"Guerra di donne” nel centrodestra e dentro Forza Italia: due ‘cerchi magici’ danzano intorno a Berlusconi

L’ultima notizia in ordine temporale riguarda il partito del Cavaliere. Solo due giorni fa a preso a girare l’indiscrezione, poi confermata, secondo cui Alessandra Mussolini sarà candidata nella circoscrizione Sud

'Guerra di donne” nel centrodestra e dentro Forza Italia: due ‘cerchi magici’ danzano intorno a Berlusconi

E’ “guerra di donne”, nel centrodestra, in vista delle elezioni europee, ma anche dentro Forza Italia. Come si diceva un tempo, cherchez la femme!. Ma se la “guerra di donne”, sulle liste e, soprattutto, i capolista, per le elezioni europee, è ‘scoperta’, quella dentro il partito – e la ‘corte’ – di Silvio Berlusconi è, ovviamente, ben più ‘coperta’. Ma procediamo con ordine, partendo da dati di fatto noti ai più.

M5S e Pd hanno scelto tutte o molte donne capolista

Forti di una suggestione che viene dalla ‘cinquina’ di donne che Matteo Renzi impose alle precedenti europee, quelle del 2014, quando il Pd raggiunse, anche grazie – o, forse, nonostante - quella scelta, molti partiti politici (M5S e Pd, su tutti) hanno deciso di fare la stessa cosa. Cinque le donne capolista per i 5Stelle, tre su cinque quelle scelte dal Pd.

Solo la Lega punta sul ‘maschio Alfa’ Salvini

Ma anche il centrodestra mette in campo molte donne, con cambi di campo – crossover, per dirla in inglese – repentini e fulminei che stanno mettendo a dura prova i nervi dei suoi principali leader. Solo la Lega non ha di questi problemi: Matteo Salvini, ‘maschio Alfa’ per definizione, sarà capolista del suo partito in tutte e cinque le circoscrizioni.

La guerra di donne tra Fratelli d’Italia e Forza Italia

Certo è che, soprattutto tra Fratelli d’Italia – l’unico partito italiano guidato da una donna, Giorgia Meloni – e Forza Italia, guidato “dall’uomo che ama le donne”, per dirla con Truffault, la “guerra delle donne” impazza e semina zizzania tra i due partiti e dentro i partiti stessi.

L’ultima notizia in ordine temporale riguarda proprio il partito del Cavaliere. Solo due giorni fa a preso a girare l’indiscrezione, poi confermata, secondo cui Alessandra Mussolini sarà candidata nella circoscrizione Sud, con Forza Italia. La Mussolini, europarlamentare uscente, è stata convinta da Berlusconi in persona a tornare all’ovile dopo aver lasciato FI l’anno scorso, in polemica con le scelte del partito e, soprattutto, con la sua svolta moderata.

Mussolini per FI contro Gardini per FdI

Ma se la Mussolini proverà a dare filo da torcere al candidato di Meloni che porta il suo stesso cognome, Caio Giulio Cesare Mussolini (sono, entrambi, discendenti del Duce: la prima ne è la nipote, il secondo ne è il pronipote), la scelta di ricandidarla, e proprio al Sud, ha gettato il malumore e lo scompiglio nelle fila degli azzurri, specie tra i ‘maschietti’ e soprattutto tra quelli che si candideranno nella sua circoscrizione. Infatti, per aspirare a essere tra gli eletti, in un sistema elettorale che si basa sulle preferenze, gli azzurri già devono scontare la pluri-candidatura di Berlusconi, che sarà capolista in 4 circoscrizioni su 5, con l’eccezione del Centro, dove sarà capolista Antonio Tajani (dietro di lui, l’imprenditrice dolciaria Arianna Verucci). Poi, appunto, c’è il problema del Sud. Stabilito, infatti, che – a stare i sondaggi – sarà un miracolo se Forza Italia starà sopra la soglia del 10% dei voti, vuol dire poter mandare a Strasburgo circa 10 eletti, non di più, di cui uno o due nel Nord Ovest, uno nel Nord Est, due al Centro, uno o due al Sud e due nelle Isole. Solo che, al Sud, la ‘concentrazione’ che ambiscono a un seggio all’interno dell’Europarlamento è fortissima. C’è il pluri-veterano Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, con cui FI ha stretto un patto federativo. C’è, in Campania, Flavio Martuscello, ras del partito regionale. C’è, in Molise, ma potente anche fuori, Aldo Patriciello, altro europarlamentare uscente che ha costruito un impero con le cliniche della sua Novomed. Insomma, solo posti in piedi, quelli che rischiano di finire a ottenere i maschietti, considerando che la Mussolini sarà la seconda, in lista.

La guerra degli uomini azzurri per le preferenze

Per non dire dello scontro fratricida che impazza in Sicilia (circoscrizione Isole, però), dove al segretario degli azzurri, Gianfranco Micciché, che spinge un suo uomo, Giuseppe Milazzo, presidente regionale dell’Ars (e palermitano come Micciché), si contrappone il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che vuole candidare un ‘mister preferenze’ della sua area, la Sicilia occidentale, Giovanni La Via. Per non dire dell’ex ministro Saverio Romano, altro candidato. A farne le spese potrebbe essere il numero due di Forza Italia, il sardo Salvatore Cicu, europarlamentare uscente, che dovrà vedersela, dopo Berlusconi, con un’altra donna.

