[Il caso] Immigrazione, il bluff del governatore Musumeci, gli attacchi di Salvini e la solitudine della ministra dell’Interno

L’ordinanza del governatore che chiede lo svuotamento e la chiusura di tutti gli hotspot dell’isola è “illegittima e incostituzionale”. La situazione, specie a Lampedusa, è grave e il sindaco va aiutato. Ma non con Salvini che va in giro dicendo ai turisti che “migranti contagiati sono tra loro”. Il leader della Lega attacca Lamorgese: “E’ una criminale”. Pronto il piano di svuotamento di Lampedusa. La difende “solo” il ministro per il Sud. Il premier non si fa sentire. Qualcuno sta mettendo in gioco la casella del Viminale?

[Il caso] Immigrazione, il bluff del governatore Musumeci, gli attacchi di Salvini e la solitudine della ministra dell’Interno

La mezzanotte è scattata e nulla è successo. Nonostante ultimatum e minacce. Lo scontro istituzionale però è e resta altissimo. Forse anche più di quelle che sono le reali intenzioni del governatore Nello Musumeci. La gestione degli sbarchi sull’isola è difficile, non tanto per i numeri quanto per l’emergenza Covid. Il Viminale ha un piano per svuotare l’hot spot di Lampedusa arrivato a mille e duecento ospiti contro i 200 consentiti. La nave quarantena Aurelia doveva già ieri sera prendere in carico circa quattrocento migranti dell’hotspot a cominciare dai 58 risultati positivi. Il meteo non lo ha consentito e le operazioni di trasferimento sono rinviate a domani.

“Giocarsi la casella del Viminale”

Fin qui la cronaca. Poi c’è la politica. Che racconta l’altra parte della storia. La propaganda strumentalizza una situazione realmente difficile. Matteo Salvini può permettersi di gonfiare il petto e dare della “criminale” alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (ieri sera ospite a “In Onda” su La 7). Giorgia Meloni torna alla carica con il muro navale contro i flussi in partenza dalle coste del nord Africa pur sapendo che non si può fare perché sarebbe un atto ostile di guerra e perché le persone in mare vanno salvate. Chiunque siano e qualunque cosa abbiano fatto. In tutto ciò fa molto rumore il silenzio di palazzo Chigi. E la solitudine della ministra titolare del Viminale. Le destre la attaccano. Ma il premier Conte tace. E così pure i vertici del Pd.

La ministra dell’Interno viene difesa “per il lavoro e l’impegno che ogni giorno mette in silenzio nella gestione dell’emergenza” dal responsabile sicurezza del Pd Carmelo Miceli e dal ministro per il Sud Beppe Provenzano. Con tutto il rispetto per entrambi, è troppo poco rispetto al livello dello scontro e degli attacchi. E allora non può non venire in mente che tutta questa storia - i migranti come nuovi untori del virus - altro non sia alla fine che un modo, spiegano fonti del Viminale, “per giocarsi la casella del ministero dell’Interno nel rimpasto post regionali di cui tanto si parla”. Il fatto è che Conte e Lamorgese non si sono mai presi, fin dall’inizio: troppo “tecnica” lei, una che su questi temi vorrebbe decidere tutto e subito; troppo politico lui, uno che ha fatto del rinvio e del galleggiamento tra le disfatte altrui la cifra del suo successo.

Il governatore e le grida manzoniane 

L’ultimatum è scaduto a mezzanotte ma nulla, come era prevedibile, è successo. Nel senso che i prefetti siciliani non sono andati a svuotare né tantomeno a chiudere gli hotspot dell’isola secondo l’ordinanza “urgentissima” firmata dal governatore Nello Musumeci che in nome dell’emergenza sanitaria e non della questione migranti intende far valere i poteri esclusivi del presidente di regione e chiudere tutti gli hot spot in quanto “veicoli di contagio”. I prefetti non potevano eseguire quell’ordine perchè “illegittimo” e anticostituzionale. Per quanto abile, l’ordinanza finisce per occuparsi della gestione migranti. Che esula dalle sue competenze esclusive. Grida manzoniane. Appunto. “Tanquam non esset” direbbero i latini dell’ordinanza, come se non ci fosse. In realtà c’è ed è perfettamente funzionale a raccattare facili consensi nella pancia delle persone sfruttando un tema - i migranti - che è stato la ragione sociale del 33% raggiunto da Salvini alle Europee del 2019.

