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Governo in testa coda sull’allarme Covid dalla Cina. Meloni cancella norme ma le ripristina

Nella lunga conferenza stampa di fine anno, la premier difende il decreto rave-covid-giustizia: “Dovevamo dare un segnale. Bene mascherine e vaccini”. Il suo ministero della Salute ha firmato una circolare con nuove restrizioni. E obbligo di tamponi. La seduta fiume alla Camera per far decadere il decreto. Governo costretto alla “tagliola”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (Foto Ansa)

Alle tre del mattino Marco Grimaldi, new entry dell’Alleanza Verdi e Sinistra, intrattiene per dieci minuti l’aula quasi vuota sulla “bellezza” della parola rave che vuol dire “vaneggiare”, “delirare” e “quanta magia può nascere da quei vaneggiamenti e deliri”. Ce lo insegna la storia dell’arte. E quindi, i rave party sono anche una forma di cultura “ma questo governo di destra ha paura della cultura specie se esce dai giovani”. Poco prima un’altra new entry della Camera dei Deputati, l’onorevole Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia, ha invece fatto una lezione di diritto e di pratica spiegando perchè le nuove regole dell’ergastolo ostativo sono “un problema per la lotta alla mafia perchè disincentivano la collaborazione e i pentiti” ed è molto stupito dal fatto che “il modello di legalità che sta portando avanti questa destra prevede di rinunciare a strumenti fondamentali come le intercettazioni e i pentiti”. Per inciso, poi, non c’è alcuna fretta di fare questo decreto perchè “non è vero che sarebbero usciti i boss dal carcere”. Alle 5 e mezzo del mattino una Chiara Appendino sveglia come un grillo e una vis retorica degna delle undici del mattino dopo una sana dormita, va anche più lunga del tempo a lei assegnato e spiega perchè “questo decreto è meschino, sbagliato e inutile”. I cittadini “non mi hanno mai denunciato un problema di trave party. Mi dicevano invece perchè lo spacciatore arrestato la sera prima il giorno dopo era nello stesso giardinetto”. E poi Enrico Costa (Azione-Italia viva), Chrstian Di Sanzo e Lia Quartapelle del Pd, l’ex ministro Andrea Orlando e la candidata alla segreteria Elly Schlein, Elisabetta Piccolatti. Una lista lunghissima, sono 134 deputati, ciascuno di loro ha dieci minuti di tempo per il proprio intervento. A turno hanno presidiato l’aula a gruppi di trenta. E stamani alle 7 siamo appena alla metà.

La seduta fiume

E’ la seduta fiume, senza sosta, notte compresa, la seconda di fila a dir la verità, che le opposizioni stanno portando avanti con disciplina e compattezza nell’ultimo estremo tentativo di far decadere il decreto rave-covid-giustizia che già detta così anche uno studente al primo anno di giurisprudenza capisce che c’è qualcosa che non va. Figurarsi volerci fare un decreto legge e volerlo pure convertire in legge. Il decreto deve essere votato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro le 24 di oggi. Prima deve essere letto e analizzato dal Quirinale per la firma finale. Insomma, questo testo deve lasciare l’aula della Camera intorno all’ora di pranzo. Diversamente i tempi saltano. Ma alle 6 del mattino avevano parlato solo 61 deputati. Per arrivare a 134 non basterà l’intera giornata. Quindi il presidente della Camera Lorenzo Fontana sarà costretto ad un certo punto della giornata a far scattare la tagliola, cioè ad impedire gli altri interventi. Si tratta della negazione assoluta della centralità del Parlamento. Una pessima notizia per una Presidente del consiglio che ha sempre fatto della centralità del Parlamento il faro guida della sua azione politica. Una pessima prova per un governo politico con una così larga maggioranza. E dire che ieri mattina, prima di iniziare una conferenza stampa da record (tre ore e 43 domande ma risposte sempre evasive per impossibilità di contraddittorio), Giorgia Meloni era molto soddisfatta per aver approvato la legge di bilancio “un giorno prima del previsto”.

Il decreto omnibus

Il primo decreto del governo Meloni sarà alla fine convertito in legge ma con un prezzo altissimo per la credibilità del governo. Aver voluto mettere insieme un nuovo reato contro i rave party (ce ne sono 3-4 l’anno in Italia), le nuove norme per l’ergastolo ostativo (pende un sollecito della Corte e la caduta del governo Draghi ha impedito l’approvazione della norma in cantiere diversa da questa) e la cancellazione delle ultime sopravvissute norme anti Covid (reintegro dei medici non vax; congelamento delle multe; riduzione della quarantena a cinque giorni ma senza obbligo di tampone in uscita) non è solo un gran pasticcio normativo che non dovrebbe essere tollerato in un decreto che deve rispondere ai criteri di necessità e urgenza. Ma è proprio sbagliato. “Una cambiale pagata alla propaganda” è il filo rosso che unisce tutti gli interventi della seduta fiume in aula. Il caso poi non aiuta visto che negli ultimi giorni, senza voler fare allarmismi, c’è una nuova emergenza sanitaria in arrivo dalla Cina dove il virus (non è ancora chiaro quale variante) ha ripreso a correre facendo una media di 5000 morti al giorno. Il punto è che il governo di Pechino, spinto dai magri risultati economici e anche dalle manifestazioni di piazza, ha deciso di aprire tutto dopo tre anni. I cinesi si sono quindi messi in viaggio. E a Malpensa, su due aerei, il 50 per cento degli arrivi è stato trovato positivo. Ora queste persone sono in giro per il paese senza tracciamento. Facciamo pure tutti gli scongiuri del caso, ma tre anni fa iniziò proprio così.

