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Il governo dei “rinvii” colpisce ancora e deve fare i conti con una doppia bocciatura europea

La Corte di giustizia ha parlato chiaro giovedì: subito mettere a gara le spiagge, stop ai rinvii. La procedura d’ìinfrazione è avviata dal 2020 e aspettava questo giudizio per la maximulta. Nel nuovo ddl Concorrenza approvato sempre giovedì c’è invece un’altra proroga per gli ambulanti. E poi Mes, diritti, quote flussi per migranti promesse ma non realizzate. Come speriamo di ottenere una proroga anche sul Pnrr?

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Foto Ansa)

La buona notizia è che Standard&Poors ci ha promossi. O meglio, non ci ha bocciati: le previsioni (outlook) sulla nostra economi restano stazionarie e ferme al giudizio (rating) di BBB. Fossimo bravi, avremmo tre volte A, cosa che non succede da anni. Abbiamo avuto negli anni passati, prima della pandemia, una e anche due A. Con Draghi ci siamo avvicinati a riaverne una. Poi le cose sono andate come sappiamo. S&P ci grazia e ci lascia lì dove siamo perché dice che “l’approccio alla gestione dei conti da parte del governo Meloni è prudente e pragmatico, una prudenza soprattutto fiscale in linea quasi con il suo predecessore Mario Draghi”. Ora, è vero che le agenzie di rating contano ma fino ad un certo punto, è però tra averlo e non averlo un giudizio del genere ci regala il sorriso.

Il problema è tutto il resto. Perchè nelle ultime 48 ore invece la Commissione europea ci ha bocciato un po’ su tutta la linea. Giovedì il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che equipara le politiche sui diritti dell’Italia a quelle dei paesi dell’est come Polonia e Ungheria che, come noto, sono stati entrambi sanzionati per procedure antidemocratiche e lesive dello stato di diritto. L’assise europea ha infatti un emendamento presentato dai Verdi che recita così: “Ferma condanna della diffusione di retorica anti-diritti, anti-gender e anti-Lgbt da parte di influenti leader politici e governi della Ue come Polonia, Ungheria e Italia”.

Uh che “noia con questi diritti, non si mangia con i diritti” penserà qualcuno. A parte che non è vero, si magia proprio grazie ai diritti. E allora ecco servito sempre giovedì un altro schiaffo all’Italia: la Corte di giustizia europea, decidendo su alcuni ricorsi al Tar di comuni che chiedono cosa fare rispetto alla messa in gara dei lidi e delle spiagge, ha detto chiaramente che “le gare vanno fatte subito e che non sono ammissibili ulteriore proroghe”. Cioè quelle che il governo Meloni ha invece introdotto nel Mille proroghe ascoltando le sirene del consenso e delle lobby cui peraltro la stessa premier in campagna elettorale aveva promesso: “chissenefrega della Bolkestein, le spiagge agli italiani”.

La “cornice”

E insomma, concessioni spiagge? Rinviato. Concessioni ambulanti? Prorogate. Pnrr? Rinvii “necessari”. Case green e autoelettriche? Vedi sopra. Maggiori permessi per i lavoratori stranieri? Si scrive, si approva ma non si fa. Taglio degli sgravi fiscali per finanziare la riforma del fisco o le nascite? Se ne parla ma non si fa. Mettiamoci anche il Mes e le nomine in Rai, faccenda dolente per non dire dolentissima visto che si parla dell’informazione.
Le ricette ci sono. Ed è anche vero che la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. E però il governo dei “pronti” è pronto soprattutto in una cosa: rinviare e prorogare. Cercare compromessi fra tre fronti tutti ugualmente impegnativi: gli slogan della campagna elettorale e di un consenso cresciuto stando all’opposizione; gli impegni istituzionali, internazionali e le regole condivise che nessuno, neppure Meloni, una volta a palazzo Chigi può esimersi da rispettare e onorare; le pulsioni di rivincita degli alleati, uno soprattutto, quel Matteo Salvini che avendo accettato negli ultimi cinque anni di stare per ben due volte al governo ha visto precipitare il consenso dal 33 al 9 per cento. L’andamento opposto a Fratelli d’Italia che è stato sempre all’opposizione. Intanto Bruxelles ci bacchetta e si fida sempre meno dell’Italia. Nonostante gli sforzi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vero stackanov della nostra agenda esteri

