Il centrodestra si conta, a Montecitorio "D Day" Quirinale

Il centrodestra si conta, a Montecitorio 'D Day' Quirinale
di Askanews

Roma, 28 gen. (askanews) - Alle 8,30 vertice del centrosinistra allargato (M5s-Pd-Leu) per decidere come votare in risposta alla conta su un proprio candidato di parte decisa ieri dal centrodestra. Alle 9 vertice dello stesso centrodestra (Lega-Fi-Fdi-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Udc) per annunciare per bocca di Matteo Salvini -leader del partito con maggiori grandi elettori all'interno dello schieramento- il nome della persona su cui effettuare la conta fra la decina messa in campo da lunedì a oggi. Dalle 8,30 assemblee di tutti gruppi parlamentari di grandi elettori, a partire da Italia Viva di Matteo Renzi che non partecipa a vertici di nessuno dei due schieramenti. Dalle 11 quinto scrutinio nell'aula di Montecitorio per l'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Poco prima di inziare la quale, alle 10,30, il presidente della Camera Roberto Fico comunicherà ai presidenti dei gruppi di Camera e Senato da lui convocati, il calendario delle sedute successive, in caso di quinta fumata nera. In pratica: se è da stasera o da domani che si inizierà a votare due volte al giorno anzichè una.Si alza così il sipario sul quinto giorno di votazioni per il successore di Sergio Mattarella, nome ogni giorno più votato nell'insalatiera che raccoglie, nel segreto protetto dei nuovi catafalchi antiCovid, le preferenze dei grandi elettori."Non saprei dire - commenta al telefono un anziano ex funzionario del Parlamento che ha prestato servizio a sei elezioni al Quirinale - se quello odierno è più il campo di Agramante o il D Day. Da un lato i grandi elettori nelle prime quattro prove del voto hanno confermato la presenza in entrambe gli schieramenti di ampie frange non controllate dalle indicazioni dei vertici disposte a votare qualunque soluzione impedisca la caduta di questo governo e il rischio di elezioni anticipate (campo di Agramante, con esercito formato da truppe allo sbando, ndr). Dall'altro (D Day, ndr) c'è una spinta forte a realizzare l'operazione senza precedenti di traslocare al Quirinale il presidente del Consiglio in carica Mario Draghi che guida il Governo con la maggioranza più larga della storia repubblicana dal 1948 in poi...". Tradotto: la quinta votazione è una roulette russa da cui può uscire di tutto e quel che uscirà sarà determinante.La prima possibilità è quella di un presidente eletto a spallate, frutto della convergenza nel voto su una candidatura di parte - che alcuni pezzi di quella stessa parte sono tutt'altro che convinti di volere e potere votare- con franchi tiratori dell'altra, il cui minimo comun denominatore è impedire il trasloco di Draghi da palazzo Chigi al Quirinale. Il centrodestra ha scelto nella tarda serata di ieri questa strada affidando a Matteo Salvini il compito di scegliere il nome da mettere sulla graticola fra quelli avanzati, formalmente o a mezzop stampa, in questi primi 4 giorni di votazioni. In pole nella lista dei votabili c'è la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati che con Fico co-presiede le votazioni in corso. (E che secondo quanto scrive il Corriere della Sera ieri avrebbe mandato messaggi personali ad ogni leader del centrodestra chiedendo la conta sul suo nome).A seguire il rosario di altre personalità di area centrodestra alternative a Draghi prospettate da Salvini Meloni e Forza Italia dopo il ritiro di Silvio Berlusconi: Carlo Nordio, Franco Frattini, Sabino Cassese, Letizia Moratti, Marcello Pera, Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo.Tutti nomi che però, dall'altra parte del campo, Enrico Letta Matteo Renzi Luigi Di Maio Roberto Speranza hanno denunciato avere il vizio di origine di non essere candidature condivise ma imposte. Alcune delle quali (Frattini, Belloni, Massolo) a detta del centrodestra gradite almeno dal presidente M5s Giuseppe Conte in ritrovato asse giallo-verde con Salvini, alle prese con le acrobazie necessarie per non frantumare nel voto sul Presidente il primo gruppo parlamentare di Camera e Senato. Ma tutte quante - hanno ammonito l'intera giornata di ieri Letta Di Maio Renzi Speranza- accomunate dal denominatore che, ove mai nel segreto dell'urna andassero a buon fine- determinerebbero la fine immediata del governo di larghissima maggioranza anti Covid e il ricorso ad elezioni anticipate. Che nello stesso centrodestra, a parole, è la sola Giorgia Meloni a dichiarare essere suo obbiettivo immediato.L'altro scenario è quello che si apre se la conta delle 11 nel campo di Agramante finisce con la quinta fumata nera. Che segnerebbe l'archiviazione definitiva del presidente eletto a spallata su indicazione del centrodestra. I numeri che usciranno stamani dall'insalantiera molto condizioneranno se e quando mettere in campo il "D Day", inteso come prova del voto su Mario Draghi.In questi giorni non si è mai interrotto il lavorio nella maggioranza larga dell'attuale premier per provare a chiudere un accordo che possa ridurre all'inevitabile il trauma senza precedenti nell'Italia Repubblicana di una crisi di governo e del trasloco da palazzo Chigi di un premier non indicato dai partiti ma imposto da Mattarella. Il nome del quale quante volte uscirà anche stamani dall'urna della quinta votazione non sarà indifferente per la decisione su opportunità e tempi del D Day.Se i consensi al capo dello Stato uscente scendono vorrà dire che i grandi elettori sono più disponibili al trasloco di Draghi e rassicurati dal rischio elezioni che può comportare. Se invece salgono, sarà la maggiorana a decidere se darsi ancora 24 ore per provare l'intesa su Draghi o se accontarla. E mettere alla prova del voto un altro possibile candidato condiviso. Una sorta di "C Day" subordinata al "D" che vede Pier Ferdinando Casini tornare in pole come alternativa a Draghi, non essendogli affatto precluso l'obbiettivo di 505 voti fra centrosinistra e centrodestra, oltre all'esplicito sostegno di Matteo Renzi e dei centristi di entrambi gli schieramenti. Anche i sempre numerosissimi sostenitori del Mattarella bis sono infatti consapevoli che è ancora presto per essere preso concretamente in considerazione.Le sole condizioni possibili per provare a far recedere Mattarella dal suo già perfezionato congedo dal Colle sono le stesse del Napolitano bis. E allo stato non sussistono. Non sono ancora stati bruciati nel voto nè candidati ufficiali sia bipartisan che di maggioranza, come accadde nel 2013 con Franco Marini e Romano Prodi. Nè la sola opposizione parlamentare costituta in gruppi in entrambi i rami del Parlamento -oggi Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni- ha mai chiesto al presidente in carica di restare al suo posto, come fece nove anni fa il centrodestra a guida Berlusconi. Anzi. Allo stato e nelle votazioni in corso (candidatura Nordio, voti a Crosetto) la posizione di Meloni è quella di provare a eleggere a maggioranza un presidente di centrodestra e di un no al Mattarella bis. Per andare a elezioni anticipat. Per impedire le quali nel 2013 l'opposizione di Berlusconi votò Napolitano, dopo averlo avversato sette anni prima. E poi andò al Governo con il centrosinistra, dando vita al governo Letta.