L’Europa se la prende comoda. Ma sul gas l’Italia ha già attivato il Piano B per evitare l’emergenza

Fumata nera al Consiglio europeo di Bruxelles pr il tetto al prezzo del gas. “In ottobre la Commissione farà la sua proposta” è la proposta. Fino a allora dobbiamo fare da soli. E infatti abbiamo già sostituito il 15% delle fornitura russa. Il protocollo in caso di “emergenza”

(Ansa)
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L’Europa non ritiene così urgente calmierare i prezzi del gas sottraendoli, nei fatti, alle leggi di un mercato drogato della speculazione. Mario Draghi non ci resta bene, i suoi piani e la maggior parte dei  suoi sforzi si cono scontrati con i “se” e i “ma” dei paesi baltici e dell’Olanda. Però armato del tradizionale pragmatismo -  ancora più marcato da quando è iniziata la guerra  - il premier vede il bicchiere mezzo pieno. Ovverosia: il vertice straordinario di luglio sul gas non si farà, ma entro l'inizio dell'autunno la Commissione elaborerà la sua proposta sui prezzi dell'energia, esplorando anche la soluzione price cap e consapevole, a quel punto, di non poter più perdere altro tempo. Ma il governo italiano in questi mesi ha lavorato anche ad un piano B. Da qui il mezzo sorriso rassicurante del premier: “L’Italia ha già ridotto la sua dipendenza dal gas russo dal 40 al 25%. Non solo, i nostri stoccaggi stanno andando bene ed entro ottobre avremo l’80% delle scorte che ci consentiranno di affrontare l’inverno con parsimonia, senza sprechi, ma senza particolari emergenze”. Non solo. In perfetto sincrono - anche questo fa parte del Piano B - mentre Draghi striglia l’Europa ma rassicura gli italiani, i ministri Cingolani e Franco a Roma firmano il decreto che proroga fino al 2 agosto lo sconto di 30 centesimi sui carburanti. Una misura che riporterà già stamani il prezzo di benzina e gasolio ben sotto il 2 euro al litro.

I 27 lontani dall’intesa

Il Consiglio europeo certifica così che l'Europa sul tetto ai prezzi del gas è molto lontana da un'intesa. Sarebbe stato un mezzo miracolo il contrario visto che nelle bozze circolate alla vigilia il price cap non era neppure citato. L'Italia ha ottenuto che nelle conclusioni ci fosse almeno un riferimento testuale e un nuovo invito all'esecutivo europeo ad avanzare una proposta. Ma la richiesta di fare presto cade nel vuoto: nessun vertice straordinario a luglio, se ne riparla in ottobre. A meno che in questi tre mesi la situazione non peggiori ulteriormente. “Non sono deluso, le cose si stanno muovendo, anche se magari non avvengono rapidamente come uno vorrebbe” ha detto Draghi nella conferenza stampa finale prima di volare a Roma. Il Presidente del consiglio ha ripetuto il ragionamento che ha condiviso con i colleghi europei non solo nelle ultime 48 ore a Bruxelles:  “Bisogna agire subito perché l'inflazione si espande e non dipende più solo dai prezzi dell’energia”.  Sta venendo meno anche la tesi principale delle capitali contrarie, ovvero che Mosca per ritorsione chiuda i rubinetti. “Ormai in Germania siamo già al 50% del flussi. Putin incassa le stesse cifre e la Ue ha difficoltà immense” ha osservato il premier. Cos’altro deve succedere per convincere tutti e sbloccare la situazione?

Consapevoli della situazione

Il momento è serio, l'autunno è vicino, la volatilità dei prezzi resta elevata: su questi concetti i 27 si sono trovati tutti d'accordo. “C'è consapevolezza della serietà della situazione” ha spiegato il capo del governo. Ma la sua richiesta di un vertice estivo sull'energia non ha trovato seguito. Per quella data la Commissione intende fare altro. “A luglio presenteremo un piano europeo per affrontare l'emergenza attraverso la riduzione della domanda” ha annunciato la presidente Ursula von der Leyen. La mossa di Bruxelles sul mercato dell'energia, ha spiegato Olaf Scholz, “arriverà in autunno”. E in ottobre finirà sul tavolo dei leader europei. Certo, si naviga a vista. Il timore di nuovi blitz di Mosca sul gas è fondato. In quel caso il Consiglio europeo “è aperto all'idea di un vertice straordinario” ha puntualizzato non a caso Draghi.

Il testo finale delle conclusioni del vertice ribadisce comunque l'invito alla Commissione “a perseguire con urgenza gli sforzi per garantire l'approvvigionamento energetico a prezzi accessibili” e invita Consiglio ed esecutivo europeo “ad adottare tutte le misure appropriate per assicurare un più stretto coordinamento energetico tra gli Stati membri”. Non è l’attesa calmierazione dei prezzi  ma si tratta di un impegno solenne. Ribadito per la seconda volta (la prima nel vertice di fine maggio) in pochi giorni. La diplomazia italiana che lavora a questo dossier ormai da mesi (il premier ne parlava già prima che iniziasse la guerra), non è riuscita ad andare oltre.  Alcune crepe si sono aperte nelle posizioni fermamente contrarie di Germania e Olanda. Il taglio delle forniture e l’allarme, soprattutto in Germania, ha aperto gli occhi anche ai più contrari. Ma la strada per portare tutti sul treno del price cap resta molto in salita.

