[L’analisi] La gaffe di Salvini sui tunisini galeotti e il ruolo strategico nella lotta al terrorismo islamico

La Tunisia si riprende possibili terroristi e connazionali che avevano raggiunto da clandestini l’Italia e il leader del Carroccio crea un incidente diplomatico gravissimo con un paese che per noi è importantissimo

[L’analisi] La gaffe di Salvini sui tunisini galeotti e il ruolo strategico nella lotta al terrorismo islamico

Un cittadino tunisino di 32 anni è stato espulso per motivi di sicurezza nazionale, sospettato di contiguità ad ambienti dell’estremismo islamico. Il tunisino era ricercato nel suo paese che aveva lanciato un allarme internazionale poco meno di un anno fa, ipotizzando che facesse parte di un gruppo salafita infiltrato in Europa. Rintracciato in provincia di Caserta, è stato imbarcato su un volo Palermo-Hammamet. Quasi il 50% dei sospettati di terrorismo espulsi per motivi di sicurezza nazionale sono stati riportati in Tunisia, a casa loro.

E questo accade dal 2015, mentre il Mediterraneo in questi anni ė stato attraversato da flotte di migranti disperati salpati dalla Libia ma anche se in minima parte dalla Tunisia, e navi da guerra che hanno salvato migliaia di vite umane. Complessivamente dal 2015 ad oggi sono stati espulsi poco meno di 280 sospettati di terrorismo. Sempre loro, i tunisini, ogni settimana si riprendono una ottantina di “clandestini” loro connazionali. E sono quasi il 40% di quelli sbarcati negli ultimi anni e identificati alla fine di un processo di richiesta di protezione umana non concessa.

Un incidente diplomatico gravissimo

Poteva risparmiarsela la battuta contro i galeotti tunisini, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, già ribattezzato “ministro della guerra” dai volontari che si occupano di accoglienza, dopo le sue prime dichiarazioni bellicose contro le Ong. Non che i dati sui detenuti stranieri nelle nostre carceri non raccontino di una presenza significativa di tunisini, come di romeni, marocchini o albanesi. È solo che un ministro dell’Interno, nel pieno delle sue funzioni, dovrebbe sapere che la campagna elettorale è finita e dovrebbe sotterrare l’ascia di guerra appunto.

La Tunisia si riprende possibili terroristi e connazionali che avevano raggiunto da clandestini l’Italia e il leader del Carroccio crea un incidente diplomatico gravissimo con un paese che per noi è importantissimo. Adesso Salvini smorza i toni bellicosi riconoscendo che il lavoro svolto dal suo predecessore, l’ex ministro Marco Minniti, in parte è stato positivo. E indica che bisogna lavorare soprattutto per ridurre i costi dell’accoglienza accelerando i tempi di identificazione ed espulsione. 

Dimenticando, Salvini, che i governi Renzi e Gentiloni con il ministro di Giustizia Andrea Orlando avevano proposto di ridurre a due i gradi di giudizio del processo per il riconoscimento dello status di rifugiati, proprio per accelerare le procedure di espulsione, dal momento che oltre la metà dei richiedenti asilo non ha diritto alla protezione internazionale.

Una rottura a livello di Europa

Dunque, ridurre le risorse destinate all’accoglienza. Stiamo parlando di circa duecentomila migranti. Un settore inquinato dalla corruzione sostiene il nuovo governo. in questi anni le forze di polizia e la magistratura hanno indagato, fatto arresti, mandato a processo titolari di strutture di accoglienza per episodi di corruzione, di sfruttamento, di “cattiva” accoglienza. Ora l’effetto Salvini ha già prodotto una rottura a livello di Europa. Con l’Italia che si candida a guidare il fronte di quei paesi poco solidali con i migranti. È ancora presto per emettere sentenze ma la sensazione è che il clima è cambiato.