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Immigrati e balneari: Lega e Fi cercano di “fermare” lo strapotere di Giorgia

La premier “costretta” a dare il via libera alla cancellazione della protezione speciale. In caso contrario la Lega pronta a bloccare il decreto Cutro. Il ruolo di Gasparri. Il testo domani in aula al Senato. Stessa dinamica sulle concessioni balneari. Giovedì è attesa la decisione della Corte di giustizia europea. Siamo a rischio infrazione.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Immigrati e balneari: Lega e Fi cercano di “fermare” lo strapotere di Giorgia

Immigrazione e concessioni balneari sono i due corni dello steso problema: tenuta ed equilibri all’interno della  maggioranza nel momento in cui Salvini ha iniziato la campagna elettorale per le europee del maggio 2024. I risultati delle regionali in Lombadia e Lazio; il buon risultato della Lega in Friuli accompagnato al successo personale del presidente confermato Fedriga; il “passo indietro” della premier sulla prima puntata delle nomine; la discesa, registrata dai sondaggi, sotto il 30% di Fratelli d’Italia (28,5) seppur con il gradimento sempre sopra il 50% di Giorgia Meloni: tuto questo deve aver convinto il leader della Lega che il vento è girato anche per la premier come per tutti i leader una volta alle prese con il governo del paese.

In questo quadro, la battaglia della Lega per inasprire il decreto Cutro (per la gestione dei flussi migratori) fermo da tempo in commissione Affari costituzionali al Senato proprio perché Salvini vuole riproporre misure di chiusura tra l’altro già “criticate” dal Quirinale, è certamente un altro indicatore di questa tensione e competizione interna. A cui Giorgia Meloni sembra aver ceduto visto che sabato, di rientro da Addis Abeba, ha confermato anche il suo via libera all’abolizione della protezione speciale per i migranti. Si tratta di una delle tre fattispecie - le altre sono rifugiato politico e sussidiaria (colui che è a rischio se dovesse tornare nel proprio paese) - previste dall’ordinamento italiano per rilasciare permessi agli stranieri che arrivano in Italia. Con questo via libera -  negato da circa un mese - domani il decreto è pronto per andare in aula al Senato.  

Le opposizioni pronte a dare battaglia, in commissione e in Aula. Ma soprattutto la battaglia sarà fuori.  Le associazioni scenderanno in piazza sempre domani. Si è aggiunta anche Magistratura democratica. Non basta I sindaci del Pd che guidano le grandi città  lanciano l'allarme sul rischio di smantellamento del sistema di accoglienza e chiedono al governo di ripensarci e, anzi, di valutare l'introduzione dello ius scholae per garantire diritti e integrazione ai migranti.  

I veti in Commissione

Le votazioni in commissione Affari costituzionali sono in calendario oggi (dalle 12) ma il tempo stringe perché il cosiddetto decreto Cutro, il provvedimento sui flussi e la gestione dei migranti varato nella cittadina calabrese all'indomani del naufragio costato la vita a oltre 90 migranti, è atteso in Aula tra domani e dopo. Sono circa 350 le proposte di modifica delle opposizioni tra cui il sub-emendamento della maggioranza che restringe ulteriormente le maglie alla protezione speciale. Salvini non si accontenta del via libera di Meloni alla cancellazione della protezione speciale. Tiene ancora sul tavolo i 21 emendamenti che nei fatti andrebbero andrebbero nuovamente a chiudere i porti. E’ molto probabile a questo punto che il testo vada in aula senza il mandato al relatore, senza cioè aver terminato l’iter in Commissione. In questo caso l’accordo, in maggioranza, è di dare via libera al testo cancellando la protezione speciale. Un compromesso. Di cui a pensarci bene ha bisogno anche Meloni visto che le strutture di soccorso di Capitanerie, Guardia di finanza e Marina militare dopo la tragedia di Cutro si sono messe a lavorare come ai vecchi tempi, cioè salvano le imbarcazioni in diffiocltà. Più o meno ovunque esse siano. Da qui, anche, l’aumento degli sbarchi, trentamila dall’inizio dell’anno, mai così tanti dall’inizio dell’anno. Dunque un govero che urla slogan ma poi nei fatti, dopo la tragedia di Cutro fa l’unica cosa che può fare: salvare persone che diversamente morirebbero in mare e sostituirsi così al vuoto e all’inerzia europea che gridano vendetta. Qualcuno, in Fratelli d’Italia, tempo scherzi leghisti: non contenti di questa modifica, poi in aula tentano il colpaccio con i 21 emendamenti. Ma sarebbe giunte a questo proposito le necessarie rassicurazioni.

