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Il patto di Salvini e della Lega con i sovranisti europei che lo mette però “fuori” dal governo

Ieri a Firenze la kermesse dei leader della destra europea. In prima fila mezzo governo e il Presidente della Camera. Gli ultimatum all'Ue

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Salvini al convegno Free Europe a Firenze (Ansa)
Salvini al convegno Free Europe a Firenze (Ansa)

Ursula von der Leyen e Hans Timmermans? “Sono dei malati”.  Non solo: “Le persone più pericolose per l’Europa”. Le sanzioni alla Russia? “Inutili e soprattutto dannose visto che l’economia russa vola e quella tedesca è in recessione”. E poi, “basta immigrazione di massa, basta asilo, basta transizione climatica”. L’Europa? “Una grande casa con un bel giardino e in fondo un bel muro invalicabile dove far entrare chi vogliamo noi”.  I vaccini? “Una insopportabile schiavitù”. Sul palco si alterano uno dopo l’altro i leader tedeschi (Afd), austriaci (Fpo), francesi (Rassemblement national), bulgari (Revival), cechi (Chega), polacchi, romeni, danesi, estoni. Sono sedici. In prima fila, uno accanto all’altro, li ascoltano il vicepremier Matteo Salvini, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro dell’economia Giorgetti, quello delle Riforme Roberto Calderoli, i governatori Zaia e Fontana, i capigruppo Romeo e Molinari. A volte applaudono. Comunque acconsentono e approvano. S’intravede anche molto imbarazzo.

Centrale nera o marea blu?

Firenze,  3 dicembre 2023, Fortezza da Basso, la reunion dei leader delle destre sovraniste e xenofobe europee convocate sotto il cappello di “Identità e democrazia” e lo slogan “Free Europe” dal leader della Lega Matteo Salvini. Giorgia Meloni ha ufficialmente un problema enorme nel suo governo: il principale alleato va in direzione opposta alla sua e, per come sono state rappresentate le cose ieri mattina, nella competizione europea saranno uno contro l’altro. Salvo sorprese che non possono mai essere escluse ma sembrano altamente improbabili.

Per gli oppositori quella riunita alla Fortezza da Basso a Firenze è “la centrale nera”. Per Salvini, che l’ha convocata ormai due mesi fa, è invece “la marea blu” che finalmente libererà l’Europa “da chi la occupa abusivamente e da personaggi come Soros che rispondono a oscure trame massoniche”. Quello che dovrebbe essere il jolly comunicativo della giornata - “siamo qui, nella città culla del Rinascimento, per tenere a battesimo un nuovo risorgimento europeo” - in realtà non buca. Non passa. Non funziona. Un po’ per l’assenza dei big - da Marine Lepen all’olandese Geert Wilders, vincitore alle politiche ma in cerca di alleati per fare il governo - che decidono di mandare solo bevi video messaggi. Il resto perchè Firenze non si fa lusingare per così poco. Non tanto perchè la sinistra, il sindaco Nardella e anche i centri sociali organizzano contro-manifestazioni al grido “Firenze antifascista schifa Salvini e Lepen”. Ma perchè non si possono portare indietro le lancette di un orologio che si chiama Unione Europea di cui questa città, come tante altre, segna orgogliosamente, in ogni suo angolo, i minuti. E’ un caso, ma anche un indizio, che l’ingresso principale della cinquecentesca fortezza adibita a convegni e fiere, sia stato riservato a “Florence tatoo convention” rassegna per appassionati di tatuaggi. Per trovare l’ingresso di Free Europe - Porta alle Carra - servono vistosi cartelli giallo-azzurri. Non sapremo mai se un suprematista europeo forgiato alla trinità Dio-patria-famiglia abbia sbagliato strada e si sia trovato in mezzo a coloriti e non tradizionali giovanotti con le pelle disegnata. Di sicuro era facile sbagliare.