Il doppio schiaffo Ue

In questa cornice vanno letti i fatti degli ultimi giorni. E alcune scelte comunicative della premier: giovedì ha dirottato il dibattito pubblico sulla ormai famosa vignetta di Natangelo che aveva come protagonista Arianna Meloni. Era il giorno in cui Bruxelles ci ha stangato due volte -balneari e diritti Lgbt - ma il grande pubblico ne ha saputo poco o nulla. Ieri palazzo Chigi ha annunciato un consiglio dei ministro straordinario il Primo maggio, festa dei lavoratori, in cui saranno annunciate misure straordinarie per i lavoratori. Che si dà il caso quel giorno, giornalisti compresi, non dovrebbero lavorare. Ma soprattutto, poiché in quel pacchetto ci sarà, oltre al previsto taglio del cuneo fiscale, la revisione del Reddito di cittadinanza e il destino di migliaia di famiglie che da fine luglio restano senza sussidio, forse quel Cdm andrebbe fatto prima. Senza dubbio fa scena il Consiglio dei ministri il Primo maggio per “misure che riguardano il lavoro”.

Undici articoli per la concorrenza

Giovedì sera il Consiglio dei ministri ha finalmente approvato - dopo due rinvii e parecchie turbolenze - il disegno di legge sulla concorrenza (quella annuale e che spesso non riusciamo a fare). Il ministro titolare Adolfo Urso avrebbe ottenuto il “placet della Commissione Ue” e, soprattutto, il via libera di tutta la maggioranza. Il motivo del rinvio nelle ultime settimane erano state le concessioni per gli ambulanti (anche loro, come tutte le concessioni, nel perimetro Bolkestein) grazie ad un blocco trasversale a tutti i partiti della maggioranza che diceva no alla messa in gara delle licenze. E così è andata infatti: gli ambulanti possono stare tranquilli per altri dodici anni. L’articolo 6, su undici, del ddl dice che “le concessioni già in essere per il commercio sulle aree pubbliche saranno prorogate per altri dodici anni”.

Proroga per spiagge e ambulanti. Ma la Ue dice no

Dodici anni non sono un tempo che può andare d’accordo con il concetto di concorrenza e trasparenza. Le associazioni di categoria, a suo tempo rassicurate sul punto, hanno ottenuto quello che volevano: una sanatoria. “E’ una salvaguardia del legittimo affidamento degli attuali concessionari” è stata la spiegazione. Gli altri ambulanti che legittimamente ambiscono ad avere i posti fissi ed assegnati, possono attendere. Lo stesso disegno di legge soddisfa invece i desiderata di Bruxelles con i parcheggi (concessioni per 10 anni e tetto massimo di licenze per ogni operatore). La legge sulla concorrenza è uno dei milestone del Pnrr: dobbiamo farla e adeguarla ogni anno (quella di ieri è del 2022). Il problema è che anche quella del 2021 (governo Draghi) è stata approvata ma poi si è persa per strada. Insieme con l’allora premier: catasto, taxi, balneari, le potenti lobby che tradizionalmente fanno capo della destra. Dei primi due non si sa più nulla. Sulle concessioni balneari ieri è arrivata l’ennesima e definitiva mazzata: la sentenza della Corte di giustizia ha bocciato i rinnovi automatici delle licenze balneari e chiede all’Italia di applicare la direttiva Bolkestein. Senza se, senza ma e senza ulteriori rinvii. Come stabilisce del resto le legge sulla concorrenza del governo Draghi per cui a gennaio 2024 i comuni devono mettere a gara le concessioni. Nel Mille proroghe la maggioranza è riuscita ad ottenere un rinvio fino alla fine del 2025. Oltre la sentenza, è avviata dal 2020 anche la procedura d’infrazione: la lettera della commissione, quella che dà il via alla multa, è già pronta ma è stato deciso di inviarla il prossimo mese “per dare il tempo al governo italiano di adeguarsi”.

Salvini commissario contro la Siccità

Questo significa che la premier ha promesso di trovare una soluzione. Quale, però, non si sa. Intanto si rinvia. Salvini, che come contropartita per aver ceduto qualcosa sul decreto immigrati ieri ha ottenuto la nomina a Commissario per la siccità, chiede che ora si faccia la mappatura dei siti delle spiagge. Una scusa per prendere alto tempo: quella mappatura esiste già, si chiama SID ed è aggiornato al 2021. Potremmo qui parlare anche di Mes, la prossima settimana il ministro Giorgetti dovrà giustificare i nostri rinvii per la ratifica. E di altri rinvii, quelli sui “flussi legali” per i lavoratori stranieri: c’è una domanda di mano d’opera per 300 mila persone ma l’ultimo flusso si è fermato a 82 mila. Eppure anche questa è una promessa/impegno del decreto Cutro approvato l’altro giorno. Con queste premesse, come possiamo pensare che Bruxelles ci conceda la proroga sul Pnrr?

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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