I problemi dei verdi italiani: entrano in Parlamento ma solo con alchimie di palazzo

E' una storia ciclica, che si ripete, nemesi continua di un partito che è stato alto e nobile

I problemi dei verdi italiani: entrano in Parlamento ma solo con alchimie di palazzo

Stavolta, i Verdi in Parlamento sono durati quattro mesi e diciannove giorni. Ed è una storia ciclica, che si ripete, nemesi continua di un partito che è stato alto e nobile e che ha portato forza ambientalista e radicale a Montecitorio e Palazzo Madama per tanti anni, ma che non riesce più a entrare direttamente in Parlamento dal 2006, ma da allora mette il suo nome sugli atti parlamentari solo grazie ad alchimie e movimenti di Palazzo.
 
Lontanissima dallo spirito delle origini del Sole che ride e anche della gemmazione ambientalista che avvenne grazie al Girasole dei Verdi Arcobaleno che sommavano a una parte della forte sensibilità ambientalista gli innesti di scuola demoproletaria di Edo Ronchi e quelli di storia radicale di Francesco Rutelli, che poi sarebbe diventato capogruppo a Montecitorio e il miglior sindaco di Roma dai tempi di Ernesto Nathan e Luigi Petroselli.
 
E anche fra i coordinatori nazionali della Federazione dei Verdi – divenuta oggi “Europa Verde”, ma il concetto è lo stesso – ci sono state figure di assoluto rilievo, da Carlo Ripa di Meana, che portò l’anima libertaria e socialista, a Alfonso Pecoraro Scanio che, comunque, provò ad arginare l’”effetto anguria” con i Verdi fuori e rossi dentro che è stato il peccato originale del Sole che ride italiano, a Luigi Manconi che portò nel partito la sua carica eversivamente garantista che è la sua cifra stilistica come ha ben spiegato con il suo libro per Einaudi scritto insieme a Federica Graziani: “Per il tuo bene ti mozzerò la testa. Contro il giustizialismo morale”, che è un tassello delle fondamenta del garantismo. E figure come Marco Boato, storico deputato radicale e sempre coerente nelle sue battaglie; Franco Corleone, sempre a fianco degli ultimi, dai manicomi alle tossicodipendenze e ai carcerati e, su tutti, Alex Langer hanno storie bellissime, ricche, emozionanti.
 
Oggi i leader, anzi portavoce nazionali, dei Verdi sono due: l’ex deputato Angelo Bonelli, che da tempo ha in mano la maggioranza del partito, e Eleonora Evi, attuale eurodeputata eletta nel MoVimento Cinque Stelle e poi passata all’eurogruppo ecologista, che sta avendo sempre maggior forza grazie anche alle performance ecologiste nelle urne in Francia e soprattutto in Germania.
 
Eleonora Evi, fra l’altro, non è stata l’unica eurodeputata ex pentastellata a lasciare il MoVimento in direzione dei Verdi. Nella scorsa eurolegislatura a fare il percorso dai Cinque Stelle al Sole che ride fu l’eurodeputato Marco Affronte, seguito in questa legislatura da altri quattro ex pentastellati: Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato e per l’appunto Eleonora Evi. Insomma, l’eurogruppo di Europa Verde è molto forte. Ma.
Ma il problema per gli italiani è che Grunen tedeschi e Verts francesi hanno storie diversissime, molto meno schiacciate sulla sinistra-sinistra, erede della tradizione movimentista degli anni Settanta, e soprattutto che hanno leader di grande spessore: Daniel Cohn-Bendit, il “Dany il rosso” del maggio francese, e – sia pure ormai come figura di riferimento – Joschka Fischer, ex ministro degli Esteri tedesco che, nel governo di Gerard Schroeder, ebbe la straordinaria capacità di rompere con la sinistra radicale di Oskar Lafontaine ed essere il miglior ministro degli esteri tedesco di sempre.
 
