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Le incertezze di Meloni dopo il voto francese e i riflessi sull’Europa

L’inquilina di Palazzo Chigi si è ritrovata sulla scrivania di Piazza Colonna dei numeri di Rn che non vanno nella direzione sperata. Tutto questo non perché consideri “Marine” l’alleata con cui costruire la destra del futuro ma per una ragione tattica

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Foto Ansa
Foto Ansa

È stata in silenzio per ore prima di romperlo, Giorgia Meloni. Si aspettava un altro risultato dalle elezioni legislative francesi. Pensava che Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National con cui di recente ha ricominciato a dialogare, potesse stravincere. Insomma che il risultato fosse chiaro fin dal primo turno. E invece l’inquilina di Palazzo Chigi si è ritrovata sulla scrivania di Piazza Colonna dei numeri di Rn che non vanno nella direzione sperata. Tutto questo non perché consideri “Marine” - la Meloni di Francia - l’alleata con cui costruire la destra del futuro ma per una ragione tattica: un’affermazione piena del Rassemblement National avrebbe di sicuro riaperto i giochi in Europa sul fronte dei top jobs. I risultati, però, dicono che è ancora tutto aperto. Che addirittura la sinistra più Macron potrebbero ribaltare l’esito del primo turno grazie al grande gioco delle desistenze.

Meloni dunque resta in silenzio per ore. Si infastidisce perché l’alleato vicepremier Salvini è il primo a esultare alla percentuale del partito di Bardella e Le Pen. Va da sé la leader di Fd’I ha letto le parole di Salvini come un’uscita di disturbo, un modo per metterle pressione. Come dire, devi scegliere se stare con Ursula von der Layen o con i sovranisti.

Nel frattempo le manovre di Salvini non sono passate inosservate a palazzo Chigi. La nascita di un nuovo gruppo europeo che raccolga al suo interno Orban più l’estrema destra austriaca ha avuto il via libera di Salvini. Si chiamerà “i Patrioti” ed è un progetto a cui il leader della Lega dice di lavorare da settimane e su cui ci sarebbe già un accordo di massima. Si tratta di una delegazione parlamentare di circa 75 parlamentari. E se al nuovo gruppo aderisse anche il Pis polacco ci sarebbe il sorpasso ai danni dei conservatori. Ci sono dunque tutte le premesse per una fase convulsa in Europa.

Tutto questo induce Meloni a riflettere. Cambiare strategia repentinamente non sarebbe compreso dal proprio elettorato. Ma raddrizzare il tiro rispetto ai no nei confronti di socialisti e popolari può essere una strada. Ecco perché si prende diverso tempo prima di dire qualcosa sulle elezioni francesi. Il primo commento della premier italiana è di questo tenore: “Per la prima volta il partito di Le Pen ha avuto degli alleati già dal primo turno e per la prima volta mi pare che anche i Républicain siano orientati a non partecipare al cosiddetto fronte repubblicano”. E poi: “Faccio i miei complimenti al Rassemblement National e ai suoi alleati per la netta affermazione al primo turno. Quanto al ballottaggio, io tratto sempre con rispetto le dinamiche politiche ed elettorali delle altre nazioni. Certo, siamo di fronte a uno scenario molto polarizzato dove ovviamente preferisco la destra". Parole che alcuni leggono come un tentativo di abbracciare Marine Le Pen. Altri osservatori del palazzo scorgono una certa timidezza nel commento che là premier fa con i giornalisti italiani. Intanto per il timing, come si diceva. E poi per l’utilizzo di un certo equilibrio nelle parole. Non c’è infatti l’esultanza di Salvini.

Tutto questo potrebbe celare una nuova strategia: mettere a disposizione di Ursula i 25 voti di Fratelli d’Italia così da ottenere un riconoscimento politico all’interno della commissione europea, con una delega di peso di tipo economico? Nessuno osa scommettere su come andrà a finire. Uno scenario per cui fa il tifo Forza Italia, l’altro azionista del governo Meloni che risiede nel partito popolare europeo. Tajani e una parte del Ppe possono al massimo azzardare di aprire ai conservatori per far nascere una maggioranza di centrodestra alternativa. Ma mai e poi apriranno le porte a Le Pen and Co. Ed è la ragione per cui Antonio Tajani, vicepremier e leader degli azzurri, la mette così: “Io ritengo che al nostro Paese spetti un commissario con un portafoglio importante e ci spetti, come è sempre stato tranne che nell'ultima Commissione, una vicepresidenza che non è solo un fatto simbolico ma politico. si doveva discutere di più con l'Italia, per quanto riguarda la forma, prima di arrivare in Consiglio europeo bisognava parlare col presidente del Consiglio italiano. Detto questo però il peso dell'Italia sarà nella nuova Commissione europea". Ragionamenti e scenari che si definiranno all’indomani del secondo turno delle elezioni legislative in Francia.

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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