[Il retroscena] Il bavaglino e l’archivio segreto. Ecco la stretta del governo sulle intercettazioni

Dopo vent’anni di tentativi falliti approvato decreto. Premier e ministro assicurano che “non è stato limitato lo strumento d’indagine ma solo l’abuso delle pubblicazioni”. D’ora in poi sarà pubblicabile solo “il necessario” e “l’essenziale”

[Il retroscena] Il bavaglino e l’archivio segreto. Ecco la stretta del governo sulle intercettazioni

Non è un bavaglio. Semmai un bavaglino. Vedremo, giorno per giorno, procura per procura e indagine dopo indagine,. Dopo sedici anni di tentativi e quattro legislature, sul filo di lana il governo Gentiloni e il ministro Andrea Orlando, nonostante le maggioranze trasversali e instabili, portano a casa le nuove regole sulle intercettazioni. Ieri pomeriggio il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti legislativi con le nuove norme (la delega era contenuto nella riforma del processo penale approvata definitivamente a luglio dopo quattro anni di gestazione). Sedici anni dopo non ci sono più le barricate politica-giustizia che hanno segnato il ventennio berlusconiano. E’ diffusa, invece, la consapevolezza che “serviva un freno alla gogna mediatica che ha fatto costantemente da corollario a certe inchieste”.

Critiche dei Cinquestelle

Il provvedimento incassa le critiche dei Cinquestelle (“è la prova dell’inciucio Renzi-Berlusconi”) e anche di Forza Italia che lo bolla come “ridicolo”. E di un ex ministro di Ncd, Enrico Costa, in tutti questi anni tra i più favorevoli ad un vero e proprio bavaglio, per cui “la montagna ha partorito un topolino”. I giornalisti sono critici. Comunque scettici. Da registrare la posizione di Marco Travaglio: per il direttore de Il Fatto si tratta di una norma scritta “con i piedi”, commissionata “da chi ha la coda di paglia, da chi vuole coprire la verità di tutto ciò che c’è di marcio. Fatta per non perdere voti e per alleanze future”. Travaglio è convinto che questa accelerazione finale e definitiva abbia a che fare con l’inchiesta Consip “di cui ancora molto ci sarebbe da scoprire”. Di sicuro sarà un argomento forte nella campagna elettorale dei 5 Stelle.

“Solo i brani essenziali alle indagini”

“Il provvedimento che abbiamo approvato in via preliminare non restringe la possibilità dei magistrati di utilizzare le intercettazioni, non interviene sulla libertà di stampa e sul diritto di cronaca, interviene solo su come vengono selezionate le intercettazioni”, ha spiegato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. L’obiettivo è regolamentare in maniera più stringente l'utilizzo delle intercettazioni per evitare la diffusione di conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini. I vincoli riguardano la trascrizione delle conversazioni negli atti di pm e gip; l'iter per selezionare il materiale che puo' essere acquisito a processo; la conservazione del materiale stralciato in un archivio riservato.“Quando è necessario, sono riprodotti soltanto i brani essenziali” si legge nel provvedimento. Lo decide il pm. Ma è chiaro che ogni procura avrà un proprio concetto di  “necessario” ed “essenziale”.

L’archivio riservato

E’ istituito presso l'ufficio del pm un archivio riservato delle intercettazioni la cui “direzione” e “sorveglianza” sono affidate al procuratore della Repubblica e il cui accesso - registrato con data e ora - sarà consentito solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dal pm. Saranno cioè tracciati tutti coloro che entrano in possesso delle intercettazioni.

Limiti

Stretta sull’uso dei “trojan”, ossia i captatori informatici lanciati nei pc o negli smartphone e che sono stati decisivi in numerose indagini, dalla P4 a Consip (la procura di Napoli e il pm Woodocock ne hanno fatto largo uso). Per i reati più gravi (mafia e terrorismo) non è prevista alcuna stretta. Per tutti gli altri reati, d esempio nei reati di corruzione, “devono essere esplicitamente motivate, nei decreti di autorizzazione, ragioni e modalità”. Anche in questo caso le interpretazioni saranno molteplici. E i ricorsi in Cassazione faranno via via giurisprudenza.

