Botte, insulti e braccio di ferro, ecco come funziona davvero il governo-reality dove tutti vincono almeno una puntata

Ma la verità è che questo governo è come un calabrone, teoricamente non potrebbe volare ma vola, e che il vero problema, casomai, è l’opposizione che dovrebbe volare e invece non esiste

Di Maio, Conte e Salvini
Di Maio, Conte e Salvini

Parliamo di questa storia dei 49 della Seawatch e proviamo ad allargare la luce del riflettore intorno alla scena, per capire cosa succede davvero in Italia. Di Maio e Salvini ingaggiano l’ennesimo braccio di ferro, questo è il punto di partenza apparente. Da una parte c’è “Salviamo donne e bambini” dall’altra c’è “No, io non faccio sbarcare nessuno”, e poi arriva Conte, dice: “Se serve vado a prenderli in aereo”, e vince lui.

Il referendum con o senza quorum

Parliamo di questa vicenda del referendum consultivo. Prima arrivano grillini, con una ipotesi inverosimile “Facciamo il referendum senza quorum”, poi la Lega risponde: “No il quorum ci deve stare”, e alla fine vince la Lega, perché il quorum alla fine c’è. Prendiamo la storia del condono. Prima arriva il sottosegretario Giorgetti e dice: “Facciamolo e diamolo lo scudo legale a chi ha evaso”, poi arriva Di Maio e dice “lo scudo non c’era, è una truffa, denuncio tutti e vado in procura”, e alla fine vince lui e il condono non si fa.

Tap

Prendiamo la vicenda della Tap: prima arriva il M5s e dice “La Tap mai, mai mai!”, poi arriva Salvini e dice “La Tap si deve fare”, e alla fine vince Salvini e la Tap si fa. Potremmo continuare ab infinitum: oggi i superetroscena dei giornaloni governo-critici (quasi tutti) scrivono che Salvini era furibondo e che il governo è morto, ieri scrivevano che Di Maio era furibondo e che il governo era morto, l’altro ieri che l’Europa era furibonda e che il governo era morto.

Governo calabrone

Ma la verità è che questo governo è come un calabrone, teoricamente non potrebbe volare ma vola, e che il vero problema, casomai, è l’opposizione che dovrebbe volare e invece non esiste perché non trova spazio. E non trova spazio non solo perché non ha né idee né radicamento reale nella società, ma anche perché litigando di continuo su tutte le cose importanti che mette lui in agenda, il governo occupa anche lo spazio dell’opposizione impedendogli di radicarsi o di pensare. Il governo sceglie la scena l’ora e il luogo del duello, e offre sempre due soluzioni utili per chi assiste. Due possibilità seducenti ed opposte, che esauriscono tutte le altre. Il vecchio centrosinistra aveva il mito dell’unanimismo formale, e quindi davanti ai problemi reali non sceglieva mai, questi scelgono tutti i giorni, creando l’interesse coreografico che tutte le lotterie inevitabilmente portano con sé: posso sapere se il mio biglietto ha vinto?

Liti continue

Litigando tra loro, in modo continuo e variabile, Salvini e Di Maio occupano tutto lo spazio mediatico che si possa immaginare, e quasi non si capisce perché si dovrebbe invitare in un talk un esponente dell’opposizione teorica (Ma chi? un piddino? Un paleoforzosta? Brrr). Se questi gialloverdi l’opposizione vera se la fanno da soli, dandosele di sana pianta ogni giorno.