Tre partite

Salvini sceglie quindi Firenze per lanciare la campagna elettorale per le Europee. Per lui è un po’ come giocare in casa - la compagna, Francesca Verdini è fiorentina oltre che figlia dell’ex senatore e uomo delle liste di Forza Italia  Denis Verdini - e da sabato fa gli onori di casa ai suoi ospiti europei riservando loro anche una visita privata agli Uffizi con una guida d’eccezione come il soprintendete della galleria, il tedesco Eike Schmidt. Il leader della Lega in realtà sta giocando almeno tre diverse partite con questo raduno che alla fine durerà poco più di due ore perchè l’interesse primario per tutti è godersi Firenze in una magnifica domenica di dicembre. La campagna elettorale per le Europee, prima di tutto. Dimostrare ai suoi alleati di governo in Italia che andare divisi a Strasburgo porta solo a far vincere i soliti “burocrati, socialisti e in odore di massoneria”. La terza partita riguarda proprio Firenze che a giugno dovrà rinnovare il sindaco (Nardella conclude il secondo mandato) e la Lega vorrebbe tanto espugnare la fortezza fiorentina proprio grazie ad un cavallo di Troia che si chiama Eike Schmidt. Il tedesco chiamato quindici anni fa a guidare gli Uffizi non disdegnerebbe. Ha appena preso la cittadinanza italiana. E in questi giorni si è reso molto disponibile per gli ospiti europei. Abbiamo chiesto chi abbia pagato il conto di questa due giorni. “Il gruppo europeo di Identità e democrazia” è stata la risposta. Si tratta di migliaia e migliaia di euro. 

Duemila persone? Forse, chissà…

Salvini parla due volte. Dichiarazioni a margine prima che l’evento inizi. E l’intervento finale. Fa partire la corsa per liberare Bruxelles “da chi la occupa abusivamente”. La sfida è “all'Europa dei banchieri” e della “burocrazia massonica”. Ai vertici europei incarnati da Ursula von der Leyer e Christine Lagarde. E ai suoi alleati in Italia - che cerca alla fine di rassicurare perchè “io con Giorgia e Antonio lavoro benissimo e andremo avanti tutti e cinque gli anni” - perché “sarebbe un errore fatale dividersi” proprio a Strasburgo al voto di giugno. “Sbaglia” insomma Antonio Tajani, numero uno di Forza Italia, a disdegnare il patto che unisce i leghisti ai tedeschi di Afd e a Marine Le Pen. E sbaglia chi, non facendo fronte comune, rischia di favorire l'inciucio bis tra popolari e socialisti. Salvini è convinto che, su questo, sia all’opera il commissario Ue, Paolo Gentiloni. Addirittura teme che i Conservatori di Giorgia Meloni possano alla fine appoggiare i Popolari alleati con macroniani (liberali) e socialisti per rinnovare l’incarico a Ursula von der Leyen. Da quelle parti s’aggira anche un altro “pensiero stupendo” che si chiama Mario Draghi.

Dunque da Firenze si parla all’Europa perché l’Italia intenda

La sala si riempie poco dopo le 11. Alle 14 e 30 sarà tutto finito. Sono annunciati duemila delegati. Il colpo d’occhio della sala sembra confermare ma i giornalisti sono tenuti rigorosamente lontani e distanti. E guai se ci si avvicina alla sala. Si deve stare in un sala stampa nei pressi dove è stato montato un maxischermo. Dunque ci possiamo solo affidare a qualche immagine parziale rilanciata da telecamere interne. C’era già stato un assaggio del “raduno nero” a Roma il 13 ottobre. Ma stavolta si fa sul serio. Ci provano, almeno.

I soliti cavalli di battaglia

Le Pen e Wilders hanno dato buca e mandano affettuosi video messaggi con i loro cavalli di battaglia. Marine Le Pen inaugura i lavori con la lotta ai migranti irregolari (“Per la signora Von Der Leyen l'immigrazione non è un problema, ma un progetto”), attacca la Commissione “contro i nostri popoli e le nostre libertà”. Cita Machiavelli (lo faranno in molti, ahime): “L’inerzia del popolo è la migliore arma del tiranno”. Wilders parlerà verso la fine (è il terzultimo) e il suo cavallo di battaglia è la difesa dei valori nazionali, rivendicando la vittoria in patria come “un terremoto politico per i pesi massimi dell’Europa che è un buon presagio peer tutti noi”. Non una parola ovviamente sul fatto che non sa come fare il governo.

