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Tra migranti, ong, caro benzina e caro bollette, balneari e Pnrr: inizio anno col botto per il governo Meloni

Subito in aula i due decreti in scadenza. I balneari tentano il colpaccio e chiedono una nuova proroga. Ma lo vieta una sentenza del Consiglio di Stato. Il Pd torna ad essere No Triv. Il vero problema è l’aumento folle di benzina e gasolio: il governo ha scongelato le accise e i prezzi volano  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Tra migranti, ong, caro benzina e caro bollette, balneari e Pnrr: inizio anno col botto per il...

Gli equipaggi delle navi ong attaccano il governo italiano, “assassini” dicono. Ce l’hanno con le nuove regole del decreto Ong che impedisce loro nei fatti di fare soccorso in mare mandandoli a spasso nel Mediterraneo in cerca del porto assegnato. Quasi sempre - ma sarà una coincidenza - città di mare con sindaci di centrosinistra. Ancona, ad esempio, distante quattro giorni di navigazione dal punto di salvataggio.  Tra meschinità e ipocrisia il governo replica: “Le ong devono rispettare le regole”. Regole fatte apposta per impedire alla navi di stare in zona Sar e di fare la spola con il primo porto sicuro italiano. In genere è Lampedusa che però ha già  più di 800 persone nel centro dell’isola.

Gli automobilisti attaccano il governo Meloni per via dei rincari di gasolio e benzina proprio nel momento in cui stanno calando in tutta Europa. Meloni rivendica la decisione di aver tolto il taglio delle accise, invocare “indagini della Guardia di finanza contro gli speculatori” ed incrociare le dita. Poi ci sono i due decreti - il Mille proroghe al Senato e il decreto Aiuti quater alla Camera - che finiranno con l’ennesimo vota di fiducia, un probabile rinvio per i balneari (mettendo a rischio il Pnrr), e le barricate sulle maggiori estrazioni di gas nell’Adriatico dove ci potrebbe essere un anomala convergenza tra sinistra, 5 Stelle e i leghisti del nord. Meno male che stamani a Roma la premier potrà incontrare la presidente della Ue Ursula von der Leyen in cerca di lumi su come fare per uscire indenne da un inizio anno complicato assai. La cui ciliegina è, appunto, il Pnrr: il governo italiano vuole procedere ad un riassetto delle governance del Piano. La motivazione è nobile: velocizzare e adeguare il Piano con la realtà dei prezzi di oggi. I maligni dicono che in realtà la premier voglia soprattutto centralizzare e avere pieno controllo su tutti i passaggi decisionali che contano. 

Tutti ad Ancona

Il dossier immigrazione sarà tra i primi in agenda stamani nel bilaterale Meloni-von der Leyen. Il messaggio che arriva dal governo italiano è molto chiaro: l’Europa si gira dall’altra parte e non condivide gli arrivi alle frontiere Ue? L’Italia è costretta ad applicare le regole nazionali e i trattati internazionali. Che però, se prendono la forma conosciuta finora, significa scaricare incertezze, precarietà e altro dolore su gente che non sa neppure dove sta.  

In questa ottica ieri il Viminale ha risposto picche alla richiesta delle due navi ong Ocean Viking e  Geo Barents di vedersi assegnato un porto più vicino di Ancona, dove far sbarcare i 110 migranti soccorsi ieri al largo della Libia. No anche al trasferimento dei migranti - sollecitato da Medici senza frontiere - sulla prima delle due navi umanitarie, in modo da risparmiare alla seconda il lungo viaggio verso le Marche. E mentre monta la polemica per la scelta come destinazione delle navi di città amministrate dal Pd, il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, chiede al Governo “un piano complessivo sulla gestione dell’accoglienza”. Perchè non può essere che se ne fanno carico solo alcuni comuni (di centrosinistra) e altri no.

Ocean Viking e Geo Barents raggiungeranno il porto di Ancona mercoledì prossimo, dopo 4 giorni di navigazione. “Quest'ordine va contro l'interesse dei naufraghi e contro il diritto internazionale; inoltre svuota il Mediterraneo di navi di soccorso”  lamenta Sos Mediterranee, che gestisce la Ocean Viking. Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, assegna il premio “Banalità del male” edizione 2023: “Piantedosi, Meloni e Salvini assegnerebbero Bolzano o Tarvisio, o qualunque altro posto il più lontano possibile come luogo di sbarco per le navi che salvano naufraghi nel Mediterraneo Centrale, pur di rallentare l'azione umanitaria di salvataggio”. Il dem Filippo Sensi paragona “la scelta del governo di mandare le navi nelle città guidate dal Pd alla peggiore destra americana quando i governatori GOP mandavano i migranti “a casa di Kamala Harris”. Propaganda sulla pelle delle persone”. Il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli assicura che “comune e comunità faranno come sempre quello che devono”.  

