Giustizia, fisco, concorrenza ma anche ddl Zan e green pass: Draghi tiene il punto, “governo nato per decidere”

Fine luglio sull’ottovolante per premier e governo. Ma il premier blinda il percorso delle riforme legate al Pnrr. Per evitare le turbolenze e la palude del semestre bianco. Stamani il faccia a faccia con Conte sul dossier Giustizia

Giustizia, fisco, concorrenza ma anche ddl Zan e green pass: Draghi tiene il punto, “governo nato per decidere”
Mario Draghi (Ansa)

Nelle ultime riunioni di governo a palazzo Chigi più volte i ministri hanno posto la questione “programmazione del lavoro per le settimane precedenti”. E’ un modo non troppo sfacciato di sapere che intenzioni ha il premier circa il sacro agosto e le attese vacanze. Il problema è che l’unica programmazione che ha in testa Mario Draghi si chiama “cronoprogramma del Pnrr”. Ovverosia approvare, almeno entro metà settembre, alla Camera la riforma della giustizia penale. Entro la fine del mese di luglio il decreto Concorrenza e la delega al governo per la riforma fiscale. Entro fine agosto sono in conversione sei decreti chiave tra cui Semplificazioni (con la governance, la nuova Via e uno snellimento dell’Anac e delle procedure di appalto); il decreto assunzioni (Brunetta); il decreto lavoro e la nuova agenzia per la cybersicurezza. La variante Delta del coronavirus sta complicando la vita del Comitato tecnico scientifico per cui già in settimana sarà discusso un nuovo decreto per allungare lo stato di emergenza e soprattutto l’uso del green pass per tentare di limitare un contagio che ha ripreso a galoppare (per fortuna senza gravare su ricoveri e terapie intensive). Se nelle more del calendario Pnrr ci mettiamo anche le fibrillazioni sul ddl Zan, le tensioni nel centrodestra dopo lo “sgarbo” subito da Fratelli d’Italia che ha perso il suo membro nel cda Rai per fare posto a Forza Italia, la campagna elettorale per le amministrative e l’inizio del semestre bianco, chiunque può capire che le prossime due settimane saranno per il premier una via di mezzo tra un ottovolante, un calcio-in-culo e le montagne russe. Nonostante questo, a chi in queste ore gli fa presente che “i tempi sono stretti” - ad esempio per la riforma della giustizia penale - la replica del premier è disarmante: “Stretti rispetto a cosa?”. Poi, come un mantra, ripete a tutti, ministri, segretari e capidelegazione, lo stesso concetto: “Questo è un governo nato per decidere anche a costo di non accontentare tutti. Tutti i partiti possono avere le proprie bandiere ma il senso di responsabilità impone a tutti delle rinunce”. 

Si comincia con Conte

Stamani Giuseppe Conte potrà ascoltare con le proprie orecchie questo stesso concetto e per la prima volta dalla bocca di Draghi. Alle 11 l’ex premier rimetterà piede a palazzo Chigi dopo il solenne saluto del 13 febbraio scorso come leader in pectore del Movimento 5 Stelle. Dopo mesi di sceneggiate giunte al culmine nelle ultime tre settimane, è ormai sicuro che "l’avvocato del popolo” è il leader di un Movimento frastornato e diviso (la faccenda della divisione dei poteri con Grillo è un work in progress su cui solo la prassi potrà dire la verità), stamani Conte potrà finalmente trattare con Draghi alla pari di Salvini, Letta, Tajani, Renzi e altri leader. Il piatto forte dell’incontro è la riforma della Giustizia che il premier ritiene fondamentale in chiave Recovery, che scade a ottobre e che vuole chiudere alla Camera prima della pausa estiva per poi chiuderla entro ottobre anche al Senato. Le dichiarazioni battagliere con cui Conte ha lanciato il nuovo Statuto grillino (via Facebook alle 18.30 di sabato) fanno prevedere scintille ma l’avvocato del popolo in queste ore deve fare i conti con le fibrillazioni interne del Movimento e prendere le misure tra l'ala governista che non vuole lo scontro sulla riforma Cartabia e quella più battagliera che chiede a gran voce che la riforma Bonafede della prescrizione non sia stravolta. Draghi ricorderà anche a Conte che governo e rispettivi capidelegazione si sono impegnati “all’unanimità” per approvare riforma. E se Conte ha già detto di non poter accettare l’idea che i processi diventino “improcedibili” dopo due anni in Appello e un anno in Cassazione (tempi più lunghi per i reati più gravi, compresi quelli contro la Pubblica amministrazione), il governo ha già fatto sapere che aprire oggi alle modifiche significa aprire il vaso di Pandora delle richieste di tutti gli stakeholder della giustizia, soprattutto politici, magistrati e avvocati. La riforma Cartabia è calendarizzata per l’aula venerdì 23 luglio. I 5 Stelle vogliono almeno lo scalpo di un rinvio. Draghi non è disposto ad accettare.

