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Immigrazione: Meloni si riprende la scena a destra, promette il “carcere” ai clandestini e offusca Salvini

Nella giornata di Pontida e Le Pen, la premier porta a Lampedusa la presidente della Commissione Ue. La “fregatura” nei 10 punti di Bruxelles

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Meloni e la presidente della Commissione Ue, Von Der Leyen, in conferenza stampa a Lampedusa (Ansa)
La premier Meloni e la presidente della Commissione Ue, Von Der Leyen, in conferenza stampa a Lampedusa (Ansa)

Sintesi della giornata: Giorgia Meloni riesce a mettere un po’ avanti la testa dopo giorni in cui invece ha dovuto cedere campo all’ “alleato” Matteo Salvini; mai come ieri la maggioranza ha plasticamente dimostrato la sua diversità mostrando a Lampedusa, dove si sono incontrate Meloni e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il volto europeista e sul palco di Pontida quello antieuropeista di Salvini e Marine Le Pen. Non è una differenza di un certo peso visto che siamo ufficialmente entrati nella campagna elettorale per le Europee. Infine,  il fronte dell’immigrazione che dovrebbe essere l’aspetto più importante: tanto rumore per nulla. Nel senso che dietro i soliti proclami e la svolta certamente autoritaria che la premier ha voluto, vorrà, imprimere nelle gestione dei flussi migratori, si intravede tutta la distanza che c’è tra la realtà e la propaganda. Esattamente quella che si è vista in questo primo anno di governo Meloni in cui uno dopo l’altro i “muri navali” e le “espulsioni di massa” si sono rivelate per quello che sono: bugie che, per fortuna, neppure hanno cercato di farle camminare.

Il duello

Nel lungo  e anche un po’ ripetitivo duello politico tra i nostri leader nazionali, ieri Giorgia Meloni ha offuscato Matteo Salvini, la sua Pontida e l’ospite d’onore Marine Le Pen. Tra la bionda leader della destra francese che grida dal palco del “sacro pratone”  “forzalllega e forza al Capitttano” e Giorgia Meloni al fianco di Ursula von der Leyen nell’aeroporto di Lampedusa che scandisce “il Piano in dieci punti per aiutare l’Italia nel controllo delle frontiere, nella gestione degli sbarchi e per combattere il racket degli scafisti” non c’è dubbio che quanto accaduto nell’estremo sud sud d’Italia. E d’Europa.

Da un punto di vista fattuale, ovverosia la gestione del caos migranti, è stata invece un’altra giornata di promesse destinate a scontrarsi con la dura realtà.  E a dimostrare, una volta di più, il dilettantismo - o il cinismo - con cui l’esecutivo ha approcciato nel primo anno di governo il dossier migranti. I dieci punti proposti da Von dr Leyen infatti hanno due punti salienti: da una parte il potenziamento grazie alle agenzie europee delle operazioni di identificazione (così come prescrive il trattato di Dublino) di tutti i migranti che sbarcano in Italia; dall’altra ci sarà “l’aumento del sostegno al trasferimento dei migranti fuori da Lampedusa, sollecitando gli altri Paesi europei a contribuire”. Un obbligo e un sollecito: è chiaro

Sarà osservato l’obbligato e ignorato il sollecito

Come e’ successo finora, del resto. Il tentativo di Giorgia Meloni di coniugare l’obbligo e il sollecito è la solita promessa che strizza l’occhiolino al popolo della destra dopo una settimana per non dire mesi di fallimenti sul fronte dell’immigrazione: “Aumenteremo il numero dei Centri per il rimpatrio, chi non ha diritto a stare in Italia sarà ristretto in questi luoghi fino a 18 mesi e tutto il tempo necessario a poter poi procedere con i rimpatri”. E’ una ricetta nota, più volte squadernata sul tavolo dei momenti difficili - come è questo - ma destinata a restare inapplicata perchè non è possibile rimpatriare visto che non esistono accordi in questo senso con i paesi di origine dei migranti. Guinea e Costa d’Avorio guidano la classifica degli sbarchi.  Tunisia ed Egitto, gli unici paesi dove possiamo rimpatriare, sono tra le quarta e la settima posizione. E’ dal 2018 che la destra, prima Salvini oggi Meloni, tra un muro navale e i porti chiusi, lancia la chimera dei rimpatri. “Siamo riusciti ad aumentare” prova a dire soddisfatto il Viminale. Il valore assoluto dei migranti rimpatriati si aggira però intorno alle duemila unità quando gli illegali, gli stranieri che non hanno titolo a restare, sono circa 600 mila in tutto il paese. “Questo governo attiverà il ciclo completo dell’operazione” promette sicura una fonte alta dell’esecutivo, un gergo tecnico per dire che questa volta le promesse avranno seguito.

Tutto questo è bastato ieri per dare fiato alla claque di Fratelli d’Italia che ha, come sempre, raccontato ed esaltato i  meravigliosi successi del governo di Giorgia Meloni. Tifoserie politiche che alla lunga non fanno bene alla reputazione e all’azione stessa del governo.

La ricetta di Ursula

E’ importante che Ursula von der Leyen sia voluta volare fino a Lampedusa come  le aveva chiesto la premier. Vedere per credere, capire per poi agire di conseguenza: sbarchi continui, la maggior parte - 84.827 sul totale di 130 mila dall’inizio dell’anno - arrivati sin qui con mezzi propri, cioè barchini di metallo imbullonati in qualche modo, hot spot insufficiente così come non è possibile che un’isola di 5.800 abitanti sopporti il peso di settemila immigrati che non sanno dove stare. Insomma, non è l’Italia piagnona che chiede aiuto. L’emergenza, nel frattempo diventata strutturale, è seria. Anche perchè molti sbarcati sfuggono ai controlli e alle identificazioni e raggiungono in qualche modo i paesi dove vogliono andare: Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, paesi del nord Europa. Secondo stime del Viminale, per cinque identificati almeno altri due scappano prima. Ecco perchè Lampedusa e tutto il Mediterraneo è frontiera d’Europa.

