“Non esiste solo il Pd!”. Anche centrodestra, 5Stelle, Terzo Polo e partitini hanno i loro guai, nel momento in cui affrontano la guerra sui posti

I problemi ‘doppi’ dei partitini alle prese, oltre che con le liste, con la raccolta delle firme

Foto Ansa
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“Onestà!” Non è che i guai, in casa, sulle liste, ce l’ha ‘solo’ il Pd. Ce l’hanno pure gli altri…

Il ‘grande caos’ e la ‘grande confusione sotto il cielo’ che si è creato con la formazione delle liste del Pd – come pure dei partiti ‘nanetti’ e ‘fratelli’ e trattasi di un tormentone, peraltro, manco finito perché alcune caselle, ad oggi, ancora ‘ballano’ – ha nascosto una situazione per nulla ‘eccellente’ (parola del presidente della Cina comunista, Mao-Tse-Dong), quella degli altri partiti e coalizioni.

Infatti, dal M5s, che ieri ha tenuto le sue (fintissime) ‘parlamentarie’, di cui parleremo poi, al centrodestra – che, assai più furbo della sinistra – lavora ‘sottotraccia’ e senza farsi massacrare dai giornali, oltre che dai social, cioè dal pubblico ludibrio e dalla pubblica esecrazione – che pure, nonostante le alte stime di ‘vittoria’, fatica assai a comporre persino le proprie, di liste. Per non dire di quelle dei ‘centristi’ (Azione-Iv), che si sono chiusi in un impenetrabile silenzio, non foss’altro perché i posti ‘sicuri’ da attribuire sono pochi e le ‘pretese’ di molti sono già troppe.

I problemi ‘doppi’ dei partitini alle prese, oltre che con le liste, con la raccolta delle firme…

O dei ‘partitini’ che – da Italexit di Paragone, che si è ‘mischiata’ con pezzi di neo-fascismo militante, oltre che con frange no-vax e no-Pass, a Unione Popolare (Prc-Pap-Dema) di De Magistris fino a Italia Sovrana e Popolare di un formidabile (sic) duo d’attacco, Rizzo&Ingroia, e pure fino ai ‘piccolissimi’(Casa Pound, etc.)  – sono ancora privi della certezza che riusciranno, per il 21/22 agosto (date davvero ‘improrogabili’ per il deposito delle candidature al Viminale, senza dire che tutte devono essere rigorosamente ‘timbrate’ dalle cancellerie delle Corti regionali d’Appello, circoscrizione per circoscrizione, per i collegi plurinominali e collegio per collegio, per quelli uninominali, una fatica davvero improba). Certezze di partecipare, per ‘davvero’, alle elezioni, infatti, questi ultimi quattro/cinque partiti, o ‘coalizioni’ (in sedicesimi, si capisce), non ne hanno. In quanto privi di ‘esenzione’. Quella figlia dell’emendamento al dl Elezioni approvato, nel silenzio generale, a giugno scorso e firmato da un terzetto d’eccezione (Magi e Costa, formalmente, ma anche, dietro, Ceccanti) che ha ‘salvato’ alcuni partiti ‘minori’. Quattro, in buona sostanza: Noi con l’Italia di Maurizio Lupi, +Europa di Bonino-Della Vedova, Ipf di Di Maio grazie al collegamento con CD di Bruno Tabacci, e Sinistra italiana, che ha ‘imbarcato’ i Verdi, grazie al collegamento in extremis, a fine legislatura, con il gruppo, già costituito, di LeU, oggi confluito in Articolo 1 di Roberto Speranza. Invece, Iv, grazie simbolo concesso, a Renzi, dal Psi di Nencini, ha ‘salvato’, in automatico, Azione di Carlo Calenda, la quale altrimenti si sarebbe dovuta avventurare, una volta ‘rotto’ con +Eu che è andata col Pd, in ‘terra incognita’…

Ma norma - codicillo di cui nessuno s’è accorto – che ha ‘dannato’ tutti gli altri (i partiti e partitini di cui sopra), i quali hanno protestato a viva voce, ma – come si sa – ‘dura lex, sed lex’. Il ‘danno’, ai loro danni, è stato fatto, non si può rimediare.