Martedì di fuoco

La riforma della Giustizia non solo non può sforare i tempi ma  non deve neppure impallare un percorso già di per se complicatissimo e che l’inizio del semestre bianco potrà solo peggiorare. Domani, ad esempio, sarà guerra di emendamenti e subemendamenti. Alle 12 scadono i termini (al Senato) per il disegno di legge Zan su cui la maggioranza di governo rischia di spaccarsi contro il muro contro muro imposto dal Pd per approvare la legge “così com’è” e le richieste di Lega, Forza Italia e Italia viva di portare quelle modifiche al testo che lo possono far approvare a larga maggioranza. In queste poche ore si capirà fino a che punto ciascuna parte è disposta ad interloquire e portare a casa, dopo 25 anni, una legge che comunque sarà uno scudo in  difesa dei diritti delle comunità lgbt. Il testo Zan, di iniziativa parlamentare, in ogni caso pare destinato a slittare a settembre per l’ingolfamento di provvedimenti legati al Pnrr e in nome dei quali il governo Draghi è nato. 

Nelle stesse ore, sempre martedì, alla Camera scadono i termini per i subemendamenti che i partiti vogliono presentare agli emendamenti della ministra Cartabia al testo di riforma del processo penale che ancora porta il nome dell’ex ministro Bonafede. Anche qui sarà possibile misurare fino a che punto Conte, dopo il faccia a faccia con Draghi, vorrà portare avanti la linea dura di quella parte di Movimento che ha già detto no alla riforma. Se prevarrà l’ala governista (che ha già approvato il testo una settimana fa in Cdm) i subemendameti saranno pochi e non strutturali. Diversamente, staremo vedere. Si scommette sulle capacità di mediazione di Conte. O sul fatto che un pezzo di Movimento non voterà il testo.

Il green pass

Sempre martedì Draghi dovrebbe riunire a palazzo Chigi la cabina di regia per decidere i contenuti del nuovo decreto Covid. Se la proroga dello stato di emergenza è scontata (fine ottobre?), più complessa è la discussione sull’estensione dell'obbligo del Green Pass. Si parla di renderlo necessario per accedere alle discoteche e ai ristoranti al chiuso, oltre che per stadi, piscine, palestre, concerti e per tutte le attività collettive, compresi i viaggi in treno o aereo. Matteo Salvini ha già definito l’ allargamento dell'obbligo “una cazzata pazzesca” e fissa l’asticella tra “prudenti sì, terrorizzati no”. Da destra Fratelli d’Italia denuncia  “l’obbligo nascosto”. Il Pd  fa quadrato a favore della misura: “Il Green pass va fatto, punto. Alla Draghi” ha tagliato corto Letta puntando il dito contro chi “è in cerca di soluzione estemporanee per acchiappare qualche voto”. L’intesa di massima sarebbe invece a portata di mano sulla modifica dei parametri per passare da “bianchi” a “gialli”. Più dell’indice di contagio, già sopra uno, saranno decisivi i ricoveri e le ospedalizzazioni.

Riforma fiscale e concorrenza

Passata questa settimana - vedremo come - il premier vuole portare in Consiglio dei ministri per l’approvazione di altri due decreti simbolo del Pnrr: la legge sulla concorrenza per riuscire a spingere le piccole imprese e la legge delega sulla riforma fiscale che ha come obiettivo primo quello di ridurre le imposte al ceto medio. La legge sulla concorrenza è un obbligo di legge i cui contenuti dovrebbero essere quelli per lo più suggeriti dall’Antitrust suddivise in varie aree tematiche: sviluppo delle infrastrutture per la crescita e la competitività; riforma del settore degli appalti pubblici; interventi per assicurare efficienza e qualità dei servizi pubblici locali; rimozione delle barriere all’entrata dei mercati; interventi nel settore sanitario, farmaceutico e nel rilascio delle concessioni.

Per il Fisco il governo partirà dall’indagine conoscitiva sviluppata dalle Commissione Tesoro e Finanze di Camera e Senato e coordinata dal presidente Luigi Marattin (Iv). Si va verso una riforma organica che da una parte dovrà semplificare e dall’altra rimodulare le aliquote Irpef. Dovrebbero scomparire anche una quantità di microbalzelli che costano più di quello che rendono. E ci dovrebbe essere, finalmente, la tanto attesa integrazione delle banche dati per combattere l’evasione fiscale. 

C’è tanta carne al fuoco di questo fine luglio. Anche agitare lo spettro del taglio delle vacanze potrebbe essere un’arma per far rispettare il cronoprogramma evitando paludi e bandierine.