[Il retroscena] Guerra alla Difesa: Trenta (M5s) “caccia” dal tavolo sulla Libia il sottosegretario Volpi (Lega)

E’ successo ieri. Alle 14 era previsto a palazzo Chigi un tavolo sulla Libia. Il ministro Salvini, assente, ha “mandato” i suoi due sottosegretari. “Se ci sono io non serve che si sia lui” ha motivato la titolare della Difesa. Due mesi di provocazioni continue. L’asse con la Presidente Ursula von der Leyen

La ministra Trenta e il sottosegretario Volpi
La ministra Trenta e il sottosegretario Volpi

“Io non posso, al mio posto vengono Molteni e Volpi” comunica Salvini alla segreteria di palazzo Chigi informando così che ieri, martedì, sarebbero andati i suoi due sottosegretari (Molteni all’Interno, Volpi alla Difesa)  alla delicata riunione sulla Libia. “Non ci provi neppure, se ci sono io non serve lui” è la replica molto seccata e molto piccata della ministra della Difesa Elisabetta Trenta, presente anche lei al tavolo sulla Libia. “Il sottosegretario Volpi resterà in ufficio su disposizione dello stesso ministro e nonostante la comunicazione già recapitata al presidente Conte” viene messo per scritto in una missiva recapitata, via segreteria, al premier.

Che non si stessero simpatici, s’era capito da un paio di mesi. Dopo questo episodio - “solo uno di molti” ci assicurano fonti della Difesa - che tiscali.it è in grado di documentare,  diventa chiaro che potrebbe essere quella tra Salvini e Trenta la scintilla che incendia la maggioranza.

L’asse Trenta-von der Leyen

Serve fare un passo indietro.  Lei farebbe veramente carte false per andare in Europa. L’amica-collega e ora Presidente di Commissione Ursula von der Leyen  ha già elaborato il piano: le darebbe l’Immigrazione, una soddisfazione e una carta in più per entrambe visto che la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e la ex collega alla difesa tedesca von der Leyen ora alla guida della Ue sono unite da sincera amicizia e dalla comune antipatia verso Matteo Salvini. Si narra che le due signore abbiano una quotidiana corrispondenza di messaggi via whatsapp (e anche Telegram) in cui discutono e si aggiornano a vicenda su come procede in Italia il dossier sbarchi. Su come va la “convivenza” con Matteo Salvini. Un filo diretto continuo. Anche per questo proprio ieri il ministro dell’Interno tedesco Seehofer si è permesso di punzecchiare a distanza Salvini a proposito della nave Gregoretti, nave italiana che non può sbarcare in Italia perchè non si dove e come collocare i 116 migranti rimasti a bordo. Un canovaccio che si ripete ormai da un anno. “Matteo - gli ha chiesto ieri Seehofer - perchè tieni la gente in mare quando poi sai che dovrai farli sbarcare?”. La Germania, per la cronaca, si è fatta carico di prenderne una parte.

Venerdì il bilaterale

Dunque, in attesa del bilaterale venerdì a Roma Conte-von der Leyen,  in attesa che il governo fornisca i suoi candidati per la Commissione (posto che toccherebbe alla Lega e dove Salvini ha immaginato Giorgetti alla Concorrenza, scenario molto remoto visto che i leghisti hanno negato il voto alla presidente), è interessante registrare le piccole ma solide manovre della ministra italiana e della Presidente tedesca. Un asse inaspettato che possiamo immaginare non sia sgradito al premier Conte e neppure al Quirinale entrambi molti preoccupati per l’isolamento a livello europeo e internazionale in cui si è cacciata l’Italia per le scelte di Salvini e il pasticcio russo.