Partitini che, dunque, si sono visti ‘costretti’ a raccogliere le firme (37.500 totali, mica bruscoli), sotto il solleone e, di fatto, sotto gli ombrelloni. Una scommessa, stile quella sulla Fede di Pascal, che solo il 22 agosto scopriremo quanto fondato.

Il quadro generale di liste e delle candidature. Partiamo, al solito, dai ‘guai’ del centrosinistra

In ogni caso, tornando ai partiti e alle coalizioni ‘maggiori’ (centrodestra, centrosinistra, M5s, Terzo Polo, mettendoli in ‘ordine di apparizione’) le caselle delle liste si vanno man mano riempiendo e, appunto, dovranno essere pronte tutte, e improrogabilmente, entro il 22 agosto.

Non mancheranno i volti noti così come i duelli tra i big, a partire da quello nel collegio di Roma centro al Senato fra Carlo Calenda ed Emma Bonino, in corsa non con il simbolo del Pd, come paventato dal leader di Azione, ma per +Europa.

Tra le novità di giornata, nel Pd, spicca il nome di Ilaria Cucchi, sorella di Riccardo, ucciso dalla Polizia. Sarà candidata nel collegio uninominale del Senato di Firenze e Aboubakar Soumahoro nel collegio uninominale Camera di Modena (collegi, però, gentilmente ‘offerti’ dal Pd…), “dove credo di poter dire che verranno eletti”, annuncia il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, capolista a Pisa alla Camera. Collegio da cui  ha ‘scalzato’ il costituzionalista provetto del Pd, Stefano Ceccanti, che però proprio ieri ha avuto rassicurazioni dal Nazareno che gli verrà dato un altro collegio, anche perché le proteste dei cattolici, dei liberal, dei riformisti e pure dei sociali sono state forti, a suo favore, per non dire dell’ira funesta dei pisani che si ritrovano con un ‘paracadutista’ di SI in casa… Rassicurazioni, però, un po’ dubbie, dato che – sempre il Pd – candida, in un collegio (difficile) della Sardegna un’altra giovane – e bravissima – costituzionalista, la professoressa Carla Bassu, docente di diritto a Cagliari e relatrice ‘de facto’ della proposta parlamentare sul doppio cognome (in questo caso, il Pd, però, ha fatto un affare).

Le candidature dei partiti ‘fratelli’ e dei ‘nanetti’ Pd, ‘paracadutati’ in collegi ‘blindati’

In ogni caso, ieri, Fratoianni ha ‘gonfiato il petto’, durante la presentazione del programma dell'Alleanza Verdi Sinistra. Presentazione che si è tenuta ieri, a Roma, e che ha visto ormai la rodata coppia Fratoianni&Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde, pronto a correre anche lui in Emilia-Romagna, ovviamente in un altro collegio ‘blindato’, quello di Imola (Emila), sempre ‘gentilmente’ offerto dal Pd nazionale.

Una Direzione di SI, tra oggi e domani, servirà a completare le liste, ancora incomplete, ma ci saranno di sicuro due donne giovani e brave. Una è la portavoce dei Verdi, Fiorella Zabatta, che si è fatta le ossa nei Verdi campani. E l’altra è la compagna, e moglie, del bel Nicola, Elisabetta Piccolotti che, come lui, viene dal Prc, poi diventata SeL e, infine, transitata dentro SI e che, al netto del ‘marito’, è una giovane ben preparata.

Ma se Fratoianni e Bonelli si sono fatti dare collegi ‘blindati’ in quanto non hanno alcuna certezza di superare la soglia di sbarramento (3%), mal comune mezzo gaudio, si direbbe.

