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Gruppo per gruppo, partito per partito e nome per nome: ecco gli schieramenti in campo nella corsa al Quirinale

Quasi un calciomercato tra spostamenti da un partito all'altro e nuove conquiste: chi si è rinforzato e chi ha perso i pezzi. Da Lunedì partono le votazioni per il Capo dello Stato

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Gruppo per gruppo, partito per partito e nome per nome: ecco gli schieramenti in campo nella corsa...
Giuliano Amato, Silvio Berlusconi, Marta Cartabia, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Seconda fila da sinistra: Pier Ferdinando Casini, Mario Draghi, Paolo Gentiloni Silveri, Letizia Moratti.

A Montecitorio sono quasi le 10,55 di giovedì 20 gennaio, nel momento in cui il vicepresidente di turno, il renziano Ettore Rosato, chiude l’ultima seduta prima della convocazione in seduta comune di Camera e Senato “con la partecipazione dei delegati regionali” prevista per lunedì alle 15 per eleggere il Capo dello Stato.

Ma, prima che Rosato dica che “La Camera dei deputati è convocata a domicilio”, e allo stesso modo, alle 15,02 del giorno precedente, mercoledì 19 gennaio, la sua collega vicepresidente piddina di Palazzo Madama Anna Rossomando dica che “Il Senato della Repubblica è convocato a domicilio”, c’è tempo per i due ultimi passaggi di gruppo parlamentare in extremis, gli ultimi due riposizionamenti in vista del voto per il Colle all’ultimo minuto.

Per la cronaca, si parla di due parlamentari ex pentastellati, secondo il filo rosso che ha contraddistinto tutta la legislatura: ad andarsene sono il deputato Bernardo Marino, eletto nel collegio uninominale di Olbia, che va nel Misto e la senatrice Elvira Lucia Evangelista che viene dal MoVimento, ha fatto un velocissimo passaggio da apolide per qualche ora, certificato l’altro giorno negli atti sotto il titolino “Gruppi parlamentari, variazione nella composizione”: “La senatrice Evangelista ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle”. E poi transustanziata infine, il giorno successivo, sempre con lo stesso titolino, fra i renziani: “La senatrice Elvira Lucia Evangelista ha comunicato di aderire al Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I. Il Presidente del Gruppo parlamentare Italia Viva - P.S.I. ha accettato tale adesione”.

E qui ci sono due circostanze da far notare: la prima è il fatto che da venti giorni Matteo Renzi è tornato ad essere attrattivo conquistando tre parlamentari, tutte donne.

La seconda è il dramma dei pentastellati sardi che sono rimasti solo in sei rispetto ai 16 eletti nel 2018: Emiliano Fenu e l’ex presidente dei senatori Ettore Antonio Licheri a Palazzo Madama e Luciano Cadeddu, Paola Deiana, Alberto Manca e Mario Perantoni a Montecitorio.

Sono stati invece persi i due seggi uninominali di Maria Vittoria Bogo Deledda al Senato (morta nel frattempo) e di Andrea Mura alla Camera, persi entrambi alle suppletive dei collegi di Sassari-Nord Sardegna e di Cagliari-Burcei.

A Palazzo Madama, oltre a Elvira Lucia Evangelista, se ne è andato anche Gianni Marilotti, approdato al Pd dopo un gran tour fra i gruppi parlamentari del centrosinistra.

Alla Camera, invece, hanno salutato la compagnia, oltre al freschissimo Bernardo Marino, tre di Alternativa (Pino Cabras, Emanuela Corda e Andrea Vallascas), Mara Lapia andata nel Centro democratico e anche Lucia Scanu, l’ultima ad avere abbandonato il gruppo prima dell’addio odierno, che è stata per qualche ora nel Misto prima di approdare a Coraggio Italia di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro il 12 gennaio, gruppo che ha retto benissimo all’attacco dei berlusconiani doc di Forza Italia che contavano di annientarlo prima del voto per il Colle.

E infine ci sono due nuovi arrivi nel Pd: uno è quello di Fabio Porta, eletto all’estero, subentrato a Adriano Cario dichiarato decaduto dall’aula di Palazzo Madama. L’altra è Cecilia D'Elia che ha aderito al Pd dopo essere stata eletta deputata nelle suppletive di domenica nel collegio uninominale Roma-Quartiere Trionfale al posto di Roberto Gualtieri, eletto sindaco e a sua volta subentrato a Paolo Gentiloni diventato commissario dell’Unione Europea.