"Gli effetti negativi superano quelli positivi” ha tagliato corto l'olandese Mark Rutte che gestisce ad Amsterdam la borsa del gas e dunque ricava dal libero mercato energetico una bella fetta del pil nazionale. Alla fine tra i leader ha prevalso la tesi svedese: “Un vertice (quello straordinario a luglio chiesto da Draghi per definire il price cap, ndr) è utile se sappiamo di poter prendere delle decisioni altrimenti è una perdita di tempo”. E siccome la decisione non è ancora matura, inutile convocare un vertice, alimentare speranze che poi vanno di pari passo con le polemiche.

L’asse del Mediterraneo

Eppure l'asse del Mediterraneo si era presentato a Bruxelles più che mai agguerrito. Con Emmanuel Macron aveva offerto la sua sponda. Tanto. Ma non sufficiente.  Ed ecco che a questo punto Draghi ha tirato fuori il Piano B: una serie di buone notizie per mettere a tacere gufi e scettici, quelli per cui siamo già alla rovina e quasi alla fine del mondo. “Immaginavo che alla fine saremmo finiti nel solito rinvio, con un linguaggio un po’ vago” invece “le cose si stanno muovendo come è inevitabile”  e a settembre la Commissione europea dovrà produrre un report con le soluzioni per il tetto massimo al prezzo del gas, ma anche - e questa potenzialmente potrebbe essere la vera svolta - una roadmap per riformare il mercato dell'energia elettrica. Che, per inciso, ha senso solo disaccoppiando il costo di quella prodotta dal gas da quella estratta da fonti rinnovabili, come ripetono da mesi sia il capo del governo sia il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. La resistenza, comunque, resta “di quei Paesi cosiddetti frugali”. Contrari anche a un Recovery fund sulla scia di quello varato per contrastare gli effetti del Covid, anche se lo stesso Draghi non sembra convintissimo: “Non è una situazione in cui è necessario avere dei grants, degli aiuti, ma avere una capacità fiscale comune, che faccia capire ai mercati che siamo tutti insieme”.

No emergenza

"L’Italia, per gli stoccaggi, sta andando molto bene e la dipendenza dal gas russo, che era il 40% l'anno scorso, oggi è al 25%” ha spiegato il premier. In effetti, grazie al contributo di Snam e dopo il decreto del Mite, gli stoccaggi di gas naturale sono raddoppiati con iniezioni pari a 62,7 milioni di metri cubi. “Le nostre misure assicurano un inverno senza emergenza” ha sottolineato Draghi annunciando, per i prossimi giorni, un incontro con le parti sociali per discutere di come proteggere il potere di acquisto degli italiani. Dobbiamo fare da soli. Almeno fino all’autunno. E sperare che ottobre non sia troppo tardi. E’ il ministro Cingolani a spiegare il dettaglio della situazione, Nell’emergenza forniture causata dall'invasione russa dell'Ucraina “i 30 miliardi di metri cubi di gas che arrivano dalla Russia, il famoso 40% dei consumi, sono già sostituiti con un'operazione di diversificazione con la fornitura da paesi africani”, accordi “che non sono solo gas ma anche rinnovabili e intese culturali e di educazione per i giovani, a questo tengo molto”. Con i 25 miliardi di metri cubi di gas Gnl degli accordi africani sostituiremo 30 mld mc di gas subito, perché 5 mld mc sono nelle politiche sulle rinnovabili e il risparmio. Un lavoro di squadra che il ministro per la Transizione ecologica condivide con il ministro degli Esteri Luigi di Maio.

Il protocollo

Sul tavolo del governo il livello di crisi è ancora in fase di “preallarme”. Pronti a passare alla fase di “allarme” già scattata ad esempio in Germania. In questo caso le imprese che sfruttano più energia sarebbero costrette a ridurre i consumi. Se guardiamo alle forniture di energia elettrica, che per il 50-60% dipende dalle centrali alimentate a gas, ci sono 46 soggetti tra gruppi industriali e e grandi consorzi di imprese classificati come “interrompibili” e valgono circa l’1% dei consumi elettrici. Si tratta di acciaierie, cartiere, cementifici, aziende tessili e chimiche. Se la situazione dovesse precipitare - ma non è il nostro caso neppure in prospettiva - il Mite potrebbe applicare lo stato di emergenza previsto dal piano sul gas e intervenire sull’uso dei condizionatori nelle case. Gli uffici pubblici hanno già iniziato le restrizioni e alcuni comuni hanno iniziato a spengere l’illuminazione notturna. Il resto lo sta già facendo il piano di diversificazione. Le sette centrali a carbone ancora presenti in Italia sono pronte a tornare a pieno regime. E il ministro Cingolani ha detto di essere pronto a rivedere il Pitesai, ovvero la mappa delle zone idonee per l’estrazione di idrocarburi per usare sempre più gas estratto dai giacimenti nazionali. Che è tanto. Ma negli ultimi dieci anni è stato estratto sempre meno in omaggio ai movimenti antitrivelle.