Infatti, in ‘casa’ di Articolo 1 (un partitino ormai già inglobato, di fatto, nel Pd…), il segretario Roberto Speranza è capolista nella lista dem al plurinominale per Montecitorio nel collegio Campania 1. Mentre gli altri big sono distribuiti in altre regioni: Nico Stumpo in Calabria, Federico Fornaro e Maria Cecilia Guerra in Piemonte, Arturo Scotto a Firenze. Solo quattro posti, per loro, ma bisogna capirli, e pazienza se ne volevano molti di più (tipo 5 o 6…). Del resto, al Psi è andata peggio (un solo posto per il giovane segretario, Enzo Maraio, in Emilia) e pure a Demos: un posto a Mario Ciani, a Roma. Elezione assicurata per entrambi, ma ognuno di loro ne aveva chiesto di inserire pure una donna. Solo che non è che il Pd può esaudire proprio tutte le ‘preghiere’ dei nanetti coi guai che già ha.

Sempre nel Pd, va aggiunta l'ex leader della Cgil, Susanna Camusso, capolista al plurinominale al Senato in Campania 2 per il Pd. Per completare il puzzle bisognerà attendere ancora qualche giorno.

Nel M5s “alcuni animali sono più uguali degli altri”… Le proteste per i ‘magnifici 15’…

Ma se le polemiche fra i dem lasciano ancora scorie, nel M5S il listino ‘bloccato’ (sia a livello ‘interno’ che a livello esterno, le parlamentarie) di 15 nomi proposto dal presidente Giuseppe Conte è stato approvato dagli oltre 50mila votanti alle parlamentarie con l'86,54% dei consensi. Un successone, ma che sa di ‘falso’ lontano miglia.

Giuseppe Conte mette a segno il preannunciato boom di votazioni per le sue ‘parlamentarie’ che surclassano, a giudicare dall'interesse manifestato dall'alto numero di iscritti (50 mila) che hanno partecipato, quelle lanciate da Luigi di Maio nel 2018 e ancora prima da Beppe Grillo, nel 2012. Ma, soprattutto, il leader pentastellato, incassa il via libera della base al suo listino di "prescelti": 15 candidati decisi da lui che avranno un posto ‘di prima fila’ nelle liste di candidati in uno o più collegi plurinominali. "I candidati che ho proposto per lavorare alla nostra idea di Paese hanno ottenuto un ampio consenso, sfiorando il 90%" esulta il Presidente dei 5 Stelle, già euforico di suo per il dato sui votanti e per la "grande partecipazione democratica".

Non ripagata però da un'altrettanta sollecita divulgazione dei risultati delle votazioni per quanto riguarda le liste vere e proprie. Gli "autocandidati" in corsa e la loro base che li ha votati attende infatti con ansia di sapere come verranno composte le liste. Un rebus che Conte spera di poter risolvere a giorni anche per sopire i malumori di quanti si vedranno surclassati dai "prescelti". Dalla sua il Presidente ha la votazione della base sulla lista dei prescelti che ha raggiunto quota 86,54% tra i favorevoli: oltre 43 mila iscritti hanno promosso le ‘decisioni’ di Conte. Avversate, invece, dalla vecchia guardia del Movimento, soprattutto quella che nel M5s non ci sta più e che guarda al caos deflagrato nel Pd con la pubblicazione delle liste, prefigurando un analogo scenario. La scelta apre inoltre possibili nuove grane legali. "Tutti i candidati sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri…”, ironizza, parafrasando George Orwell, l'avvocato dei ricorsi sulle regole del M5s, Lorenzo Borré.

Per il legale la regola stabilita dal Presidente M5s, anche se votata dagli iscritti, non avrebbe la forza giuridica di derogare al principio di parità di diritti dei soci prevista dallo Statuto. La deroga, per Borré, sarebbe potuta intervenire solo a valle di una preventiva modifica statutaria. Borré ricorda, infatti, i punti dello Statuto che regolano il funzionamento dell'associazione M5s e che, all'articolo 4, impongono il "rispetto dei principi di democrazia e di uguaglianza" e la "democratica e paritaria partecipazione attiva".

