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Il Governo rinvia le scelte di bilancio. Se ne riparla dopo le Europee. E sarà un’estate di fuoco

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza. E’ il quadro con cui si imposta la manovra di bilancio del prossimo anno, quali misure e con quali coperture. Questa volta ci sono solo numeri e nessuna spiegazione. Giorgetti: “Tutto regolare, questo è l’ultimo Def e l’Europa sta cambiando le regole”. La promessa è “mantenere tutti i tagli operati già quest’anno”. Opposizioni sulle barricate: “Non vogliono dare brutte notizie durante la campagna elettorale”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

E’ un bilancio dello stato “in bianco”, qualche cifra “tendenziale” ma nessun chiarimento programmatico. E’ un documento di attesa, che - secondo la lettura più realistica -  punta a superare la campagna elettorale e le elezioni europee e amministrative tenendola al riparo da brutte notizie su bilanci, tasse, investimenti. “Ma quando mai - corregge il tiro il ministro dell’Economia Giorgetti - il Def tiene conto di quelle che sono le decisioni, o meglio la rivoluzione delle regole di bilancio e fiscali Ue, tali per cui mancano le disposizioni attuative, le istruzioni per la costruzione del percorso”. Le opposizioni non ci stanno e attaccano il governo che “non ha soldi, non li trova, non lo può dire e rinvia il momento della verità. Un Def come questo, solo tendenziale e non programmatico, è roba da governo dimissionario”. Prima di oggi il Def in “bianco”, “al buio”, “monco”, comunque “asciutto” è stato presentato da governi dimissionari (Gentiloni e Draghi) o in condizioni eccezionali (Monti e Conte).  Tutte le fonti di governo spiegano che “non c’è nulla di strano, che non si tratta di un compromesso e non ci sono danni alla credibilità dell'Italia, visto che tutto è stato concordato con la Ue”. 

Estate di fuoco  

Come che sia, ci vorranno mesi per sapere la verità. Per l’appunto quelli che ci separano dalle elezioni. Da giugno in poi saranno i mesi della verità per il bilancio dello Stato e quindi le tasche dei cittadini. Un’estate complicata per il quadro di finanza pubblica. Con molte scadenze di fuoco. E il governo non potrà più fare lo struzzo. A giugno, chiusa la campagna elettorale, Bruxelles dovrà comunicare anche all’Italia, e non solo a noi, la procedura d’infrazione per eccesso di debito. “Non ci sarà bisogno di manovra correttiva” assicura il ministro Giorgetti e però a giugno il nostro debito romperà il muro dei 2900 miliardi. E la colpa non può essere tutta e solo del Superbonus edilizio del 110% che sta diventando il buco nero di tuti i mali d’Italia.  Il 20 settembre è obbligatorio, in base alle nuove regole, consegnare a Bruxelles, alla commissione uscente, il “Nuovo piano fiscale strutturale di medio termine” dove dovranno essere indicati numeri, progetti e soprattutto strategie: si taglia il cuneo fiscale con questi soldi; si mettono soldi sulla sanità con questi altri soldi. Sarà il Documento che nei fatti introduce alla legge di bilancio che sarà presentata entro il 10 ottobre.  Da giugno in poi non sarà più possibile quindi nascondere o rinviare. “Quando avrò le istruzioni chiare da Bruxelles saprò dove andare ad incidere e a tagliare per recuperare le risorse” ha promesso Giorgetti. Che conferma anche l’obiettivo di incassare 20 miliardi dalle privatizzazioni nei tre anni. Alcuni studi hanno già dimostrato che la vendita di quote di minoranza delle aziende partecipate non raggiugono l’obiettivo. Al governo sarà chiesto anche di spiegare la strategia per ridurre il debito e come ridurre i mille miliardi di spesa pubblica. Una enormità. E dovrà rispondere.

Fermi e senza crescita  

Ma veniamo a quel poco o tanto di Def che ieri è stato approvato dal Consiglio dei ministri e subito dopo inviato a Bruxelles nei tempi previsti (il 10 aprile). La crescita è rivista in ribasso, ma a pesare sono soprattutto i conti del Superbonus.  

Il quadro tendenziale prevede, per il 2024, un Prodotto interno lordo all'1%, Deficit al 4,3 e il debito al 137,8 percento. Nel 2025, il Pil è stimato all'1,2%, il deficit al 3,7 e il debito al 138,9%. Nel 2026 la previsione è Pil all'1,1%, deficit al 3 e debito al 139,8 percento, infine nel 2027 le stime vedono il Pil allo 0,9%, il deficit al 2,2 e il debito al 139,6. Sono solo numeri ma parlano chiaro: l’Italia continua ad avere un problema di crescita e anche negli anni in cui terminerà il Pnrr che dovrebbe costituire il rilancio, il nostro Pil non si stacca dall’un per cento.   

