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[L’inchiesta] Vivere sulla lava con il rischio eruzione, la grande paura dei Campi Flegrei: 257 scosse di terremoto e allarme giallo

Allarmi, smentite e paure. Tutta la zona, che arriva a 500mila abitanti, di cui 300mila nei quattro comuni che rappresentano il cuore dell’area, si è spalmata su una caldera, un cratere che ha un diametro di quasi 15 km. E sotto ci sono serbatoi rocciosi pieni di magma, che a volte sbuffano come con le fumarole di Agnano, altre volte bollono come i gas della Solfatara e, nel complesso, tremano tutto il tempo, facendo alzare, o abbassare, la terra

Antonio Mennadi Antonio Menna, editorialista   
[L’inchiesta] Vivere sulla lava con il rischio eruzione, la grande paura dei Campi Flegrei: 257...

 

Duecentocinquantasette scosse di terremoto in nove mesi. È il bilancio del 2018 dei Campi flegrei, una vasta area a ovest del golfo di Napoli, che si allunga tra bellezze paesaggistiche e una storia nobile da Pozzuoli a Quarto, entrando anche nel perimetro dello stesso capoluogo campano. Scosse che qui sono quasi una tradizione. La chiamano terra ballerina, questa lingua di colline e mare, dove si trema da sempre, ma qualche volta un po’ di più, rimettendo in moto paure antiche, ricordi di disagi, e presagi di una tragedia imminente che però rimane lì sospesa, come una brutta malattia che potrebbe colpirti, ma non lo fa, e quindi è meglio non pensarci. 

Vivere sui crateri 

Nei giorni scorsi, però, la terra ha tremato un po’ più forte. Una magnitudo di 2.5 della scala Richter, profondità di 2 km, epicentro a 5 km da Pozzuoli. Nulla di grave ma qualcosa in più del classico tremolio. Quanto basta per sentire le gambe correre verso la porta. E la mente tornare all’origine, al cuore del problema. Quella natura che si sta sfidando, vivendo tutti i giorni su crateri e magma. 

Serbatoi di magma 

Un’attività vulcanica nota fin dagli antichi, quella dei Campi flegrei. Del resto, tutta la zona, che arriva a 500mila abitanti, di cui 300mila nei quattro comuni che rappresentano il cuore dell’area, si è spalmata su una caldera, un cratere che ha un diametro di quasi 15 km. E sotto ci sono serbatoi rocciosi pieni di magma, che a volte sbuffano come con le fumarole di Agnano, altre volte bollono come i gas della Solfatara e, nel complesso, tremano tutto il tempo, facendo alzare, o abbassare, la terra, con quel fenomeno chiamato bradisismo, che appare visibile, come fosse un termometro, nel Tempio di Serapide di Pozzuoli, dove le colonne spariscono sommerse dall’acqua dello stagno, e poi ricompaiono. Qualche volta si sale e qualche volta si scende, si balla e si trema, e quando avviene un poco di più, si riaccende l’allarme tra la popolazione.  

Incremento record 

Sono così cominciati nei giorni scorsi i conteggi e si è scoperto che nel 2008 i Campi flegrei registrarono solo 16 scosse. Mentre nel 2018, fino a settembre, si è già molto oltre le 250. Un incremento record che preoccupa i cittadini, mentre lascia abbastanza indifferenti i tecnici e gli esperti, i quali sembrano più allarmati dalle condizioni urbanistiche del territorio che non da questo curioso picco sismico. 

Allerta gialla 

“Sulla base dei dati di monitoraggio a oggi registrati – fa sapere la Regione Campania - e delle valutazioni espresse dalla Commissione Grandi Rischi a dicembre 2012, poi ribadite a dicembre 2013, a dicembre 2014 e a gennaio 2017, il Dipartimento della Protezione civile ha ritenuto di mantenere il livello di allerta "giallo" nei Campi Flegrei. A differenza del livello di allerta "verde", che corrisponde all'attività ordinaria del vulcano, questo livello è infatti determinato dalla variazione di alcuni dei parametri monitorati”.

Nessun pericolo 

"Non c'è pericolo che ci sia un'eruzione", si è affrettato a dichiarare il geologo Franco Ortolani, da qualche mese eletto senatore per il Movimento Cinque Stelle. "Pozzuoli è l'unica città al mondo costruita in un'area storicamente interessata da un fenomeno bradisismico”. Il problema, però, è come è costruita. “Non ha manufatti idonei a resistere senza subire danni alle locali accentuate e anomale "dilatazioni del suolo" – dichiara ancora ai giornali Ortolani -. Se il bradisismo evolverà come nel 1983-85 si potranno verificare anche molte decine di eventi di giorno e di notte e l'impatto più significativo sarà sulla emotività". 

L’allarme di Boschi 

“Bisogna che il monitoraggio in una zona come quella dei Campi dei Flegrei sia costante – rincara invece la dose il professor Franco Boschi, in una intervista di Pietro Di Marco pubblicato sul 24.it -. Che si sfrutti al massimo la tecnologia, e con la partecipazione continua di ricercatori preparati. C’è un problema organizzativo. La zona flegrea attualmente è in allerta gialla, ma ci deve essere allerta massima. Quello che avviene nei Campi Flegrei potrebbe essere indicatore di un processo rapidissimo dal quale ci si difende solo scappando. E per scappare c'è bisogno di un monitoraggio costante e perfetto”. 

Scappare 

Ci si difende solo scappando. Ma per scappare bisogna cogliere i segnali anticipatori. E sperare che ci sia il tempo per farlo, confidando nei piani di protezione civile. Il 4 settembre scorso, laRegione Campania ha varato una delibera sul rischio sismico dei Campi Flegrei, quasi ad avvalorare l’idea che esista un pericolo incombente. Nella delibera vengono individuate “le aree di incontro e gli accessi alla viabilità principale per l'allontanamento della popolazione in caso di eruzione dalla zona rossa, con indicazione dei relativi Comuni di afferenza“.  

Lo sfollamento di massa 

Sarebbero oltre 500mila le persone da mettere in fuga e trasportare in aree sicure. Ogni comune ha i suoi punti di raccolta e le sue località destinate, per lo più in altre regioni. Uno sfollamento di massa, che andrebbe realizzato in poche ore, e che genera panico solo a pensarlo. Figuriamoci, da queste parti, a farlo davvero. 

Non pensarci 

Qui basta un temporale per mandare in tilt la viabilità, per allagare strade, far esplodere i tombini, paralizzare il traffico e la rete dei trasporti. Cosa avverrebbe in caso di sciame sismico significativo e fenomeno bradisismico elevato al punto da consigliare una evacuazione rapida? Meglio non pensarci. Del resto è così che si vive, si cresce, si edifica, ci si allarga alle pendici di un vulcano attivo come il Vesuvio o nella bocca di un cratere pieno di lava come i Campi flegrei: non pensandoci. Si vive come se non dovesse mai avvenire. Salvo che qualche scossetta un poco più vivace non arrivi, come in questi giorni, a ricordarlo.

Antonio Mennadi Antonio Menna, editorialista   
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