[L’analisi] Gentiloni candidato premier per recuperare la sinistra. Ecco il piano segreto del Pd per sfidare Di Maio e Salvini
Da Veltroni a Franceschini a Fassino, in molti gradirebbero un impegno più diretto di Paolo Gentiloni alla guida del partito. E lui? Qualche segnale lo ha dato, domenica sera nel salotto di Fazio su Rai Uno, facendo sapere che “Bisogna costruire una coalizione ampia di centro-sinistra, che vada dai moderati alla sinistra più combattiva, che possa essere nuovamente competitiva”. Non è ancora una mozione congressuale, ma potrebbe diventarlo se soltanto Gentiloni ricevesse una chiamata “ampia” , in grado di superare l’ostilità palese del gruppo renziano
Il 26 aprile, al culmine delle consultazioni affidate a Roberto Fico per un eventuale governo Pd-M5S, Paolo Gentiloni arrivava silenziosamente al traguardo dei 500 giorni di governo. E anche dopo il fallimento della trattativa, che ha rischiato di lacerare il PD fin quasi ad una nuova scissione, la sua figura “di garanzia” ha continuato a rimanere il perno istituzionale dentro e fuori il partito. Di più: Gentiloni è, insieme al presidente Mattarella, l’unico punto di riferimento del nostro paese anche all’estero. Da Bruxelles a Parigi, da Berlino a Francoforte, dove un altro protagonista indiretto delle vicende italiane, Mario Draghi, dal palazzo della Bce ha lanciato il monito: il "quantitative easing" non durerà in eterno, fate presto.
E Mattarella ieri ha mostrato di aver recepito il messaggio: dietro il ritorno alle urne c’è il rischio instabilità, con gli speculatori pronti a dare l’assalto alla diligenza Italia. C’è poi da governare il processo delle riforme europee, un tavolo al quale il nostro paese non può mancare, e c’è il fronte economico interno, con la finanziaria da fare. Governo neutrale dunque, con a capo una figura di garanzia che sommi su di sé requisiti essenziali quali il gradimento trasversale dei partiti, quello dell’opinione pubblica italiana e degli stakeholders internazionali. Chi meglio di Paolo Gentiloni?
Il premier uscente ha dimostrato di saper manovrare con grandissima abilità diplomatica dossier internazionali delicatissimi, come la questione migratoria, la crisi libica e le partite industriali più complesse coi cugini-coltelli d’oltralpe. Gode di un consenso popolare molto ampio (l’ultimo sondaggio Ipsos lo dà al 43%, 5 punti sopra Di Maio e ben 28 punti sopra Renzi), ed anche dentro il Partito Democratico sta crescendo il fronte dei favorevoli ad un suo “bis” di governo, alla guida di un governo di scopo ma anche forse di qualcos’altro. Da Veltroni a Franceschini a Fassino, in molti gradirebbero un impegno più diretto di Paolo Gentiloni alla guida del partito.
E lui? Qualche segnale lo ha dato, domenica sera nel salotto di Fazio su Rai Uno, facendo sapere che “Bisogna costruire una coalizione ampia di centro-sinistra, che vada dai moderati alla sinistra più combattiva, che possa essere nuovamente competitiva”. Non è ancora una mozione congressuale, ma potrebbe diventarlo se soltanto Gentiloni ricevesse una chiamata “ampia” , in grado di superare l’ostilità palese del gruppo renziano indisponibile a rendere allo stesso tempo contendibile il ruolo di guida del partito e quello, eventuale, di “federatore” di una coalizione ampia che punti a Palazzo Chigi in vista delle elezioni prossime venture.
Proprio ieri, però, l’alter-ego di Renzi Lorenzo Guerini faceva sapere quale sarà la possibile road-map del partito da questo momento in poi: la prossima Assemblea deciderà se convocare il congresso o eleggere direttamente il nuovo Segretario, come previsto dallo Statuto”. Intanto Mattarella spera ancora in un ripensamento di Lega e Cinquestelle: Gentiloni appare davvero come l’ultima carta da giocare prima del ritorno al voto.



di Paola Pintus














