[L’inchiesta] Il grande buco nei conti correnti dei partiti. Ecco i numeri shock a pochi mesi dal voto

Nell’ultimo documento contabile depositato alla Camera dei deputati e che si riferisce all’esercizio del 2016 si certificava un “buco” di ben 9,5 milioni di euro. A far sprofondare i conti del partito perno della maggioranza, che è al governo ininterrottamente dal 2013 ed ha espresso tre diversi presidenti del consiglio, è stata soprattutto la campagna elettorale per il referendum dello scorso dicembre. L’anno precedente, infatti, il tesoriere Francesco Bonifazi aveva provato l’emozione di chiudere - grazie all’exploit alle Europee e all’aumento delle quote destinate al Pd col 2 per mille - un bilancio addirittura in attivo, che portava il segno “più”, per giunta dell’entità di 728 mila euro

[L’inchiesta] Il grande buco nei conti correnti dei partiti. Ecco i numeri shock a pochi mesi dal voto

Chi non ha nemmeno un euro in cassa come il Movimento 5 Stelle è fortunato. E’ pur vero che Beppe Grillo si è trovato costretto a chiedere “donazioni, anche piccole” per organizzare le kermesse dell’autunno, ma, almeno, a differenza di tutti gli altri, non rischia di finire sommerso dai debiti. I bilanci di tutti i partiti che si preparano a sfidarsi alle prossime elezioni Politiche, quelli del Pd come di Forza Italia ma anche della Lega (che pure è in forte crescita) si presentano drammaticamente monocromi: rosso, rosso e ancora rosso. A guidare la classifica (negativa) è il Partito Democratico. 

Un “buco” di ben 9,5 milioni di euro

Nell’ultimo documento contabile depositato alla Camera dei Deputati e che si riferisce all’esercizio del 2016 si certificava un “buco” di ben 9,5 milioni di euro. A far sprofondare i conti del partito perno della maggioranza, che è al governo ininterrottamente dal 2013 ed ha espresso tre diversi presidenti del consiglio, è stata soprattutto la campagna elettorale per il referendum dello scorso dicembre. L’anno precedente, infatti, il tesoriere Francesco Bonifazi aveva provato l’emozione di chiudere - grazie all’exploit alle Europee e all’aumento delle quote destinate al Pd col 2 per mille - un bilancio addirittura in attivo, che portava il segno “più”, per giunta dell’entità di 728 mila euro.

I soldi ai partiti politici nel 2016 (Tratto da La Repubblica)

Soffrono pure la Lega e Forza Italia

Se i dem hanno cominciato la rincorsa verso le Politiche della primavera con questa zavorra, pure la Lega e Forza Italia soffrono, anche se, rispetto all’anno precedente, diminuiscono le perdite. Nonostante i voti siano in costante aumento, il partito di Matteo Salvini ha chiuso l’ultimo bilancio prima della campagna elettorale 2018 con un rosso da più di un milione di euro. Il tesoriere del partito - che in via Bellerio chiamano “amministratore federale” - e si chiama Giulio Centemero gestisce una disponibilità economica che è immensamente più limitata rispetto alle cifre del passato: nel 2010 la Lega (che si chiamava ancora “Nord”) aveva una disponibilità liquida di 31,6 milioni di euro. Nel 2015, però, la situazione era peggiore: il disavanzo era di quasi tre milioni e mezzo.  Nei mesi scorsi i conti correnti del partito di Salvini erano stati anche sequestrati dalla Procura di Genova, che, però, è poi tornata sui suoi passi. 