I sopralluoghi

L’unica cosa che sta accadendo, tra ieri sera e stamani, sono le ispezioni e i sopralluoghi che l’assessore regionale alla Sanità ha ordinato “in tutte le strutture dedicate ad ospitare le quarantene dei migranti sbarcati sull’isola per verificare le reali condizioni in cui sono trattenute”.  A parte Lampedusa che è in grossa difficoltà e per cui c’è il piano di sgomberare la struttura nelle prossime ore, gli altri centri siciliani non sembrano avere problemi. Il deputato Carmelo Miceli, responsabile sicurezza del Pd, ieri è andato al Cara di Caltanissetta. “E non ho certo visto un lager: nei 13 mila mq - ha spiegato -  ci sono 367 migranti per una capienza di 450. Sono da più di 60 tra medici, infermieri, assistenti sociali, mediatori culturali e vigilati da più di 100 militari. Un luogo nel quale gli ospiti sono visibilmente sereni”.

I numeri

Il problema c’è. Esiste. Non può essere negato. Va gestito come tutte le materie complesse e tra queste più di tutte il dossier migranti all’epoca del Covid. Ieri mattina il Viminale ha parlato tramite comunicato appellandosi “al principio costituzionale di leale collaborazione oggi più che mai indispensabile tra i diversi livelli di governo e al grande senso di responsabilità per dare risposte concrete alle esigenze e alle preoccupazioni manifestate dalle comunità locali”.  Musumeci ha convocato una conferenza stampa a Catania. Ha snocciolato cifre: “Solo a luglio sull’isola sono arrivati 7.067 migranti; a metà agosto, oltre 3 mila. Lo scorso anno ad agosto furono in totale 1.268 e a luglio, 1.088”.

In generale c’è stato dal primo gennaio al 31 luglio c’è stato un aumento del 148%: 21.618 contro gli 8.691 del 2019. Di questi oltre sedicimila sono stati sbarchi autonomi, cioè non i soccorsi delle Ong ma barchini di venti persone non intercettatili provenienti soprattutto dalla Tunisia (8984) che è in piena crisi politica ed economica. Così come la Libia (8746) è in guerra da oltre un anno. “Da luglio - puntualizza il Viminale - sono stati trasferiti in altre regioni circa 3500 migranti arrivati sull’isola”. Da una settimana sono operative due navi quarantena per circa mille migranti, per lo più positivi al Covid.

Il problema è che causa Covid i rimpatri, possibili con la Tunisia grazie ad accordi di reciprocità, sono stati bloccati per almeno quattro mesi. Sono ripresi dall’inizio di luglio, circa 80 a settimana, ma visto il ritmo quasi quotidiano degli sbarchi  e l’obbligo della quarantena, è come svuotare il mare con un cucchiaio. Ecco perchè, oltre alle navi quarantena, il ministro sta lavorando ad un rimpatrio di massa, su una grande nave.  Qualcosa anche visivamente di grande impatto. Un po’ come successe con l’Albania all’epoca di Prodi. Le diplomazie sono al lavoro. Ecco perchè è pretestuoso e non veritiero dire come fanno Musumeci e il sindaco di Lampedusa Totò Martello, che “lo Stato ci ha dimenticato” e che “c’è troppo silenzio da parte del Viminale”. Certo, lo stile di Lamorgese è agli antipodi rispetto all’attivismo mediatico dell’ex mnistro Salvini. Che di rimpatri riuscì a farne seimila in un anno. La media di tutti.

“Campi di concentramento”

Certo, ieri il Viminale ha fatto un comunicato e Musumeci ha parlato tutto il giorno, conferenza stampa a Catania la mattina, e poi dichiarazioni a margine e interviste tv. E’ passato dal dire che il governo di Roma crea “campi di concentramento che chiamano tendopoli in un deposito militare a Vizzini, abbandonato da anni” a negare qualsiasi “scontro politico tra Stato e Regione”.   Dal dire “attendiamo risposte dal governo nazionale” a spiegare che “se a mezzanotte i soggetti (i prefetti nominati dal ministro, ndr) chiamati a dare attuazione alla mia ordinanza non dovessero farlo, a noi rimane solo una strada: rivolgerci alla magistratura. Non ci interessa chi è là dentro ma le condizioni in cui stanno queste persone. Se la competenza sanitaria è dello Stato, allora lo Stato è fuorilegge”.