La presidente della Commissione, anche lei in piena campagna elettorale per riconfermare una maggioranza popolari, socialisti, liberali e vediamo chi altro potrà starci, è dunque arrivata a Lampedusa con un Piano per l’Italia in dieci punti.

I dieci punti

Al primo punto c’è il sostegno della Commissione Ue,dell'Agenzia per l'asilo europea e Frontex “nel gestire grande numero di migranti, registrazioni degli

arrivi e le identificazioni”. Attenzione: qui c’è già la prima fregatura per l’Italia: la nostra “salvezza” finora, al di là delle grosse difficoltà nel gestire questi numeri,  è stato proprio il fatto che molti non vogliono restare in Italia e quindi noi in qualche chiudiamo un occhio e li lasciano andare dove vogliono. I rinforzi nelle identificazioni, il punto numero 1 del Piano di Ursula, ha come obiettivo proprio evitare queste emorragia. Insomma, rischiamo di avere sul territorio ancora più migranti irregolari. Il secondo punto prevede l'aumento del sostegno al trasferimento dei migranti fuori da Lampedusa, “sollecitando gli altri Paesi europei a contribuire”. Cioè non cambia nulla, sollecito fa rima con solletico. Più interessante il terzo punto: il supporto di Frontex per incoraggiare e facilitare un veloce ritorno dei migranti nei loro Paesi di origine, laddove non sono qualificati per l’asilo. Non è chiaro come, ma utile.

"Rafforzare lo sforzo"

Il quarto punto spiega l'intenzione di rafforzare lo sforzo contro i  trafficanti insieme ai Paesi di origine e transito e usare “il pugno duro” nei confronti di questo business così brutale. Rafforzare la  sorveglianza aerea e di mare è il punto 5. Il sesto punto sottolinea la necessità di “adottare azioni contro la  logistica dei trafficanti”, cioè rimuovere e distruggere imbarcazioni e canotti usati dai trafficanti e spesso riciclati per il viaggio successivo.

Il settimo punto prevede che l'Agenzia per l'asilo europeo fornisca  sostegno all'Italia per una veloce risposta alle richiesta di asilo e  rimpatriare chi presenta richieste non fondate. All’ottavo punto ci sono i corridoi umanitari e legali per far arrivare mano d’opera il più possibile qualificata. Infine il coinvolgimento dell’Unhcr in Africa, lungo le rotte dei migranti per poter aumentare i rimpatri volontari assistiti e finalizzare il piano con la Tunisia, ovverosia dare loro i soldi promessi per bloccare le partenze e gestire in loco i rimpatri dei subsahariani in transito verso l’Europa. Messi tutti in fila i dieci punti, fanno un certo effetto. Sono probabilmente l’unica strada da seguire con pazienza e metodo. Entrambe mancate finora proprio perchè ad ogni cambio di governo, si cambia anche la linea e si ricomincia da capo.

Ma Giorgia punta al fai da te

Meloni ha più volte sottolineato ieri come “io come al solito ci metto la faccia”. “Siamo qui, con la presidente von der Leyen anche per voi lampedusani" ha detto nel piccolo giro sull’isola incontrando cittadini studi e stanchi dell’assedio. Poi le solite cose: l’immigrazione è una sfida per tutta Europa, la dobbiamo gestire e farcene carico, la soluzione è creare a casa loro le condizioni per non farli partire. Concetti che Meloni ha fatto suoi una volta chiusa la campagna  elettorale e aver incontrato la realtà. Processi lunghi per cui serve tanta pazienza. Ma a Meloni serve qualcosa subito per fermare il massacro quotidiano che Salvini infligge al suo stesso governo perchè “incapace di fermare l’invasione” e inconsapevole del fatto che “qui qualcuno ci ha dichiarato guerra”. Ed ecco la ricetta della premier: raddoppiare il numero dei Centri per il rimpatrio, ora sono dieci per un massimo di cento posti, bisogna arrivare almeno a venti (uno per ogni regione); portare a 180 giorni il tempo del trattenimento in attesa del rimpatrio;  costruire nuovi campi in zone isolate del paese per trasferire  coloro che sbarcano visto che i posti nel nostro sistema di accoglienza (ridotto al lumicino dai tempi di Salvini ministro dell’Interno) sono esauriti da un pezzo.

Il dispetto a Salvini 

Di raddoppiare i Cpr e aumentare i rimpatri si parla da tempo ma, come spiegato sopra, serveno accordi per i rimpatri. Andiamo quindi verso un futuro di Centri di detenzione per gli immigrati clandestini. Che non sarà facile gestire. “Il messaggio è chiaro - ha detto Meloni - chi viene in Italia in modo illegale ha davanti a se 18 mesi di detenzione. Se volete venire in Italia dovete farlo usando i canali legali”.  Ma c’è anche altro nel messaggio della premier. Tutta questa parte è affidata al ministero della Difesa: la Marina sarà coinvolta a mare; l’Esercito si occuperà di costruire i nuovi Centri di raccolta e anche i nuovi Cpr. Il ministro Crosetto era già stato coinvolto a febbraio, ai tempi del decreto Cutro, per la vigilanza a mare. Salvini disse no. Si mise di traverso temendo di perdere controllo sul dossier (che esercita tramite il ministro e il sottosegretario Molteni). Adesso non può più fare nulla.  Di tutto questo si parlerà oggi nel Consiglio dei ministri.  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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