Salvini, Meloni, Renzi e Berlusconi. E’ iniziato il “Gran Ballo del Quirinale”

Mattarella non si farà rieleggere. Tutti gli altri candidati sono papabili ma il problema è ‘quale’ maggioranza eleggerà il nuovo Capo dello Stato

Salvini, Meloni, Renzi e Berlusconi. E’ iniziato il “Gran Ballo del Quirinale”

La miccia alle polveri, e i piedi nel piatto, li ha messi il leader della Lega, Matteo Salvini, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, cioè – in teoria – il ‘nemico’ n.1: “Nei prossimi mesi il centrodestra avrà i numeri in aula per essere determinante e cambiare gli equilibri – avverte - Nel Pd almeno in cinque si contendono il Colle, ma possono mettersi l’anima in pace. Il (nuovo) presidente sarà eletto con molta probabilità coi voti di tutti, tranne che del Pd, che lavora per averne uno a suo piacimento”. Scatta il panico, specie nel Pd: da dove prende, Salvini, tale sicumera?
Segue, sempre negli stessi giorni, un dotto articolo del notista politico del Corriere della Sera, Massimo Franco, che, ove mai corrispondesse al vero, sarebbe una signora notizia: “I 5Stelle non vogliono eleggere il nuovo Capo dello Stato insieme al Pd e, soprattutto, scegliendo un loro uomo. Lo hanno deciso nel M5s e lo sanno anche nel Pd”.
Vero? Falso? Le smentite dei 5Stelle sono deboli, vaghe. I malumori, nel Pd, serpeggiano e montano. La destra inizia a ‘sognare’ un blocco di manovra che, partendo dai numeri di blocco che già possiede, una massa di manovra di oltre 400 ‘grandi elettori’, con l’appoggio dei 5Stelle, farebbe bingo. Il sogno a occhi aperti lo fa, sempre sul Foglio, una vecchia volpe della Destra italiana, Francesco Storace, oggi in FdI:
“È scritto nei numeri - spiega Storace - il centrodestra ha 430 grandi elettori, i 5 Stelle ne hanno circa 300 e la sinistra variamente intesa si ferma a 283. Significa che se, alla fine, il centrodestra rimane compatto, insomma se non facciamo stupidaggini, ci mancano una settantina di voti per avere la maggioranza al quarto scrutinio”. Obiettivo a portata di mano o scenario irrealistico che sia, i numeri quelli sono.

La settimana si chiude con l’intervista dell’ex premier, e oggi leader di Italia Viva, Matteo Renzi che, al Foglio, prima spiega perché Conte ha il dovere di sperimentare il metodo Ursula (cioè una maggioranza allargata a FI, ndr.) “che in Europa sta funzionando”, poi argomenta sul punto: “Il problema non è chi è oggi l’inquilino di Palazzo Chigi, ma chi sarà domani l’inquilino del Quirinale. Per questo, in vista di questa sfida ambiziosa, sono convinto che questo Parlamento debba arrivare fino al 2023, sostenendo e traducendo con i fatti e con una maggioranza all’altezza della sfida lo sforzo europeista messo in campo in Europa da Ursula von der Leyen (presidente della commissione Ue, ndr). Poi Renzi fa un ulteriore passo in avanti: il governo Conte deve andare avanti non solo per guidare il Paese al meglio in una fase così difficile, ma anche “per evitare che, nel 2022, Salvini e la Meloni possano eleggere un Presidente della Repubblica ‘sovranista’ (sic)” dice.

Per quanto riguarda il nome del possibile prossimo Presidente della Repubblica, Renzi ancora non si sbilancia (“è prematuro parlare di donne o uomini”), ma molti pensano che l’identikit che ha in mente è quello di un suo vecchio amico, il senatore Pierferdinando Casini, già presidente della Camera, già leader dell’Udc, centrista doc.
Chiude, dalle colonne de Il Dubbio, Giorgia Meloni: “Il mio sogno è che il prossimo Capo dello Stato sia eletto a suffragio universale dai cittadini: è una battaglia storica della Destra, che FdI farà nelle piazze e in Parlamento. Ma questo signore, Renzi, che vorrebbe impedirci di eleggere un presidente della Repubblica non gradito alla Sinistra e alla Merkel è vergognoso e vomitevole. Mi fa schifo”.

E' iniziato, ma troppo presto, il 'gran ballo del Colle'

Insomma, è davvero iniziato il ‘Gran Ballo del Quirinale’. E cioè la lotta, i posizionamenti e le candidature - per ora solo di candidati in pectore (cinque - Franceschini, Prodi, Veltroni, Enrico Letta, Casini - solo per parte dem/Iv; Conte, per parte M5s, Draghi, Visco e Cartabia nel caso di un presidente ‘di tutti’), pronunciate e fatte correre a mezza bocca da parte di chi sogna, spera o è così ambizioso da credere davvero di poter succedere a Sergio Mattarella. Il quale è, oggi, il XII presidente della Repubblica italiana a far dato dal primo, Luigi Einaudi, eletto nel 1948.