La sua ordinanza era ed è inapplicabile. Sufficiente però a Salvini per montare la gran cassa, annunciare hot spot “già chiusi” quando chiusi non potranno essere mai e indicare agli altri governatori “la strada maestra da seguire”. La mezzanotte, appunto, è arrivata e nulla è successo. Vedremo se oggi, o tra qualche giorno, Musumeci si rivolgerà alla magistratura come ha detto. Oppure, magari, il pool sanitario da lui  inviato nei vari hot spot relaziona quanto dice il piddino Miceli: non c’è nessuna emergenza sanitaria.

La solitudine del ministro

Nel frattempo però tutta questa cagnara, oltre a dare dell’Italia la solita pessima immagine a livello internazionale, a servita a mettere sul chi va là la titolare del Viminale. A confermare alcuni sospetti su sponsor (certamente il Quirinale) e detrattori della sua permanenza al governo. Il premier Conte non ha speso mezza parola pubblica per difendere la sua ministra.  Se anche dovesse averla sentita al telefono - come dicono fonti di palazzo Chigi - pubblicamente risulta che il premier non ha difeso uno dei suoi ministri più importanti da attacchi beceri e insensati, al limite dell’oltraggio.  Dal governo è arrivata la voce del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano che ha invitato il governatore al “decoro istituzionale: ha parlato di un governo che vorrebbe aprire campi di concentramento: si informi con il suo assessore esperto di nazifascismo di cosa si tratta, e misuri le parole”.

Difesa da Forza Italia

Lamorgese è stata difesa da Forza Italia visto che Osvaldo Napoli, deputato senior e storico di Berlusconi, ha sentito il bisogno di uscire allo scoperto e dire: “A nessun esponente politico può essere consentito di rivolgersi così al ministro dell'Interno (“è una criminale e sarà processata dagli itaiani”) senza censurarne le espressioni offensive e irriguardose per le istituzioni. Non posso essere alleato di Salvini o di chiunque pensa di giustificare il suo linguaggio”.

La ministra è stata lasciata sola perchè da maggio, quando è stato chiaro che il problema con i migranti “non sarebbe stato il numero ma il fatto che avrebbero dovuto fare la quarantena obbligatoria”, sono state richieste caserme e altri luoghi idonei ad una lunga permanenza obbligatoria. Ancora oggi non ci sono, non sono state rese disponibili. Per avere le navi-quarantena ci sono volute settimane. Sola perchè a fine luglio, quando anche i bambini sapevano che la Tunisia è da un anno il problema per via della crisi socio-politica-economica, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha pensato bene di minacciare la Tunisia di tagliare tutti i fondi per la cooperazione che è l’esatto  contrario di quello che va fatto.  Poi Di Maio ha fatto marcia indietro. Ma questo per tre giorni buoni ha fatto aumentare le partenze dalla Tunisia.

Conte tiene in stand by i decreti sicurezza

Per non parlare dei decreti sicurezza: Lamorgese li ha riscritti, riveduti e corretti trovando l’accordo tra le parti ma palazzo Chigi non porta il testo in Consiglio dei ministri. Avere quelle norme sarebbe invece un grande aiuto perché “questa massa di marginalità che aumenta di giorno in giorno nelle nostre città è una polveriera che alla fine ricade tutta e soltanto sulle forze di polizia”.

Ieri dalla nave-quarantena Azzurra sono sbarcati a Trapani i migranti non positivi che hanno concluso la quarantena. Almeno 400 sono tunisini che non hanno titolo di restare. “Sono sicuro che il governo saprà presto rimpatriarli nel loro paese” ha detto il sindaco che è del Pd. Il governo, appunto. Non il Viminale. Ecco che allora quel sospetto iniziale - “qualcuno ha messo in gioco la casella del ministero dell’Interno” -  assume di sé più di qualche indizio.