Pure nel M5s ‘c’hanno famiglia’ (e famigli)

E, mentre impazza la polemica sulla presenza nelle liste di familiari e compagni dei parlamentari uscenti (dal fratello di Stefano Buffagni, Davide, al fratello di Giorgio Sorial. Samuel, passando per il fidanzato della ministra Fabiana Dadone, Ergys Haxhiu, tra gli esempi) gli ex 5 stelle rimproverano l'abbandono di tutte le regole che avevano contraddistinto la formazione delle liste pentastellate. Come il principio di territorialità (ognuno si poteva candidare solo nel proprio collegio di residenza), o il divieto delle pluri-candidature. Fa discutere anche la presenza nel listino dei prescelti del notaio di fiducia del Movimento Alfonso Colucci. Infine, il renziano Davide Faraone "ripesca" dagli archivi una relazione al Parlamento del 2019 di Federico Cafiero De Raho in cui il procuratore nazionale antimafia deplorava, tra le cause dell'invadente infiltrazione mafiosa nel mercato dei rifiuti, "l'assenza di un'idonea impiantistica, primi fra tutti i termovalorizzatori". "Ha fatto cadere il governo Draghi per un termovalorizzatore e ora Conte candida Cafiero De Raho" dice il senatore di Iv. Insomma, quando uno dice le ironie della Vita…

Anche il centrodestra è alle prese coi ‘posti’… In FdI a iosa, Lega dipende, in FI molti meno

Anche nel centrodestra i lavori sono in corso, ma anche lì dentro sono tutti, o quasi, in alto mare tra collegi da assegnare, documenti da vagliare e sacrifici da imporre a chi, per forza, resterà fuori.

Sulla formazione delle liste Matteo Salvini assicura: “Sono pronte al 99%. Noi candidiamo persone perbene, radicate nel territorio. Non abbiamo bisogno di vip, non ci interessano le star”. E poi aggiunge: “Penso che sarò candidato nella mia città, Milano”, ma anche, ovviamente, in cinque collegi plurinominali, da capolista, nei listini ‘bloccati’ per ‘trainare’ le liste della Lega.

Tra i volti nuovi della Lega, oltre al presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, Mario Barbuto, ci sono intellettuali come il professor Giuseppe Valditara ed esponenti dell'ambientalismo "pragmatico" - copyright del Carroccio - come il presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe. Spazio poi a esponenti delle forze dell'ordine, del mondo dei balneari e della sanità, fino ad alcuni grandi imprenditori, sportivi ed editori. Un posto potrebbe esserci anche per le giornaliste Maria Giovanna Maglie (Libero) e Annalisa Chirico (il Foglio e molto altro…).

Salvini, tuttavia, garantisce che "ascolterà il territorio, oltre a tutti i dirigenti". Rassicurazioni a parte, i numeri sono inclementi e destinati a pesare soprattutto per due partiti, Lega e FI. Colpa dell'effetto doppio della riforma costituzionale - che riduce di un terzo il Parlamento, con 600 eletti in tutto - e dei consensi attesi in calo per i due partiti, rispetto ai tempi d'oro. Risultato: meno posti e molti più scontenti.

Neanche dentro Forza Italia le liste sono ancora chiuse. Per ‘vidimarle’ è prevista nei prossimi giorni, probabilmente venerdì, una riunione di Silvio Berlusconi con i suoi. È sicuro, comunque, che il Cavaliere correrà nel collegio uninominale al Senato di Monza, ma dal Comitato di presidenza degli azzurri è partita la richiesta di candidarsi anche al proporzionale, il che ovviamente accadrà e in ben 5 circoscrizioni. Ma andranno fatti "sacrifici", mette le mani avanti il coordinatore nazionale del partito, Antonio Tajani. "I numeri - sottolinea - sono ridotti rispetto al passato, il taglio dei parlamentari pesa per tutti". Un modo come un altro per ‘non’ rassicurare molti dei componenti della truppa parlamentare uscente (i quali sono assai troppi), ma "troveremo il modo di far sentire ognuno parte della squadra". Una assai tiepida speranza.