Proprio il difficilissimo gioco a incastro sulle teste di serie ha portato un’altra europarlamentare uscente, l’ex show girl Elisabetta Gardini, a lasciare di punto in bianco gli azzurri per bussare alla porta di FdI e chiedere alla Meloni una candidatura nelle sue liste. La scelta finale la deciderà il gruppo dell’ECR (i Conservatori e Riformisti europei) solo oggi, a poche ore dal deposito ufficiale delle liste presso il Viminale, perché la Gardini ha dovuto, dopo FI, lasciare di corsa anche il PPE e chiedere l’iscrizione all’ECR.

I motivi poco nobili della scelta della Gardini

Solo che i motivi dell’abbandono delle file azzurre, per la Gardini, pur ammantati di motivazioni nobili (“Lascio FI perché le sue politiche non sono più quelle delle origini”), sono più prosaiche. Forza Italia ha stretto un patto con la Svp, partito regionale alto-tirolese cui spetterà – stante la rinuncia del Cav, che opterà per il suo collegio ‘naturale’, il Nord Ovest – l’unico seggio a disposizione, nel Nord Est, che dovrebbe andare all’altoatesino Herbert Dorfmann. Per la Gardini le possibilità di elezione erano pari a zero, dunque: ecco il vero motivo del suo abbandono di FI. 

La Pivetti per FI e la Sardone per la Lega

Berlusconi ha assestato, però, sempre in tema di donne, un buon colpo, sempre per cercare di recuperare i consensi: la candidatura, nel Nord Est, della ex-ex leghista Irene Pivetti, già presidente della Camera e conduttrice tv. Ma ha anche accusato il colpo con la perdita di un’altra donna, la giovane ex pasionaria azzurra milanese, e giornalista, Silvia Sardone, che si candiderà nel Nord Ovest con la Lega e che vorrebbe portare in dote, a Salvini, almeno buona parte delle 11 mila preferenze prese alle Regionali in Lombardia. 

Il cerchio magico di Arcore e quello di villa Maria…

Ma molto si agita, in fatto di donne, anche ad Arcore, la residenza privata del Cavaliere, come a villa Maria, dove la (ex? Ancora attuale? Non si capisce bene…) ‘fidanzata’ di Berlusconi, la giovane napoletana Francesca Pascale, ha eletto la sua residenza. In pratica, due clan rivali che si fanno la guerra a colpi di sgambetti e di rapporti – che entrambi ritengono ‘personali’ e ‘assoluti’ – con il Cav. Da un lato c’è l’ultimo, in ordine temporale, ‘cerchio magico’. Quello composto dall’avvocato storico di Berlusconi, Niccolò Ghedini, e da un’altra europarlamentare uscente, Licia Ronzulli (famosa per aver allattato il suo bambino all’Europarlamento, portandolo a Strasburgo in fasce). Dall’altro c’è, però, l’ex storico ‘cerchio magico’ del Cav. Quello composto, appunto, dalla Pascale, coadiuvata dalla (ex?) ‘badante’ di Berlusconi, la senatrice Mariarosaria Rossi, e da altre donne che sono gravitate intorno al Capo.

La divisione, per una volta, non riguarda presunti ‘festini’ o appannaggi economici, come fu nel caso delle ‘Olgettine’, ma è tutta politica. Il clan guidato da Ghedini e Ronzulli vuole proseguire nella linea di appeasement con Salvini e cercarlo di ricondurlo a ragione all’interno del centrodestra, anche a costo di lasciare a lui lo scettro del comando e, in una rinnovata alleanza con Lega e FdI, far puntare i fari di FI verso una nuova rincorsa elettorale, anche se, dati i numeri attuali e futuri, rischia di farlo in posizione ancillare rispetto alla Lega o, quantomeno, del tutto secondaria. Invece, il clan Pascale-Rossi è ferocemente anti-salviniano, pensa tutto il male possibile del leader leghista e ritiene che FI debba sganciarsi, subito e una volta per tutte, dal carro dell’alleanza con la Lega e FdI, anche a costo di rompere il centrodestra, per cercare un proprio futuro in un’area centrista e moderata, magari anche dialogando con forze nuove che potrebbero palesarsi come un ‘partito’ di Renzi.

Le donne oggi alla guida di FI stanno nel mezzo…

In mezzo, invece, stanno le donne che, oggi, dentro FI, fanno il bello e il cattivo tempo, a discapito degli uomini: la capogruppo al Senato, la bolognese Annamaria Bernini, la capogruppo alla Camera, la milanese Mariastella Gelmini, la vicepresidente della Camera, campana, Mara Carfagna. La prima e la seconda sono più sensibili, per estrazione e inclinazione, alle ‘sirene’ nordiste e, dunque, della Lega. La terza, invece, vede Salvini come il fumo negli occhi e già annuncia che, “dopo le Europee, FI deve rifondarsi”.

 Chi, tra i due gruppi intorno al Cavaliere, vincerà la sfida? La risposta arriverà dopo le Europee, ma certo è che, anche in questo caso, bisognerà cherchez la femme! E non solo nelle liste, ma appunto anche dentro i due ‘cerchi magici’.