Una puntata nuova ogni giorno

Litigando tra di loro, in modo continuo e variabile - infatti - Salvini e Di Maio combattono ogni giorno una partita che ogni giorno ha un vincitore e uno sconfitto, come in un reality, ma - come abbiamo visto - ogni giorno è un vincitore diverso, come non potrebbe accadere nemmeno se seguissero un ottimo copione. Litigando tra loro, in modo continuo e variabile, i due azionisti del governo continuano a capitalizzare i consensi di due popoli sociali (e persino di due diverse specie antropologiche) che secondo nessuna logica apparente potrebbero stare insieme: il pubblico impiego a cinque stelle e i piccoli artigiani padani, gli evasori della pace fiscale e i legalitari del decreto Bonafede, i poveri e i ricchi, il nord e il sud. Ovvio che gli unici che si sentono convolto dalla nuova-vecchia opposizione, alla fine, siamo solo quelli del partito Ztl.

E il Pd?

Per questo ogni tanto trovi un tweet di Renzi o ti imbatti in un piantino malmostoso della Boschi che dice: “Vergogna! State facendo quello che abbiamo fatto noi!” (un attacco geniale), ti viene voglia di dargli subito una parola di sostegno, o di mettere una moneta nel piattino, come si fa con il musico che strimpella il vecchio successo, magari male, ma regalandoti un rassicurante dejà vu, mentre passeggi sul corso.

Destra o sinistra

Marco Revelli, grande intellettuale della sinistra sabauda, un giorno -questa estate - disse a Carlo Calenda a In Onda: “Ma voi lo avete capito che non si può fare l’opposizione ad un governo di destra da destra?”. La faccia di Calenda, che pure è molto scaltro, quel giorno diceva che fino ad allora, da questo dubbio l’ex ministro non era stato sfiorato mai. Il popolo di quelli che un tempo votavano sinistra, invece, il popolo - cioè - di chi lavorava, di chi non lavorava e di chi aveva lavorato, aveva (ed ha) due grandi problemi: il lavoro che non c’è e il lavoro che non riesce a finire. E poi un terzo problema, più grande: il loro partito, o il loro ex partito, in cinque anni di governo, a risolvere questo problema non ci aveva mai pensato. O meglio: non gli interessava, perché non vedeva (e non vede nemmeno ora) quello che accadeva fuori dall’Italia dello Ztl.

I problemi veri

Adesso giusto, sbagliato, bene o male, il governo che litiga ogni giorno, pur litigando, investe quasi 10 miliardi per due provvedimenti di spesa sociale che provano a rispondere a quei problemi: quello di chi non riesce più a lavorare (mandandoli a casa con quota 100), e quello di chi non riesce a trovare lavoro, (provando a sostenerli con il Reddito di Cittadinanza).

Politici di carattere

Adesso provate a fare questo gioco stupido ma molto utile. È il gioco della prima scelta: Se a uno gli piace hard si prende Salvini. Se a uno gli piace giovane si prende Di Maio. Se a uno piace gli piace felpato si prende Conte. Se a uno gli piace competente si prende la Bongiorno, se gli piace mattacchione e Forrestgump si prende Toninelli, se gli piace donna barricadera si prende la Castelli, se gli piace contabile serioso e nordico si prende Garavaglia, se gli piace cheguevarista si prende Di Battista, se gli piace omone nero (nel senso di Latina/Littoria) si prende Durigon, se gli piace autorevole colto e sovranista si prende Savona. La domanda è: ma se non hai passioni sadomasochistiche chi ti deve piacere prima che arrivi allo scaffale di Renzi, della Boschi? O di Martina, quello che tre mesi fa ha rotto con i renziani perché voleva l’accordo con il M5s, e ora è sostenuto dai renziani perché è contrario all’accordo con il M5s? Oggi l’opposizione, solo per capire che dice, ti serve il critografo.

Fuori moda

Oggi l’opposizione è come un outlet, dove trovi i modelli di scarpe di marca così antichi che quando li vedi ti chiedi: che carine! E io cosa facevo quando andavano di moda queste? Il 70% di sconto è allettante, ma tu con quella cifra ti compri anche l’ultimo modello, magari semi/nuovo, su Subito.it.