Maestro di cerimonie è l’eurodeputato Marco Zanni. Ciascun leader prende la parola per tre-quattro minuti. Tutti ringraziano “il Capitano” - incuranti del fatto che in Italia non si usa quasi più - tanto che un paio si confondono e credono sia ancora ministro dell’Interno.  Poi slogan e picconate contro l'Europa e non solo. Il leader bulgaro Kostadin Kostadinov di Revival dice che “la Ue è una minaccia per l’Europa”, che servono “leader nuovi con poteri decisivi”  e minaccia “una serie di referendum per uscire dall’Ue” nel caso prendesse piede la federazione di stati.  Il tedesco Tino Chrupalla, presidente di Afd, è quello che paragona la  nuova Europa ad una grande casa “con un bel giardino per i bambini e un muro là in fondo contro gli indesiderati”. Dice che  l'Ucraina “non può vincere questa guerra” dunque “basta sanzioni e riapriamo il gasdotto Nord stream prima che le nostre economie e i nostri popoli siano messi in ginocchio”. Il polacco Roman Fritz (Konv) rilancia le parole chiave “Dio, onore, patria, famiglia, verità, giustizia e libertà” e la guerra al “politically correct”. La danese del Folkeparti (unica donna)  dice “guai a chi diventa troppo compiacente”.

Simion, che faccia tosta

Assai pirotecnico l’intervento di George Simion, leader del partito sovranista bulgaro Aur. Il suo intervento - parlerà in italiano - è una lunga metafora sulla Divina commedia e del "grandissimo Dante”. “Ecco, caro capitano, cari colleghi, noi europei siamo all’Inferno per colpa dell’immigrazione, del declino dei nostri valori indentitari e del cristianesimo, non c’è più una mamma, non c’è più papà, non c’è più Natale, signori, un vero inferno”. Simion strappa applausi da spellarsi le mani. In prima fila, dove siede mezzo governo, si accenna ad un applauso in mezzo ad un glaciale imbarazzo.  Ora il fatto è che Simion il giorno prima era stato anche a Pistoia, mezzora da Firenze, ad un convegno dei Conservatori dove era presente Procaccini, il coordinatore europeo dei Fratelli d’Italia. E pare sia andato là apposta per chiedere di passare con i Conservatori. A parte che uno così Giorgia Meloni non avrebbe alcun interesse a mettere in casa. E comunque poi Simion è tornato a Firenze, si è aggregato alla visita privata agli Uffizi e ieri mattina ha parlato tra gli applausi. Sarebbe stato utile chiarirsi con lui. Ma non è stato possibile.

Tonio Okamura, della repubblica ceca, è arrivato a dire che “accettare anche un solo immigrato vuol dire invitarne air migliaia”. Per il belga Annemans, quella che governa ora l’Europa è “un’accozzaglia, ne abbiamo abbastanza dei comunisti e dei giornalisti, ce ne infischiamo e adesso siamo pronti a vincere”. Questi i concetti base declinati in modi più o meno feroce. Da farsi venire i brividi.

Dovrebbe uscire subito dal governo

Quando prende la parola Salvini uno pensa che per essere coerente, dopo aver ascoltato e applaudito a certe frasi, dovrebbe come minio annunciare seduta stante l’uscita dal governo che invece cerca una soluzione sull’immigrazione e comunque ha fatto triplicare gli sbarchi, un governo fermamente atlantista e filo ucraina contro la Russia di Putin. Per non parlare dei vaccini.  E invece che fa Salvini? Tranquillizza tutti, “io con Giorgia e Antonio lavoro molto bene, il nostro governo durerà cinque anni”.   E precisa: “Oggi qui non c'è un'alleanza politica e partitica ma un sentimento di amicizia: qui si sono alternati leader che, come in una storia d'amore e professionale, conoscono alti e bassi”. E però il leader della Lega auspica che questa alleanza nasca e in fretta per ribaltare il potere europeo.

I sondaggi

Salvini parla avendo ben chiari i sondaggi a sei mesi dal voto (fonte Europe elects). Le intenzioni di voto di fine novembre (720 i seggi disponibili) fissano la Sinistra a 38 seggi, i Verdi a 56, S&D (i democratici socialisti) a 141, i liberali di Renew europe a 89, i Popolari a 175, i Conservatori (il partito di cui Meloni è presidente) a 82 e Id a 87, in crescita di tre seggi. Socialisti, liberali e Popolari fluttuano di due-tre posti in più. Ma la famiglia politica che cresce di più è proprio Identità e Democrazia che aumenta di undici seggi. E per la prima volta supera i Conservatori. L’effetto Olanda si fa sentire. E comunque se anche andassero insieme, Conservatori e Id non avrebbero alcuna maggioranza. Ed è difficile, con gli slogan e le promesse sentite ieri mattina a Firenze, che altre famiglie politiche europee possano cercare un dialogo con loro.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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