[Il retroscena] Tutto fermo per gli aerei F35. Ma intanto il governo fa decollare il drone Male

Un anno dopo il decreto dell’ex ministro Pinotti, la maggioranza rilancia il programma per la realizzazione di un aereo senza pilota tutto europeo. Si chiama Male e costa 776 milioni per venti esemplari. Sugli F35 Di Maio prende ancora tempo.

[Il retroscena] Tutto fermo per gli aerei F35. Ma intanto il governo fa decollare il drone Male

Sugli F35 è ancora tutto fermo. Le promesse fatte dai Cinquestelle in campagna elettorale finora non hanno avuto alcun seguito. “Sugli F35 non c’è nulla di deciso; noi crediamo che quella spesa sia inutile, ma  formalmente nessuna decisione è stata presa”, dicono. 

Il governo sceglie il drone 

Se sui caccia tutto è ancora fermo, il governo che voleva tagliare le spese militari sembra invece intenzionato a portare avanti la realizzazione di un altro sistema d’arma: il drone Male, acronimo di Medium altitude long endurance p2hh. Si tratta di un velivolo a pilotaggio remoto per operazioni a quote intermedie e a lungo raggio, realizzato tutto in Europa grazie ad una joint venture tra Germania, Francia, Italia e Spagna. Il drone è nato per essere utilizzato nel pattugliamento dei cieli del Continente, ma la “modularità di missione” gli consentirà di essere impiegato - come recita il comunicato che annunciava il programma - “in operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, sia in aree estese sia in teatri operativi”. Lo stesso sistema d’arma è stato acquistato anche dagli Emirati Arabi, dove l’entrata in servizio del drone è programmata per il 2025. 

Prove superate 

Esattamente un anno fa, nel gennaio 2018, il drone europeo  ha superato con successo il System Requirements Review Srr - che è poi la Revisione dei Requisiti di Sistema - con cui si è avviata la fase finale della sperimentazione, che si è tenuta anche in Italia, presso il settore militare dell’aeroporto di Trapani Birgi.  La dimostrazione dell’interesse italiano per il drone è dimostrata dal fatto che le Commissioni Difesa  di Camera e Senato hanno deciso di audire il Ministero dello Sviluppo economico e il  commissario della Piaggio, Vincenzo Nicastro, per avere informazioni sul progetto e conoscerne i dettagli. Non sarà una cosa immediata: il manager è “fresco” di nomina, essendo stato nominato solo il 3 dicembre scorso, per cui ha fatto sapere di avere bisogno di qualche settimana per definire i dettagli del progetto dal punto di vista industriale ed economico. 

766 milioni sul tavolo 

L’atto del governo, uno schema di decreto ministeriale che destina 766 milioni all’acquisto di venti P2HH, fu presentato a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo dall’allora ministra Roberta Pinotti. Su di esso dovranno ora esprimere il proprio parere le commissioni Difesa di Camera e Senato per poi essere eventualmente votato dalle rispettive Aule. 

Rassicurazioni per il drone europeo 

All’inizio dell’esperienza del “governo del cambiamento”, il programma per la realizzazione del drone europeo era sembrato in bilico, ma a  fine novembre il sottosegretario alla Difesa pentastellato Angelo Tofalo aveva fornito una piena rassicurazione: “Anche in virtù dell’impiego dual use del velivolo in questione, ossia delle sue applicazioni anche in ambito civile”, il programma “riscontra la piena approvazione da parte del dicastero, tanto da essere incluso tra i programmi di prossimo avvio nel Documento programmatico pluriennale 2018-2020”.  Il drone è dunque sopravvissuto anche al taglio delle spese militari previsto dalla Legge di Bilancio approvata il dicembre scorso, quantificato in 60 milioni nel 2019 e in 531 milioni nel periodo che va dal 2019 al 2031. A farne le spese è stato invece il “Pentagono italiano”, il comando interforze che si sarebbe dovuto realizzare all’ex aeroporto di Centocelle, a Roma. L’idea dell’ex ministro è stata infatti bocciata dal successore, Elisabetta Trenta, che l’ha “accantonata” giudicandola “troppo costosa”. 

La polemica nel governo sull’Afghanistan 

Sempre sotto la voce “risparmi”, potrebbe essere rubricata anche la polemica che ha contrapposto nei giorni scorsi proprio la ministra della Difesa a quello degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. La prima ha annunciato il “ritiro” della presenza militare italiana in Afghanistan, allineandosi alla decisione presa dall’amministrazione Trump; il secondo sostiene di non essere stato informato. Del resto, i Cinquestelle non avevano mai fatto mistero di voler  chiudere la missione autorizzata dall’Onu nel dicembre del 2001, all’indomani dell’attacco alle Twin Towers, con il compito di proteggere il governo transitorio di Hamid Karzai dalla minaccia dei Talebani. Il contingente italiano prevede attualmente un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e forze militari dislocate ad Herat.