Il problema di chi non ama questo governo tutto-e-il-contrario di tutto, finché regge alle scosse che lo attraversano, è che se cerca una alternativa si ritrova davanti la scelta desolante di una opposizione che senza volti, senza storie e senza eroi. Non ci sono nuovi modelli. Non ci sono vecchi classici. Non ci sono né Iglesias e nemmeno Corbyn. Non c’è fatica né stupore: ci sono sempre le stesse carte nel mazzo mescolato male.

Il governo-fiction

Nella fiction del governo ci sono le felpe e le divise pagliaccesche di Salvini, ovviamente, ci sono le balconate di Di Maio, le invettive contro Autostrade, ci sono i nuovi protagonisti della fiction che intrigano, come dimostra il dato quasi incredibile per cui Conte - secondo i sondaggi - è il leader più popolare in Italia.

Zingaretti 6 C. in cerca d'autore

Ma - fateci caso - non c’è un solo protagonista di una storia di opposizione che possa far venire in mente a qualcuno di comprare il suo libro, o di fargli almeno visitare il suo blog per sentire cosa dice. C’è la promessa di Nicola Zingaretti, che turbina e non appare, che deve ancora rivelarsi, trovare il suo Karma, e persino il suo slogan. Ci sono i residui sparecchiati del renzismo, e le autopromozioni dei “ferragnez” Maria Elena e Matteo, ma non c’è nulla in loro che abbia dentro una briciola di futuro possibile, una scintilla di speranza vera, la scintilla di una idea. Sembra anzi che i ferragnez dem usino la politica solo per fare products placement delle loro attività resditizexe collaterali: “Torno a fare l’avvocato!”, annuncia lei, come la Ferragni usa il pupo neonato per sponsorizzare i prodotti degli inserzionisti, come Renzi usa ciò che è stato per fare i tweet del suo filmino su Firenze, e usa i proventi de filmino su Firenze per comprarsi il villozzo da un miliardo e 300mila euro.

L'alternativa è altrove

Ma l’invettiva etica sui diritti che il giorno dopo spacca il web la fa Massimo Cacciari, la disobbedienza civile che pone il problema del decreto la fanno Leoluca Orlando e Luigi De Magistris, il carcere per aver scelto è deciso se lo fa Mimmo Lucano, le manifestazioni se le fanno gli studenti, la storia la ricorda Liliana Segre, il futuro lo raccontano le olimpioniche azzurre di colore, il buonsenso lo incarna Claudio Baglioni e potremmo continuare ab infinitum.

Gli oppositori veri (non i vecchi mestieranti e le scarpette fighette fuori moda), dunque, sono i corpi abbandonati fuori dai riflettori e fuori dal palcoscenico: sono i bambini discriminati di Lodi, che sono stati salvati da Piazza Pulita (e dai magistrati), è il barbone senza volto di Trieste (che è stato derubato delle coperte e risarcito dai samaritani anonimi), sono i 49 migranti della Seawatch (che sono stati salvati dai valdesi), come prima i ragazzi della Diciotti, che sono stati salvati da Bergoglio.

Realtà e apparenza

L’altro giorno, dietro le quinte di Otto e mezzo, Lilli Gruber faceva la domanda giusta sul governo del litigio permanente, a Giulia Bongiorno: “Ma come possono durare, se continuano così, Salvini e Di Maio?”. La ministra della funzione pubblica ha risposto: “Voi chiedete questo perché leggete i giornali, guardate la tv, ma non vedete quello che vedo io”. E lei cosa vede?, le abbiamo chiesto allora. E la Bongiorno allora ha risposto: “Io vedo che quei due vanno incredibilmente d’accordo. Si prendono e si capiscono. Poi hanno idee diversissime, ma dentro hanno issato un rapporto”. Delle due l’una: o la Bongiorno non diceva la verità (ma per quale motivo?). Oppure diceva la verità, e allora questi sono dei geni, e voi se voi volete capire davvero, e non fermarvi alla superficie, vi dovete fare una domanda in più, rispetto a quelle che ci suggerisce l’apparenza.