Grasso diventa leader della sinistra, ma il Pd gli chiede di pagare 83mila euro

Mentre il presidente del senato lancia il suo programma dal palco di Liberi e uguali il tesoriere del suo ex partito, Francesco Bonifazi, gli invia una "cartella esattoriale"

Il presidente del Senato Pietro Grasso
Il presidente del Senato Pietro Grasso
di I.D.

“Grasso fonda il suo partito ma lascia 83mila euro di debiti”. Così titola oggi Libero. E nel preambolo dell’articolo lancia l’allarme sui possibili rischi di un ritorno a concetti da “sinistra estrema” che potrebbero aprire “la caccia al ricco di turno”. La nuova entità che ha scelto Pietro Grasso come suo leader, quella “nuova cosa rossa” definita di “Liberi e uguali” potrebbe mettersi in testa di reintrodurre la patrimoniale, le tasse per chi ha di più, perfino l’articolo 18, fa notare il quotidiano. Lasciando per un momento ogni commento su quanto sia giusto invece fare norme solo a vantaggio dei ricchi tartassando lavoratori e pensionati e lasciando ai giovani il record della disoccupazione in Europa, va detto che il giornale di Sallusti sottolinea poi come Grasso sia debitore di ben 83mila euro verso il Pd.

La "cartella esattoriale"

Tanto che al presidente del senato sarebbe giunta una sorta di cartella esattoriale firmata dal tesoriere Francesco Bonifazi proprio nel giorno della sua investitura a novello riferimento della sinistra italiana (quella formata da Mdp, Sinistra italiana e Possibile ) e dunque a candidato premier. Il suo ex partito, il partito democratico appunto, gli avrebbe intimato di saldare il debito. “Caro presidente - riporta uno stralcio del Corriere della sera - la preghiamo di saldare le sue pendenze con il Pd: 83.250 euro, entro il 15 dicembre".

In pratica Grasso non avrebbe mai versato quanto dovuto al partito di Renzi, a differenza di altri ex iscritti come Pierluigi Bersani o Guglielmo Epifani che hanno saldato tutti i propri debiti prima di abbandonare il Pd. "Questi soldi, come concordato con i sindacati - dicono dal Nazareno - servono per istituire un fondo di garanzia a sostegno dei 180 nostri dipendenti in cassa integrazione".

 Il programma

Intanto Grasso, dal palco dell’Assemblea nazionale di Liberi e uguali, traccia le linee del suo programma. “Tocca a noi offrire una nuova casa a chi non è rappresentato”, dice. In pratica – tra l’altro – “tasse progressive per i più ricchi, welfare per tutti e parità di genere”. Impegno per il “diritto al lavoro”, apertura sullo “ius soli”, e per tutto ciò, dichiara, “Io ci sono”.

Assistono interessati D’Alema e Bersani. La segretaria generale della Cgil Susanna Camusso è in prima fila, parlano Speranza, Fratoianni e Civati. Tutti battono in particolare su una parola: socialismo. Il che significa non accettare l’individualismo sfrenato, difendere i più deboli. Civati sferra un attacco a Renzi. Fratoianni alle multinazionali. Sottolinea come occorra difendere il lavoro contro il capitale che non deve sfruttare gli uomini.

"Ringrazio la Cgil che ieri è scesa in piazza per difendere le persone e il loro diritto ad avere una pensione che in Italia sono un problema, soprattutto per i giovani, umiliati due volte", afferma tra gli applausi, il segretario di Sinistra Italiana. "La questione giovanile - aggiunge - è la vera emergenza di questo Paese. Con Pippo Civati e Roberto Speranza abbiamo dato vita a un rapporto vero di fratellanza per costruire uno spazio democratico, per fare un passo indietro nel nome dell'unità e dell'umiltà".

Civati incalza: "Molti di noi sono qui per una promessa tradita, tra le molte tradite: di non avere più lavoratori precari, di non avere l'uomo solo al comando...". Il leader di Possibile lo scandisce dal palco dell'Atlantico. "La prima gallina che canta ha fatto la fake: sarà una campagna a chi la spara più grossa – sostiene - . Ci prendiamo l'impegno di fare promesse che non verranno più tradite e verranno banalmente mantenute. Loro stanno già preparando nuovi tradimenti ma noi li fermeremo".

Speranza ringrazia Grasso. “Grazie Pietro, sono orgoglioso che se tu sei qui con noi, vuol dire che siamo dalla parte giusta. Grazie a tutti voi, ciascuno di voi irrinunciabile. Oggi inizia un sogno che si realizza. Oggi c'è una nuova storia per riaffermare un sistema di valori", afferma. Poi parla di futuro. "Chi siamo dovremo spiegarlo nei pochi mesi che ci aspettano prima delle politiche. Noi siamo innanzitutto quelli del lavoro, siamo il movimento del lavoro", dice il coordinatore di Mdp. "Perciò sono contento che ci siano Cgil, Cisl e Uil e organizzazioni dell'impresa. Il lavoro in questi anni è stato umiliato, svilito, i diritti sono stati compressi ed è esplosa la parola precarietà. Ma la parola precarietà non basta più, va usata la parola sfruttamento", aggiunge.

Il problema insomma non sembra essere il debito del presidente del senato verso il suo ex partito. Quello, c’è da crederlo, sarà un impegno che Grasso provvederà ad onorare. Nel frattempo - a sentire i giovani leader di Liberi e uguali - gli italiani hanno cose più importanti a cui pensare.