzioni?
“Lo saremmo se avessimo esposto al rischio i naufraghi. Certo, sarebbe stato preferibile far arrivare in Spagna - o in Corsica, e quindi Francia, che si era offerta - i naufraghi con altri mezzi più confortevoli. In ogni caso, l’Italia si è fatta carico di assicurare tutto quello che serviva. E, superata la fase del soccorso in mare, erano venute meno le condizioni di necessità e urgenza immediata. La vicenda Aquarius segna, invece, quella che io chiamo la prima crepa nel muro dell’indifferenza europea. Dal 1996 a oggi, è la prima volta che si fanno vivi altri paesi, Spagna e Corsica, cioè la Francia”.

Possiamo dire che c’è un grosso equivoco tra intervento a mare e accoglienza a terra?
“Il soccorso in mare è obbligatorio da parte di qualunque nave. Finché non sono in salvo, parliamo di naufraghi e non di migranti. L’accoglienza a terra è altrettanto importante ma non è esclusiva di chi salva”.

Il governo italiano vorrebbe proporre il blocco navale. E’ possibile?
“No. Proprio ieri il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore della Difesa, ha ben spiegato perché un blocco navale sarebbe un atto di guerra. Dunque l’ipotesi è da scartare.
Possiamo, semmai, rafforzare i mezzi della missione europea Sophia, passando alla fase in cui potrà entrare in acque libiche. Auspicabile anche una maggiore sinergia con le missioni Nato Sea Guardian e Frontex Themis, e la rapida operatività della capacità interforze italiana. Però, sia chiaro: è obbligatorio per tutti, civili e militari, intervenire per salvare vite, in mare non ci sono confini”.

Sta crescendo l’ipotesi di far arretrare le navi delle varie missioni, ong comprese, in modo di complicare la vita agli scafisti…
“E ai migranti, che poi ci sono loro su quei gommoni che hanno autonomia molto ridotta. Sono scelte politiche, del governo. Posso dire che i miei colleghi, i responsabili delle Capitanerie di porto, non vogliono arretrare e stanno facendo resistenza su questo punto. Loro sanno bene che se le motovedette sono già disposte lungo il quadrante interessato, gli equipaggi lavorano meglio e i migranti sono più tutelati”.

Lei ha sentito o incontrato qualche suo collega della Marina in questi giorni?
“Sono, siamo perché lo sono anch’io, dispiaciuti e preoccupati anche solo all’idea che si possano arretrare le imbarcazioni. E poi, mi scusi: arretrarli ma dove? In teoria si potrebbe anche tornare direttamente in porto per stare più sicuri e avere meno grane… Scherzi a parte, le navi della nostra Marina devono stare nel canale di Sicilia per curare e proteggere i nostri interessi, piattaforme dell’Eni, rotte commerciali, la stessa Libia. Non capisco proprio quale possa essere la linea di arretramento…Vede, possiamo immaginare di fermare le navi a nord di Malta ma ricordiamoci che Lampedusa, Italia, è a sud di Malta…”.

L’Europa così come l’abbiamo vissuta in questi ultimi 28 anni, con Schengen e senza confini, è a rischio causa flussi migratori?
“Spero che da questa crisi, innegabile, l’Europa possa recuperare ciò che ha sempre tralasciato: l’idea stessa di comunità nata dai valori di umanità e solidarietà”.

Come giudica le prime settimane del ministro e vicepremier Salvini?
“Il ministro Salvini deve capire che il governo è un organismo collegiale…”.

Anche oggi ha lanciato strali contro i vaccini, ma il ministro alla Sanità Giulia Grillo ha corretto le dichiarazioni del ministro e la linea del governo.
“Appunto. Sul dossier immigrazione la linea collegiale del governo è quella espressa dal ministro Toninelli, prima di tutto umanità e solidarietà. Poi è chiaro che anche gli altri paesi devono dare una mano. Il premier Conte sta lavorando intensamente su questo”.

Toninelli è stato più volte scavalcato in queste settimane…
“Per questo dico che Salvini deve capire che il governo è un organismo collegiale e che sulle operazioni di soccorso in mare devono essere concertate e condivise linee guida generali”.

Lei è un ufficiale di Marina e ha comandato le capitanerie di porto. Toninelli l’ha consulta come esperto della materia?
“No, ma Toninelli ha tutto il comando a disposizione e non ha certo bisogno di me”.