Il caro benzina

Il ministro delle Infrastrutture dà la colpa alla speculazione. “Perchè non esiste che il gasolio costi 1.70 a una pompa e 2.50 in un’altra. Qualcuno fa il furbo” . Benvenuto Salvini nel mondo dei prezzi pazzi di benzina, gasolio e utenze. Ora però il leader della Lega, come altri adesso al governo, non possono più attaccare il governo perchè ci sono loro nella scomoda situazione di dover spiegare prezzi che dovrebbero scendere e invece si alzano.  Ed è Salvini, adesso, a dover puntare il dito contro categorie - ad esempio i banzinai- che ha finora sempre difeso. Il fatto è che certi meccanismi di prezzo sono sbagliati e facile strumento di speculazione. Chi è andato o tornato in auto dalle vacanze dopo il primo gennaio ha subito aumenti alla pompa e ai pedaggi che il governo Draghi aveva evitato calmierando a monte i prezzi. Salvini coinvolge la Guardia di Finanza.  Codacons e altre associazioni dei consumatori hanno presentato denunce in tutte le procure d’Italia segnalando aumenti del gasolio fino a 2.50 al litro sulle autostrade, in particolare sulla A1. Il Mef si è già mosso e da dicembre ha dato mandato alla Guardia di Finanza di indagare per verificare l'andamento alla pompa in seguito allo stop definitivo del taglio delle accise scattato il primo gennaio in forza della manovra. La partita è da brivido: ai costi attuali l'incasso delle accise potrebbe superare i 40 miliardi, 23,8 i miliardi incassati nel 2021 (con il taglio deciso da Draghi). Praticamente una manovra.

Rischio aumento prezzi

Il fatto è che se tocchi la benzina o il gasolio, fai aumentare i prezzi di tutto. Esattamente il contrario di quello che deve succedere visto che l’inflazione a dicembre ha rallentato per la prima volta dopo mesi.

Da molte categorie parte l'allarme: Coldiretti, ad esempio, fa notare come i rincari facciano sentire il loro peso sull'88% delle merci. E anche i taxi sono allarmati: così siamo in ginocchio, dice UilTrasporti. I gestori si difendono: “Non c'è speculazione. - dice Bruno Bearzi, presidente nazionale della Figisc-Concommercio che rappresenta insieme a Confesercenti i 22.000 impianti italiani - L'aumento dipende dalla decisione di cancellare lo sconto”. Dopodiché è chiaro che ci può essere chi vuole fare il furbo “ma non è certo con 4 centesimi delle accise ripristinate che si fa speculazione”.

Codacons, dopo le denunce nella varie procure, presenta oggi un esposto all’Antitrust per l’ipotesi di fare “cartello” tra le varie compagnie e organizza la protesta degli automobilisti: boicottaggio e denuncia della pompe di benzina più care. Il presupposto è non arrivare già a secco al rifornimento per poter nel caso cambiare e segnalare. Il Mef fa sapere che i risultati delle indagini della Gdf dovrebbero essere pronti la prossima settimana. Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato misure. “Vogliamo capire se all'interno della filiera dei carburanti ci siano cartelli, accordi o altre strategie vietate dalla legge tese a far salire immotivatamente i listini di benzina e gasolio alla pompa. - spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi - Al netto dell'aumento delle accise deciso dal Governo, l'incremento dei prezzi sembra non rispondere all'andamento delle quotazioni petrolifere: prendendo in esame solo le ultime settimane, si scopre che il Brent in due mesi ha subito un deprezzamento del -25,5%. Situazione analoga per il Wti, che ha perso il 15%. A fronte di tale crollo delle quotazioni, e al netto del rialzo delle accise, i prezzi di benzina e gasolio stanno salendo ad una velocità eccessiva. Chiediamo al Governo di estendere gli ambiti di applicazione della legge 231 del 2005 che vieta gli aumenti eccessivi dei prezzi al dettaglio nel settore agroalimentare”. In campo anche Assoutenti: “Meloni deve convocare  un tavolo emergenziale sui carburanti convocando le associazioni dei consumatori, le società petrolifere, i gestori e tutte le parti coinvolte” afferma il presidente Furio Truzzi.

Le nomine

Vediamo che piega prende il dossier degli aumenti al consumatore finale mentre i prezzi delle materie prime crollano. Il governo si gioca buona parte del suo consenso. E deve vigilare. Più “facile” - almeno in apparenza - la partita delle nomine. Tra spoils system in accordo con la legge Bassanini e cambio ai vertici di 67 partecipate tra cui alcune big come Enel, Poste e Terna il governo si appresta a mettere mano al controllo del deep state.  Nell’ambito della Bassanini (e quindi spoils system) in due- tre settimane ci sono da decidere una quarantina di caselle, dai vertici dei ministeri all’Agenzia delle entrate (potrebbe rimanere al suo posto sia Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate, che Alessandra Del Verme, direttrice del Demanio). Il 17 gennaio, tra una settimana, il Parlamento sarà chiamato a votare in seduta comune i dieci membri laici del Csm: ci sono 145 candidati e non c’è l’accordo tra i partiti.

Fdi, Lega e Forza Italia hanno visioni parzialmente diverse anche sulle scelte da fare.Fdi e in parte la Lega spingono per il ricambio complessivo che sarebbe del tutto “legittimo” non solo per la Bassanini ma anche per la norme anticorruzione che prevede “la rotazione dei dirigenti a qualunque livello”. Forza Italia e un pezzo di Lega invece sono più cauti perché non è semplice trovare i nomi giusti con cui eventualmente sostituire ruoli strategici. E anche perché è “l'indirizzo politico” quello che conta.

Da aggiungere poi, a tutto questo, i due decreti in scadenza in Parlamento: nel Mille proroghe il destra centro cerca di far saltare la norma sui balneari decisa in linea con le norme sulla concorrenza in vigore a livello europeo; nell’Aiuti quater le opposizioni, tranne il Terzo Polo, si mettono contro l’aumento di estrazione di gas dall’Adriatico. Quando c’era Draghi il Pd aveva votato. Adesso nicchia. Scatterà su entrambi i decreti il voto di fiducia. Un rientro dalle vacanze assai complesso.

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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