Ora il punto è che tra il vicepremier e segretario della Lega e la ministra della Difesa, una tecnica che i 5 Stelle hanno preso in prestito dalla sempre più ricca di sorprese Link Campus University, è in corso una guerra fredda che si sta trasformando in battaglia in campo aperto. Il fronte è quello dei migranti, dei porti e degli sbarchi: Salvini ha in pratica esautorato la ministra Trenta e il ministro Toninelli visto che il decreto sicurezza in votazione al Senato attribuisce al titolare del Viminale tutte le competenze sulla materia. Si è voluto mettere ordine e si è creata una concentrazione di poteri. Ingoiato i rospo, fuori gioco Toninelli, la Trenta ha iniziato una silenziosa guerra di posizione dichiarando, ogni volta che ha potuto,  che “servono navi militari nel Mediterraneo per fronteggiare gli scafisti”, che “ovviamente le navi militari rispondono in linea gerarchica allo stato maggiore della Marina militare e a livello politico al ministro della Difesa”. Via di questo passo. E’ chiaro che ogni volta Salvini, che va in direzione opposta e che considera la navi in mare “una calamità per i migranti e gli scafisti”, s’arrabbia e fa alzare il conto aperto nei confronti della ministra.

I dossier critici alla Difesa

Sono tanti i dossier critici alla Difesa, non solo le frontiere e i migranti: ci sono fondi stanziati per miliardi e bloccati per scelte politiche di Trenta e Di Maio, aziende del comparto che attendono soldi e commesse che non arrivano e costringono i lavoratori alla cassa integrazione anche se ci sarebbero le commesse. A farne le spese, anche, il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi, leghista della prima ora, un signore dai modi gentili, a cui la ministra in questo anno di incarico non ha letteralmente fatto toccare palla. Ecco che da un paio di mesi Salvini non fa mistero, quando si parla di rimpasto (i giornalisti, non Salvini),  di volere Volpi alla Difesa al posto della Trenta.

L’incidente

Ora giunge nei dettagli questo ultimo episodio. Martedì 30 luglio alle 14 è convocato a palazzo Chigi un tavolo sulla Libia dove la situazione è sempre più critica. Al tavolo, oltre ai tecnici delle varie intelligence, sono previsti il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quella della Difesa Elisabetta Trenta. Lunedì la segreteria del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini scrive a palazzo Chigi comunicando che Salvini “non potrà partecipare alla riunione” e che su sua delega saranno invece presenti “a detta riunione il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni e il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi. Entrambi sono già stati contattati e hanno confermato la presenza”.

Salvini ci mette il carico da novanta. Avvertito delle trame della Trenta con la von der Leyen che la vorrebbe nominare commissario europeo all’Immigrazione, è intenzionato a far saltare il prima possibile questa ipotesi che sarebbe per lui nefasta e insostenibile. Mandare il sottosegretario alla Difesa, per quanto in quinta Lega, ad un tavolo dove siede già come titolare il ministro competente, è una provocazione diabolica.

A bassa intensità

A cui Trenta abbocca grandemente. Infatti, saputa della presenza di Volpi, la ministra convoca il suo capo di gabinetto generale Serino e suo tramite informa il sottosegretario Volpi che non può andare a quella riunione. Di tutto questo viene nuovamente informato il gabinetto del Presidente del consiglio. “Si comunica - si legge in una missiva recapitata martedi mattina - che il sottosegretario Raffaele Volpi non parteciperà alla riunione perchè, come comunicato a Volpi stesso in via breve (cioè a voce, ndr) dal generale Serino capo di gabinetto del ministro Trenta, il ministro non ritiene opportuna la presenza del sottosegretario alla riunione nonostante lo stesso Volpi abbia fatto presente che la richiesta proviene dal vicepresidente del Consiglio Salvini e che è stata comunicata al Presidente del Consiglio la presenza del sottosegretario Volpi su delega e in sostituzione di Salvini”.

Siamo ormai oltre la dichiarazione di guerra. Siamo alla guerra a bassa intensità, quella speciale tattica fatta di piccoli e continui attentati nel fronte opposto finalizzati a non dare tregua e a  far perdere lucidità all’avversario. Il punto è chi tra i due la perderà per primo.