In lizza agli uninominali alla Camera, il capogruppo Paolo Barelli, mentre non ci saranno nomi storici come Adriano Galliani e Renato Schifani (in corsa per la presidenza della Sicilia). Ma, nelle chat dei parlamentari - raccontano alcuni azzurri - la fibrillazione è alta e ormai è caccia aperta alla conferma. Stando alle stime più fosche che vedono FI poco sotto il 10%, il rischio è che gli eletti azzurri si riducano a una cinquantina, tra deputati e senatori, rispetto agli attuali 123. Non andrebbe meglio alla Lega che, dai 192 attuali, teme di perderne una sessantina, oltre a quanti verranno esclusi per via del voto.

Tutt'altro clima si respira in Fratelli d'Italia, complice il vento in poppa registrato dai sondaggi e, di conseguenza, pure il rischio 'overbooking' all'orizzonte. Per ora su nomi e collegi, bocche cucite anche in via della Scrofa. Parola d'ordine è il ritorno alla politica, che dovrebbe dominare le liste con più candidati politici che 'civici'.

I tecnici potrebbero invece essere arruolati per la futura squadra di governo. Riguardo ai big, è probabile che Giorgia Meloni si candidi nel collegio uninominale di Latina 1, dove è stata eletta in passato, oppure in un altro collegio romano. Nel Lazio correranno il capogruppo del partito alla Camera, Francesco Lollobrigida e il vicepresidente a Montecitorio, Fabio Rampelli. Tra le new entry spunta l'ex pilota Emerson Fittipaldi: l'italo-brasiliano che fu campione di Formula 1 è in lizza nella circoscrizione ‘sudamericana’, cioè quella all’estero, di FdI.

In casa Fratelli d'Italia si fanno anche i nomi dell'ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, di Francesco Giubilei, giovane presidente della Fondazione Tatarella, e di Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, oltre a quelli, già noti, di Giulio Tremonti e Carlo Nordio, già auto-prenotati come papabili ministri.

Giorgia Meloni ha pronti altri video per spiegare il programma sui temi principali della campagna, oltre a quello in cui ha bollato il reddito di cittadinanza dei 5s come un “fallimento totale”. Almeno, per una volta, non ha attaccato il Pd…

Renzi ‘sfida’ Berlusconi nella ‘sua’ Milano, ma la trattativa sui posti, tra Az-Iv, è solo iniziata

Certo è che il leader di Italia viva, Matteo Renzi, sarebbe pronto a un duello alle urne con il Cav. "Ho lanciato una sfida civile e affettuosa a Silvio Berlusconi. Visto che entrambi saremo candidati nella circoscrizione senatoriale di Milano 2 come capolista lui di Forza Italia, io di Azione-Italia viva, perché non fare un bel dibattito televisivo o radiofonico?", le parole di sfida dell'ex premier.

Dal canto suo, Berlusconi nella sua pillola video di giornata dedicata alla giustizia assicura: "Quando governeremo noi, le sentenze di assoluzione, di primo o di secondo grado, non saranno appellabili". Una frase respinta al mittente dal presidente dell'Anm, Giuseppe Santalucia, ma accolta con favore dai penalisti.

Ma anche in casa Azione-Iv le bocche sono tutte cucite. La trattativa sarà molto difficile, ardua e complicata: le attese sono tante, i posti scarsi e, anche se il Terzo Polo andasse oltre le più rosee previsioni, cioè oltre quelle che gli stessi stimano (6-8%) rischia di subire i drammatici effetti del famoso, almeno agli addetti ai lavori, ‘effetto flipper’, quello che sai a stento quanti ne eleggi, ma non sai né dove né, soprattutto, ‘chi’ eleggi…