Partiti costretti a chiudere le sedi

Il partito del Cavaliere dopo le cure (da cavallo) ai conti fatte dall’ex manager Fininvest Alfredo Messina, ha chiuso con un buco di 1,4 milioni contro i 3,5 del 2015. Bene, ma per rientrare dalle molte esposizioni bancarie e nell’impossibilità dell’ex premier di contribuire con le sue risorse personali, gli azzurri sono stati costretti a chiudere la sede centrale di piazza San Lorenzo in Lucina a Roma e ad accontentarsi di quattro stanze lì vicino. A causa di questa regressione sono tornati centrali per la vita del partito le “residenze” del Cavaliere: Villa San Martino ad Arcore innanzitutto, ma anche Palazzo Grazioli, a Roma, e - come accaduto nello scorso fine settimana - anche Villa Certosa.  

Movimento 5 stelle chiude in pari

Il Movimento 5 stelle ha chiuso un bilancio in pari. Ma, non incassando rimborsi e finanziamenti, non ha risorse in “pancia”, tanto che Beppe Grillo in persona, la scorsa estate, ha chiesto in un video agli attivisti di fare delle donazioni, “anche piccole”. L’unico piccolo “miracolo” lo ha fatto Fratelli d’Italia. Grazie a una politica di contenimento dei costi e delle spese, il partito di Giorgia Meloni è riuscito, pur essendo all’opposizione e senza avere una truppa parlamentare particolarmente nutrita, a chiudere i conti col segno più. Il bilancio firmato dal tesoriere Marco Marsilio è in attivo di 15 mila euro e un contributo è arrivato anche dagli eletti. 

Salvezza dei conti da donazioni e fundraising

Con queste premesse, parte una campagna elettorale che vedrà ben poche risorse a disposizione dei segretari per affissioni, spot, cortei e manifestazioni. Le cose non possono che peggiorare. Da quest’anno, infatti, come previsto dalla riforma  del finanziamento ai partiti approvata nel 2013 sotto la spinta proprio del M5s, i rimborsi elettorali diretti sono definitivamente estinti. Non prenderanno più un euro per ciascun voto preso.  Sopravvivono solo i contributi “indiretti” del 2 per mille Irpef, che dipendono dalle scelte che ciascun cittadino fa nella sua dichiarazione dei redditi: la “torta” da spartirsi non è infinita. In totale, infatti, ci sono “solo”  11 milioni e 700 mila euro per l'anno in corso. Ecco perché diventerà decisiva, forse per la prima volta,  la capacità dei partiti di raccogliere donazioni, fare fundraising.

Per accedere ai fondi necessario cambiare gli statuti

Per poter accedere ad entrambe le forme di finanziamento la legge prevede che i partiti abbiano depositato uno Statuto. Il “regolamento” delle singole formazioni deve essere consegnato in Parlamento, vistato da una apposita commissione e infine pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Solo da quel momento partiti e movimenti sono in regola e possono godere dei contributi e ricevere donazioni. Sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì 10 novembre, pochissimi giorni fa, sono stati pubblicati ben cinque nuovi Statuti di altrettanti partiti politici “ritardatari”: l’unico nuovo è quello di Alternativa Popolare. Il partito di Angelino Alfano prima semplicemente non esisteva. Hanno ri-pubblicato lo Statuto con alcune modifiche anche Forza Italia e Scelta Civica, l’ex partito di Mario Monti del quale oggi è segretario Enrico Zanetti.

Tutti i partiti in cerca di fondi

Il nuovo sistema elettorale, che è proporzionale e ha soglie di sbarramento molto basse, garantisce la sopravvivenza anche a formazioni molto piccole e quindi non c'è sta stupirsi che provino ad andare all'incasso anche partiti che nelle ultime due legislature sono rimasti confinati fuori dal Parlamento. E’ il caso della Federazione dei Verdi (oggi guidata da Angelo Bonelli) e di Rifondazione Comunista (del quale è segretario Maurizio Acerbo): entrambe le formazioni hanno depositato in Parlamento lo Statuto aggiornato. Se ne sentiva il bisogno? I partiti che, prima di questi, erano già in regola con le disposizioni di legge e quindi potevano concorrere ai benefici erano 39; ci sono pure l’ “Unione Sudamericana Emigrati italiani”, “Stella Alpina” e il “Partito autonomista trentino tirolese”.