[Il caso] Giorgia vuole Roma e cala un jolly: il professor Michetti, la voce della radio della Capitale

La leader di Fratelli d'Italia sogna da premier e comincia a piazzare le sue pedine per la guida del Comune più ambito e difficile. La sua scelta "spacca"

Giorgia Meloni, leader di FdI
Giorgia Meloni, leader di FdI

Giorgia Meloni vuole Roma e ha un jolly da giocare. E’ un nome che “spacca”. In tutti i sensi: nei sondaggi e nella coalizione perchè anche dentro Fratelli d’Italia nicchiano, Forza Italia non ne vuole sapere e Salvini prende tempo. Il punto è che Enrico Michetti, 55 anni professore di diritto amministrativo, avvocato e grande conoscitore dell’amministrazione romana - in pratica un Giuseppe Conte in salsa tricolore - è già stato incoronato dai romani ascoltatori della radio e issato sul cavallo di Marco Aurelio perchè “l’uomo giusto al posto giusto”. La forza di Michetti, la sua popolarità, nascono dal fatto che è l’opinionista cult di Radio Radio, emittente radiofonica tra le più seguite della Capitale, dove l’avvocato, una sorta di The Voice, intrattiene, consiglia, individua problemi e propone soluzioni solo e soltanto nell’interesse di Roma e dei romani. Che ricambiano la sua generosità e altruismo candidandolo senza se e senza ma. Un tipo curioso questo Michetti, uno che sa unire “l’alto” del diritto e dell’accademia con il “basso” della radio e del talk. Pare che stia più in radio che in cattedra, ma queste saranno le solite malelingue.

L’uomo della radio

Fatto sta che il dossier Michetti, nell’aria da qualche giorno, ieri è planato sul tavolo dove si sono riuniti in presenza dopo tre mesi e mezzo di gelida assenza Meloni, Salvini e Tajani. E ha spiazzato tutti. Tranne Meloni. Un incontro convocato da Salvini nella sede del gruppo della Lega alla Camera, con tutti i crismi dell’ufficialità per decidere sui candidati sindaco nelle grandi città. Un incontro assai affollato: oltre i tre principali soci di maggioranza sono stati invitati tutti i leader della coalizione: il senatore Gaetano Quagliariello di Cambiamo il cui leader Giovanni Toti era in collegamento, Maurizio Lupi di Noi per l'Italia, il leghista Crippa, De Poli e Cesa (Udc), l'azzurra Licia Ronzulli, Ignazio La Russa per Fdi a dare man forte a Giorgia, Sgarbi per Rinascimento e a sua volta, come ha ricordato ieri ai suoi partner “candidato in questa città e a disposizione della coalizione”.

Sgarbi resta candidato

Perchè poi insomma, “Michetti chi? Io si che sono una celebrità sui social, ho due milioni di follower, Michetti appena 53 mila”. E’ che ci vorrebbe sempre uno Sgarbi alla fine di ogni vertice per fare il punto della situazione, in sintesi e senza aggiustamenti. “Ci sono delle verifiche in corso - ha spiegato lasciando la riunione - altri sondaggi su alcuni nomi, insomma, nessun accordo ma ci rivedremo a breve”. Il nome di Michetti “è piaciuto, è andato forte in questo sondaggio della Tecnè. Poi sono usciti anche altri nomi, il giornalista Feltri, il prefetto Serra, la presidente di Federfarma lombarda Annarosa Racca, il giornalista Paolo Del Debbio”.

La verità è che Giorgia Meloni ha scommesso su “the voice” Michetti ma non vuole essere lei a portarlo sul tavolo. Il sondaggio Tecnè pubblicato da Adnkronos, dove Michetti ha sbaragliato gli altri competitor, è stato il modo per far arrivare sul tavolo un candidato civico spinto dal basso senza un cappello politico. Ora che il nome gira, si continua a sondarlo, a parlarne, a farlo crescere finchè sarà palese che il candidato sindaco per Roma sarà appunto Michetti. Questo, si dice, il piano di Fratelli d’Italia. E di Giorgia Meloni.

Direttore della Gazzetta amministrativa

Conviene allora soffermarsi ancora un po’ sul professore universitario appassionato del mezzo radiofonico. Ecco cosa si legge di lui sul sito di Radio Radio: “Illustre conoscitore della macchina amministrativa e dei sistemi della pubblica amministrazione, il Direttore di Gazzetta Amministrativa potrebbe essere l’uomo che mette d’accordo tutti. A testimoniarlo, oltre agli innumerevoli cittadini che hanno deciso di collegarsi telefonicamente con noi per manifestare il loro appoggio al Professore e rivolgergli le loro domande, anche gli interventi di molti giornalisti, opinionisti ed esponenti del mondo politico che a ‘Radio Radio Lo Sport’ gli hanno espresso il loro sostegno e la loro stima”. Segue una lista di sindaci e amministratori locali cui Michetti avrebbe garantito assistenze legale in ricorsi al Tar e questioni di vario genere. Ecco, la candidatura costruita e lanciata tramite una stazione radio ancora non si era vista. Una radio che in questo anno e mezzo di pandemia si è schierata da una parte precisa. Ha dedicato intere trasmissioni a smontare il sistema dei ristori e dei sostegni nel suo complesso e ad agitare gli animi contro chiusure e coprifuoco. Vedremo se Michetti arriverà fino in fondo. Gli account social delle radio lo danno per “probabile”.