Il ‘semestre bianco’ e che cosa significa tale norma

Vale, prima di tutto, la pena di fare un minimo di chiarezza sui ‘paletti’ inderogabili che preesistono alla competizione stessa, quella per il Colle più alto. I ‘giochi’ veri e propri non si aprono certo da oggi in poi, ma solo tra qualche mese. Per la precisione, anche formalmente, si apriranno quando scatterà il famoso ‘semestre bianco’, cioè gli ultimi sei mesi di mandato presidenziale in cui, come prevede la Costituzione, l’inquilino del Colle non può sciogliere le Camere. Bene, il semestre bianco, che si calcola dal giorno dell’insediamento del nuovo Capo dello Stato, scatterà, in in questa legislatura, a partire dal prossimo 3 agosto 2021. Il che vuol dire che, realisticamente e molto probabilmente, sarà ‘questo’ Parlamento, con i suoi attuali rapporti di forza, a eleggere l’inquilino del Colle. Tra tre anni, facendo il saldo del dare e dell’avere, cioè i passaggi dei transfughi dai vari gruppi o la nascita di nuovi, i partiti si conteranno e, messi ai nastri di partenza, faranno valere i loro numeri.

La ‘base elettorale’ che elegge il Capo dello Stato

A meno che, ovviamente, le Camere non vengano sciolte in via anticipata. Il che è sempre possibile, certo, ma anche molto difficile, a causa di una serie di motivi tecnici in base ai quali è molto difficile, se non impossibile, che l’attuale legislatura, la XVIII dell’era repubblicana, venga sciolta e che, dunque, la ‘base’ elettorale della prossima elezione presidenziale cambi e, con essa, cambi la maggioranza parlamentare che dovrà decidere il nuovo Capo dello Stato.
La ‘Base elettorale’ è fissata sempre dalla Costituzione e che viene chiamata dei ‘Grandi elettori’: stante l’attuale numero dei parlamentari (945), dei 58 delegati regionali (tre per ogni regione, tranne la Valle d’Aosta, che ne ha uno solo), almeno ad oggi, toccano quota 1008 ‘Grandi elettori’.
Certo, una finestra elettorale tecnicamente ancora ‘aperta’ c’è, ed è quella della primavera del 2021 (ad agosto 2021, come si diceva, inizia il ‘semestre bianco’), ma se nessuno è pronto a scommettere sulla durata dell’attuale governo, molti – se non tutti – scommettono sulla fine ‘ordinata’ e ‘naturale’ della legislatura, proprio come vuole Mattarella.

L’attuale Capo dello Stato e come si arrivò ad eleggerlo

L’attuale Capo dello Stato è in carica dal 3 febbraio 2015 (giorno dell’insediamento), dopo l’elezione, a scrutinio segreto, del 30 gennaio, al IV scrutinio, quando venne scelto da poco meno dei due terzi dei ‘grandi elettori’ del Parlamento di allora, quello della XVII legislatura. Legislatura, quella precedente all’attuale, che già si era ritrovata a fare i conti con le dimissioni di Napolitano, che aveva aggiunto, ai suoi primi sette anni (2006-2013), altri due (2013-2015), succedendo, per la prima volta nella storia repubblicana, a sé stesso: lo fece dietro pressante richiesta e volontà unanime delle Camere, ma fu uno sbrego alla Costituzione che in chiaro parla di mandato di 7 anni.
E uno dei pochi punti fermi della prossima corsa al Colle è che Mattarella - ex ministro della sinistra Dc prima e PPI poi, giudice della Consulta, etc., caratura di cattolico democratico a tutto tondo, personalità ferma e inflessibile quanto gentile e disponibile all’ascolto, insomma l’esatto opposto del suo predecessore, Giorgio Napolitano - non ha alcuna intenzione di farsi rieleggere, né per un periodo breve, né tantomeno per un periodo lungo, alla carica che, nel 2022, quando sarà arrivato alla veneranda età di 81 anni, avrà ricoperto per i canonici sette anni del suo mandato presidenziale. Lo dice la sua storia, personale e politica, lo dicono i suoi consiglieri più fidati, lo sanno i pochi amici di lunga data che Mattarella ancora conserva.

"Mattarella non ha intenzione di succedere a se stesso”

