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Governo doubleface: piange il bracciante agricolo, ignora i suicidi in carcere. Il ministro smentito

Nordio aveva annunciato ieri mattina il pacchetto scuota carceri per alleggerire la pressione sui penitenziari dove sono ormai 46 i suicidi e 56 le “altre” morti. Ma il pacchetto non è mai arrivato in Consiglio dei ministri. Stop di Lega e Fratelli d’Italia. Sulla tragedia del bracciante agricolo indiano lasciato morire a Latina, scoppia anche un caso Rai

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Meloni e il ministro Nordio (Ansa)
La premier Meloni e il ministro Nordio (Ansa)

Pietà per i morti di cui tutti possono conoscere la storia. Rinvii e indifferenza per i morituri ristretti in celle bollenti, affollate, senza più speranza, ridotti a statistiche e percentuali. Sono le due facce dello stesso governo. Ieri pomeriggio Giorgia Meloni ha iniziato il Consiglio dei ministri denunciando l’orrore per la morte di Satnam Singh, il bracciante agricolo di 31 anni che, impiegato a nero in un’azienda agricola nella campagna di Latina, si è tagliato un braccio e ferito le gambe con un macchinario. Il datore di lavoro ha pensato di cavarsela abbandonandolo nel retro del capanno dove abitava. Senza chiedere soccorsi. Lo hanno trovato due ragazzi che hanno chiamato l’ambulanza. Un giorno di agonia al San Camillo di Roma e poi la morte. Sitnam era entrato in Italia con un permesso di soggiorno/lavoro di nove mesi. Alla scadenza non è più stato rinnovato in modo definito. Sembra una storia delle piantagioni del sud America ai tempi della schiavitù. E’ accaduto invece lunedì, a cento km da Roma. Il datore di lavoro, di cui si conosce nome e cognome, si è lamentato dicendo che “l’indiano ha voluto fare di testa sua”. Ecco perchè ha ordinato ad altri braccianti di portarlo a casa così com’era: era un lavoratore a nero e non poteva essere assistito sul posto di lavoro. Sdegno sconforto promesse, la solita trafila. Ma nulla cambia.

Come non cambia nulla per il sovraffollamento carcerario. Ieri doveva essere la volta buona. Dopo settimane di annunci, con il bollettino dei suicidi che si aggiorna in continuazione (siamo a 46 suicidi in cella dall’inizio dell’anno e altri 56 morti nelle carceri con cause da accertare, numeri spaventosi), il ministro Nordio ha spiegato che sarebbe arrivato il decreto nel cdm del pomeriggio. Ma nel pomeriggio, nella riunione dei ministri, di quel piano svuota carceri non s’è vista traccia. Il governo ha smentito il suo ministro. Grave perchè accade ad un tecnico circondato da forze politiche che piuttosto che leggere oggi un titolo con “arriva lo svuota carceri” e magari “assomiglia ad un indulto”, hanno preferito fare finita di nulla. Peggio: hanno accampato scuse. Una pietas a senso alternato.

La pietà e l’indifferenza

La premier ha fatto finita di nulla sui suicidi in carcere. Si è sdegnata, invece, per il trentenne indiano. “Sono atti disumani che non appartengono al popolo italiano, e mi auguro che questa barbarie venga duramente punita” ha detto passando la parola al ministro Calderone che ha spiegato cosa è stato fatto in questi 20 mesi (un paio di nuovi reati giusto per aumentare la popolazione carceraria).Il ministro Lollobrigida ha detto che sono aumentati i controlli e che confida molto sui flussi di immigrazione regolare. Il 21 giugno si vedranno tutti insieme al ministero per una sacrosanta riunione operativa. Intanto Renzo Lovato, datore di lavoro di Sitnam, è indagato (anche con il figlio che ha fisicamente trasportato il corpo di Sitnam verso casa senza chiamare i soccorsi) per lesioni, omicidio colposo, caporalato. Da capire se abbandonare una persona con un braccio tranciato da una macchina avvolgiplastica e anche le gambe non erano messe bene, senza sensi e in piena emorragia, possa essere rubricato come omicidio colposo. Intanto però il signor Lovato ha fatto una “bella” intervista al Tg1 in cui ha spiegato che si è trattato di una “leggerezza”. Ha chiosato “purtroppo”. “Ci dispiace perchè è morto un ragazzo ma noi lo avevano avvisato di non avvicinarsi al macchinario e lui ha fatto di testa sua”. Non una parola, neppure dall’intervistatore, sul fatto che Sitnam fosse un bracciante agricolo a nero, senza tutele nè formazione, e che proprio per questo è stato abbandonato senza soccorsi. Se fosse stato portato subito all’ospedale sarebbe stato salvato. Con possibilità di recupero dell’arto. Il fronte di denuncia per le opposizioni è doppio: il lavoro a nero; l’informazione Rai. Sabato la grande manifestazione cui prenderà parte la segretaria del Pd Elly Schlein.

L’emergenza carceri

“Atti disumani non degni del popolo italiano” ha detto la premier. Come si vuol definire, allora, tollerare un sovraffollamento carcerario con punte del 152% e una media di 120%? Una condizione che ha già provocato 46 suicidi nelle celle dall’inizio dell’anno e altri 56 morti in carcere per altre cause. Di questo, pur essendo da mesi un’emergenza che conosce la sua massima criticità nei mesi estivi e caldi, non è invece fatto cenno nel Consiglio dei ministri dove invece era atteso il pacchetto carceri. Lo stesso ministro Nordio ne aveva parlato ieri mattina intervistato sul Sole 24 ore. “Il decreto legge che andrà oggi in Cdm prevede risorse aggiuntive, incrementa la dotazione organica del personale penitenziario, accelera la costruzione di nuovi padiglioni, ma soprattutto semplifica la procedura della liberazione anticipata e aumenterà la possibilità di colloqui telefonici”.