Detto tutto questo, ecco il fixing definito dei nastri di partenza nella corsa per il Quirinale, gruppo per gruppo, nome per nome. 

Forza Italia-Berlusconi Presidente (comprendendo i tre senatori Udc) 50 senatori, più 79 deputati, più 11 delegati regionali, per un totale di 140 grandi elettori.

Fratelli d’Italia: 21 senatori, più 37 deputati, più 5 delegati regionali, per un totale di 63 grandi elettori.

Lega-Salvini Premier (che al Senato comprende anche il senatore del Partito sardo d’azione Carlo Doria, erede di Christian Solinas) 64 senatori, più 133 deputati, più 15 delegati regionali, per un totale di 212 grandi elettori.

Coraggio Italia (che al Senato si chiama Idea-Cambiamo!-Europeisti-Noi de centro (Noi Campani): 9 senatori, 22 deputati, un delegato regionale che è il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, per un totale di 32 grandi elettori.

Noi con l’Italia-USEI-Rinascimento-Adc, che è il partito di Maurizio Lupi e del sottosegretario alla Salute Andrea Costa, che comprende gli italiani all’estero di USEI e Rinascimento di Vittorio Sgarbi: 5 grandi elettori, tutti deputati.

Italia Viva, che al Senato conta anche il segretario del Partito socialista italiano Riccardo Nencini: 16 senatori, 29 deputati, per un totale di 45 grandi elettori.

Movimento 5 Stelle: 73 senatori, 157 deputati, 4 delegati regionali per un totale di 234 grandi elettori, comunque partito di maggioranza relativa, nonostante ben oltre cento addii in corso di legislatura.

Partito democratico: 39 senatori, 95 deputati, 20 delegati regionali, per un totale di 154 grandi elettori.

Autonomie linguistiche, che al Senato comprendono Sudtiroler Volkspartei, Union Valdotaine, Partito autonomista trentino tirolese PATT, Pierferdinando Casini che è fra i papabili, e i due senatori a vita Elena Cattaneo e Giorgio Napolitano: 8 senatori, 4 deputati, due delegati regionali, per un totale di 14 grandi elettori.

Liberi e uguali-Ecosolidali: 12 deputati e 6 senatori per un totale di 18 grandi elettori.

Gli ex pentastellati di Alternativa: 16 deputati, quelli del Senato non sono organizzati in autonoma componente ma dovrebbero essere 4, per un totale di 20 grandi elettori.

Azione-+Europa-Radicali italiani: tre deputati e due senatori, per un totale di 5 grandi elettori

Centro democratico di Bruno Tabacci: sei deputati.

Gli italiani all’estero del MAIE, il Movimento associativo italiani all’estero, PSI e gli ecologisti di Facciamo Eco 8 deputati (e il senatore Ricardo Merlo ha la sua componente autonoma al Senato), totale 9 grandi elettori.

Italexit per l’Italia-Partito Valore Umano, tre senatori ex pentastellati, guidati da Pierluigi Paragone.

Partito comunista di Marco Rizzo, un grande elettore, l’ex senatore pentastellato Emanuele Dessì.

Potere al Popolo, un grande elettore, l’ex senatore pentastellato Matteo Mantero.

Italia dei Valori, un grande elettore, l’ex senatore pentastellato Elio Lannutti.

Due senatori a vita, Renzo Piano e Carlo Rubbia, non iscritti a nessun gruppo parlamentare e due del gruppo Misto di Palazzo Madama, Liliana Segre e Mario Monti.

Due esponenti di Sinistra italiana e di Rifondazione di opposizione, ex pentastellate pure loro, che però non hanno autonoma componente nel Misto di Palazzo Madama: Elena Fattori e Paola Nugnes.

E infine i Misti-Misti, deputati e senatori che sono nel Misto di Montecitorio e Palazzo Madama che sono 24 deputati e 16 senatori (tolti quelli “non ufficiali” che abbiamo già contato), per un totale di 40 grandi elettori.

Totale 1009 grandi elettori, 630 deputati, 315 senatori elettivi, sei senatori a vita e 58 delegati regionali, che portano il quorum necessario ad essere eletto nelle prime tre votazioni a 637 voti e a 505 dalla quarta votazione in poi.

Un croupier a questo punto direbbe: les jeux sont faits, faites vos jeux.

Rien ne va plus.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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