"Mattarella non è Napolitano – spiega uno dei suoi amici - ha interpretato il suo mandato in senso del tutto opposto a quello del suo predecessore. I suoi interventi politici e formali – tranne quelli, necessitati, sul ‘cancro’ che si sta mangiano la magistratura – sono stati pochissimi e mirati. I ‘rilievi’ del Colle, tranne su poche leggi (vedasi i decreti Sicurezza di Salvini, ndr.) sono stati rari ed eccezionali. Il presidente ha avuto, è vero, un ruolo maieutico nelle ultime due crisi di governo che si è trovato a gestire (la nascita del Conte I, nel 2018, e quella del governo Conte II, nel 2019, ndr.), ma anche la stessa popolarità, la stima, l’affetto - che si sono rafforzate, durante la pandemia e di cui gode presso l’opinione pubblica – dicono che Sergio Mattarella non ha alcuna intenzione di succedere a se stesso. Neppure se le forze politiche glielo chiedessero recandosi da lui in ginocchio e in processione, come hanno già fatto l’altra volta. Sergio non è Napolitano e non lo vuole diventare. Non indicherà di certo lui, il suo successore, anche se ha in mente dei profili che ritiene spendibili per il suo ruolo. I giochi dei partiti sulla sua poltrona li lascerà ai partiti. Il solo compito che Mattarella intende scrupolosamente assolvere e che lo attende è la conclusione ‘ordinata’ e, possibilmente, ‘naturale’, della XVIII legislatura repubblicana, quella in corso. Se dovrà sciogliere le Camere sarà, per lui, uno smacco. Se non dovrà farlo, avrà vinto lui. Ma nessun leader di partito potrà costringerlo a restare – chiude il ‘ragionamento’ l’amico personale di Mattarella – oltre ai canonici 7 anni. Forse qualcuno si dimentica che Mattarella è un giurista e un cultore della Costituzione. Per lui, quello che hanno deciso i padri costituenti, un mandato presidenziale di sette anni, è la tavola della legge”.

I "veri", tanti, candidati al Colle di destra, sinistra, M5s

Sgombrato il campo dal primo, grande, equivoco, la rielezione di Mattarella, quali sono i candidati al Colle? Per parte dem, il gioco, paradossalmente, è facile. Ci punta, sopra ogni altra cosa, il ministro ai Beni culturali, l’ex Dc- ex PPI, amico personale di Mattarella, Dario Franceschini, non a caso uno dei più tenaci propugnatori e sostenitori dell’alleanza ‘organica’ tra Pd e M5s. Ma ci puntano pure, anche senza darlo troppo a vedere, l’ex premier e fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, e l’ex premier Enrico Letta, tutti e tre molto attivi sia sui social che, soprattutto, in tv e sui giornali.
Solo che, mentre Prodi ha l’età giusta, ma ci ha già provato, e gli è andata assai male, senza dire che sconta la totale ostilità della destra, Veltroni, Letta e Franceschini sono ancora troppo ‘giovani’, per poter ambire di sedersi al Colle. Inoltre, i dem stanno scoprendo – come ha scritto, appunto, Massimo Franco sul Corriere della Sera – che “i 5Stelle diranno di no a un candidato comune al Quirinale”. Poi, per parte 5Stelle, ci sarebbe la candidatura del premier attuale, Giuseppe Conte: lui accarezza il ‘sogno’ di salire al Colle per occuparne la poltrona, l’M5s l’appoggerebbe (molti, ma non tutti), il Pd potrebbe essere costretto a farlo, ma la destra voterebbe in blocco contro una tale ipotesi.

Ed è a questo punto, dunque, che entra in gioco la destra e, in particolare, Silvio Berlusconi. Infatti, mentre Salvini e Meloni sognano, finalmente, di riuscire a imporre, proprio grazie all’aiuto del M5s, un candidato con le stimmate ‘di destra’ incorporate, al Colle (in 70 anni, non c’è mai stato), Berlusconi è pronto, al solito, a giocare in proprio e ‘di sponda’ con il Pd, ove se ne presentasse l’occasione. Due, in questo caso, i candidati possibili, per l’asse Cav-Renzi: il senatore Pierferdinando Casini (quotazioni in ascesa), e la presidente del Senato, Casellati (quotata in discesa).
I 5Stelle, allo stato, non hanno - e difficilmente avranno, anche tra un anno - candidati seri e ‘papabili’ allo scranno presidenziale, ma i loro voti fanno gola a tutti: sono la forza politica più grande presente in Parlamento e, senza il loro gradimento, nessuno dei due schieramenti ‘canonici’, il centrodestra o il centrosinistra, può ambire ad avere il Colle. Salvini, la Meloni e, obtorto collo, pure Berlusconi, lo sanno: proprio con loro devono fare i conti, se vogliono riuscire nell’impresa. Come, ovviamente, lo sa bene il Pd. Dunque, come sempre, sarà ‘al centro’ dell’area politica, e dei gruppi parlamentari, che si consumerà la lotta per conquistare il Colle, pur se il ‘centro’, oggi, vuol dire M5s. Lì, al centro, si bruceranno e si accavalleranno i candidati.
Poi, certo, se nessuno dei nomi politici mostrerà chanches di vittoria o dovesse finire ‘bruciato’ nelle prime votazioni (nei primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi, dal quarto scrutinio in poi ‘basta’ la maggioranza assoluta), tornerebbero in gioco figure istituzionali e super partes come Mario Draghi o la presidente della Consulta, Marta Cartabia, che ha il pregio di essere donna (mai una donna è salita al Colle) e di essere la candida in pectore del Colle o, meglio, del suo attuale inquilino. Una sola cosa è certa: Mattarella non si ricandiderà e non si farà mai ricandidare.