La parola magica, in questa dichiarazione, sebbene mescolata ad altre per ovvi motivi mediatici, era “liberazione anticipata”. Ovvero la scarcerazione immediata per qualche migliaio di detenuti (tra i 4 e i 7000) che per residuo di pena (sei mesi) e tipologia di reato (quelli meno gravi, non ostativi) avrebbero lasciato subito le rispettive celle per terminare la pena ai domiciliari o affidati ad alcune cooperative.

Il pacchetto svuota-carceri

Da mesi, sotto banco, con qualche imbarazzo politico visto i compagni di strada nella maggioranza, si parla di pacchetto di misure “svuota carceri”. Il bollettino dei suicidi aveva costretto gli uffici di via Arenula a fare gli straordinari per garantire una boccata d’aria ai 189 istituti di pena italiani che ospitano 60 mila reclusi, diecimila in più del tollerabile. Le parole del ministro ieri mattina avevano illuso molti. Fino all’ora di pranzo quando, terminato il preconsiglio e diffuso l’ordine del giorno, di giustizia e carceri e sovraffollamento si sono perse le tracce. Il decreto non c’era improvvisamente più. Sparito.

Sono stati votati invece provvedimenti urgenti su “materie prime critiche”, economia dello spazio, un po’ di riforma tributaria, l’albo nazionale delle botteghe storiche. Sacrosanto. Ma lo sono certamente di più 46 suicidi in cella, persona affidate al sistema penitenziario per scontare la pena e che invece di trovare “rieducazione” e tentare il reinserimento sociale, trovano il modo di fare un cappio, metterlo al collo e impiccarsi. Se questo resta il trend, il 2024 sarà l’anno record per i suicidi in carcere: erano stati 82 nel 2022; 85 nel 2023.

“Ci vorrà ancora qualche settimana per definire quelle norme, se ne riparla a luglio…” liquidano la faccenda a palazzo Chigi. Qualche imbarazzo in più in via Arenula dove hanno ben chiaro che rinviare gli interventi vuol dire mettere in conto altri morti, altri suicidi. Che non sono effetti collaterali.

Lo stop di Lega e Fdi

Lo stop è arrivato ieri mattina in preconsiglio. Lega e Fratelli d’Italia farebbero carte calse piuttosto che vedere oggi un titolo sui giornali che possa in qualche modo evocare un indulto o il concetto di svuota-carcere. I sottosegretari Ostellari (Lega) e Del Mastro (Fratelli d’Italia) condividono le deleghe sul carcere e sul Dap. Ieri ha parlato Ostellari: “Migliorare il sistema dell’esecuzione penale è una delle nostre priorità e per questo, in accordo con il ministro Carlo Nordio abbiamo scelto di arricchire il testo del decreto legge sulle carceri, inserendo anche delle disposizioni specifiche in materia di strutture residenziali per il reinserimento dei detenuti e quindi di rimandarne la presentazione in Cdm”. Il rinvio provocato quindi da un “arricchimento”, le Comunità per lavoranti dove potranno essere assegnati i detenuti con fine pena inferiore ai due anni e in mancanza di condizioni ostative. In queste strutture, sicure e protette, potranno lavorare e fare corsi di formazione.

Ma l’emergenza è adesso

Una sorta di carcere light. Il progetto è certamente illuminato. Ma l’emergenza è adesso, in estate, con quaranta gradi e un sovraffollamento che ha raggiunto l’indice del 119% con regioni, ad esempio la Puglia, che toccano il 152%. E’ lecito dubitare che le suddette Comunità possano essere operative nel giro di poche settimane. L’unica via d’uscita oggi è la cosiddetta “corsia veloce”, liberare cioè chi ha un residuo pena di sei mesi, tra i 4 e i 7 mila detenuti. La pressione sarebbe subito alleggerita. Ma equivale ad un piccolo indulto, uno sconto di pena, concetto inaccettabile per Lega e Fratelli d’Italia.

Nulla da fare quindi. Proprio ieri mattina nell’intervista poi smentita dai fatti, il ministro Nordio aveva parlato di risorse aggiuntive, di aumento della dotazione organica del personale penitenziario, della costruzione di nuovi padiglioni (se ne parla invano da almeno quindici anni), di aumentare la possibilità di colloqui telefonici con i famigliari (anche questi tagliati per mancanza di uomini e risorse). Nordio è al lavoro anche per abbassare il numero dei detenuti in attesa di giudizio di primo grado: si tratta di diecimila persone molte delle quali saranno assolte e la cui detenzione si rivelerà ingiustificata ( un altro costo per lo Stato). Il progetto è di attribuire la competenza sulla custodia cautelare ad un collegio che dovrà interrogare prima l’indagato.

Eppure Nordio aveva un piano

Nordio è sicuro che in questo modo il numero delle custodie cautelari diminuirà e non di poco. Il ministro è al lavoro anche per far scontare nei paesi di origine le pene definitive dei detenuti stranieri. Un’altra strada giusta ma lunga e tortuosa perchè Marocco (3600 detenuti nelle carceri italiane), Tunisia (1818 detenuti) e a seguire Nigeria ed Egitto, non hanno alcuna intenzione di farsi carico dei loro detenuti. Ciascuno di loro ha un costo vivo. In Italia almeno 150 euro al giorno. “I bisogni del carcere sono una mia priorità” conclude il ministro nell’intervista. Non è così per il resto della squadra di governo. Il Parlamento ha provato ad agire per conto proprio ma il ddl Giachetti è fermo da mesi nelle pastoie delle varie commissioni. Intanto il contatore delle morti si aggiorna.

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