Più facile intercettare

La norma prevede anche alcuni “vantaggi” nell’uso dello strumento di indagine. E’ semplificato infatti “l'impiego delle intercettazioni nei reati più gravi contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali”. L’obiettivo è  rendere più efficace il contrasto alla corruzione.

Carcere contro gli abusi

Chi diffonde video o audio captati in maniera fraudolenta per rovinare la reputazione di qualcuno rischia fino a 4 anni di carcere. E’ la norma che ha fatto più discutere. Si cerca di mettere un limite all’abuso di video e registrazioni effettuate senza consenso con smart phone e tablet. Il materiale ottenuto in questo modo è però valido se è fonte di prova.

Tutto quello che probabilmente non leggeremo più

Ordinanze e richieste saranno molto più snelle. Anche se, va detto, da qualche anno alcune procure si erano già autoregolamentate. Di sicuro mai più gossip. Per quanti mesi i giornali hanno scritto sulle intercettazioni dell’inchiesta della procura di Roma, poi archiviata, sull'ex direttore generale di Rai Fiction Agostino Saccà e Silvio Berlusconi? Pagine e pagine sulle raccomandazioni per le comparsate in tv, ma anche lo svelamento di un sistema che aveva poco a che fare con il servizio pubblico. Di certo non leggeremo più la telefonata, registrata nell’inchiesta su Cpl Concordia, tra Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi in cui l'allora premier Enrico Letta era definito “un incapace”. Anche senza la nuova legge, quell’intercettazione non doveva essere trascritta perché non utile alle indagini. E non leggeremo più conversazioni che svelano interessi e dinamiche familiari di componenti del governo, come nel caso di Federica Guidi (che poi si dimise), non indagata, mentre parlava con il compagno Gianluca Gemelli (indagato nell'inchiesta sul petrolio in Basilicata) e disse: “Sono trattata come una sguattera”. Le inchieste del pm Woodcock, a Potenza, sono spesso state generose nel rivelare gossip, da Vallettopoli a quella su Salvatore Sottile, ex portavoce di Gianfranco Fini (archiviata). Continuerebbero ad avere via libera alla pubblicazione, invece, le intercettazioni sulle olgettine del caso Ruby e l'inchiesta di Bari a Giampy Tarantini perché sono state la struttura portante dei processi.

Gentiloni rassicura. Ma toghe e avvocati sono scontenti

Il presidente Gentiloni è stato chiaro: “Non limitiamo l'uso delle intercettazioni. Contrastiamo l'abuso senza ledere il diritto di cronaca. Questo strumento è fondamentale per le indagini e in nessun modo vogliamo limitarlo ma è evidente che in questi anni ci sono stati frequenti abusi”. Parole di buon senso. Ma è la pratica che dirà se la nuova legge sarà un bavaglio. O comunque un bavaglino. Le regole c’erano già, per giornalisti e magistrati. Bastava applicarle. O seguire i criteri indicati di recente dallo stesso Csm. Eugenio Albamonte, n°1 dell’Anm, ha sottolineato lo “sforzo apprezzabile” e ha condiviso de “l'obiettivo di piena tutela della privacy e della riservatezza di chi con le indagini nulla c'entra” ma denuncia “l’arretramento nell’uso dei trojan”.

I penalisti parlano di “arretramento delle garanzie di difesa”. Per  Francesco Petrelli, segretario della Unione camere penali, il testo “lascia un ampio margine all'interpretazione” e soprattutto “non vieta l'ascolto delle conversazioni assistito-avvocato, ne impedisce solo la trascrizione senza prevedere alcuna sanzione”.

Insomma, vent’anni per scontentare tutti. La prova di una buona legge?