Il compromesso porta la firma di Maurizio Gasparri, il senatore azzurro che sottolinea come sia “urgente e indispensabile” intervenire perché “negli anni la protezione umanitaria cioè speciale è stata strumentalizzata ed è diventata lo strumento per attuare una sanatoria permanente”. Ecco allora che la protezione speciale potrà essere rinnovata solo per 6 mesi e non si potrà più trasformare in permessi di lavoro. Lo stesso vale per i promessi legati a calamità e cure mediche, fortemente ridimensionati.  

La protesta dei sindaci

I sindaci delle grandi città sono molto preoccupati per questa stretta sulle misure convinte che potrà solo peggiorare la situazione visto che i flussi continueranno e i clandestini anche visto che sempre meno di loro potranno avere accoglienza e diritti.  Potrà solo peggiorare perchè nessuno mette mano l’unica cosa da fare: tenere in carcere chi delinque, a cominciare dallo spacciatore, ed espellere fisicamente, non solo su carta, chi non ha titolo a restare qua. Così i sindaci di Roma (Roberto Gualtieri), Milano (Beppe Sala), Napoli (Gaetano Manfredi), Torino (Stefano Lo Russo), Bologna (Matteo Lepore), Firenze (Dario Nardella) hanno scritto un documento con cui chiedono al governo di fermarsi almeno “sull'esclusione dei richiedenti asilo dal Sai", sistema che andrebbe invece rafforzato mentre i Cas andrebbero “trasformati in hub di prima accoglienza” da cui fare passare i migranti all'arrivo, prima di essere trasferiti “in modo rapido" al sistema dell'accoglienza". Va superata, secondo i sindaci Dem, la logica "dell'emergenza" - proprio mentre il governo nomina il commissario ad hoc per i migranti, Valerio Valente, respinto dalle 4 Regioni guidate dal centrosinistra - e ripensate le vie legali per l’immigrazione a partire dalla “regolarizzazione degli immigrati già presenti in Italia, anche attraverso il ricorso allo ius scholae”.

I sindaci, che vivono la questione immigrazione tutti i giorni sul territorio, vanno quindi in direzione opposta a quella del governo: serve maggior certezza per l’inclusione.  

Il ruolo di  Forza Italia

La firma di Gasparri sotto l’emendamento della pace (sull’immigrazione) in maggioranza è un indizio che deve indurre a guardare oltre. Sbagliato, ad esempio, pensare che il maremoto in Forza Italia - malattia di Berlusconi, ritorno in campo di Gianni Letta, cambio ai vertici dei gruppi - sia da leggere come un handicap per Salvini, la prova di un maggior isolamento della Lega lasciata “sola” a fare opposizione interna allo strapotere di Giorgia Meloni. Al contrario, l’opposizione interna nella maggioranza si sarebbe “rafforzata”. Tajani e Barelli saranno anche filogovernativi ma prima di tutto sono convinti della centralità di Forza Italia in questa maggioranza. “Senza di noi non vanno da nessuna parte, al governo e in Europa”. Con questa lente vanno lette le recenti mosse. Sulle nomine, sull’immigrazione e sui balneari.  

Il nodo balneari

Entro giovedì la Corte di Giustizia  europea dovrà decidere se l’Italia è o meno allineata alle direttive europee che ci chiedono da tempo di liberare il mercato delle concessioni demaniali. Come è noto il governo Draghi è caduto anche perchè stava chiudendo questa partita facendo partire le gare da gennaio 2024. L’arrivo del governo Meloni - che in campagna elettorale aveva promesso di stracciare quella riforma - ha bloccato tutto. Nonostante una inequivocabile sentenza del Consiglio di Stato che ha vietato ogni ulteriore deroga. Quello dei balneari è un punto sensibile per la premier. E Lega e Forza Italia hanno pensato bene di ricordaglielo. Due giorni fa, con una nota congiunta, Gasparri (sempre lui), Bergamini (entrambi Forza Italia) e Centinaio (Lega) hanno ricordato al governo di fare presto e di trovare una soluzione nella mappatura, comprensiva degli investimenti fatti negli anni,  delle stesse concessioni. “Considerata la rilevanza economica e turistica del settore delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, nel quale operano centinaia di migliaia di imprese che stanno molto a cuore ai nostri partiti - hanno scritto in una nota congiunta - è necessario accelerare la mappatura delle concessioni demaniali e anche i criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della risorsa naturale disponibile (gli investimenti fatti in questi anni). Proprio da questi risultati - aggiungono - emergerà la risoluzione del problema, dimostrando che lo spazio per l'ingresso di nuovi soggetti non comporterà la necessità di mettere in discussione le concessioni già in essere”. Il sottinteso è: Meloni non ci pensa perchè bloccata da sentenze e vincoli europei, noi invece abbiamo la soluzione. Sarà, quello dei balneari, il secondo braccio di ferro dei prossimi giorni. 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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