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Giorgia, Elly, Ilaria: la riscossa delle donne in politica

A Giorgia Meloni lo scettro della settimana. La presidente del Consiglio ora punta all'Europa. Dall'altra parte Elly Schlein, uscita rafforzata dalle elezioni su cui pochi speravano. Si prepara anche Raggi

di Alberto Falci   
Meloni e Schlein (Ansa)
Meloni e Schlein (Ansa)

È la riscossa delle leader donne. E presto, forse, potrebbero spuntarne un'altra. Certo è che la settimana che volge al termine consegna alla politica italiana due vittoriose protagoniste. A Giorgia Meloni lo scettro della settimana. La presidente del Consiglio è uscita rafforzata dalla tornata elettorale. Ha migliorato in termini percentuali i consensi rispetto alle politiche del 2022. Il referendum sul suo esecutivo è stato superato a pieni voti. Non sarà costretti ad intervenire sulla squadra. O per lo meno non lo farà con un rimpasto vero e proprio. Non è escluso qualche ritocco, ma c’è ancora tempo. Il rimpasto è una parola che Meloni non intende prendere in considerazione. Ritiene che siano formule della "vecchia politica della Prima Repubblica". 

Dopodiché c’è il peso in Europa. I rapporti con Macron sono ai ferri corti, i socialisti non la gradiscono nell’ipotesi di una coalizione europea allargata, sui diritti c’è stato un arretramento, ed è arrivato fino a Bruxelles lo spettacolo indecoroso della scazzottata. Nonostante questo caos Giorgia Meloni non è mai stata così forte e baricentrica. Ha mantenuto sempre la stessa postura sul conflitto tra Russia e Ucraina: "L'Italia ha sempre fatto la sua parte e non ha intenzione di voltare le spalle ma dobbiamo unire tutti i nostri possibili sforzi per aiutare l'Ucraina a guardare al futuro ed è quello che abbiamo fato al G7 sotto la presidenza italiana". 

E ancora: "Al G7 l’Italia ha tracciato la rotta", dice la premier candidandosi come futuro leader europeo a dare le carte per i prossimi mesi, in qualità di presidente del Consiglio di uno dei paesi fondatori, atlantista ortodossa legittimata dai consensi a differenza degli altri leader europei - vedi Macron e Scholz - ammaccati dai governi in discussione.

E lo stesso intende fare dall’altra parte del campo Elly Schlein, la segretaria del Pd, uscita rafforzata dalle europee su cui in pochi speravano. La polarizzazione Meloni-Schlein ha giovato anche la leader del Nazareno. Il 24% - una percentuale che la segreteria nei colloqui privati si intesta - ha ricompattato un gruppo dirigente che era pronto al processo nei suoi confronti. 

Schlein e le scelte giuste

Schlein ha avuto ragione nell’allargare le liste a personalità come i pacifisti Marco Tarquinio e Cecilia Strada. L’eterogeneità del nuovo Pd schleniano, in fondo, sembra essere un punto di forza di un partito che è alla ricerca di una sua dimensione fin dalla sua nascita. Resta da capire se il risultato delle elezioni europee possa far rifiorire il centrosinistra, insomma il famoso campo largo. In tanti sono convinti che ci siano ormai le condizioni. Ne è convinto uno come Nicola Zingaretti, che è stato uno degli ultimi segretari del Pd e  che in un’intervista alla Stampa ha usato queste parole: "Grazie a Elly Schlein abbiamo ottenuto un ottimo risultato, perché il partito ha fatto scelte chiare con spirito unitario, anche di fronte alle provocazioni. Abbiamo finalmente un'agenda del Pd fatta di sanità pubblica, politiche industriali, diritto allo studio e a un lavoro dignitoso, ma senza avere un approccio settario. Pensare all'alternativa non è più solo una scelta, ma un dovere. Questo faciliterà di molto il lavoro di tutti e tutte. Credo che dobbiamo cambiare fase, e Elly lo ha detto chiaramente: dobbiamo aprire una stagione di condivisione di un programma, con uno sforzo collettivo della politica e non solo. Guardiamo al futuro, non a recriminazioni e sgambetti".

E martedì le opposizioni proveranno a mostrarsi unite a Piazza Santi Apostoli a difesa  della Costituzione e dell’Unità nazionale. Una manifestazione, organizzata dal Pd, cui prenderanno parte i 5Stelle, prevista la presenza di Giuseppe Conte, e poi ci saranno Alleanza Verdi e Sinistra, forte dell’exploit alle europee, + Europa. Da capire cosa farà Azione con Carlo Calenda e resta poco chiaro se parteciperà Italia Viva. A ogni modo Schlein oggi sembra essere la leader naturale del cosiddetto campo largo. Conte è uscito ridimensionato dalla tornata elettorale ed è in queste ore “processato” dallo stato maggiore. 

Il Movimento è in conclave da giorni. Si è addirittura riaffacciato a Roma, dopo settimane di silenzio, il garante Beppe Grillo che starebbe pensando a una nuova leadership. Anche da quelle parti si vorrebbe puntare su una figura al femminile. Il profilo più quotato appare quello di Virginia Raggi, che da tempo viene annoverata tra i più delusi dell’attuale gestione. L’ex sindaca in questi ultimi mesi ha preferito restare in silenzio. Di più, non ha voluto polemizzare con i vertici di un Movimento di cui ha condiviso poco. Era circolata una voce di una sua possibile uscita dai 5Stelle e della nascita di un movimento con Alessandro Di Battista. Rumors smentito dalla diretta interessata che adesso ritorna ad essere molto quotata come futura leader del Movimento. Non è solo Grillo ad averla voluta incontrare e sponsorizzare. Diversi esponenti dei 5Stelle starebbero facendo pressione su Raggi perché possa sostituire Conte e rilanciare un Movimento in cerca di identità. 

di Alberto Falci   
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