“Le nostre previsioni sono, per quanto riguarda la crescita economica, riviste al ribasso rispetto alla Nadef (in sostanza la legge di bilancio 2024) ma le previsioni sono assai complicate da fare in un quadro internazionale geopolitico complicato” ha spiegato Giorgetti. Che sui bonus edilizi usa l’ormai consueto machete: “L'impatto del Superbonus e simili è, ahimè, devastante”. Nel dettaglio “l’andamento del debito è pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del pagamento dei crediti fiscali del Superbonus per i prossimi anni: quando questa enorme massa dei 219 miliardi di crediti edilizi scenderà in forma di compensazione, quindi di minori versamenti nei prossimi anni, diventerà a tutti gli effetti debito pubblico, anche ai fini contabili, oltre a esserlo già oggi, di fatto, in termini di impegni assunti dai cittadini italiani”. Sarebbero circa trenta miliardi di debito in più ogni anno. La premier aveva stimato qualche giorno che ciascuno italiano, dai neonati ai centenari, deve pagare 140 euro per i bonus edilizi usati e intascati da altri.  

“Manterremo tutte le promesse”  

Tutto ciò detto e premesso, il governo “farà tutto quello che ha promesso”. Si sono impegnati entrambi, il ministro Giorgetti e il viceministro Leo (l’uomo di Meloni sui conti pubblici) nella conferenza stampa post Consiglio dei ministri, a spiegare e promettere.  

L'obiettivo del governo resta quello di “confermare la decontribuzione, che scade nel 2024 e che intendiamo assolutamente replicare nel 2025”. Occorre andare un po’ “dentro” questa manovra promessa ma ancora tutta da scrivere (il Def doveva essere il primo passo) e soprattutto da “coprire” con miliardi che però non ci sono visto l’andamento stazionario del Pil e del  debito nei prossimi anni.  

Giorgetti e Leo confermano, per il prossimo anno, anche il taglio del cuneo fiscale: servono dieci miliardi per replicare la riduzione di quest’anno. La promessa era di salire nei redditi e dare un po’ di beneficio alla massacrata classe media. “Ho qualche dubbio che riusciremo a farlo” ha avvertito Leo. Anche Meloni pochi giorni fa aveva detto: “Io vorrei aumentare il taglio del cuneo ma temo che il costo Superbonus ce lo impedirà”.  

La lista delle altre misure da rifinanziare, se si volesse anche solo replicare quelle di quest'anno è lunga e arriva a 20 miliardi. Al cuneo va aggiunta infatti anche la rimodulazione dell'Irpef: il passaggio da 4 a 3 aliquote vale 4 miliardi. “Per questo abbiamo già messo via i soldi dell’Ace (eliminata, ndr)” ha spiegato Leo. Un ulteriore, auspicato e promesso intervento a favore dei redditi medi fino a 50.000 euro è tutto da coprire. L’idea potrebbe essere quella di utilizzare i proventi del concordato preventivo. Conti solo ipotetici, vedremo. Per il credito di imposta a favore delle imprese della Zes unica del Mezzogiorno servono 1,8 miliardi. Per la riproposizione del taglio del canone Rai 430 milioni, per la decontribuzione a favore delle mamme con due figli circa 500 milioni, per i fringe benefit, il taglio dell'aliquota sui premi di produttività e il welfare aziendale circa 830 milioni, altri 100 milioni per rinnovare la nuova Sabatini. Bisognerà anche capire il destino di plastic e sugar tax, al momento scongiurate fino a luglio ma che annualmente valgono 650 milioni. Per le spese indifferibili si parla inoltre ogni anno di circa 1,5-2 miliardi. 

E la Sanità?

Restano i maxi-capitoli sanità e contratti pubblici. La manovra di quest'anno ha stanziato 8 miliardi per la p.a ma per il rinnovo del triennio in corso. Dal 2025 in teoria si riparte da zero. Anche sulla sanità gli stanziamenti ci sono stati in termini assoluti, ma il mondo della scienza e della medicina lamenta un drammatico arretramento delle prestazioni pubbliche per mancanza di fondi. 

“Siamo alla presa in giro - diceva ieri Chiara Braga (Pd) - il governo presenta il Def transitorio, cioè non dice come coprirà le spese almeno fino alle europee. Poi la ricetta sarà la solita: tagli a sanità, scuola, lavoro. Irresponsabili e incoscienti, a spese dei cittadini”. Il capogruppo di Iv in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin, ha attaccato duro: “In politica ne avevamo viste tante, ma un governo che dice che 15 miliardi di tagli di tasse verranno mantenuti l’anno prossimo quando contemporaneamente presenta un Def che non lo fa, non ci era davvero mai capitato”.  

Qualche mese e sapremo la verità. Chi ha ragione e chi torto. Chi specula facendo lo struzzo. Chi è drammaticamente realista e pensa che sia più giusto e corretto affrontare subito i problemi. Il primo si chiama populismo. Il secondo, fare politica e assumersi la responsabilità.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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