L’assurdo

Così ieri alla Camera è andato in scena l’assurdo. Alle 17 il ministro della Salute Oreste Schillaci ha tenuto un’informativa in cui ha spiegato la situazione drammatica in Cina “dove si contano 5 mila morti al giorno”. Il timore, ha detto il ministro, “che va affrontato con tempestività e coesione internazionale, è che in uno stato con una alta percentuale di non vaccinati, in cui sono stati utilizzati vaccini poco efficaci che danno una bassa protezione, una così forte crescita esponenziale dei contagi possa generare la selezione di una nuova variante”. Tradotto e detta in due parole: ricominciare da capo con un nuovo vaccino. Dato questo scenario, il ministro ha assunto subito alcune misure preventive: mascherine obbligatorie in ospedali e Rsa fino al 30 aprile; tampone obbligatorio in arrivo e in partenza per i voli dalla Cina; tampone obbligatorio per l’uscita dall’isolamento. Il ministro ha attivato Bruxelles perchè gli arrivi diretti dalla Cina sono il 5%, la maggior parte dei voli fa scali tecnici in altri aeroporti e quindi i controlli devono scattare subito in tutti gli scali europei. Dal 27 dicembre è anche di nuovo riunita la Cabina di regia al ministero della Salute per monitorare il rischio varianti. Il problema quindi c’è ed è molto serio. Eppure di fronte ad una circolare ministeriale che introduce norme, la Camera sta votando un decreto che fa esattamente l’opposto, cioè leva le ultime residuali regole anti Covid rimaste.

Meloni: “Bene mascherine e vaccini”

Di fronte a queste obiezioni ieri la presidente Meloni ha detto, in conferenza stampa, che “il decreto non si tocca, e non se ne parla neppure di provare a ragionarci su”. Le cose intorno a noi cambiano, adesso c’è una nuova emergenza sanitaria? “In quel decreto c’è l’urgenza di far entrare in vigore le nuove regole sull’ergastolo ostativo altrimenti i boss escono dal carcere”. Non è esattamente così. E comunque il governo poteva fare una norma specifica su questo visto che i rave party, tre all’anno in Italia, non sono un’urgenza del paese. “Ma noi abbiamo voluto dare un segnale…”. Usare un decreto per “dare un segnale”? Fuori dalle regole. E dalla prassi. E sull’emergenza sanitaria dalla Cina? “Noi siamo pronti e anche l primo paese ad aver chiesto di agire insieme con gli altri paesi europei. Per il resto basta usare mascherine e vaccini su cui è in corso una campagna di comunicazione per i fragili e gli over 60”. Della campagna si sono accorti in pochi visto ad oggi solo il 28% degli italiani ha la terza dose e l’84% ha la terza. “Nessun ritorno a chiusure e privazione della libertà…” precisa. E per carità. Però magari parlare un po’ di più di vaccini e ripristinare l’obbligo di mascherine almeno sui mezzi pubblici. Resta la domanda a cui la Presidente non vuole perchè non può rispondere: perché aver voluto mescolare pere con mele, il Covid, i rave e l’ergastolo ostativo.

Lo scontro con la Ue

Il richiamo all’Europa del ministro Schillaci però funziona fino ad un certo punto. “Le decisioni sui tamponi per chi arriva dalla Cina devono essere prese a livello Ue” ha chiesto il ministro al Commissario alla salute e ai suoi omologhi europei, Ma se il Comitato per la Sicurezza Sanitaria - Health Security Committee Ue - dice sì ad una azione concertata, dall’altra arriva la doccia fredda dai centri di controllo europei, Ecdc: lo screening dei viaggiatori dalla Cina è “ingiustificato”. I Paesi Ue “hanno livelli relativamente alti di immunizzazione e vaccinazione” e “le varianti che circolano in Cina sono già in Ue, tale misura non è necessaria a livello dell'Unione Europea nel suo complesso”. Anche l'Oms Europa frena, invitando a non discriminare particolari popolazioni. L'organismo denuncia anche una carenza delle scorte di farmaci importanti, anche contro il Covid. Non si fa attendere la reazione cinese che, sulle misure prese dagli “Stati Uniti e da altri Paesi” dice: “Siano basate sulla scienza e appropriate”. Il portavoce del ministro degli esteri cinese Wang Wenbin, ha infatti sottolineato, che serve “trattare i cittadini di tutti i paesi in modo equo”. Il governo inglese sta valutando l'ipotesi di una strada simile a quella intrapresa dall'Italia, mentre negli Usa la variante sospettata di essere la responsabile del boom dei casi in Cina sta crescendo. Ormai un infettato su 5 si è ammalato con XBB, nota come Gryphon. L'Italia approva un decreto per levare precauzioni contro il Covid e firma una circolare per inserirne di nuove. Chissà cosa ne pensa il Presidente della Repubblica che dovrà controfirmare entro stasera quel decreto per farlo diventare legge.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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