Tutti i dubbi degli alleati

Ma gli alleati della coalizione non sono d’accordo. Anche dentro Fratelli d’Italia c’è chi nicchia. Forza Italia avverte: “Noi non lo votiamo”. Con gli altri leader, i centristi, che ceto non possono ambire ad indicare il sindaco di Roma, vorrebbero però almeno tenere il punto su Maurizio Lupi a Milano. E presentare su Roma un nome appunto “degno della capitale”. Meloni insiste. “Non lo conosce nessuno? Lo faremo conoscere. Non è questo il problema. Il punto è che non sia un bluff” spiegava ieri chi sta seguendo il dossier per conto della Presidente di Fratelli d’Italia. Un altro motivo di tensione in un centrodestra che “sta assieme tenuto con lo scotch” dicono fonti di Fdi. Il vero motivo per cui sia Bertolaso a Roma che Albertini a Milano hanno rifiutato la candidatura. Nomi troppo pesanti per essere bruciati magari da qualche raffica di fuoco amico sparata da qualche anonimo cecchino.

Candidati civici

Ufficialmente dunque è stato un vertice “interlocutorio” che però ha deciso di andare su candidati civici e non su profili politici. Un modo anche per evitare che possano esserci campagne elettorali “contro” visto che la coalizione è per più della metà in maggioranza e per il resto all’opposizione. La nota finale congiunta ribadisce la convergenza di tutti i leader nel voler mettere in campo candidature civiche, rappresentanti del mondo del lavoro e delle professioni. "Sul tavolo - assicura il comunicato - ci sono molti profili, alcuni inediti che si sono fatti avanti recentemente. Proprio per questo ci sarà un altro vertice a breve, dopo alcuni approfondimenti sugli aspiranti sindaci più interessanti”.

Per il resto, “il centrodestra è compatto più che mai” e “il centrosinistra sta peggio di noi visto che non riescono neppure ad allearsi insieme”. Le tensioni, invece, nel centrodestra, ci sono eccome. Salvini s’è mostrato aperto, possibilista, come deve essere un vero leader di coalizione.

“Vediamo, se fosse benvoluto dalla comunità potrebbe essere un’ipotesi” s’è limitato a dire alla fine a domanda specifica su Michetti lasciando anche intendere che “l’uomo della radio” è il candidato di Meloni. “In fondo - spiegano fonti Lega - è Fratelli d’Italia che deve fare il nome per la Capitale”. Se poi non lo dovesse avere, alimentando così le critiche di chi sottolinea che “Fdi sia priva ancora di una classe dirigente per governare il paese”. Meloni invece ha lasciato cadere ogni commento su Michetti. “Vogliamo convergere su candidati espressione del civismo per allargare il fronte. I candidati arriveranno in pochi giorni. Il centrodestra è attrattivo e unito” ha detto all’uscita. Tra il gelido e il seccato. Non è chiaro se per tenere ancora coperta la carta Michetti o perchè nella riunione si erano alzati più no che sì.

Forza Italia, tra Matone e Gasparri

Ad esempio di Forza Italia che tiene sul profilo del civico e mette sul tavolo la candidatura di Elisabetta Matone, giudice dei minori. Ma poi spinge anche per il profilo politico e indica Maurizio Gasparri. “Di sicuro non voteremo Michetti”.

Salvini svolge l’inedito ruolo del paciere. E butta acqua sul fuoco. “Sono emersi 4-5 nomi”, “li sentirò personalmente”, “non ci sono candidature di serie B, meno che mai Michetti e Racca i. Di sicuro sarebbero in grado di fare meglio della Raggi a Roma e di Sala a Milano ma per rispetto di tutti non do giudizi su questo o quel candidato”. Già che c’era, Salvini ha fatto sapere di aspettare risposte “da primari e imprenditori”. La pesca nella società civile, la disponibilità di personalità di alto profilo, in genere è un buon indicatore per capire il gradimento reale di un partito.

Nulla di fatto, insomma

Dunque niente di deciso. Per quanto riguarda Napoli il favorito resta il magistrato Maresca. A Bologna la casella è ancora vuota e Sgarbi ha lanciato la candidatura dell'ex grillino Favia. I giochi sembrano fatti a Torino con Paolo Damilano, imprenditore nel settore enogastronomico. Su Roma e Milano è ancora buio totale. La verità vera è che i candidati sarebbero stati già pronti, a Milano e a Roma, Matteo Salvini e Gorgia Meloni. Ma loro sono destinati a diventare premier.