[Il caso] Governo in bilico, la prossima trappola si chiama Salva-Roma: la Lega dice No al maxi prestito per la Capitale

Ancora una giornata di accuse, sospetti e provocazioni. L'ultima riguarda il figlio di Arata, indagato con Siri: "Assunto a palazzo Chigi da Giorgetti". Salvini e Di Maio dicono che il governo andrà avanti. E poi si accusano: "Tu parli con Berlusconi"; tu hai aperto il forno con il Pd

Conte tra Di Maio e Salvini
Conte tra Di Maio e Salvini
di Claudia Fusani   -
La prossima "trappola" si chiama decreto per la Crescita. Ha come obiettivo Roma, la sindaca Raggi e le norme speciali che ogni anno mollano soldi alle casse vuote della Capitale d'Italia che in quel decreto sono contenute. Dovrebbe scattare martedì, data del prossimo consiglio dei ministri. Il leader della Lega Matteo Salvini non ha alcuna voglia di dare il via libera al cosiddetto "salva Roma". "Perché dare vantaggi così cospicui ad una amministrazione che ha dimostrato di non saper gestire la città ?" ripeteva ieri Salvini come fosse un refrain. L'amministrazione é quella di Virginia Raggi che da una settimana è diventata l'occasione per attaccare e comunque tenere sulle spine il Movimento 5 Stelle. 

Senza sporcarsi le mani 

Poi Salvini dice che "è Di Maio che ha in testa di far saltare il governo". Mentre Di Maio accusa la Lega di "minacciare la crisi" e  punta il dito contro "gli accordi che sarebbero già in corso con Forza Italia per cambiare la maggioranza". Fatto sta che la sfida continua tra i due soci di governo si arricchisce ogni giorno di elementi di sfida che smentiscono nei fatti le dichiarazioni ufficiali. A cui non crede neppure chi li pronuncia. 

Il decreto per Roma

Il carico da 90 è il "salva Roma" contenuto nel decreto crescita. Bocciare quella norma, svuotarla come si sente dire dalle parti della Lega, equivale a chiudere il Campidoglio e dichiarare il fallimento di Roma Capitale. Salvini, che pure nelle passate settimane aveva incontrato più volte la sindaca mostrando di voler condividere passo-passo un pacchetto di norme  senza le quali la Capitale chiude, non ha dubbi che Roma debba essere salvata. Ma è il "come" e, soprattutto, chi debba prendersi carico della rinascita della Capitale che lo lascia perplesso. Dopo giorni in cui il vicepremier leghista umilia la Capitale tra topi, ratti, rifiuti, strade rotte e trasporto pubblico insufficiente (la notizia di ieri che i nuovi bus non sarebbero utilizzabili perché Euro 5, la direbbe lunga sulle reali capacità dell'amministrazione), ieri è tornato all'attacco con questo ragionamento: "Non penso ci siano comuni di serie A e di serie B. Ci sono tanti comuni in difficoltá in Italia. Non si può fare un regalo a qualcuno e agli altri no".

Questione di "capacità"

In casa 5 Stelle è stato inteso come l'annuncio dello stop del Salva- Roma. Salvini sente di poter mettere le mani sul Campidoglio in un futuro neanche troppo lontano. Per il ministro dell'Interno la Raggi semplicemente "non è in grado di governare" nonostante il Viminale abbia fatto la sua parte. La sindaca, ha spiegato Salvini, "mi ha chiesto aiuto per salvare Roma da degrado, turisti cafoni e incivili in genere. La circolare sulle zone rosse va in questa direzione, esattamente come alcuni strumenti nel Decreto sicurezza.Basta leggere le norme e applicarle, ma evidentemente è distratta. E mi spaventa che nella Capitale ci sia un sindaco che non ha il controllo della città". Come confermerebbero, secondo la Lega, anche le  intercettazioni rubate dall'ex ad Ama Lorenzo Bagnacani licenziato da Raggi In cui la sindaca gli chiede, anzi gli impone, di "ritoccare i bilanci come dice lei" perché "se fosse costretta ad aumentare le tariffe altro che jilet gialli...". La resa dei conti, l'ennesima, sarà martedì. Sempre che i prossimi giorni, nonostante la Pasqua, non facciano precipitare in altro modo la situazione. 
 

Il figlio assunto 

Di Maio infatti non ha avuto dubbi ieri a definire "vera e propria sceneggiata mediatica" quella di Salvini sul "salva Roma". Il classico  "polverone" solo per nascondere mediaticamente l'inchiesta per corruzione che coinvolge il sottosegretario Siri. Rispetto a questo dossier ieri una manina ha tirato fuori un'altra informazione preziosa: Federico Arata, figlio di Paolo  - il professore nel settore energie rinnovabili molto legato alla Lega, figlio di un ex onorevole di Berlusconi, collegato all' imprenditore Nicastri a sua volta, per l'accusa, collegato a Cosa Nostra - è stato assunto a palazzo Chigi dal sottosegretario Giorgetti. Una partita con continui e repentini cambiamenti di fronte. In un momento sembra avanti la Lega. Un secondo dopo il Movimento sopravanza di qualche lunghezza. "Salvini deve chiarire subito" non ha perso tempo il Movimento. "Basta con il fango, Federico è una persona molto preparata" ha replicato la Lega allegando il curriculum del giovane Arata. Il quale, sia detto per inciso, non ha nulla a che vedere con i presunti sospetti che riguardano il padre. Della serie: come marchiare a fuoco le persone. 
 

Cercando la tangente 

 
La tensione resta alle stelle. Non c'è ancora stato l'atteso chiarimento tra il premier Conte e il sottosegretario che ieri ha passato la giornata con i suoi legali per studiare le carte e decidere la difesa. La procura di Roma, l'aggiunto Ielo e il pm Palazzi, cercano nei file sequestrati e nella memoria di smartphone e pc la prova della tangente da 30 mila euro che nelle intercettazioni Arata dice di aver versato/promesso a Siri. Il sottosegretario, indagato per corruzione e a cui il ministro Toninelli ha subito ritirato le deleghe, ripete di essere all'oscuro di tutto, di aver sempre considerato Arato un professore stimato e non di aver mai preso un euro. Sull'emendamento, scritto, presentato ma mai approvato per opposizione del ministro Fraccaro, Siri ha detto di essere uno dei tanti che ha presentato e che presenta ogni giorno. Salvini lo difende senza se e senza ma. Nella Lega qualcuno invita ad essere più cauti e di aspettare. Il contratto di governo è chiaro: chi è condannato, anche in primo grado, deve lasciare ma chi è indagato, come Siri, deve chiarire. 
 

I 5 Stelle e il forno con il Pd?

Ormai è chiaro a tutti che non si tratta più solo di un' escalation da campagna elettorale. Il limite è  stato superato con abbondanza in questa santa settimana di passione. Ieri fonti Lega accusavano il Movimento di aver riaperto il forno della trattativa con il Pd. Il segretario Zingaretti ha preferito spazzare via ogni dubbio: "Basta giochi e ipocrisie, subito al voto".
Ciascuno aspetta la mossa dell'altro. Che sia l'altro il primo a far saltare il banco. Ecco il perché di tante provocazioni. Il senso della giornata è in un lapsus, serale, di Salvini: 'Il governo durerà quattro mesi.... pardon, volevo dire quattro anni".  Buona la prima.