L’imprenditore fallito per colpa dello Stato. Gli enti gli devono 4 milioni ma non pagano. E la sua casa finisce all’asta

Matteo Salvini e Luigi Di Maio incontrano l’imprenditore che il 18 maggio dovrà abbandonare la propria abitazione

Sergio Bramini
Sergio Bramini
di R.Z.

In Italia ci sono tantissimi imprenditori onesti che, ogni mattina, si alzano con la preoccupazione di far crescere la propria azienda e garantire un posto di lavoro ai propri dipendenti. I problemi da affrontare sono molti. Ci si aspetterebbe però che il primo fosse la concorrenza, ma non è così. Il primo problema degli imprenditori onesti, infatti, è incredibilmente lo Stato. Sebbene da un lato le istituzioni pretendono dai propri cittadini il rispetto delle regole e il puntuale pagamento delle tasse, dall’altra fa le orecchie da mercante, pagando i propri debiti con scadenze bibliche che causano spesso la rovina del settore produttivo. E’ il caso di Sergio Bramini, un imprenditore di Monza che, per salvare la sua azienda e per onorare gli stipendi dei suoi collaboratori, si è fidato dello Stato che gli doveva oltre 4 milioni di euro.

Vanta crediti per 4 milioni, ma lo Stato non paga

Per la società di Bramini i problemi sono cominciati qualche anno fa. La sua azienda, che offre il servizio di smaltimento di rifiuti per una rete di comuni, aveva accumulato una serie di crediti che le amministrazioni non potevano onorare. Dopo aver bussato a mille porte l’imprenditore decise di chiudere l’attività, ma essendo la sua un’azienda erogante un servizio pubblico fondamentale per la collettività, con un provvedimento d'urgenza, gli venne imposto di tenere in piedi la società. Bramini, fiducioso che la situazione potesse ancora risolversi, ha cominciato a finanziare l’azienda con i soldi guadagnati negli anni… ma il capitale, pian piano, si è esaurito. "Mi dicevano di stare tranquillo - ha raccontato - che lo Stato paga i suoi conti, magari tardi ma li paga".

Il 18 maggio verrà sfrattato con i figli minori

Così non è stato, e l’onesto imprenditore, pur di prender tempo, ha deciso di ipotecare anche la casa e gli uffici. Questo era l’unico modo per avere altri fondi e continuare a tenere in piedi l’azienda. Ma lo Stato, felice di poter beneficiare di un servizio che, sia chiaro, i singoli contribuenti puntualmente gli pagavano, ha continuato a non pagare. "Abbiamo portato avanti cinque anni di cause legali contro il sistema - ha gridato l’imprenditore ormai in ginocchio - ma è come andare contro un muro di gomma. Nonostante evidenti anomalie burocratiche e ingiustizie il 18 maggio dovrò lasciare la mia casa che nessuno ha comprato".

Il Questore: "Libereremo la casa con la forza"

"Il 18 maggio - spiega il Questore - per liberare la casa, useremo la forza se necessario", e poco importa che la struttura sia anche l’unico tetto che può dare ospitalità alla famiglia di Sergio, che ha pure dei figli minori. Per Laura Cosentini, presidente del Tribunale, l’attuale situazione finanziaria dell’imprenditore non va collegata della pubblica amministrazione che non sono da considerarsi debiti di Stato. Insomma, oltre ad esser moroso lo Stato, e i suoi rappresentanti, sono pure insensibili. Accanto a Bramini e alla sua famiglia ci sono ora centinaia di persone comuni, che chiedono alle istituzioni di fare il proprio dovere, e come prima cosa di onorare i propri debiti che da soli permetterebbero fermare questa drammatica sequenza di eventi.

Una raccolta fondi per salvare la casa

Intanto, l’associazione creata dall’imprenditore Gian Luca Brambilla sta cercando di raccogliere i soldi per tentare di acquistare (e restituire) la casa di Bramini, possibilmente prima ancora che finisca all’asta. La raccolta fondi è stata lanciata dalla trasmissione televisiva Le Iene, e punta a raccogliere 450mila euro, somma che consentirebbe di avviare la trattativa con il curatore e le banche al fine di stralciare le posizioni dei creditori e chiudere la vicenda una volta per tutte: al momento però sono stati racimolati appena 14.380 euro (donati da 386 persone in 3 giorni). Qualora la somma raggiunta non fosse sufficiente a salvare la casa dell’imprenditore, fa sapere Sandro Feole, referente dell’associazione San Giuseppe, i fondi verrebbero dirottati alla difesa legale di Sergio.

Di Maio e Salvini dall'imprenditore

La vicenda paradossale di Bramini sembra aver toccato anche il leader della Lega, Matteo Salvini, e quella del leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio. I due esponenti politici intendono incontrare l’imprenditore nella speranza di poter trovare assieme a lui una soluzione al problema. Il senatore grillino Gianmarco Corbetta e il deputato leghista Andrea Crippa hanno nel frattempo provato a giocare la carta di eleggere a proprio domicilio politico l’abitazione dell’imprenditore, ma l’idea non ha funzionato. L’ultima chance è rappresentata dunque da Salvini e Di Maio. Il leader leghista ha già incontrato Bramini, la settimana scorsa, e ha promesso che sarà presenta al sit-in di protesta organizzato per il 18 maggio. Di Maio, invece, ha chiesto di incontrare personalmente Bramini, magari a casa sua, a pranzo. "Mi fa piacere, anche se mi mette un po’ di imbarazzo - commenta l’imprenditore - casa mia è mezza smontata proprio in vista dello sloggio. Io non sono né della Lega né del Movimento 5 Stelle, non voglio essere connotato politicamente soprattutto in questo momento, ma mi fa piacere incassare l’aiuto di tutte le forze politiche che hanno intenzione di appoggiarmi. Venerdì Di Maio sarà a Milano e, con la mediazione del senatore Gianluigi Paragone, che sta seguendo da vicino il mio caso, dovremmo vederci".

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