In Italia, invece, le cose sono più problematiche.
Negli ultimi tempi i Verdi non entrano mai in Parlamento con i voti, ma con movimenti nel Palazzo: nella scorsa legislatura c’è stato un via vai di senatori diventati Verdi in corso di legislatura: Bartolomeo Pepe, eletto nel MoVimento, che poi se ne andò anche dal Sole che ride, per aderire al MoVimento Base Italia; Paola De Pin, anche lei ex pentastellata, che aderì alla Federazione dei Verdi portandone anche il nome fra le dieci componenti di Grandi Autonomie e Libertà, una specie di secondo Misto, a maggioranza con senatori di centrodestra, ma poi se ne è andata anche dai Verdi per appoggiare progetti sovranisti e di estrema destra; Cristina De Pietro, ex del MoVimento pure lei, che fondò la componente Verde nel gruppo Misto, ma anche lei poi se ne andò in direzione Forza Italia.
E infine Enrico Buemi, rappresentante del Partito socialista, che resuscitò per ultimo la componente della Federazione dei Verdi, pur restando sempre iscritto al partito di Riccardo Nencini e poi tornare pure lui a casa, garantista doc per tutta la legislatura.
 
In questa legislatura, invece, la resurrezione parlamentare dei Verdi è stata a Montecitorio, il 10 marzo 2021, quando nell’ambito del gruppo Misto è stata costituita la componente: “Facciamo Eco-Federazione dei Verdi”, a cui hanno aderito l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, eletta con Liberi e Uguali; Alessandro Fusacchia, eletto all’Estero in Europa per +Europa; l’ex ministro dell’Università del governo Conte bis Lorenzo Fioramonti, di provenienza pentastellata; Andrea Cecconi, ex capogruppo del MoVimento nella scorsa legislatura che prima di essere Verde si era alleato con gli italiani all’estero del MAIE e Antonio Lombardo, pure lui proveniente dalle file pentastellate, e in quel momento esponente del Centro Democratico di Tabacci.
 
Ma la vita parlamentare dei neo Verdi è durata poco e l’altro giorno, sotto il titolino “Cessazione di una componente politica del gruppo parlamentare Misto” è toccato direttamente al presidente della Camera Roberto Fico annunciare che venivano meno i presupposti della presenza del simbolo dei Verdi in Parlamento. Stavolta, non perché se ne fossero andati deputati, ma perché i leader del Sole che ride, per l’appunto Eleonora Evi e Angelo Bonelli, hanno ritirato il simbolo, che ha corso alle elezioni e che è uno dei requisiti richiesti per poter essere in parlamento.
 
Ha scandito quindi Fico nell’ultima seduta di questa settimana: “Comunico che, con lettera pervenuta in data 28 luglio 2021, il rappresentante legale e i co-portavoce nazionali del Partito politico denominato “Europa Verde-Verdi”, già “Federazione dei Verdi”, hanno comunicato di voler revocare dalla medesima data il consenso alla rappresentanza da parte della componente politica del gruppo parlamentare Misto “Facciamo Eco-Federazione dei Verdi”.
La componente politica del gruppo parlamentare Misto “Facciamo Eco-Federazione dei Verdi”, già costituita ai sensi dell'articolo 14, comma 5, secondo periodo, del Regolamento, è quindi da ritenersi sciolta, essendo venuto meno il requisito della rappresentanza di un partito o movimento politico richiesto, ai sensi della medesima disposizione, per la formazione di componenti politiche in seno al gruppo Misto”. Per la cronaca, sul sito ufficiale dei Verdi, non c’è traccia di tutto questo, esattamente come non ce n’era delle mille rinascite parlamentari del Sole che ride nella scorsa legislatura. Esattamente come i siti ufficiali di Potere al Popolo e Italia dei Valori non hanno immediatamente raccontato il loro ingresso in Parlamento dalla porta di servizio